Parentesi by complice1973
Summary: Qello che mi passa per la testa...
Categories: Etero Characters: None
Genres: Confessione
Warnings: None
Challenges:
Series: None
Chapters: 1 Completed: No Word count: 1231 Read: 5888 Published: 19/06/2009 Updated: 19/06/2009
Parentesi by complice1973
La sveglia.
E' dura anche oggi alle 6.15 trovare la forza di girarsi nel letto alla ricerca di questo odiatissimo soprammobile, la cui funzione scandisce la vita di miliardi di persone in tutto il mondo (anche questa notte sei venuta da me, hai rovinato il mio sonno), interrompendo spesso il riposo di quanti, senza lei, volentieri andrebbero a vanti a dormire (o meglio, mi hai graziato della tua presenza anche se solo nella mia mente)
Mi giro, mi volto, cerco di trovare una posizione dove potermi svegliare con calma, conscio del rischio di ripiombare nel sonno profondo, (Sono eccitato, non so da quanto tempo sono in queste condizioni visto che mi sono appena svegliato ed ho interrotto un nuovo sogno erotico con te come protagonista), guardo con preoccupazione il quadrante dell'orologio capendo che mi devo alzare ed affrontare la giornata di lavoro (il mio membro duro esce dall'elastico delle mutande e la punta dell'uretra umida mi fa capire che l'erezione mattutina è stata molto prolungata).
Mi alzo illuminando la stanza il meno possibile in modo da non svegliare chi dorme con me (chissà se questa notte ho detto o fatto qualcosa di strano, chissà se nel bel mezzo del sonno chi sta al mio fianco si è resa conto della mia eccitazione), mi dirigo in bagno tastando i muri, mi siedo sulla toelette e mi sforzo di mingere (sono sveglio da poco e già sei nella mia mente, masturbi il mio cervello con i ricordi di quel che abbiamo fatto ieri mattina).
Vado in cucina e preparo la colazione: latte abbondante, caffè, niente zucchero ma molti biscotti integrali (com’è possibile che tutte le volte finiamo con il saltare il pranzo… ogni volta ti invito a mangiare un boccone ma l’unica cosa di cui ti nutro è il mio seme, la mia carne). Mentre porto stancamente il cibo alla bocca, guardo sull’agenda del palmare gli appuntamenti della mattinata, faccio mente locale sui documenti preparati nella borsa la sera prima (accedo alla posta elettronica, non quella dell’ufficio ma quella on line, quella che mi conosce per la persona che sono veramente, non la persona che manifesto in pubblico… accedo e spero… spero e trovo… il tuo messaggio mi appare subito tra i nuovi messaggi non letti… NUOVA PARENTESI - Il solo pensiero mi eccita! Il solo parlarne mi fa grondar di umori le labbra! Il mio corpo è una primavera in fiore... )
Ora sono sveglio, prossima tappa il bagno dove una calda doccia prepara il mio corpo alla mattinata fitta di impegni (sono eccitato… nuovamente il mio membro viene stimolato dalle parole che mi hai scritto… risuonano nella mia mente mischiandosi con il ricordo del tuo profumo, del tuo sapore, del tuo calore). Mi preparo con cura in tenuta da ufficio, indosso un abito semplice, un intimo normale, una camicia come tante altre (le mutande che ho scelto sono quelle che mi fanno sentire a mio agio quando sono l’unico abito che indosso vicino a te… la camicia nuova anche oggi perché quella di ieri si è macchiata del tuo rossetto, mi spruzzo il profumo che ti piace tanto… metto in tasca l’olio profumato che uso per massaggiarti … i preservativi…), un ultimo sguardo allo specchio, raccolgo borsello, palmare, chiavi dell’auto, il faldone del nuovo progetto cui sto lavorando e via… alla macchina. Apro lo sportello e l’odore di chiuso dell’abitacolo è diverso dal solito: più acre, più umano (ho un flash: io e te sul sedile posteriore, uno dentro l’altra come due ragazzini alle prime uscite… i nostri corpi nudi e sudati… i vestiti sparsi per l’abitacolo… la pelle del sedile bagnata dai tuoi umori che grondano abbondantemente mentre ti tocco, mentre ti penetro… il mio seme che cola dalla tua bocca lungo il collo… i seni… l’addome).
Metto in moto e parto facendo parte del viaggio con i finestrini abbassati. Approfitto del fresco mattutino per non usare l’aria condizionata e per cambiare definitivamente aria all’abitacolo (Quanto tempo siamo rimasti in questa macchina ieri? Perché non siamo corsi nel solito motel nel quale il nostro corpo nudo ha già toccato tutti gli arredi: il lavello, la vasca idromassaggio, la doccia, il letto, la sedia ergonomica, la moquette…? Perché non ho resistito quando mi hai detto che dovevi rientrare subito per non insospettire tuo marito? Perché il mio corpo ha sentito l’impellente necessità di entrare in contatto con il tuo anche se questo ha significato farlo in modo frettoloso e animale?)
Il viaggio e breve e in venti minuti sono in ufficio. Mi siedo e accendo il pc scaricando la posta elettronica. Una, due, tre telefonate prima delle otto fanno credere a tutti che io abbia una gran voglia di concentrarmi sul lavoro (ma non è così: sto già pensando a come ritagliare anche oggi la più lunga pausa pranzo possibile per potermi dedicare nel modo migliore al tuo corpo e alla tua mente)
Scorre la mattinata tra un appuntamento, dieci calcoli, mille mail… ma niente pausa caffè… “Devo portarmi avanti con il lavoro… oggi mi vedo con un cliente a pranzo e non voglio essere disturbato” … “Si ingegnere, a che ora posso dire che rientrerà?”… “credo che farò tardi ma voi vedete di non far festini in mia assenza!” (otto anni che lavoro con questa stupenda e giovane segretaria ma la mia figura di dirigente incorruttibile mi ha visto insensibile da ogni sua spudorata avance… ma non con te! Tu non sei la mia segretaria, con te i patti sono stati chiari fin dall’inizio: sesso e piacere reciproco racchiuso tra parentesi ben definite, che ci porteranno a vivere una second-life che non intaccherà quella che è la nostra appagante vita sociale reale)
La mattina scorre lentamente, quasi interminabile fino ad una certa ora… ma troppo velocemente quando il momento di staccare si sta avvicinando. Le persone che avevano il telefono spento questa mattina ora hanno deciso di chiamarmi tutte insieme. Le mail che arrivano sono tutte urgenti e vorrebbero tenermi incollato al computer per tutto il giorno. “Alda, io tra mezz’ora stacco. Non mi passi più telefonate perché devo finire di scrivere della mail importanti” (“Pronto Serena, come stai? Io sono libero nella pausa di mezzogiorno. Mangiamo insieme? O meglio… digiuniamo insieme? Passo da te a prenderti).
Mi alzo esco dall’ufficio con aria seria. Raccomando a tutti di non perdere tempo, perché il tempo è denaro. Lancio uno sguardo alla mia segretaria tutta minigonne e magliette scollate, sposta la concentrazione sul monitor del pc. “Alda, facile che ritarderò” (come posso dare un tempo ai nostri incontri? Come posso accontentarmi e pretendere di accontentarti con una scopata bella ma frettolosa consumata sul retro del mio monovolume? Non voglio darmi un limite oggi: sfrutterò tutto il tempo che mi regalerai per dare un significato alla nostra passione!)
Salgo in macchina e lascio il parcheggio riservato alla dirigenza (in un parcheggio, anche in un parcheggio ti porterei per scoparti). Volo lungo la statale (ogni minuto trascorso in auto venendo da te è un minuto in meno che trascorrerò tra le tue braccia, tra i tuoi profumi…) spengo il telefono (Non voglio pensare più a nulla se non a te) arresto il veicolo (eccoti…)
Metto in pausa la mia vita ed apro una nuova parentesi
(TU)

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