Congiunzione eccezionale by Idraulico1999
Summary: Lui vorrebbe fermarmi, ci prova, non vuole sborrare, non per primo almeno, non ancora. Io lo fisso negli occhi annunciando che voglio vedere le perle, le voglio assaggiare con sguardo dolce ma fermo, tuttavia continuo a toccarlo fino a che sento che sta per esplodere, metto la bocca sulla cappella e sento i suoi schizzi tra le mie labbra e sul viso. Io sono come ipnotizzata, ho la fica in fiamme che pulsa dal piacere che sto provando, mentre lui gode emettendo un brioso, gongolante e lungo lamento. Io continuo a toccarlo più dolcemente per prolungare il suo florido orgasmo.
Categories: Etero, Sensazioni Characters: None
Genres: Confessione
Warnings: None
Challenges:
Series: None
Chapters: 1 Completed: Yes Word count: 2029 Read: 1237 Published: 15/04/2018 Updated: 15/04/2018
Capitolo 1 by Idraulico1999
Ho cinquantaquattro anni d’età, eppure non li dimostro per nulla, mi sono sempre piaciute le perle, per il naturale fatto che le ho sempre trovate eleganti e raffinate, in quanto donano indiscutibilmente alla donna che le indossa un’eleganza, una ricercatezza e una signorilità assai peculiare. Io adoro ogni cosa con le perle, gli anelli, i bracciali, i pendenti, le collane con la singola perla appesa, oppure quei giri di perle al collo per rendere la scollatura più preziosa e completa. Di frequente mi prendono in giro per questa mia passione, dicendomi che sono antica e che le perle sono adatte e per di più consone solamente per le signore un po’ avanti con l’età, che ricordo loro anziana zia, eppure io le adoro lo stesso rispondendo che le perle non sono per tutti. Un pomeriggio, riguardando tra i cassetti della mia camera, ho ritrovato una scatolina contenente una collana sottile con un pendente formato da tre perle incastonate e tenute insieme da una goccia d’oro giallo. E’ tutto in realtà un po’ rovinato, ciononostante le perle sono bellissime e molto pregiate, dato che me le aveva regalate mia nonna, dal momento che ricordo precisamente che lei aveva usato questi termini donandomele:

“Ti lascio queste perle Bianca, siccome mi sono molto care le dono a te, perché tu hai una luce distintiva e speciale negli occhi. Si vede che sai apprezzare e stimare le cose veramente belle, dal momento che non è una dote da tutti”.

Ricordando quel pensiero gli occhi mi si riempirono di lacrime, mia nonna era mancata da poco più d’un anno, con lei c’era stato di continuo un rapporto molto esclusivo, poche parole ma essenziali, visto che il più delle volte era sufficiente uno sguardo per intenderci. Io stabilisco a quel punto di far risistemare le perle, non sapendo ancora bene come agire. Un giorno mi reco da un gioielliere artigianale, di quelli che nel retro del negozio hanno anche un piccolo laboratorio adibito alle creazioni e alle varie sistemazioni, un negozio molto diverso da come si trovano oggigiorno anche nei centri commerciali, in franchising, dove le commesse sono orafe improvvisate, addette e incaricate solamente alla riscossione di quanto scelto dal cliente in totale autonomia. Il locale è piccolo, molto accogliente e curato con le vetrine in legno pregiato, dove la vista è gratificata da tanto scintillio d’ogni forma e da svariati colori. Dietro al bancone c’è una signora ben vestita non giovanissima e molto gentile, io le mostro la collana con le tre perle e le spiego che mi piacerebbe realizzarci un altro gioiello:

“Questo è un lavoro da esperti. Attenda un istante che le chiamo il titolare” - mi risponde lei sorridendo.

Passano pochi istanti e arriva un uomo oltremodo signorile, giacché indossa dei pantaloni scuri e una camicia bianca sbottonata sul collo, è alto con i capelli corti brizzolati e con una bellissima bocca:

“Piacere, io sono Danilo il proprietario. In che cosa posso esserle utile signora?” - si presenta lui, sorridendo e porgendomi la mano.

“Bianca, io mi chiamo Bianca, piacere mio”.

Lui ha uno sguardo magnetico e spavaldo che mi istantaneamente disorienta, è proprio un uomo con un carisma particolare. Non appena vede le perle afferma con avvedutezza e con precisa decisione che sono veramente pregiate, io cerco di spiegargli che vorrei riutilizzarle e che mi piacerebbe diventassero un qualcosa di raro e d’unico creato appositamente per me, anche se non ho in mente nulla di preciso avvalorando e ribadendo che il suo negozio mi è stato consigliato proprio per l’elevata qualità:

“Qualcosa d’unico per lei, molto bene, vediamo un attimo”.

Lui m’osserva il viso fissandomi a lungo, poi s’avvicina e mi scosta i capelli da un lato del collo sfiorandomi appena la spalla:

“Raccolga i suoi capelli con una mano per cortesia e li tenga su. Molto bene, adesso si slacci un bottone della camicetta, mi mostri la scollatura” - mentre continua a fissarmi.

Io avvampo in viso, ma eseguo silenziosa accennando un sorriso sperando che non s’accorga del mio imbarazzo e dei brividi che percorrono il mio corpo:

“La ringrazio Bianca, adesso mi permette vero?” - agguantandomi una mano, l’accarezza, la osserva e percorre la lunghezza delle dita con uno spiccato compiacimento.

Io ho delle fitte al basso ventre, perché quest’uomo incredibilmente mi emoziona, avverto in effetti un piacevole formicolio tra le gambe, adesso mi sto realmente eccitando.

“Molto bene Bianca, non sarà difficile creare qualcosa di speciale per lei, perché lei è una donna che sa apprezzare la bellezza e coglierne il piacere che ne deriva, si vede, perché traspare dai suoi occhi”.

Io non credevo alle mie orecchie, possibile che il signor Danilo avesse pronunciato proprio quelle parole? Pochissime persone avevano colto captando questo lato privato di me e c’eravamo soltanto appena conosciuti. Ci accordiamo in tal modo per risentirci tra qualche giorno, nel frattempo lui avrebbe abbozzato giù qualche disegno da sottopormi, io gli lascio il cellulare, la mail e me ne vado. Sono impaziente di tornare a casa, perché quell’uomo m’ha fatto un effetto devastante, sono sconvolta e persino fradicia tra le gambe. Mi basta soltanto pensare al lieve tocco di quando m’ha sfiorato la spalla per scostarmi i capelli, che due dita sono già tra le gambe e con l’altra mano mi molesto i capezzoli, stringo i seni, immaginando che a farlo siano le sue mani e la sua bocca. L’orgasmo arriva rabbioso e potente, eppure non mi lascia pienamente appagata del tutto. Il giorno successivo il cellulare squilla, sono le sei di sera, io rispondo, giacché è Danilo che mi comunica che m’ha inviato un paio di bozze per mezzo della posta elettronica. Io lo ringrazio e corro a verificare, visto che sono curiosa e impaziente di vedere le sue proposte. Il messaggio contiene soltanto degli allegati, nessuna frase, nessun commento, soltanto il suo nome e il cognome.

Il primo allegato contiene un bozzetto nel quale ha diviso le tre perle, due incastonate con una spirale di brillanti e oro bianco, l’altra un anello che richiama lo stesso motivo e la stessa decorazione degli orecchini, in fondo al bozzetto scritto con la matita c’è un contrassegnato un P.S.: “Sarebbero perfetti per le tue orecchie Bianca”. Adesso lui era passato al “tu”, giacché quella frase m’aveva fatto l’effetto sonoro d’un pugno allo stomaco rendendo il mio respiro più corto. Nel secondo bozzetto, invece, c’era una collana che richiamava l’originale, solamente che la goccia in oro giallo annerito era sparita e vi erano di contorno delle perle brillanti di più dimensioni a più fasce, quasi a formare tre serie di gocce contornate d’oro, almeno era quello l’effetto visivo finale. E’ bellissimo è stato il pensiero, per il fatto che io sono rimasta lì ad ammirare quei bozzetti per un tempo indefinito, nel frattempo arriva una nuova mail da Danilo, impaziente d’aprire l’allegato in ultimo io leggo:

“Tre perle soltanto per te”.

Io apro l’allegato e non credo ai miei occhi, dato che mi si ferma il respiro, non è possibile, sono tre gocce di sperma che sembrano realmente delle perle. Ho il cuore in gola che batte velocemente, io non riesco a togliere gli occhi dallo schermo, in quanto sono come ipnotizzata e molto eccitata, allungo l’indice sinistro allo schermo quasi a volerle raccogliere per portarle alla bocca e sentirne il sapore. Impaziente e insofferente io mi masturbo di nuovo, quell’uomo era un pensiero fisso, immaginavo di vederlo mentre si toccava, chissà in che modo l’aveva fatto, com’era quando provava piacere, quando eiaculava infervorato quelle fantastiche perle: è unicamente con quel pensiero che le mie dite sono inondate da un orgasmo interminabile e travolgente, dato che io ho continuato a toccarmi a lungo. Sono al presente svigorita e appena il desiderio si è placato afferro il cellulare e gl’invio un messaggio con su scritto:

“Quando?”. Dopo appena un minuto lui risponde:

“Da me alle ore 15.00”.

La notte e la mattina sembrano non passare mai, io sono agitata, inquieta e persino preoccupata. Finalmente arrivo al negozio, busso appena sulla porta e lui viene ad aprirmi. Mi fa entrare, chiude a chiave e fissandomi mi chiede:

“Allora, quale bozzetto hai preferito?”.

“L’ultimo” - rispondo io risoluta senza distogliere lo sguardo dai suoi occhi.

“Ne ero certo. Tu sei una donna speciale Bianca, una donna che sa cogliere i momenti di massimo piacere” - ribadisce lui con una precisa quanto spiccata enfasi.

Lui mi bacia profondamente, le sue mani sono precipitose, perché le avverto piene sui seni, sui fianchi e sul sedere, come per volersi opportunamente riempire delle mie forme per farmi sentire il suo reale vigore mentre continua a baciarmi. Io adoro fortemente essere toccata in quel modo, cosicché ricambio in modo appropriato carezzando il suo corpo, ma fremo per toccare il suo cazzo eretto che preme irrequieto sul ventre. Sfioro la stoffa dei pantaloni e subito ho voglia di vederlo, slaccio i pantaloni e libero quel cazzo meraviglioso e pulsante, lo accarezzo nella sua lunghezza, lo stringo allentando la presa sulla punta e con mio enorme piacere lo sento umido, mi chino e lo prendo in bocca assaporandolo pienamente con un lento e ritmico affondo, per poi soffermarmi sulla cappella, una bellissima cappella ben definita che si sente bene con le labbra e la lingua e poi affondo di nuovo, fino alla gola, come non essere mai sazia. Il mio pensiero è attualmente fisso e stabile su quelle tre perle che erano unicamente per me. Lui vorrebbe fermarmi, ci prova, non vuole sborrare, non per primo almeno, non ancora. Io lo fisso negli occhi annunciando che voglio vedere le perle, le voglio assaggiare con sguardo dolce ma fermo, tuttavia continuo a toccarlo fino a che sento che sta per esplodere, metto la bocca sulla cappella e sento i suoi schizzi tra le mie labbra e sul viso. Io sono come ipnotizzata, ho la fica in fiamme che pulsa dal piacere che sto provando, mentre lui gode emettendo un brioso, gongolante e lungo lamento. Io continuo a toccarlo più dolcemente per prolungare il suo florido orgasmo.

“Le tue perle sono buone. Te lo dice una signora che sa accorgersi e cogliere il momento di massimo piacere” - rispondo io con un filo di voce.

Lui mi sorride e mi bacia, perché vuol sentire il suo sapore attraverso la mia bocca. Riprende a toccarmi torturandomi tra le gambe con le mani, lecca e succhia abilmente i miei seni molto a lungo, poi si sposta tra le mie cosce e finalmente percepisco la sua lingua grande e dura che mi esplora più a fondo possibile, la sua bocca che sembrava inizialmente volermi mangiare mi porta vicina all’orgasmo più volte. Lui coscientemente e lucidamente s’allontana facendomi soffrire per poi ricominciare, finché io non resisto e vengo inondandogli la bocca con i miei fluidi, le gambe mi tremano, il ventre sobbalza tanto è il piacere procurato. Lui non dà il tempo di riprendermi, che subito mi gira a quattro zampe e mi penetra scopandomi con vigore e stringendomi i fianchi, io non so esattamente quante volte sono venuta, so solamente che sono totalmente annebbiata e sfibrata dal piacere.

Lui esce da me e inizia a leccarmi nuovamente e lo fa anche tra le natiche, io ho capito che cosa vuole fare. Mette un dito nell’entrata più stretta, lo sente morbido e mentre mi dice quanto io gli piaccio per quanto sono depravata, porca e viziosa. Lui me lo fa ripetere, mentre lentamente affonda il cazzo sempre più a fondo, maggiormente a ogni spinta con il sottofondo fatto d’impudiche e d’oscene frasi che suonano come melodia. In quel preciso istante quell’aria crescente termina con delle urla di piacere, alla fine t’accasci su di me e accarezzandomi dolcemente placidamente riveli:

“Anch’io sono un uomo che sa dapprima cogliere e in ultimo raccogliere il momento di massimo piacere. Adesso possiamo anche quietamente parlottare dei bozzetti” - mi dici tu subito dopo che ci siamo placati.

{Idraulico anno 1999}
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