In vacanza da solo by Gabrihole
Summary: faccio amicizia con una coppia vicina di ombrellone, lei parte all'improvviso per lavoro e il marito mi invita a cena.
Come può andare a finire?
Categories: Gay Characters: None
Genres: Fantasia
Warnings: None
Challenges:
Series: None
Chapters: 2 Completed: No Word count: 4876 Read: 3633 Published: 13/06/2018 Updated: 16/06/2018
Capitolo 1 by Gabrihole
Quest anno avevo deciso di andare in vacanza al mare da solo, in moto, giusto una settimana per un po’ di relax e starmene un po’ per i fatti miei.
Niente di particolare: sdraio, ombrellone, birra, un giornale, sole e qualche bagno, la sera a spasso a guardare fighe in qualche locale e, se fosse capitato perché no?! Qualche rimorchio e qualche scopata non mi sarebbero dispiaciuti affatto.
Vicino al mio ombrellone c’era una coppia, Alberto e Marina, lei mia coetanea e lui di una decina d’anni in più entrambi molto carini, lei con un gran bel culo e due tette non troppo grosse ma sode, lui con degli addominali da fare invidia e sotto il costume un cazzo indubbiamente da urlo; una bella coppia insomma, di quelle che vedendole in costume a meno che non si sia santi o più semplicemente ipocriti, è impossibile negare che si proverebbe volentieri un trenino stando in mezzo.
Si sa come va in spiaggia quando si è vicini di ombrellone, due parole, qualche battuta e si diventa amici. Si creò subito un bel feeling e fra un’abbronzatura e qualche bagno assieme si arrivò presto alla confidenza con frequenti battute spinte.
Erano molto ospitali e più volte davanti ai loro inviti a noleggiare assieme il pedalò o al semplice fare un bagno avevo cercato di tirarmi indietro dicendo che non volevo essere il terzo incomodo nella coppia, ma loro insistevamo e io finivo sempre per accettare.
Arrivò il giovedì mattina e Marina ricevette una telefonata dal lavoro, dovette tornare urgentemente a Milano per sbrigare alcune cose e sarebbe rimasta la fino all’indomani sera.
Io e Alberto passammo la giornata come solito fra prendere il sole, qualche bagno e bere qualche birra, poi Alberto con la scusa che era solo mi invitò ad andare a mangiare una pizza assieme e passare la serata in qualche pub.
Venne a prendermi davanti al campeggio in cui mi ero sistemato alle 20:00, salii sulla sua macchina e durante il tragitto lo chiamò Marina, la telefonata si aprì in vivavoce e lui subito le disse di essere in macchina con me, lei mi salutò, io ricambiai e lei mi disse: “mi raccomando”.
“Stai tranquilla, te lo tengo a bada io, non lo porto a donne!”
“Non è per quello che mi raccomando” rispose lei, “lui è un patito per il culo e io non glielo do, quindi stai attento perché secondo me ne ha talmente voglia che si farebbe anche te. Ti dico di stare attento ovviamente a meno che la cosa non interessi anche te, in tal caso divertitevi e non preoccuparti, io sono gelosa solo delle altre donne, lui lo sa”.
Una risata imbarazzata fu la mia risposta, poi per mantenere il tono della conversazione risposi: “tranquilla, ritroverai il suo pisello così come l’hai lasciato”.
Mi estromettei dalla loro conversazione e continuarono a parlare disinvoltamente, consci che io sentivo tutto, di pompini, di scopate, di ditalini e di seghe finché si salutarono.
Appena chiusa la telefonata, per rompere l’imbarazzo, mi rivolsi ad Alberto e gli dissi: “che matta che è tua moglie”.
“Già”, rispose lui, “peccato davvero che non mi ha mai voluto dare il culo”.
Era chiaro che voleva approfondire la conversazione ma io, mentre allo stesso tempo pensavo a quanto triste dovesse essere avere nel letto tutte le sere un culo come quello di Marina e non poterselo fare, cercai di cambiare discorso perché non mi andava di intromettermi nella loro intimità.
Mangiammo la pizza poi uscimmo a passeggio sul lungomare, fra un’occhiata a qualche bella ragazza e qualche bevuta in un pub si fece mezza notte e decidemmo che era ora di andare a dormire.
“Fa un caldo pazzesco” disse Alberto appena saliti in auto mentre ancora il climatizzatore stava rinfrescando l’abitacolo.
“Già” risposi, “pensa che io sono in tenda nel campeggio, quindi non ho nemmeno l’aria condizionata”.
“Perché non dormi da me? In appartamento io ce l’ho, Marina non c’è, ci facciamo altre due birrette, guardiamo un po’ di tv, facciamo quattro chiacchiere”.
Colsi l’occasione per capire dove poteva andare a parare la serata e gli risposi con tono malizioso: “non è che per caso Marina aveva ragione a mettermi in guardia? Non vorrai provarci con me?”.
Si mise a ridere poi mi disse: “devo dirti che vedendoti in costume da bagno al tuo culo ho fatto più di un pensiero, ma non mi sembri il tipo a cui piace farsi fare certe cose, quindi puoi stare tranquillo”.
“Allora se posso stare tranquillo accetto l’invito” risposi.
“Peccato” rispose lui.
“Peccato che abbia accettato? Vado a dormire nella mia tenda senza problemi se preferisci”
“Ma no, che hai capito?” esclamò, “peccato che tu possa stare tranquillo”.
Ci mettemmo a ridere e fra una battuta ed un altra arrivammo sotto casa sua, salimmo, accese il condizionatore e mi disse che sarebbe andato a farsi una doccia perché era tutto sudato, quando uscì si presentò completamente nudo e io non riuscii a trattenere la mia espressione di ammirazione nel vedere le dimensioni del suo cazzo, ancora a riposo.
“Non ti dispiace se resto nudo, si sta benissimo nudi col condizionatore acceso in casa” mi disse.
“Non preoccuparti, sei in casa tua” risposi.
Era chiaro che sarebbe dipeso solo da me, ma sarebbe bastato rendermi disponibile e lui mi avrebbe scopato volentieri. Non volevo raccontargli che in realtà di cazzi ne ho presi fino a perdere il conto, anche perché è più divertente quando uno cerca di conquistarti pensando che tu non sia interessato, sia che decida di provarci cercando di farti eccitare fino al punto di lasciarti fare, sia che decida di provare a prenderti di forza.
Fu il mio turno di andare in doccia e appena l’acqua calda fece appannare i vetri vidi un disegno fatto con le dita da lui sul vetro del box, nel quale erano raffigurati due maschi, uno a quattro zampe e l’altro che lo inculava da dietro, su quello a quattro zampe c’era scritto “Gabri” e su quello dietro c’era scritto “Alberto”.
Era un chiaro messaggio per me e devo ammettere che la cosa mi eccitò non poco, ma decisi che avrei finto di non averlo notato quindi finii di lavarmi ed uscii dalla doccia anch’io completamente nudo, mi presentai in salotto davanti a lui e gli dissi: “posso stare nudo anch’io? Non ho i vestiti per cambiarmi e mi scoccia rimettermi quelli sudati subito dopo aver fatto la doccia”.
“Certo che si” mi rispose, “a patto che tu prenda due birre nel frigo prima di venire a sederti qua”.
Soddisfai la sua richiesta, presi due bottiglie, le stappai e andai a sedermi a fianco a lui, in TV davano un telefilm che non mi era nemmeno mai piaciuto ma iniziai a guardarlo con lui, poi iniziò a fare zapping e finì su uno di quei canali nei quali la notte fanno pubblicità del telefono erotico.
Iniziammo a guardare e commentare e i nostri cazzi, ovviamente, si indurirono; guardai il suo, gli accostai la bottiglia di birra che tenevo in mano per paragonarne le dimensioni e gli dissi: “adesso capisco perché Marina non vuole darti il culo”.
“Ti assicuro che nel culo ci passa, lei non me l’ha mai dato ma qualcuno me lo sono fatto e lei lo sa” mi rispose.
“E non è gelosa?” chiesi.
“Hai presente quando ti ha detto che è gelosa solo delle altre donne?”
Annuii
“Ecco, non scherzava, sa che qualche maschietto me lo sono fatto”.
Dopo averlo detto si capiva che era imbarazzato e che avrebbe voluto tornare indietro per trattenersi, era davvero convinto che a me non interessasse, così vidi che la punta del suo cazzo, durissimo per via della situazione, cominciava a gocciolare, gli avvicinai il collo della mia bottiglia di birra, ce lo strofinai contro e quando lo allontanai si formò un filo, girai la bottiglia per avvolgerlo attorno al collo, la alzai verso di lui in segno di brindisi, me la portai alla bocca e bevvi.
Rimase stupito di quello che avevo appena fatto, lo guardai ammiccante ma lui era impietrito, sorpreso, senza parole, allora mi abbassai verso il suo cazzo, glielo afferrai, lo presi in bocca, diedi un energico succhiotto poi mi rialzai.
Non diceva ancora nulla, così gli dissi: “hey, tutto bene?”
“Non me lo sarei mai aspettato” mi rispose.
“Ho visto il disegno nella doccia, ho capito che era un messaggio per me e la risposta è si, ci sto”.
“Aspetta” mi disse, “dobbiamo prima mettere in chiaro una cosa, non è che poi tu vuoi farlo a me? Perché io sono solo attivo, te lo dico prima che ci siano malintesi”.
“E io prima che ci siano malintesi ti dico che coi maschi sono solo passivo” gli dissi sorridendo.
“Ma sei già stato con altri maschi?” mi chiese.
“Chiederesti mai a una ragazza, la prima volta che te la porti a letto, se è già stata con altri uomini?”
“Hai ragione” mi rispose.
Mi sdraiai sul divano su un fianco, rannicchiando le gambe, con una mano sollevai una natica e gli mostrai l’ano, “è questo che vuoi?” gli chiesi maliziosamente.
Lui si spostò verso di me ed iniziò a strofinare il cazzo contro il mio buchetto, la cosa era molto eccitante e io mi aspettavo che da un momento all’altro tentasse di infilzarmi senza lubrificarmi, d’un tratto però allontanò il cazzo e si avvicinò con la bocca, iniziando a leccarmi.
“Aspetta” gli dissi, “mettiamoci a sessantanove”.
“Va bene ma andiamo in camera da letto” rispose lui.
Ci dirigemmo verso la stanza, scoprimmo le lenzuola e notai che il letto aveva il profumo di Marina, lui si stese a pancia in su e io mi sedetti sulla sua faccia, di spalle, in modo da potermi abbassare in avanti e succhiargli il cazzo mentre lui mi lavorava il culo con la lingua.
Aveva un cazzo davvero grande e due palle enormi, io gliele accarezzavo mentre mi succhiavo quell’asta magnifica, non vedendo l’ora che entrasse dentro di me.
Tolse la lingua ed iniziò a frugarmi dentro con le dita, prima uno, poi due, poi tre, mi allargava gradualmente per prepararmi a ricevere il suo cazzo, era deciso a farmi il culo e la cosa non mi dispiaceva affatto.
Di colpo mi spostai da davanti alla sua faccia e mi inginocchiai di fianco a lui col fare entusiasta di una ragazza alle prime armi con il cazzo dopo aver scoperto che le piace.
“Proviamo?” gli dissi.
“C’è un problema, non ho preservativi, io e Marina non li usiamo”.
“Va beh, ogni tanto una pazzia bisogna farla, non trovi?”
E prima che avesse il tempo di rispondermi si ritrovò con me a cavalcioni che passando una mano dietro gli afferravo il cazzo e cercavo di guidarla verso il mio ano.
“Ma si, facciamola sta pazzia!” mi disse.
Tolsi la mano dal suo cazzo che ormai era appoggiato con forza al mio buco insalivato dalle sue leccate precedenti, lui mi afferrò i fianchi come si fa con una donna e io mi lasciai cadere lentamente impalandomi sulla sua magnifica ed imponente asta di carne.
Quando fui appoggiato completamente con i glutei sul suo bacino ebbi la certezza di averlo tutto dentro e credo di non esagerare se dico che ero impalato fino all’ombelico.
Iniziai ad ancheggiare sopra di lui e a muovermi su e giù, continuammo per un po’, piaceva a tutti e due ma a un certo punto mi sollevai fino quasi a sfilarmelo e gli chiesi: “devo fare tutto io qua”?
“Hai ragione” mi disse, e con un colpo di reni mi rinfilò dentro quel che restava fuori della sua meravigliosa verga, per un attimo trattenni il respiro e lui mi chiese premuroso: “tutto bene?”
“Oh, si, cazzo!” risposi, “scopami, se mi fai male te lo dico, non preoccuparti”.
Prese a muoversi sotto di me con un ritmo deciso e grazie alla posizione i suoi colpi arrivavano a stimolarmi direttamente la prostata, iniziai a gemere istericamente e lui di nuovo mi chiese: “sicuro che va tutto bene?”
“Taci cazzo! Non fermarti altrimenti te lo taglio e me lo porto a casa!” gli risposi.
Continuò a muoversi come prima e pregavo veramente che riuscisse a continuare così senza venire rovinando tutto, iniziai a sentire il piacere salire, i brividi mi percorrevano il corpo e il mio addome si irrigidiva, il mio cazzo si ammosciò fino a rimanere appena barzotto e i miei gemiti erano simili a quelli di una donna in calore, lui capì che non doveva fermarsi, mi afferrò più forte i fianchi e iniziò a scoparmi da sotto ancora con più foga finché dal mio cazzo uscì uno schizzo di sperma che gli imbrattò tutta la pancia, lo sentii rallentare e gli dissi: “non fermarti, non adesso!”
Mi diede retta e continuò a fottermi per altri venti o trenta secondi, finché il mio orgasmo svanì e mi lasciai cadere sopra di lui, abbracciandolo.
“Sei venuto mentre ti inculavo? Non credevo fosse possibile” mi disse meravigliato.
“Ma con che maschi sei stato tu?” gli risposi.
“Non lo so, tu sei meglio di molte femmine, te lo assicuro”.
“Pensavo di finire facendoti un pompino, ma con un complimento così ti sei guadagnato la possibilità di venirmi nel culo, sempre se ti va” gli dissi.
“E me lo chiedi?” rispose, “come potrei non volerti venire nel culo?”
“Qualche preferenza sulla posizione?” chiesi maliziosamente.
“Oh si”, rispose, “ti offendi se ti chiedo di metterti a pecora”?
Mi misi a ridere poi gli dissi: “ti ho appena schizzato sulla pancia mentre mi facevi il culo, secondo te mi offendo se mi chiedi di mettermi a pecora?”.
Mentre ne parlavamo mi ero già disimpalato da sopra di lui e mi ero messo carponi sul letto, “dai vieni” gli dissi.
Si posizionò dietro di me, appoggiò il cazzo poi mi chiese timidamente: “posso darti qualche sculacciata?”.
Mi voltai indietro, lo guardai maliziosamente e gli dissi con tono deciso: “smettila di farti tutti questi problemi, sembra che tu abbia paura di rompermi, sai che ti dico? Fammi piangere!”
Quelle parole lo sbloccarono di colpo e il timido maschio che seppur arrapato prima mi trattava con la delicatezza che si deve a una ragazza, assunse il comportamento dell'elemento alfa in una lotta fra maschi, che una volta riuscito a mettere sotto il suo contendente gli sale sopra e lo sodomizza per umiliarlo e suggellare la vittoria, quindi mi afferrò con forza per i fianchi e mi penetrò con un colpo deciso, mi fece male e io dissi sospirando: “piano per favore!”, lui reagì con una sonora sculacciata per poi dirmi: “piano un cazzo, adesso ti inculo senza pietà, sei mio!”.
Non risposi ed incassai la risposta che mi ero meritato assieme alla sculacciata, prese a scoparmi con forza e ogni due o tre energici colpi che sembravano dovermi fare uscire il suo cazzo dalla bocca arrivavano altre forti sculacciate, ora sulla natica destra, ora sulla sinistra.
Dopo qualche minuto in cui mi aveva scopato in silenzio, dove gli unici suoni nella stanza erano il rumore del suo cazzo che ogni tanto faceva uscire un po’ di aria dal mio culo, del suo bacino che sbatteva contro le mie natiche e qualche mio gemito, decisi di mettere un altro po’ di pepe alla cosa e di fingere di tentare di scappare, sperando che lui cercasse di trattenermi.
Mi allungai in avanti mentre lui arretrava e il suo cazzo si sfilò dal mio culo, mi afferrò prontamente le ginocchia e le tirò indietro facendomi stendere le gambe così che mi ritrovassi steso a pancia in giù sul letto.
“Dove vai? Non mi scappi” mi disse.
Aveva capito il gioco, salì sopra di me tenendomi fermo col peso del suo corpo, guidò il suo cazzo verso il mio buco con una mano e io lo implorai “aspetta! Mettici un altro po’ di saliva, ti prego!”.
“Ho di meglio!” Mi disse, “non scappare, torno subito”.
Si alzò, uscì un attimo dalla stanza e tornò con olio da bagno, me ne spalmò un po’ sul culo e ne usò un altro po’ per ungersi il cazzo, salì nuovamente sopra di me e con un colpo secco mi penetrò.
Urlai e lui con fare premuroso si fermò e mi chiese scusa.
“Ci fermiamo un po’?” mi chiese.
“No tranquillo, se non fa un po’ male non c’è gusto” gli risposi.
“Ah si? E allora prendi questo” mi disse mentre ridacchiando iniziò a muoversi freneticamente dentro di me.
Mi scopò per un po’ in quella posizione poi chiusi le gambe, lui le avvolse con le sue e mi disse: “così però sembra proprio che ti stia prendendo con la forza”, io non gli risposi, gli afferrai una mano e gliela misi sulla mia bocca come a tapparla, la tolse e mi chiese: “che significa?”.
“Ti avevo detto di farmi piangere” gli risposi.
“Ho capito!” (“era ora”, pensai)
Mi rimise la mano sulla bocca ed iniziò a muoversi dentro di me freneticamente, io gemevo un po’ per rendere la cosa più reale e un po’ perché quel cazzo così grosso in quella posizione, che di solito uso quando incontro partner non particolarmente dotati per sentirlo un po' di più, si faceva davvero sentire un po’ troppo.
E venne il momento in cui sentii che il ritmo dei colpi cambiava, le spinte diventavano più profonde e il suo respiro affannoso sopra di me, sentii il suo cazzo pulsare e il suo sperma invadere il mio intestino con una forza e in una quantità che non avevo mai sentito prima.
Finito il suo orgasmo si rilassò abbandonandosi con tutto il peso sopra di me per un attimo, poi lo sfilò, si alzò e si distese su un fianco.
Io rimasi li a pancia in giù, col culo all’aria mentre lui me lo accarezzava dolcemente, finché all'improvviso sentii l’esigenza di andare in bagno, mi aveva letteralmente fatto un clistere di sperma! Così mi alzai di corsa ed andai a svuotare sul wc quello che lui aveva riversato dentro di me cercando di non far rumore ma non mi fu possibile, lui sentì il mio culo squirtare così si alzò dal letto e corse in bagno da me.
“Ma che fai?!” gli chiesi scandalizzato.
“Voglio vedere” mi disse.
“Ma sei pazzo?” gli risposi cercando di mandarlo fuori.
“E dai! Non ti vergognerai mica? Ti ho appena fatto il culo e ti vergogni di una cosa così? Dammi la soddisfazione! Voglio vederlo gocciolare come nei film porno!”.
“Ho detto di no! Nei film porno si fanno prima i cliesteri ed esce tutto pulito, tu mi hai riempito senza che mi preparassi, mi vergogno!”.
Lo convinsi ad uscire e a lasciarmi stare, mi svuotai per bene e mi lavai, tornai a letto e lui si alzò per andare a lavarsi a sua volta.
Tornò a letto e si mise a fianco a me, iniziammo a parlare della nostra scopata e lui ancora mi rinfacciava di non averlo lasciato guardare mentre mi scaricavo, gli ripetevo che gli avrebbe fatto schifo e che poi non me lo avrebbe più voluto fare e lui ribatteva che gli piacevo a tal punto che, se solo glielo avessi chiesto, me lo avrebbe anche leccato prima che mi lavassi (ne ho fatte di cose strane, fra cui farmi perfino pisciare nel culo, ma questo metteva in imbarazzo anche me).
Stavo sdraiato a pancia in giù e lui iniziò ad accarezzarmi il culo e la schiena, poi iniziò a baciarmelo e a mordicchiarmelo ripetendomi all’infinito quanto gli piaceva e quanto era contento di avermelo fatto, non sono uno che coinvolge i sentimenti a letto con i maschi ma mi faceva molto piacere l’idea di sentirmi attraente e apprezzato invece che essere un semplice buco dove svuotare i coglioni.
“Posso darti un bacio?” mi chiese.
“L’hai fatto fin’ora” risposi.
“No, non un bacio sul culo, voglio un bacio in bocca, con la lingua, di quelli veri”.
Rimasi un po’ imbarazzato poi gli dissi: “vuoi limonare”?
“Si, mi piacerebbe provare” rispose lui.
Mi stesi a pancia in su e lo feci salire sopra di me, chiusi gli occhi e cominciammo a scambiarci baci con la lingua come due adolescenti, nel frattempo mi toccava e mi accarezzava ed i nostri cazzi tornarono duri come il marmo, infilai la mano la sotto e guidai il suo fra le mie cosce fino ad appoggiarsi al mio buco, “vuoi prendermi così?” gli chiesi.
“Te lo lasceresti fare ancora?” mi chiese meravigliato.
“Dai, prendi l’olio e ungi tutto come prima” gli dissi con aria maliziosa.
Si lubrificò il cazzo e mi unse per bene il buco, io allargai le gambe ed alzai le ginocchia accogliendolo fra le mie cosce, puntò il suo cazzo contro il mio ano e lo spinse dentro, lo accolsi senza troppe storie, misi bene le palle affinché non me le schiacciasse e non mi facesse male e cominciò a scoparmi alla missionaria.
“Sei davvero meglio di una femmina” mi disse.
“Beh, la figa è sempre la figa” risposi.
“Si ma anche il culo ha il suo perché, ma è meglio che tu non lo scopra altrimenti poi resto senza giocattolo”.
Risi e gli risposi: “guarda che inculare le femmine piace anche a me, sono i culi dei maschi che non mi attirano”.
“Il cazzo però ti piace!”
“Oh quello si, ma è meglio che tu non lo scopra altrimenti poi resto io senza giocattolo” gli dissi ridacchiando.
Tra un colpo e l’altro, senza nemmeno che capissi come, mi ritrovai sul bordo del letto preso a carriola con lui in piedi che mi scopava il culo e nel frattempo con una mano mi menava il cazzo.
Mi fece venire in un attimo e subito dopo anche lui venne nuovamente dentro di me, riversando una quantità di sperma notevole nonostante avesse eiaculato poco prima.
Sfilò il cazzo che era ancora duro e mi uscì una parte di quello che mi aveva spruzzato dentro, lo vide e contentissimo esclamò: “grazie! era quello che volevo vedere!” e senza darmi il tempo di rispondere prese il telefono sul comodino e mi fotografò col culo gocciolante di sperma.
“Questa la mando a Marina” mi disse.
“Ma dai! Ma sei scemo?” e mentre cercavo di fermarlo fece partire il messaggio.
Che imbarazzo! Non sarei più riuscito a guardare in faccia Marina!
End Notes:
se ti piacciono i miei racconti scrivimi a gabrihole@email.it
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