Cuckquean by Akai
Summary: Cuckquean
Categories: Etero Characters: None
Genres: Racconto
Warnings: None
Challenges:
Series: None
Chapters: 3 Completed: No Word count: 5160 Read: 8376 Published: 22/12/2017 Updated: 27/01/2018

1. Incipit by Akai

2. Regalo by Akai

3. Sondare il terreno by Akai

Incipit by Akai
Aveva la bocca asciutta, chissà da quanto non la chiudeva. Le girava la testa ed era accaldata, no, stava bruciando. Senza forze oramai non riusciva neanche più a reggersi alle lenzuola tutte stropicciate ed era in balia dei suoi affondi profondi. La teneva salda a sé abbracciandole le gambe distese verso il soffitto, sentiva il basso ventre andare a fuoco mentre i suoi abbondanti umori cercavano invano di fermare quell’incendio di passione animalesca che scoppiava ogni volta che rimanevano da soli.
Aveva già urlato tutti i suoi orgasmi ma lui imperterrito continuava a darle piacere, sapeva come prenderla e con quanta delicatezza o forza scoparla. I loro occhi si incrociarono, era accaldato, era sudato, come lei del resto, le sorrise ed aumentò nuovamente il ritmo. Chiuse gli occhi all’ennesimo orgasmo montante e se lo lasciò scorrere attraverso senza neanche provare a resistergli.
In uno spasmo inarcò la schiena ed urlò ancora ed ancora, anche la gola le si seccò.
Muovendola come una bambola di pezza la mise a pancia in giù, sapeva cosa volesse, ma era così stanca che i muscoli non l’assistettero per mettersi a quattro zampe, girò appena la testa per guardarlo dispiaciuta e sconfitta, lui non si perse d’animo e le alzò il bacino prima di posizionarlesi dietro. Lento le entrò di nuovo dentro, essere penetrata dopo un orgasmo è qualcosa che ogni donna dovrebbe provare, è quasi come se tutte le terminazioni nervose del corpo si raggruppassero nella figa e che il cazzo scivolando le vada ad accarezzare tutte. La stava schiacciando contro il materasso, ma le andava bene finché continuava a scoparla fino a farle perdere la concezione di dove fosse, non le importava neanche di far fatica a respirare, sentiva le sue mani infilate nella carne morbida dei glutei a tirarla per andare ancora più in profondità.
Pausa.
Chiuse gli occhi per evitare che la stanza girasse troppo e per cercare di riprendere fiato mentre la lingua le si attaccava al palato arso.
Freddo. Freddo che fluiva tra le natiche. Lubrificante.
“Rilassati.”
La prima parola dopo tanti gemiti, anche la sua voce era provata da quell’impresa. Un dito raccolse quel fluido che oramai era caldo e massaggiando lo andava a passare intorno al buchino. Tenne gli occhi chiusi e cercò di seguire il suggerimento che le aveva dato. La pressione aumentò ed in maniera controllata le entrò dentro anche dietro. Il respiro le divenne affannoso e sentiva che tutti i muscoli del perineo si contraevano con forza, sentiva distintamente il pene in vagina ma soprattutto sentiva il dito che era appena entrato e che tra una contrazione e l’altra cercava di spalmare il lubrificante al suo interno.
Uscì da lei, le sembrò quasi una liberazione, poi di nuovo la sensazione di fretto tra le natiche
“Rilassati.”
consiglio o avvertimento? Di sicuro preannunciava qualcosa di irrimediabile.
Il cazzo scivolò indisturbato tra le natiche per raccogliere più gel possibile, tratteneva il fiato, sapeva già cosa sarebbe successo dopo. La punta morbida del glande si incuneò proprio davanti al suo sfintere, aveva trovato la porta d’ingresso, ora non serviva altro che spingerla.
Per quanto avevano fatto sesso? Minuti? Troppo poco. Un’ora? Forse o forse di più, sentiva tutti i muscoli svuotati da ogni energia, sapeva con sicurezza che le sarebbe servito ciò che restava della notte per riprendersi ma, nonostante questo, non riusciva a rilassare il culo. Più lui spingeva e più le si serrava. Carezze, baci, parole dolci, nulla riusciva a scioglierla. Spingeva paziente ma non avanzava minimamente, provava di nuovo con il dito ma anche quello non c’era più verso di farlo entrare. Più passavano i minuti e più le si irrigidiva tutto il corpo, respirava appena, sembrava aspettasse inconsciamente il momento in cui era sicura di non correre nessun pericolo là sotto. Poi d’improvviso più nulla: niente più cazzo, niente più mani con le loro dita inopportune, niente più Luigi. Aprì gli occhi e lui era davvero sparito, cadde di fianco sul letto, disperata.
Anche stavolta non ci era riuscita. Raccogliendo le ultime forze si spinse con le mani fino a mettersi seduta, guardava le lenzuola lilla tutte stropicciate ed umide di sudore e l’unica cosa che aveva n mente era la sua inettitudine, tutti gli orgasmi, tutto il piacere, erano andati via, cancellati, persi, ciò che le rimaneva era la colpa ed il vuoto intorno a lei che glielo rendeva ancora più chiaro.
Nell’immobilità accumulò abbastanza energie per mettersi in piedi, con la testa annebbiata il corpo si mosse da solo ma la portò da lui, in bagno. Era già in doccia, come se si volesse lavare subito da dosso l’ennesima delusione, chiuse l’acqua quando si accorse che lo stava guardando e si voltò a fissarla.
Era lui chiuso in una scatola di cristallo leggermente appannata dall’acqua bollente ma era lei a sentirsi in gabbia, le mancava il respiro e la fermezza d’animo per sostenere quegli occhi indagatori. Abbassò lo sguardo. Le scesero delle lacrime silenziose. Era un’inetta, un completo fallimento. Aveva ancora la piena erezione, non era neanche stata capace di soddisfare il suo uomo
“Mi dispiace…”
singhiozzò rialzando la testa
“Lascia perdere.”
tagliò secco lui
“Mi dispiace davvero…”
un lungo silenzio, stavolta non la sgridava, non si muoveva neanche, la lasciava struggersi senza intervenire, la fissava mentre piangeva e non faceva nulla
“… riproviamo…”
gli propose di slancio ma dovette subire il suo sorriso beffardo
“Sono dieci anni che stiamo insieme e non hai mai voluto darmi il culo, cosa cambierebbe provarci un’altra volta?”
Meschino, non era vero che non volesse dargli il culo, e lui lo sapeva, aveva fatto di tutto, sia fisicamente che mentalmente per riceverlo anche lì ma c’era sempre una piccola parte di sé, anche se estremamente forte, che era sempre riuscita a bloccarla all’ultimo istante. Quello che le faceva più male era che lui lo sapesse ma le dicesse lo stesso quelle cose, ma del resto, dal suo punto di vista, poteva anche essere vero il contrario. Le lacrime continuavano ad uscire
“Scusa…”
sembrò che volesse risponderle ma lasciò uscire solo uno sbuffo che le fece abbassare di nuovo gli occhi. Attraverso la sottile patina di condensa sulla porta della doccia poteva vedere benissimo l’erezione che non accennava a diminuire. Era davvero un’inetta, nonostante tutto il tempo a fare l’amore non era riuscita a farlo venire neanche una volte mentre lui l’aveva mandata tra le stelle più volte di quante riuscisse a ricordare.
Non lo merito, troverà sicuramente un’altra.
“Ti lascio schizzare sulla faccia… come ti piace tanto…”
provò a contrattare una libera uscita da quella situazione che la stava facendo impazzire. Sembrò pensarci per un attimo poi le rispose brusco come in precedenza
“Lascia stare.”
Le crollò il mondo addosso, se neanche prendere lo sperma in faccia era un’opzione non le rimaneva più nulla. Lo guardò negli occhi, provò a dirgli qualcosa ma la bocca non articolò alcuna parola
“Lasciami solo, finisco di fare la doccia.”
Non la voleva con lui, chiuse gli occhi e sentì le lacrime correrle giù per le guance. Non la voleva affatto… perché non riusciva a soddisfarlo… Si voltò e solo dopo li riaprì, non sarebbe riuscita a sostenere di nuovo il suo sguardo, si sentiva così miserabile.
Camminò lentamente come se avesse il peso dell’intero mondo sulle spalle, la testa le scoppiava mentre il corpo si rifiutava di muoversi, avrebbe voluto soltanto accasciarsi a terra e piangere a dirotto, ma avrebbe significato non eseguire neanche l’ultima richiesta, così tenne duro fino ad uscire dalla porta del bagno, poi cadde con le ginocchia a terra.
Era una buona a nulla, non lo meritava. Non le aveva neanche permesso di prendere sul viso il suo seme, non lo soddisfaceva neanche in quello. Quell’erezione forte e prepotente… la sentiva ancora dentro di sé mentre si faceva strada nella figa, ora invece stava tutta sola a qualche metro da lui, magari si stava insaponando il corpo in questo momento e proprio adesso stava toccando il suo membro così virile… e mente lo toccava pensava al culo di qualche altra donna e di come glielo avrebbe scopato… o come magari, invece, aveva già fatto… sicuramente aveva trovato una donna che gli ha concesso di infilarci dentro il cazzo.
Il solo pensiero la distruggeva, ma la cosa che la preoccupava di più era sentire i suoi umori bagnarla tutta.
End Notes:
Per commenti, chiarimenti o anche due chiacchiere mi potete contattare ad:
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Regalo by Akai
Oramai non poteva più tirarsi indietro, oppure sì?! Del resto Luigi non sapeva nulla, poteva ancora annullare tutto quanto, quell’aberrazione che fin dalla prima volta che le era venuta in mente le aveva suscitato una nausea profonda, ma che pian piano aveva accettato come unica soluzione percorribile.
“Simona, sicura che va tutto bene?”
le interruppe i pensieri. Doveva avere un’espressione da ebete per farglielo chiedere di nuovo
“Sicura che va tutto bene? – non riuscì a rispondere – Non hai mangiato nulla a cena ed ora ti comporti in modo strano…”
“Sì sto bene, cioè… hmm…”
si confuse, non sapeva che dire, non sapeva cosa avrebbe pensato di lei se gli avesse rivelato ciò che le passava per la mente. L’unica cosa che le importava era non perderlo, lui che le aveva dato tanto amore, che l’aveva accettata nonostante tutti i difetti ma che non riusciva a ricambiare. Aveva preparato una sorpresa per lui, sperava solo che gli sarebbe piaciuta e che magari gli avrebbe fatto riconsiderare la voglia di lasciarla… perché era sicura che l’avrebbe lasciata… dopo l’ultima volta poi, non l’aveva più sfiorata… Ma dove era finita? Si stava facendo tardi.
Suonò il campanello.
“Chi è che viene a scocciare a quest’ora?”
brontolò alzandosi dal divano per andare ad aprire
“Lascia, vado io.”
scattò ad anticiparlo dato che era già in piedi nervosa.
Mentre percorreva il breve corridoio la sua mente oscillò centinaia di volte sul proseguire oppure annullare tutto. Prese un lungo respiro prima di abbassare la maniglia, poi aprì. Spalancò gli occhi dallo stupore e rimase senza parole.
“Ma chi è?”
sentì Luigi chiedere da dietro. Sentiva gli occhi gonfiarsi di lacrime ma non le lasciò scendere, col cuore stretto nella gabbia toracica spalancò l’uscio e si spostò di lato per fargli vedere l’ospite.
La giovane ragazza col trucco pesante ed il mini abito aderente entrò spavalda in casa.
“Buona sera!”
esclamò con un gran sorriso ed un forte accento dell’Est Europa
“Ma chi è?”
le chiese più direttamente quando incrociarono lo sguardo, ma non avendo abbastanza fermezza abbassò gli occhi.
Sapeva che la situazione stava peggiorando man mano che proseguiva il suo silenzio così, fissando solo le scarpe nere col tacco altissimo della ragazza, provò a spiegare
“È il tuo regalo…”
Silenzio, nelle parole ed in qualsiasi rumore umano, non aveva il minimo coraggio per rialzare lo sguardo e Luigi non diceva nulla. Il rintocco dei tacchi, non si era accorta che la ragazza fosse uscita dal suo campo visivo
“Ciao amore, andiamo di là… Per le coppie il prezzo è doppio…”
Alzò il viso impaurita e la vide addosso al suo uomo, che gli accarezzava il petto. Lui era fermo, una statua, per un attimo lo guardò in viso e si accorse che la stava fissando, riabbassò gli occhi. Dopo aver scostato di lato la loro ospite vide la sua figura che con una paio di falcate coprì la distanza che li separava.
“Chi è questa? – le chiese arrabbiato, quando non ricevette risposta le afferrò con forza il mento per alzarle il viso – Chi è questa?”
le ripeté cercando di non urlare.
Ora sì che le scendevano le lacrime. Non capiva cosa tutto quello significasse per lei?! Non capiva che lo stava facendo solo per lui… per loro… per poter stare ancora insieme.
“È per te… un regalo…”
balbettò cercando in tutti i modi di evitare i suoi occhi furiosi
“Che cazzo significa un regalo?”
“È che tu… io… – parole e pensieri rotti dai singhiozzi – Voglio stare con te… non mi lasciare…”
“Tu sei pazza!”
con un gesto veloce del polso le gettò sprezzante il mento da una parte. Venendo meno quel contatto, anche se fino a quel momento era stato doloroso, la mandò nel panico così gli si gettò addosso cercando di aggrapparsi a lui con tutta la forza che aveva
“Aspetta… ti prego! Ti amo!”
“E quindi ingaggi una puttana? Perché mi ami?”
“Sì… no…”
era ancora più confusa
“Sono una escort, non una puttana.”
si intromise la ragazza, la guardarono entrambi come si guarda una mosca che attraversa la stanza poi tornarono a concentrarsi su loro stessi
“Sei impazzita? Che significa?”
non riusciva a guardarlo in viso, non voleva vedere se davvero pensasse quelle parole, più sentiva il petto stringersi in una morsa e più forte si aggrappava a lui, come fosse il suo salvagente.
“Dovrebbe essere una prova questa? Fai venire a casa una ragazza per vedere se davvero me la scopo?”
“No… – anche se voleva non riusciva ad alzare gli occhi – No… è un regalo… Sono una stupida… un’incapace… non riesco a darti quello che vuoi…”
“Sei solo impazzita!”
tagliò corto lui mandandola in un limbo di disperazione mentre pensava sarebbe annegata nelle sue stesse lacrime
“Non mi lasciare…”
lo supplicò stringendosi a lui con le sue ultime forze. Sembrava di pietra: freddo e fermo
“Lei ti può dare quello che non riesco a darti io…”
ora sì, riusciva a guardarlo in viso, ma con la vista annebbiata non le sembrava neanche di riconoscerlo. Le prese saldamente il mento con una mano per evitare che riabbassasse di nuovo il viso
“E cosa non vuoi darmi?”
la odiava, ne era sicura, non era vero che non voleva ma non ci riusciva.
La stava attraversando con lo sguardo, stava aspettando una risposta da lei
“Il cul…”
un singhiozzo le fermò la parola in bocca. Le scosse il viso.
“Non ho capito.”
era così umiliante doverlo dire nonostante avesse già capito, nonostante già sapesse, nonostante non fossero da soli e soprattutto nonostante quello che sarebbe successo in seguito.
“Il culo!”
si liberò di quella parola che le si era bloccata sulle labbra. Cercò di scappare con lo sguardo ma la obbligò di nuovo a guardarlo
“Dimmi tutto per bene – le disse con tono di sfida – Da brava.”
Non stava dicendo sul serio?! Non bastava già tutto quello che aveva fatto?! La guardava intensamente ed aspettava, non le metteva fretta ma non la liberava neanche da quella richiesta così onerosa per lei, poi la bocca si mosse da sé
“Dato che non riesco…”
uno scossone della mano che le teneva il viso la blocco. Si confuse, capì, si disperò e poi riprese da una parola prima
“… voglio darti il culo – pausa, le faceva male il petto – Ho ingaggiato questa puttana…”
Bastava? Doveva continuare? Cosa voleva ancora da lei?
La lasciò libera e la guardò soddisfatto
“Quindi, secondo te, dovrei incularmi questa ragazza?”
“Sì…”
“E a te starebbe bene?”
“Sì…”
“E lo fai solo per non perdermi?”
“Sì…”
“E la cosa ti renderebbe felice?”
“… sì…”
Non era vero, ma avrebbe fatto qualunque cosa per il suo uomo
“Come vuoi allora!”
e senza guardarla andò verso la ragazza e la prese per un braccio
“Andiamo!”
Che faceva? La lasciava lì? Senza dire altro? Perché prima era arrabbiato ed ora andava tutto bene? Cosa doveva fare lei? Dove la stava portando? In camera da letto… Li seguì involontariamente.
“Faccio pompino?”
l’accento era surreale in quella situazione
“Lascia stare. – e con una leggera spinta la fece sedere sul letto – Girati.”
Ubbidiente si mise a quattro zampe con le ginocchia vicino al bordo mentre Luigi si slacciava i pantaloni. Tirò fuori senza indugi il cazzo già barzotto e mentre se lo menava lento, accarezzava il culo magro della ragazza, le tirò su la poca stoffa del vestito che glielo copriva e rivelò il filo nero del perizoma che le solcava le natiche. Era in piena erezione oramai.
“Aspetta!”
Le uscì di bocca nel guardare quella scena straziante per il suo cuore. Si girò verso di lei con un sorriso soddisfatto e compiaciuto
“Ci hai ripensato?”
le chiese spocchioso.
Non rispose, andò dritta alla borsetta sulla poltrona e ne estrasse una scatolina e poi gliela porse timorosa.
“Li ho presi per te…”
Profilattici, loro non li usavano mai, si era umiliata anche avanti alla farmacista per prenderli. La guardò deluso, ancora con il cazzo in mano e l’altra saldamente piantata nel culo dell’ospite. Con un gesto di stizza ne prese uno e lo calzò in fretta.
La testa le si svuotò, si ritrovò seduta sulla poltrona ad assistere allo spettacolo più straziante della sua vita. Il suo uomo, il suo amore, eccitato per un’altra donna, proprio davanti ai suoi occhi, le palpava il culo e le strusciava addosso il cazzo duro.
Spostò di lato il perizoma, tanta era la voglia per quella ragazza che neanche la spogliava. Le faceva male tutto questo, ma non riusciva a smettere di guardare. Dal cassetto del comodino prese il lubrificante e con fretta ma dedizione preparò il buchino di quella puttana! Sentila come geme già! Quanto è falsa, si sente che non le piace davvero, ma Luigi sembra non accorgersene, sembrava anche più eccitato di prima mentre con la mano piena di gel si accarezzava l’asta dritta.
“Giù.”
premendo con una mano al centro della schiena gliela fece curvare fino a che il culo non puntava verso l’alto.
Era arrivato il momento, anche se doloroso, tutto quello che era successo fino a lì era solo il preludio. Per un istante la guardò con un sorriso beffardo, canzonatorio, appena prima di concentrarsi nell’infilare il cazzo nel buco giusto.
La ragazza mugolò, sembrava di dolore, ma non lo fermò, lui continuava a spingere, contraendo gli addominali e ruotando il bacino per trovare meno resistenza. A pochi centimetri dalla fine la prese dai fianchi e con forza completò il suo affondo accompagnato dalle grida della malcapitata che però, respirando profondamente, sembrava accettare di buon grado la propria sorte.
La fissò di nuovo, come per capire se lo stesse guardando ancora, come se volesse farle vedere che quello che lei considerava assurdo in realtà era semplicissimo, oppure per godere nel vederla disperata.
Era così che si sentiva, ma non riusciva ad opporsi a quello scempio che aveva organizzato lei stessa, non riusciva neanche ad andarsene, sembrava voler vedere con i suoi occhi tutto quello che non riusciva a dargli.
I movimenti, da lenti, diventarono sempre più rapidi e ritmati. Lei si lasciava trasportare dai possenti affondi, usando le mani per divaricarsi le natiche, poggiava solo sulle ginocchia e sul viso rivolto dall’altro lato, fortunatamente. Fortunatamente, sì, perché, se anche all’inizio era palese che stesse fingendo che le piacesse ora invece si capiva perfettamente che stava godendo davvero. Anche Luigi se ne era accorto ed aumentava sempre più il ritmo, le palle schioccavano sbattendo con violenza contro la figa, sicuramente bagnata. Aggrappato strenuamente al culo magro della ragazza, con gli occhi chiusi ed il viso puntato al soffitto emetteva tutti quei suoni gutturali che faceva solo quando erano da soli. Sembrava un ossesso nella forza e nella rapidità che ci metteva nel fottere il culo della poveretta che non aveva un attimo per riprendere fiato neanche tra un gemito e l’altro.
Lo vide bloccarsi ed irrigidirsi tutto mentre teneva ancora quel sedere tra le mani, ben tirato contro di sé. Si stava svuotando, completamente, lasciava andare dei sospiri profondi per cercare di controllarsi.
Era finita, era soddisfatto, lo vedeva attraverso le lacrime che le offuscavano la vista. Le si avvicinò, abbassò lo sguardo, il cazzo ancora duro sorreggeva il profilattico gonfio in punta di tutto quel seme bianco. Si abbassò su di lei e le diede un bacio sulle labbra gelide.
End Notes:
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Sondare il terreno by Akai
“Non puoi capire cosa ho fatto! Cosa ho fatto!”
correva da una parte all’altra della cucina, con il solo scopo di evitare di esplodere dal nervoso una volta ferma.
“Appena ho visto il tuo messaggio ho capito che era una cosa seria – provò ad entrare in contatto visivo con lei mettendolesi di fronte ma venne sorpassata senza cura – Dai, siediti e raccontami tutto.”
le propose con tono calmo
“No Laura, non riesco proprio a stare ferma.”
Aveva afferrato anche uno strofinaccio e lo stava torturando passandolo da una mano all’altra. L’amica si sedette stancamente e si tolse il soprabito sapendo già che sarebbe stato un lungo pomeriggio in cui avrebbe dovuto rimettere insieme i suoi pezzi. Sembrava avere un’espressione accondiscendente, l’avrebbe mandata al diavolo se non le fosse davvero servito aiuto
“Simona, calmati un attimo e spiegami. È sempre la stessa cosa?”
“Sì… no! Quella stronza… la sento ancora che urla!”
“Che stronza? Che è successo?”
Non lo sapeva… era vero… Scoppiò a piangere. Non lo aveva detto neanche alla sua migliore amica di quel suo piano folle, magari lei l’avrebbe dissuasa, l’avrebbe fatta ragionare, lei che ha sempre i piedi ben piantati a terra, ed invece si era fatta prendere dalla smania di sistemare tutto e subito per evitare che Luigi la lasciasse, ma aveva solo peggiorato le cose. Il pianto ed i singhiozzi l’avevano bloccata sul posto il che permise a Laura di raggiungerla. Senti forte il suo profumo e poi il calore del suo abbraccio, non resistette e scoppiò in un pianto ancora più fragoroso. Si odiava per questo, ma le piaceva quella sensazione, era da troppo che il suo uomo non l’abbracciava in quel modo.
“Mi lascerà… andrà con quella…”
riuscì a dire appena si calmò un minimo
“Hai visto Luigi con un’altra?”
le chiese mentre le accarezzava delicatamente la schiena
“Sì…”
“Chi è? La conosci?”
Come poteva dire la verità?! Come l’avrebbe giudicata se le avesse detto di aver ingaggiato una prostituta per il suo uomo ed esserne gelosa?!
“È tutta colpa mia…”
“Non è vero.”
la rincuorò accarezzandole una guancia
“Ed invece sì – alzò il viso dal petto caldo che l’aveva accolta fino a quel momento e la guardò dritta negli occhi profondi – è tutta colpa mia che non riesco a dargli ciò che vuole…”
Si vedeva che era scocciata per tornare sempre sullo stesso argomento però cercò comunque di aiutarla
“Però ci hai provato, hai usato tutti i metodi possibili… Se non ci riesci non è colpa tua…”
“Non serve a niente provarci e basta! Sembra che piace a tutte tranne che a me! A te piace! A quella puttana piace…”
“Siamo tutte diverse, magari anche a lei non piace…”
“Le piace, le piace… L’ho ingaggiata apposta…”
Si fermò per scrutarla in viso, per capire se bastassero quelle poche parole per rivelarle ciò che aveva fatto. Vide una fiammella accendersi negli occhi di Laura, le si gonfiò la gabbia toracica come se avesse voluto urlare ma lasciò uscire soltanto un lungo sospiro, aspettò qualche secondo e poi chiese con calma
“Ho capito male?”
La giudicava, sì, era sicura, oramai aveva perso tutta la sua stima, si percepiva da quella sua finta calma
“Tu non capisci…”
abbassò lo sguardo e riprese a piangere sommessamente. Laura si allontanò, la sentì sedersi di nuovo al tavolo lasciandola da sola in mezzo alla stanza, come fosse alla gogna.
“No, non capisco… – parlava calma, tanto era una causa persa – Avrei capito lui che sentendo la mancanza di qualcosa se ne fosse andato in giro alla ricerca… Ma tu…”
Un ragionamento logico, ma lei aveva sempre vissuto fuori dalla logica
“Non puoi capire… Tu e Mario siete una coppia perfetta…”
Richiamò la sua attenzione sbottando in una risata forzata. A vederla sembrava come prima, ma conoscendola sapeva che si era posta in un atteggiamento di sfida
“Lo sai che non è vero, da quando è nato Martin sì e no ci facciamo una sveltina a settimana. Pensi che a me stia bene? O pensi che se a lui non va io me ne vada per strada a cercare un altro?! O meglio, che lui vada a cercarlo per me?”
Non glielo aveva detto apertamente ma anche lei pensava che fosse una pazza, glielo si leggeva in viso, come darle torto? Era una stupida a pensare che qualcuno al mondo l’avrebbe capita. Riprese a piangere mentre si fissava la punta dei piedi.
Passò più di qualche istante poi sentì di nuovo l’abbraccio di Laura che la circondava, avrebbe voluto opporsi ma sentì tutto l’affetto che ci stava mettendo, forse aveva capito perché aveva fatto quello che aveva fatto. Non a caso delle tante amicizie quella con lei era la più duratura.
“Mi vuoi raccontare tutto dall’inizio?”
le chiese calma, con voce calda e rassicurante. Non la giudicava più, ora era solo la sua migliore amica che cercava di aiutarla.
“Lo sai da quanto tempo Luigi mi ha chiesto il culo – aspettò un suo assenso e poi continuò – e sai anche quanto mi sono impegnata. Però, dopo l’ultima volta che abbiamo provato, mi è sembrato come se fosse l’ultimo tentativo in assoluto, l’ultimo che avrebbe fatto prima di lasciarmi…”
controllò appena il pianto
“Non ne puoi essere sicura, magari si sarebbe messo l’anima in pace e non te lo avrebbe più chiesto…”
“No, dovevi vederlo, sono sicura che mi avrebbe lasciato, dovevo assolutamente fare qualcosa e l’unica cosa che mi è sembrata possibile era assoldare una prostituta – pausa, la guardava e continuava a non giudicarla, così continuò – Sono andata su un sito di escort cercandone una specifica per l’anale in zona, tutte ragazze giovani, ne ho trovata una che mi somigliava, qualche anno fa, con qualche chilo in meno… Di persona però mi sono accorta che era di tutto un altro livello, io non sono mai stata così bella…”
Luana la accarezzava e le faceva sentire la sua vicinanza. Non voleva ripercorrere di nuovo tutto, cercò di farlo più rapidamente possibile tralasciando i dettagli.
Finito di raccontare si sentiva più leggera, non che cambiasse la sua preoccupazione, ma aver condiviso quella brutta esperienza con la sua migliore amica l’aveva sollevata almeno dalla frenesia.
“E perché secondo te ti dovrebbe lasciare?”
le chiese mentre la scrutava con quei suoi occhi marroni
“Finito tutto… dopo essersi rivestiti… io non riuscivo proprio a muovermi, mi sembrava che se mi fossi messa in piedi mi sarei frantumata in mille pezzi. Lei ha chiesto di essere pagata, avrei dovuto farlo io, ma il mio corpo non si muoveva, non riuscivo neanche a parlare, così Luigi ha preso l’iniziativa ed accompagnandola alla porta ha preso il portafogli che aveva nel cappotto ed ha pagato lui…”
“Quindi se l’è pagato da solo il regalo!”
provò a sdrammatizzare ma non trovando un raffronto tornò seria ed aspettò che continuasse
“Mentre erano alla porta, sono sicura che stessero parlando, ma non ho capito quello che dicessero. Sono sicura che gli ha lasciato il numero di telefono, dovevi vedere quanto l’ha fatta godere solo inculandola, è un vero stallone, si vede che non vuole farselo scappare, magari non lo farà neanche più pagare, magari non l’ha fatto pagare neanche ieri… o gli ha fatto lo sconto…”
le parole le fluivano dalle labbra esattamente come le venivano in mente, fu una carezza di Laura a calmarla
“Ti stai agitando troppo per nulla, per il lavoro che fa non penso vada in giro a fare gli sconti… e poi non sei neanche sicura che stessero parlando…”
Aveva ragione? Oppure no. La guardava perplessa
“Non lo so…”
“E poi non ti lascerebbe mai per una puttana… dove la troverebbe una fidanzata scema come te – la strinse per farle capire che lo diceva affettuosamente – che gli organizza una serata con una escort?”
“È vero, sono una scema… ma non voglio perderlo, con lui sto così bene… è solo colpa mia che non riesco a dargli quello che desidera. Dovevi vedere quanto era bella…”
“Ma anche tu sei bella!”
provò a tirarla su di morale
“Non come lei! Se solo volesse potrebbe trovare una meglio in qualunque momento. Sono stata una stupida io a scegliere una ragazza del genere… Avrei dovuto scegliere una come te…”
“Mi dovrei offendere?”
le chiese Laura con un broncio sul viso
“No, no, scusami, non so che mi prende in questi giorni, non stavo dicendo che sei brutta… Sei stupenda!”
l’amica scoppiò in una risata, non se l’era presa, per fortuna, si sentiva ancora istupidita dalla situazione e provò a chiarirsi
“Luigi è fantastico a letto, prima di lui non ero mai venuta, da quando sto con lui non passa giorno che non mi dia almeno un orgasmo – vedeva gli occhi di Laura accendersi – Avrei dovuto chiedere ad una persona di cui mi fido, una persona come te, per farmi questo favore, invece che ad un’estranea che potrebbe portarmelo via…”
Cosa stava facendo?! Sondava il terreno?! E perché Laura non la rimproverava dall’alto del suo moralismo che a volte la rendeva un po’ troppo pesante? Che stesse considerando davvero la cosa? Cosa aveva detto prima di lei e Mario?
Il silenzio si stava facendo imbarazzante
“Vedrai che non te lo parta via nessuna.”
la rincuorò con un gran sorriso dei suoi
“Cosa dovrei fare la prossima volta che gli vengono certe voglie?”
la guardava attentamente cercando di capire i suoi pensieri, invece che le parole.
Era titubante, stava davvero pensando ad una soluzione oppure le piaceva la soluzione che aveva trovato lei ma per pudore non poteva accettare? Magari stava pensando anche lei che avrebbe potuto fare questo tipo di favore ad un’amica, oppure si vergognava di dirlo ed adesso stava cercando una contro proposta.
“È inutile che ci pensi adesso.”
aveva trovato una via d’uscita in quel modo, ma non le bastava, voleva davvero sapere se la sua migliore amica l’avrebbe aiutata in una situazione critica.
“Te lo chiedo da amica. Tu lo faresti per me? – la scrutava attentamente, sapeva che stava pensando a qualcosa ma non riusciva a capire cosa – Lo sai che Luigi è una forza della natura a letto, è un bell’uomo anche, poi mi hai detto che tra te e Mario…”
lasciò che completasse la frase da sé nella sua testa. Sembrava combattuta. Distolse lo sguardo, lo incrociò di nuovo.
“Non ci pensare adesso, magari Luigi capirà di doversi dare una calmata con certe richieste… – si interruppe come se si fosse accorta di essersi infilata in un vicolo cieco – Ora però devo andare a riprendere Martin che l’ho lasciato dai nonni per venire da te. Stai bene vero? Posso andare?”
Non la fece neanche rispondere che già aveva preso il soprabito che per la fretta non indossò neanche e si diresse all’uscio.
“Mi raccomando, sta su col morale che non è successo nulla di grave. Ti chiamo domani.”
Uscendo si tirò la porta alle spalle lasciandola senza una risposta ma con la netta sensazione che Laura avesse in mente qualcosa che aveva paura di tirare fuori.
End Notes:
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