TRA NATALE E CAPODANNO by suve
Summary: Una sera, tra le feste...........
Categories: Etero Characters: None
Genres: Racconto
Warnings: None
Challenges:
Series: None
Chapters: 1 Completed: Yes Word count: 1422 Read: 3535 Published: 12/01/2018 Updated: 12/01/2018

1. Capitolo 1 by suve

Capitolo 1 by suve
Io e Valeria siamo amici da sempre o quasi. Ci siamo conosciuti da ragazzi a un compleanno e da allora è nata questa amicizia “a pelle” che ci unisce ancora oggi che ci avviciniamo ai cinquanta.
Quando anni fa le vicissitudini ci hanno separato era normale, se le circostanze lo permettevano, ritrovarsi con lei ed altri amici per riformare l’allegra brigata di un tempo.
Da qualche anno la vita ci ha portato a abitare nella stessa città e è diventata consuetudine, almeno una volta a settimana, uscire insieme per aperitivo e cena; io, lei e chi capitava (compagno, compagna, amici).

L’ho seguita nell’evoluzione delle sue storie sentimentali, nate bene e finite male, così come lei ha seguito me nella mia evoluzione che mi porta oggi a non avere legami seri (attualmente una trombamica saltuaria, ma è un’altra storia).
Ci siamo sempre detti tutto o quasi, schiettamente, senza farsi problemi quando c’era da criticare un qualcosa, sostenendoci quando c’era bisogno, nessuna preclusione di linguaggio o argomenti, anche intimi. Questa la nostra amicizia, con una leggera variazione negli ultimi mesi, anzi negli ultimi giorni.

Diversi mesi fa è stata lasciata dal suo compagno.
Vi risparmio pianti e commenti amari, depressione e colpi di testa. Lei ha apprezzato il mio modo di fare a riguardo, il fatto di non averla abbandonata come altri amici in comune col suo compagno, di aver saputo starle al fianco, i consigli che le ho dato sempre precisando che era la mia opinione, che comunque doveva essere sua l’ultima scelta (ed infatti diversi non li ha seguiti).
Si confidava con me anche quando era il suo fisico, non il sentimento ferito, a urgere.

- Sono “fisica”, ho bisogno di sentire un corpo caldo contro il mio –

Diceva con rammarico quando ci trovavamo a parlare e mi raccontava di questo o quello con cui usciva (un paio li ho anche conosciuti).
Non che andasse a letto con tutti, anche se tutti sarebbero andati volentieri a letto con lei. Si limitava al petting, a volte spinto a volte no, per timore che gli uomini la cercassero “solo per quello”, manifestando dubbi e desideri insieme per il tizio che le piaceva al momento.

Il mio consiglio era stato di “lasciarsi andare”, di far quello che si sentiva, di fregarsene delle opinioni altrui. Però lei, figlia della propria educazione, stentava a farlo, rimanendo inappagata, alla costante ricerca di qualcosa.

- Tu hai bisogno di coccole -

Le dicevo abbracciandola e stringendola a me (tra le mie braccia lei, piccolina, quasi scompariva). Ci scambiavamo un mare di baci ma mai sulla bocca: sulle guance, sul collo, vicino le labbra ma mai baci “veri”, anche se dall’affetto che ci scambiavamo qualcuno avrebbe potuto pensare ad un rapporto tra noi.

Tra i motivi per cui non è mai nato un legame “amoroso” tra noi c’è la sua preferenza per uomini più giovani di lei (io ho pochissimi anni in più) tanto che la prendevo in giro parlando di toy-boy, e il fatto,venne fuori come confessione reciproca nei nostri discorsi mentre parlavamo appunto di questo, che io e lei avremmo anche potuto dormire nudi insieme e non sarebbe successo nulla. Sì, magari io avrei provato desiderio manifestandolo con un’erezione (è una bella donna) ma, al momento clou, ero sicuro che mi sarei tirato indietro.

- Mi sembrerebbe di andare con mia sorella –

Le dicevo, e lei la pensava come me, confessando entrambi che avremmo potuto essere una bella coppia ma…………. ma mancava quel qualcosa, o forse era la paura di rovinare un’amicizia “sincera”. Insomma, non riuscivamo a spingerci “più in là” e nemmeno lo volevamo, consci che l’appagamento di un momento, di un desiderio, avrebbe lasciato l’amaro in bocca a tutti e due. Lei, romantica come poche, cercava un sentimento diverso da quello che potevo darle io. E non è certo da condannare per questo.

Capirete quindi come la situazione sia ingarbugliata nei presupposti se pur tranquilla nei comportamenti.

Pochi giorni fa un episodio si è aggiunto cambiando parzialmente le carte in tavola.
Eravamo a casa sua, dopo Natale, per la classica “cena degli avanzi”. Momento di far fuori quanto rimasto in compagnia degli amici. Una festa ulteriore.
In diversi ci ritrovammo con la consueta allegria e poi, man mano, tutti se ne andarono fino a quando rimanemmo soli io e lei, su due sedie accanto al fuoco del camino, crogiolandoci nel tepore, chiacchierando mentre decidevamo dove andare a finire la serata.

Chiacchiera su chiacchiera, l’argomento finì sempre lì, una costante di quando rimanevamo soli. Stavamo bene lì, rilassati, un bicchiere di buon vino bianco ci faceva compagnia. Decidemmo di non uscire, di restare tra noi in quell’atmosfera calda e protettiva.
Ancora una volta i discorsi finirono sui suoi bisogni, sull’uomo che in quel momento le piaceva ma di cui non era sicura, ancora una volta cercai di convincerla a non avere tanti pudori, che non significa diventare zoccole ma vivere pienamente la propria vita, di fregarsene dei luoghi comuni che tanto doveva rendere conto solo a sé stessa. Prole dette e ridette e alla fine la frase uscita ultimamente:

- Mi dispiace tanto di non poterti dare quello che veramente vuoi –

Valeria è espansiva, ha di questi slanci, e una volta in più si alzò e mi venne addosso:

- Amore –

Mi disse sedendosi sul mio ginocchio, le belle gambe velate dalle calze nere che sporgevano ai lati. Come altre volte ci abbracciammo scambiandoci baci di affetto e non desiderio, come altre volte quando finimmo non si tolse e, abbracciati, continuammo a parlare.
Ora, Valeria è una che non sa stare ferma e anche in questa occasione si mosse sopra la mia gamba mentre parlavamo. Era seduta a cavalcioni e quindi la mia coscia era a contatto con la sua intimità e, muovendosi lei, questa mi si sfregava contro, cosa successa altre volte ma senza malizia, invece ora c’era qualcosa di diverso, lo notai da un silenzio improvviso, dai muscoli della sua schiena irrigiditi sotto le mie mani, dal respiro mutato. I suoi movimenti erano costanti, come un metronomo e questa volta era evidente che si spingeva contro di me.
La lasciai fare facendo finta di niente, portando avanti una conversazione insulsa a cui rispondeva a monosillabi. La sentii sospirare mentre si chinava in avanti e appoggiava la testa alla mia spalla. I suoi movimenti ora erano spezzati, le braccia intorno a me serrate, il respiro rotto.
Era una situazione totalmente nuova per me e non sapevo come gestirla. Scelsi di lasciar fare a lei e tenendola stretta l’accompagnai mentre i suoi movimenti si facevano più convulsi e piccoli gemiti le uscivano dalle labbra che vagavano sul mio collo.
La sentii irrigidirsi, spingersi forte contro di me per due, tre, quattro volte e poi fermarsi, le braccia come una morsa intorno al mio petto, un sospiro lungo dalla sua bocca attaccata al mio orecchio. In quei momenti la tenni stretta a me, baciandole a mia volta il collo, lasciandola fare come fosse la cosa più normale del mondo, sostenendola di peso quando si alzò malferma sulle gambe dicendo che doveva andare in bagno.

Una piccola macchiolina sui mie jeans era la prova che non avevo sognato. Valeria mi aveva usato per masturbarsi. Ero sbalordito non risentito, mai avrei pensato ad una cosa del genere. Mi chiedevo cosa sarebbe successo quando fosse tornata, e pur avendo un’erezione (la sua coscia aveva strusciato sulla mia patta per tutto il tempo) decisi ancora di far finta di nulla.
Così quando rientrò nella stanza, ancora un po’ rossa in viso, un’aria ansiosa sul volto, le porsi un bicchiere di vino che avevo versato nel frattempo e ripresi la conversazione abbandonata prima.
Mi guardava incerta, poi con un po’ di malizia accorgendosi del gonfiore del cavallo dei miei pantaloni assolutamente incongruente col tono tranquillo e l’argomento di cui parlavo, poi ancora un’espressione interrogativa e, infine, rilassata.

Chiacchierammo piacevolmente per altri 20 minuti e poi, vista l’ora, mi alzai per congedarmi.

So che c’è chi ora penserà che sono stato pazzo o fesso a comportarmi in questo modo ma veramente il rapporto tra me e Valeria è fatto così, inoltre non avrò mai la certezza che se mi fossi fatto avanti avrebbe accettato, però……… però l’abbraccio un secondo più lungo del necessario quando mi ha accompagnato alla porta e il suo

– Ti voglio bene –

Per salutarmi……….. credetemi, per me vale più di una notte con miss mondo.
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