Mia cognata Maruska by 1948
Summary:

Ecco cosa accade con una cognata gravida che non viene scopata dal marito


Categories: Etero Characters: None
Genres: Racconto
Warnings: None
Challenges:
Series: None
Chapters: 3 Completed: No Word count: 7175 Read: 25525 Published: 13/06/2018 Updated: 21/06/2018
Capitolo 1 by 1948

Si parlava in un giorno di festa invernale a casa dei parenti e dopo pranzo Maruska, mia cognata, chiede a Silvio suo marito, di accompagnarla a casa per prendere una torta che aveva fatto e che per distrazione aveva dimenticato. Lei diceva distrazione ma in realtà la dimenticanza era dovuta al suo stato: era incinta.
Silvio si è opposto ritenendo che per lei fosse uno strapazzo da non fare e non l’ha accompagnata, poi alla fine desistendo le ha detto "prendi la macchina e vai tu se vuoi!”.
Maruska ha preso le chiavi e si avviò imbronciata verso la porta ma è stata bloccata da Manuela dalla sorella che le disse che avrebbe chiesto a me di accompagnarla. Ho accettato volentieri perché con Maruska era sempre un piacere parlare e anche perché, pur restando nei limiti di un corretto comportamento, mia cognata mi era sempre piaciuto averla attorno. Anche le altre sorelle erano belle donne.
Ero felice che di accompagnarla e levandomi dalla sedia ha preso le chiavi dell’auto e ci siamo avviati all’automobile. Nel breve tragitto abbiamo chiacchierato parlando del comportamento di Silvio e della sua testardaggine a non volere andare a casa loro. La chiacchierata è stata breve e di quell’episodio poco simpatico non ne abbiamo più parlato perché lei si è rassegnata emettendo un respiro profondo ed in “Pazienza! Lui è fatto così!”
Arrivati a casa sua, che dista poco più di dieci minuti da casa dei genitori, pensavo di parcheggiare in doppia fila pensando che essendo festa i vigili non avrebbero rilevato l’infrazione; il tempo che serviva a lei per salire e scendere sarebbe stato brevissimo ma lei mi ha detto che avrebbe perso un po’ di tempo a preparare il vassoio e che avrebbe avuto difficoltà con il pancione che già si vedeva bene.
Per facilitarle le cose l’ho accompagnata in casa e mentre lei si dava da fare nel preparare il pacco si è complimentata con me per come trattavo la sorella e per la vita che le consentivo di fare.
Con un tono di invidia mi ha detto che con Silvio la vita non era proprio così rosea come poteva sembrare, che tra loro c’era qualche problema di compatibilità caratteriale e che i bisticci e le incomprensioni aumentavano sempre di più da quando era rimasta incinta.
Maruska è una ragazza di 30anni che finalmente sta realizzando ciò che nella vita sognava da sempre: avere un figlio. Dopo tante discussioni con il marito e tanti periodi no, Maruska e Silvio hanno deciso di cercare questo bambino e anche la loro storia sembra rafforzarsi ogni giorno di più, come ogni giorno cresce la pancia di Maruska. Lei è una ragazza minuta, con un bel fisico, amante della palestra e delle cure personali. Questa gravidanza, oltre ai fattori psicologici, inizialmente l’ha turbata un po’;.il suo fisico stava cambiando ed ora al 6 mese le sue forme cosi dolci iniziavano a farla sentire attraente.
Aveva sempre cercato di mantenere attiva anche la sua intimità con Silvio e proprio lui era piuttosto restio per i timori di provocare danni al bimbo; la vita sessuale un po’ le mancava.
Per incoraggiarla le ho risposto che la vita di coppia ha sempre dei momenti di attrito che si superano se c’è amore “…. ed anche sesso!” ha aggiunto lei.
Quelle parole mi hanno lasciato interdetto e lei, quasi capendo il mio stato d’animo, ha proseguito raccontandomi molte cose da cui ho dedotto che sotto quel punto di vista ha sempre invidiato Manuela perché aveva avuto la fortuna di trovare me e non uno come Silvio che pensa solo a se stesso dando sfogo al suo egoismo.
In casa di Maruska mi sono sentito a disagio ed il mio unico pensiero è stato che quello era lo sfogo di un momento.
Ma non è stato così. Maruska si è avvicinata e guardandomi negli occhi mi chiesto in modo sensuale se potessi darle le attenzioni che riservavo alla sorella.
Che fare? Che dire? Sono rimasto senza parole con la mente in tilt. Ho deglutito e quei minuti mi sono sembrati eterni e mi sono sentito impacciatissimo.
Lei non era come me; era spigliata e mi ha detto con candore “Con Manuela parliamo di tutto ed anche di come vivete il vostro rapporto intimo. Mi ha detto che potevo chiederti di trovare un’intesa tra noi che avrei potuto chiederti di aiutarmi a superare questo momento”
Erano parole pesanti e se ero già muto ora ero anche paralizzato. Era un miracolo che respirassi.
Mi chiedevo “perché la mia Manuela mi cedeva alla sorella?”.
Ma per incanto un movimento lo sapevo fare: avvicinare il mio viso al suo, le mie labbra alle sue per baciarci con delicatezza a suggellare la nostra intesa.
Le sorprese non erano finite e questa era la più inattesa. Infatti ha squillato il telefono: era Manuela che ha chiesto alla sorella di parlare con me “Senti, prima di tornare potete passare a casa a prendere la batteria di ricambio del mio cellulare che si sta scaricando?”
Le ho ricordato che non avevamo mai acquistato batterie di ricambio per il cellulare e lei mi ha risposto “Si, lo so. Ma se guardi bene è nella scatola del carica batterie”
Era un’evidente bugia che mi dato conferma che Manuela mi aveva fatto accompagnare la sorella di proposito.
Per avere una verifica immediata ho preso per mano Maruska e l’ho portata nella sua camera da letto matrimoniale, mi sono seduto sul bordo del letto e le ho detto “Fai uno spogliarello! Ti voglio vedere nuda”
Quell’azione rapida che non le ha dato tempo di replica e non ha protestato ma si è lasciata condurre con facilità forse già pregustando il seguito.
Lentamente ha Iniziato con sensualità a spogliarsi liberandosi di ogni parte dei suoi indumenti finché non è rimasta nuda lì davanti a me.
 Maruska era lì davanti a me, con i suoi capelli bruni e con una quarta da capogiro, con l’indice tra le labbra, la pancia un po’ rigonfia, le mammelle gonfie (se le aveva rifatte con una protesi) con i capezzoli appuntiti e la faccia da troietta.
Era un’immagine troppo attraente ed il mio cazzo reagì cercando di uscire allo scoperto ma con una rapida mossa ci ha pensato la mia bella cognata che si avvicinò sinuosamente ed in modo molto conturbante facendomi metter in piedi e con movimenti lenti mi ha spogliato lasciandomi con il solo pantalone per poi inginocchiarsi ad abbassarlo.
Con voce sensuale sussurrata “Ora capisco il perché Manuela ha sempre quell’aria soddisfatta e felice!” e nel dire queste parole ha abbassato lo slip restando a guardare il mio sesso che puntava dritto verso l’alto e verso di lei invitandola almeno a toccarlo.
E’ stato tutt’uno: l’ho presa per la testa e delicatamente l’ho fatta sollevare ed anche stendere sul letto.
Era una mossa per potermi mettere tra le sue gambe dove ho trovato un qualcosa di meraviglioso sia per i profumi sia per il sapore. Due grandi labbra rosa, non enormi, erano davanti ad un buchetto non più stretto come quello di una vergine, di sicuro l’aveva usato molto. Ho succhiato, leccato, penetrato con le dita quella meravigliosa figa con dolcezza.
Mi ha messo le gambe sulle spalle e le ha utilizzate per agitarsi e sollevarsi al momento dell’orgasmo quando ha anche portato la testa all’indietro emettendo un urlo soffocato.
E’ venuta dandomi in bocca il suo dolce succo di cui non ho perduto neanche una goccia. Mi ha guardato negli occhi e si è sollevata.
Era veramente rapante con quella pancia e le tette gonfie.
Io mi sono disteso sul letto e lei, nonostante fosse gravida, con movimenti rapidi si è letteralmente avventata sul cazzo con foga. Ho sentito le sue mani stringermi delicatamente, quasi fosse una carezza, le palle mentre con l’altra mano mi segava e mi spompinava.
“E a te piacerebbe essere scopata da un maschio con un bell’arnese tra le gambe?”
“Moltissimo” mi ha risposto.
“Ho l’impressione che più di uno e prima si concederà alle tue voglie! Ma non stasera. Stasera sarò io a scoparti. Mi sembra di essere amato da una ragazza vergine. Non credi?”
“Non desidero altro”
“Hai una figa decisamente invitante. Ancora stretta nonostante tutto, ma vedremo di rimediare!”
Maruska ha sospirato avvertendo l’intrusione nella sua rosetta posteriore un dito ma era infiammata, forse da un tentativo di inculata, non riuscita, da parte del marito ed allora ho dirottato il cazzo verso la figa. Con me ha cercato di rilassare i muscoli affinché il varco di entrata della sua vagina si allentasse e potesse meglio accogliere il cazzo che le stavo presentando.
“Spalanca la bocca!” le ho ordinato prima di riempir e Maruska lo ha avvolto con le labbra e la lingua, ingoiandolo fino a che il glande le ha attraversato l’ugola incuneandosi nella gola trattenendo i conati e lo ha succhiato ben insalivandolo.
In quei momenti pensavo che mia cognata fosse più troia di quanto avessi pensato ed allora l’ho attratta a me prendendola per la nuca e l’ho scopata in bocca fino a toglierle il respiro concludendo “Uhm! Sei proprio una bella troia, se mi permetti. Lei di meglio non saprebbe fare. Ora voglio farti mia!”
L’ho montata mantenendo un ritmo elevato, incurante della pancia, spingendomi sempre più al suo interno fino a riempirla con tutta la lunghezza del pene. Maruska ha assecondato le sue spinte agitando il bacino e mugolando moltissimo. Lo monta mi ha portato sull’orlo dell’orgasmo e quando un rivolo di sperma era fuoriuscito ho gridato con tutte le residue forze “Maruska, ti amo!”.
I nostri corpi erano ancora allacciati, scossi dagli ultimi spasmi che erano seguiti all’orgasmo che lei ha raggiunto.
Maruska ha inarcato le reni e serrato le gambe attorno ai miei fianchi, affossando i talloni nelle mie natiche quasi a volermi trattenere il più a lungo e il più a fondo possibile dentro sé.
Mi ha accarezzato la schiena ed i capelli con un gesto che sapeva di gratitudine, mentre cercava di recuperare il ritmo regolare del respiro.
Io, dopo averla energicamente penetrata per un buon quarto d’ora le ho riversato nel profondo del ventre i getti della abbondante eiaculazione e per inerzia continuavo ad andare e venire dentro lei con il mio membro insaziabile, facendola sussultare ancora.
In quei minuti l’avrei voluta vedere con un altro look e le ho detto che mi sarebbe piaciuto se avesse indossato quei suoi sandali da schiava tacco diciotto che la tengono in equilibrio precario, con una gag-ball che le tappava la bocca e i polsi agganciati dietro la nuca all’anello di un collare con il marito Silvio che ci guardava dall’angolo in penombra da dove gli avremmo potuto concesso di assistere al nostro amplesso.
Lei ascoltava attentamente e sospirava dicendo “Magari si potesse fare!”
Eravamo distesi, esausti e appagati, sul letto a due piazze che fino alla notte prima era stato occupato da Silvio e dove ora anche io avevo ormai preso posto accanto a sua moglie.
Maruska, riprendendo il controllo di sé, ha schiuso le palpebre e, con un languido sospiro, ha diretto lo sguardo verso di me che le scostavo alcune ciocche di capelli umidi di sudore sulla fronte
Lei sembrava compiaciuta, persino elettrizzata, nel constatare la mansueta passività con cui si era accoppiata ed io, continuando a studiarla, ho cercato le sue labbra ci ho posato le mie, immergendoci lascivamente la lingua.
Allo stesso tempo mi sono sfilato lentamente dalla sua figa violata e mi sono appoggiato, sfinito, contro lo schienale del letto. Ho circondato con un braccio le sue spalle e richiuso la mano su una sua mammella titillando il capezzolo ancora teso.
Il gesto stava ad indicare che il corpo di Maruska ormai apparteneva anche a me in modo definitivo.
Tutto ad un tratto si è fermata per dirmi “Oggi abbiamo poco tempo ma voglio sentire, almeno per provare, il tuo cazzo dentro di me nel culo, che dici?” e nel dirlo la troietta, affinché fosse chiaro dove voleva che entrassi, si è aperta le natiche mostrandomi l’entrata.
Per evitare conseguenze al figlio che aveva dentro, si è messa sul bordo letto con le gambe larghe e, dopo averla lubrificata molto bene con la saliva, l’ho penetrata senza indugio; ero troppo arrapato per chiedere di più o fare altre domande.
Era ciò che desideravo e lei con la complicità della sorella, mia moglie, aveva realizzato il mio sogno.
Il suo culo mi ha accolto e per quanto mi sembrasse stretto non ho fatto assolutamente fatica ad entrar. Mentre ero dentro si è avvinghiata a me legando le sue gambe dietro la mia schiena.
“Ora sfondami tutta mio bel puledro” a queste parole ho iniziato una cavalcata che le fece uscire dalla bocca cose che mai avrei immaginato di sentire da lei.
Ho continuato a scoparla come un forsennato anche quando ormai non riusciva più a tenere le sue gambe dietro la mia schiena e Maruska è venuta urlando ancora una volta. Quando ho sentito il mio cazzo contrarsi per spararle dentro tutto il mio sperma, lei si è stretta a me nuovamente tanto che non riuscivo più a muovermi ma sono riuscito ad inondarle l’intestino.
Siamo rimasti accoppiati così mentre lei mi mungeva il cazzo per far uscire fino all’ultima goccia della mia sborra.
La conclusione di quel fugace godimento è stata la promessa che mai ci saremmo separati.
Tornati a casa dei miei suoceri fummo accolti con entusiasmo per il dolce che avevamo portato ma anche Manuela aveva da festeggiare chiedendomi se avessi preso la batteria del suo cellulare. Le ho risposto che, pur avendola cercata, ovunque non l’avevo trovata.

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