i racconti di Milu
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Non mi sarei mai immaginato di trovarmi in una situazione del genere.
Io ragazzo di 30 anni, anche se a questa età forse sarebbe meglio dire uomo, felicemente sposato, con una rispettabile carriera in corso… scopare nei bagni di una discoteca con una sconosciuta!
In effetti questa fantasia mi era passata per la mente non poche volte, ma che si sia realizzata proprio in questo modo mi stupisce ancora oggi.

Tutto iniziò con il solito invito al meeting di fine semestre al quale tutto il personale della multinazionale nella quale lavoro viene invitato. Al termine della prima giornata di lavoro, fatta di conteggi, tabelle e prospetti la ditta ci organizzò una bella cena nella sala privata di una discoteca alla moda: buffet in piedi, chiacchiere e musica soffusa a volte sovrastata dal martellare della chiassosa disco suonata al piano inferiore. Stanco delle solite parole con le solite facce di sempre decisi di avventurarmi da solo sulla pista da ballo.
Buona parte dei ragazzi e delle ragazze in pista aveva poco più della metà dei miei anni ed io, non tanto abituato a ballare, ero sicuramente ai loro occhi molto goffo e impacciato.
Ma la pista era veramente piena quella sera e la visione di tutti quei corpi così sudati e seminudi e il contatto casuale con molti di essi avevano finito per eccitarmi.
Poi all’improvviso davanti ami miei occhi si materializzò una scena incredibile: due ragazze, credo appena maggiorenni, che ballavano insieme, talmente vicine che il loro corpi in movimento spesso si confondevano, e le braccia dell’una sembravano quelle dell’altra. Io ero dietro alle spalla di quella che credo conducesse il gioco: me ne accorsi appena lei baciò sul collo la sua compagna di ballo e questa rispose con uno sguardo misto a stupore ed eccitazione. Era evidente che non vi era nulla di programmato e che quel bacio stava per aprire alle ragazze un mondo a loro sconosciuto.
I movimenti delle due si fecero più lenti ed ogni tocco, ogni carezza veniva gustata come se in loro ci fosse la paura che non ne sarebbero seguite altre. Senza rendermene conto mi ero avvicinato molto, forse con l’intento di coprire questa scena agli occhi degli altri, in modo da potermela gustare quasi privatamente.
La ragazza di spalle era evidentemente molto eccitata e a quel punto una strana forza dentro di me mi spinse ad avvicinarmi ulteriormente allungando una mano sul suo sedere: era un culo fantastico, morbido sotto le mie mani ma anche abbastanza sodo da resistere quando dopo la prima carezza decisi di stringerlo con più vigore. Fu quel gesto più prepotente ed improvviso a far capire alla ragazza che la mano non era della sua amica ma la mia. Mi sarei aspettato un gesto di stizza o una frase poco gentile, invece la conduttrice del gioco decise, con mio grande piacere, di proseguire nel ballo e di includere anche il mio corpo in questa sua sensuale danza.
Con le sue mani, calde e sudate, prese le mie e le portò sui suoi seni ed io inizia a palpare vigorosamente le sue giovani tette. I suoi capezzoli erano più duri di quanto avrei mai immaginato e il mio massaggio non potè fare altro che farli rizzare ancora di più. La ragazza voleva fare sesso, io lo volevo… ma la sua amica, dopo una sonora risata… abbandonò il gioco e se ne andò!
Peccato, mi dissi, adesso è tutto finito!
Invece no.
La ragazzina si voltò verso di me, mostrando il suo corpo in modo ancor più sensuale, si strinse a me in mezzo alla pista e, gridandomi nell’orecchio per superare il rumore della discoteca, mi disse: “Voglio scoparti ora, e non accetterò un “no” come risposta.”
Con il poco fiato che mi rimase nella gola risposo di sì e la ragazza mi trascinò verso il bagno.
Io le proposi di uscire dalla discoteca e di venire con me sul mio SUV o nell’Hotel 5 stelle dove ero ospite della mia ditta… ma lei si rifiutò e continuò a trascinarmi verso il cesso. LA ragazza non solo voleva scopare, ma voleva trasgredire, voleva fare la cattiva… gliene avrei dato io l’occasione!
Appena giunti nel bagno mi slacciò la patta dei pantaloni prese in mano il mio pene: una presa sicura e ben fatta… evidentemente la ragazza era più esperta di quanto potessi immaginare. Io la spogliai della maglietta e i sui seni erano davanti ai miei occhi: iniziai a massaggiarli con vigore e vidi che più li maltrattavo più lei si eccitava. Ora volevo passare ad un livello superiore: lasciai i seni e con le mani le cinsi dapprima i fianchi in modo da portarla con il corpo vicino a me, poi con la lingua iniziai a leccarle i capezzoli duri come nocciole mentre usai le mani per sollevarle la gonna e scostarle le mutandine. In un attimo la mia mano era fradicia di umori: Emma (questo era il suo nome) era eccitatissima e con il movimento del bacino mi fece capire che voleva che le massaggiassi il clitoride. Lo trovai subito, duro e umido, iniziai a toccarlo prima dolcemente, poi sempre più intensamente. Emma gridò qualcosa che in quel momento era per me incomprensibile… ma quasi per magia io feci quel che lei mi aveva chiesto… mi misi in ginocchio ed iniziai a leccarla sui genitali… prima le labbra, poi infilai la lingua nella sua vagina e in quella posizione il clitoride era davanti al mio naso. Con la lingua davo delle lappate lunghe e continue fino ad arrivare a titillare con la punta della lingua il suo grilletto… a quel punto lei venne con un grido ed un fremito imbarazzanti: era chiaro che la eccitava sapere di apparire porca a tutte le persone accalcate fuori dal bagno.
Le infilai due dita nella vagina e spinsi con la punta delle dita messe ad uncino sulla parete interna: lei si bloccò per un attimo, quasi per concentrarsi e di nuovo iniziò a divincolarsi e a gemere.
Era venuta da poco ma non ancora soddisfatta decise di inginocchiarsi davanti a me per prenderlo in bocca. A quel punto qualsiasi cosa avesse fatto mi avrebbe fatto raggiungere l’orgasmo in poche mosse: ero talmente eccitato che avevo paura di non poter prolungare quel piacere che mi stava dando. Allora lei prese l’iniziativa e si mise sopra di me, allargando in modo osceno le gambe e infilandosi il mio pene nella vulva. Fu per me una visione celestiale: una figa da paura che mi cavalcava con vigore, con le tette che mi ballonzolavano davanti agli occhi, eccitata come una cagna in calore…
Stavo per venire e glielo gridai. Lei allora, da vera porca, si chinò davanti a me, lo prese in bocca e mi diede gli ultimi colpi di lingua sulla cappella e quando iniziai a venire se lo infilò fino in gola in modo da non perdere nemmeno una goccia del mio sperma.

Dopo essersi pulita le labbra si alzo e solo allora i nosti occhi si incrociarono: eh sì, mi resi conto che ancora non ci eravamo visti in volto in quella pazza serata.



Questo racconto è liberamente ispirato al racconto “La gattina” di EmmaAngel pubblicato sul questo sito e vuole esserne la rilettura in chiave maschile.
Spero di fare cosa gradita all’autore.
sognatore.73@libero.it