i racconti di Milu
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Il piccolo panfilo, lentamente e silenziosamente, si infilò nella profonda insenatura che la splendida costa dalmata gli offriva come rifugio. Dopo dieci ore di navigazione Giuseppe era alla ricerca di un posto tranquillo dove poter gettare l’ancora. Voleva infatti godersi, in solitudine e in intimità, una settimana di totale relax. Non era infatti solo: con lui, infatti, in quel momento addormentata sotto coperta, c’era la sua splendida fidanzata. Ornella, così si chiamava la splendida giovane donna, l’aveva seguito in quella crociera solo dopo che Giuseppe le aveva promesso tanto sole e tanto mare, nessuna imbarcazione nelle vicinanze per evitare i soliti sguardi indiscreti, nessuno schiamazzo di invadenti villeggianti e totale rilassamento.
Quella baia sembrava proprio soddisfare tutti questi desideri. L’ingresso dell’insenatura era infatti celato da una folta vegetazione e da un naturale faraglione: improbabile quindi l’arrivo di altre imbarcazioni nella piccola baia che a sorpresa si allargava appena varcata e aggirata la soglia dell’insenatura. Inoltre lo specchio d’acqua era incorniciato per tutta la sua larghezza da una costa rocciosa alta e ripida che quindi escludeva spiagge raggiungibili da terra. Era perfetta. Fermati i motori al centro della baia Giuseppe buttò l’ancora.
Il rumore dell’ancora che entrava nel mare cristallino svegliò Ornella che raggiunse il suo uomo sul ponte. Era bellissima. Alta, lunghi capelli corvini, enormi occhi azzurri, corpo stupendo, la giovane donna offriva una visione da sogno. Le lunghe gambe affusolate erano coperte a fatica dalla camicia da uomo che usava sempre in barca durante il sonno notturno. L’unico bottone agganciato non poteva però non lasciare scoperte le splendide forme che venivano ulteriormente esaltate dai pizzi e dalla seta del piccolo reggiseno e della ancor più microscopica mutandina che la donna indossava.
“Amore, dove siamo?” chiese ancora assonnata. “Siamo arrivati in un piccolo paradiso – rispose Giuseppe - . Abbiamo superato Dubrovnik e il confine croato da un bel pezzo e penso che siamo già arrivati in Albania”. “Addirittura! Non pensi di essere sceso troppo a sud? L’Albania, e i suoi abitanti mi inquietano un po’ – replicò la donna -. Ho sentito di una brutta avventura passata tempo fa proprie in queste acque da una coppia di turisti milanesi… “.”Ma no, amore – rispose rassicurante Giuseppe - . I tempi sono passati. Anche gli albanesi si sono evoluti…”
Curato ulteriormente l’ormeggio e preparata l’imbarcazione alla sosta, Giuseppe potè finalmente dedicarsi a quello che era il suo passatempo preferito. Prendere il sole sdraiato su uno dei due lettini prendisole che già aveva posizionato sul ponte della barca. Il sole era già alto ed era ansioso di sentire sulla pelle il calore dei suoi raggi. Per meglio assaporare quel tanto atteso momento decise, come spesso faceva, di liberarsi di tutti gli indumenti. “Ornella, non ti dà fastidio se prendo il sole come piace a me, vero?” chiese l’uomo alla donna sapendo che questa, invece, non amava mostrarsi completamente nuda al di fuori della propria camera da letto. “No, amore. Sei però sempre il solito… maialino. Appena puoi ti piace esibirti, sapendo che questo ancora mi imbarazza soprattutto se siamo in barca. Non siamo neppure ancora sposati… Io, lo sai, anche per questo il sole preferisco prenderlo con il mio piccolo bikini. Non mi metto mai nuda poi perché ho sempre paura che qualcuno, magari da terra o da una imbarcazione vicina, mi possa spiare…” “Ma dai – la interruppe sorridendo l’uomo – non vedi che non c’è segno di vita a terra e, per di più, ho scelto questa baia proprio perché non è visibile dal largo e quindi non è raggiungibile da altre barche di turisti.” Si interruppe e si levò gli slip. Liberò così il gran bel cazzo che sempre turbava Ornella e si sdraiò sul lettino incurante del rossore che assalì la fidanzata.
Dopo un paio d’ore, anche la donna sentì il desiderio di curare la propria abbronzatura. Si avvicinò quindi al suo uomo e si adagiò a sua volta sul proprio lettino. La giornata era stupenda. Il sole, altissimo, surriscaldava la pelle della donna. “Fa proprio caldo – disse Ornella - . Devo assolutamente fare un bagno!” “Vai tranquilla – rispose Giuseppe -. Sappi comunque che dopo dovrai fare quella cosa…”Sei sempre il solito… – sussurrò Ornella – . Vedremo…” Ciò detto si tuffò nelle splendide acque. Risalita, dopo essersi asciugata sotto i violenti raggi del sole, diede i primi segni di insofferenza. “Amore, ho deciso di prendere un po’ di sole anche sul seno. Il posto è veramente isolato e non ci sono scocciatori!” “Ma perché me lo chiedi – rispose Giuseppe -. Anzi, se ti fa piacere, il sole lo puoi prendere, per me, anche senza quegli inutili minislip…” “No, amore, lo sai come sono fatta. Non me la sento. Mi puoi chiedere altre cose, ma non questo.””Va bene – concluse l’uomo fingendosi indispettito - . Questo però non vuol dire che non sia giunto il momento di mostrarmi quanto tu sia brava…””Non cambi mai!” rispose fingendosi indispettita la donna. Si alzò e andò a prendere l’abbronzante. Sapeva quello che doveva fare e soprattutto sapeva come sarebbe andata a finire anche questa volta. L’idea, ovviamente, non le dispiaceva affatto ma le piaceva fare la sostenuta.
In attesa di Ornella l’uomo si pose supinamente sul lettino. Socchiuse gli occhi e iniziò a sognare le abili mani della donna che fra poco, per cospargere l’abbronzante, avrebbe accarezzato tutto il suo corpo. Ornella in questa operazione era eccezionale. Il solo pensiero ebbe comunque l’effetto di eccitare a dismisura Giuseppe. Il pene si ingrossò a tal punto da premere dolorosamente sul ventre. Per fortuna la posizione supina sul lettino gli evitava di smascherarsi così presto.
“Sono qui. Posso iniziare?” chiese Ornella che, seppure eccitata, non riusciva mai a nascondere un certo imbarazzo. “Certo, amore, come solo tu sai fare…” La giovane donna, con i due splendidi seni al vento, iniziò quindi ad accarezzare con le mani unte dal profumatissimo abbronzante tutto il corpo nudo di Giuseppe. Le sue dita si infilarono dappertutto e i fremiti che il corpo del maschio non riusciva a trattenere eccitavano la donna. E l’eccitazione non potè più essere nascosta quando la donna chiese all’uomo di girarsi. La visione del pene del suo uomo in piena erezione e la supplica che subito lui le rivolse per un suo amoroso intervento la fece sospirare. Ornella sapeva benissimo cosa doveva fare ma, prima, voleva divertirsi cospargendo con il profumato olio abbronzante tutto il corpo del suo maschio, anche lì…Così facendo, come sempre, l’avrebbe fatto impazzire dal piacere.
Le carezze sempre più lente partirono dai pettorali. Poi le sue attenzioni passarono alle muscolose gambe, dopo aver sorvolato con finta noncuranza la parte del corpo di Giuseppe che solo alla fine avrebbe avuto il piacere di toccare, accarezzare e, perché no, forse anche baciare.
“Eccomi, amore. Adesso finisco il massaggio. Lo so cosa devo fare. Devi avere solo un po’ di pazienza. E, soprattutto, come sai, dovrai avvisarmi prima di… Ti prego, lo sai che non sopporto l’odore e il sapore di quella cosa…”. Fatta la raccomandazione assaltò con tutte e due le mani il cazzo di Giuseppe. Al massaggio subentrò una lentissima e dolcissima masturbazione. Giuseppe stava impazzendo dal piacere. Ad Ornella piaceva segare il suo uomo. Le piaceva vedere il cazzo ingrossarsi sempre di più e la cappella diventare sempre più rossa. E le piaceva soprattutto tenere il maschio sempre sul punto della capitolazione... E anche questa volta con la sua lenta, dolcissima sega volle portare Giuseppe a una tale eccitazione da costringerlo a supplicarla di farlo sborrare. E solo quando vide la cappella inumidirsi e il suo uomo ansimare, si decise di avvicinare la sue labbra al cazzo.
Sapeva benissimo che l’uomo avrebbe resistito solo pochi secondi. “Amore, adesso ti farò quello che a te piace di più. Mi raccomando…” E iniziò a spompinare Giuseppe che trasalì. Ornella divorò tutto il lungo e grosso cazzo del suo uomo. Con la lingua tormentava la cappella e alternava salite e discese lungo tutta la canna del pene. Particolarmente eccitata baciò e leccò pure i testicoli che sentiva pieni di sperma. Ma riprese ben presto con la bocca il dolce su e giù. E, in certi momenti, accolto tra le calde labbra tutto il cazzo si bloccava, con la bocca piena del sesso del suo uomo. Era quello il momento più difficile per Giuseppe. Ornella pensò bene, in uno di questi momenti in cui la sua bocca era riempita da tutto il sesso di Giuseppe, di soffiare. Giuseppe crollò e sentì che il suo cazzo stava per esplodere. Ricordò le raccomandazioni di Ornella e urlò “Sborro, scappa…”. La donna riuscì appena a ritirarsi che una enorme sborrata inondò il suo volto. Non le dava fastidio sentire sul viso il caldo sperma del suo uomo. Non sopportava berlo. E mentre Giuseppe continuava con i suoi fiotti di sborra a inondare il suo bel volto, con i suoi enormi occhi azzurri fissava il volto estasiato dell’uomo. “Mi hai riempito di nuovo di sborra, come volevi tu. Stanotte, però, mi dovrai riempire di nuovo, come lo voglio io, però. Sono tutta bagnata, ma l’orgasmo lo vorrò avere con il tuo cazzo nella mia figa. Ti aspetto a letto, stanotte”. Così fu. Giuseppe volle ringraziare Ornella stantuffandola per oltre un’ora. Anche il buchino del suo splendido culetto fu penetrato più volte. La sborrata in figa che concluse l’amplesso la riempì tutta e la soddisfò. La giovane donna ringraziò il suo uomo e gli promise che il giorno dopo sarebbe stata forse ancora più disinibita, come a lui piaceva.
Il sole riempiva già la cabina dove Ornella, dopo la movimentata notte, dormiva questa volta completamente nuda. E così, poco dopo, si presentò sul ponte della barca dove Giuseppe già stava godendosi i caldi raggi del sole. “Voglio fare un bagno – disse la donna -“. Un tuffo e il mare accolse la splendida femmina. Risalì presto in barca e il suo corpo nudo eccitò per l’ennesima volta Giuseppe. La figa, con il suo curatissimo pelo nerissimo, gli fu offerta in tutto il suo splendore, come pure i due splendidi seni dove i due grandi capezzoli sembravano chiedere lunghi baci e carezze. Ornella era una donna bellissima e nuda faceva perdere la testa a Giuseppe. “Oggi mi sento strana – disse la donna - . La pace che regna qui e la sicurezza di non essere vista da nessuno mi fanno venir la voglia di prendere il sole nuda, come piace a te”. “Finalmente - rispose Giuseppe -. Potrai raccontarlo anche alle amiche che, conoscendoti, non ti crederanno!” La splendida donna, lentamente, si sdraiò sul lettino. La posizione assunta, con il culetto leggermente rialzato, eccitava a dismisura l’uomo che iniziò immediatamente a masturbarsi. “Oh no. Non dirmi che il solo vedermi nuda ti eccita a tal punto!” Sì – rispose ansimante Giuseppe – ma mi basta che tu, mentre mi faccio la sega, mi guardi con i tuoi splendidi occhi azzurri.” ”Se proprio lo vuoi… - sussurrò Ornella che offrì all’uomo la visione del suo corpo nudo e il suo sguardo eccitato. Giuseppe impiegò pochi secondi. La pioggia di sperma, violenta, si sparse sulla schiena e sul culetto della donna che accettò sorridendo l’estemporanea sborrata del suo uomo. “Sei sempre il solito. Se non mi riempi di sperma ogni quattro ore non sei contento” – lo rimproverò amorevolmente Ornella. Si girò sul lettino e decise di fare un riposino, mentre i raggi del sole le baciavano la figa nerissima e i due splendidi abbronzantissimi seni, dove le due bianchissime e piccolissime striscioline ricordavano il reggiseno che l’aveva sempre protetta dal sole e dagli sguardi indiscreti. Giuseppe la imitò.
“Amore, ti prego, svegliati. Presto. Chi sono?” Ornella, mentre Giuseppe dormiva, si era svegliata di soprassalto e le aveva viste, immobili, all’imbocco della baia. “Mi sembra siano due grossi barconi da pesca… - le rispose Giuseppe cercando di tranquillizzarla. Con il cannocchiale cercò di distinguere i due vessilli che sventolavano sull’albero più alto delle due imbarcazioni. “Sono albanesi, ma non mi sembra abbiano intenzione di avvicinarsi” – aggiunse Giuseppe mentre Ornella, precipitosamente, si infilava gli slip e si allacciava il reggiseno. “Amore, non sono tranquilla. Cosa possiamo fare?” “Nulla, ora. Speriamo che riprendano il largo e continuino con la loro pesca”. Neanche l’uomo era però tranquillo. E la preoccupazione si trasformò in paura quando vide che una delle due imbarcazioni iniziò a muoversi in direzione del loro panfilo lasciando l’altro barcone immobile in una posizione che assomigliava molto a quella della sentinella. E la paura si trasformò in terrore quando vide ammainare sull’albero dell’imbarcazione la bandiera albanese e subito dopo alzarsi un vessillo che ben conosceva: quello nero dei pirati. Giuseppe non era armato. Non fece in tempo a scendere sottocoperta per tentare un’improbabile richiesta di aiuto via radio. Il barcone aveva già affiancato il panfilo e i mitra spianati di tre uomini e di una donna gli fecero capire l’inutilità di qualsiasi resistenza. “Amore, ti prego, scappiamo – implorò la giovane donna”. “E’ troppo tardi, ormai” – le rispose Giuseppe - . Spero di convincerli sul magro bottino che potrebbero ricavare da questo abbordaggio”.
In un perfetto italiano fu la donna pirata a parlare per prima. “Faremo presto. Dipende molto da voi e dalla vostra, diciamo, collaborazione. Vi lasceremo la barca e la possibilità di tornarvene a casa solo dopo la consegna di tutto quello che avete di prezioso. Su una barca del genere non devono mancare il denaro e gli oggetti di valore. Tu ad esempio, oltre al bellissimo cazzo che mi stai sfrontatamente esibendo, hai uno stupendo anello. Sarà mio. E la tua donna vorrà regalarci i suoi splendidi gioielli che sicuramente tiene sottocoperta!” Giuseppe, che a differenza di Ornella era rimasto nudo, rispose alla donna che non avevano con sé molto denaro e soprattutto non avevano particolari oggetti preziosi. Non fece in tempo a finire che uno dei tre uomini lo colpì violentemente alla testa con il calcio del mitra. Giuseppe svenne mentre Ornella iniziò a urlare implorando i quattro a lasciarli in pace: ciò che il suo uomo aveva detto era vero. Gli uomini risposero con preoccupanti ghigni accompagnati da sguardi che Ornella finse di non vedere e che la inquietarono moltissimo.
I tre uomini scesero quindi sottocoperta e iniziarono a rovistare dappertutto alla ricerca di tutto quello che loro avrebbero ritenuto di valore. Dopo una interminabile attesa i tre tornarono sul ponte. Il bottino era scarso. Solo poche banconote, carte di credito inutilizzabili e qualche gioiello di scarso valore di Ornella. “Non è possibile!” – urlò la donna-pirata che sembrava fosse effettivamente il capo. “Svegliatelo e legatelo al palo!” ordinò quindi ai tre uomini che scaricarono una secchiata d’acqua su Giuseppe che così si riebbe. Inebetito dovette subire di essere legato nudo al palo della sua barca. Ornella tentò di fermare i tre uomini implorandoli ma fu convinta, sotto la minaccia del mitra a desistere. Non capiva perché il suo uomo era stato legato all’albero in quella posizione. Lo capì subito dopo. La donna-pirata prelevò dal barcone una frusta. Giuseppe, legato al palo offriva la schiena e il suo bel culo alla sua aguzzina. “Allora, mi racconti ora dove tieni i soldi e tutto il resto?” “Non ho nulla di più di quello che hai già trovato, te lo giuro” – rispose flebilmente Giuseppe. E iniziarono le frustate. Tante, violente, umilianti. Ornella era ammutolita perché aveva iniziato a capire che quello era solo l’inizio. Se la donna riservava ciò al suo uomo non osava pensare cosa avrebbero potuto fare a lei i tre uomini. E il supplizio per Giuseppe non era finito. “Inculatelo!” urlò il capo dei pirati. Il più robusto dei tre uomini si avvicinò all’uomo legato. Si abbassò i pantaloni ed esibì un enorme e rugoso cazzo che impressionò la stessa Ornella. Lo avvicinò al buco del culo di Giuseppe e violentemente lo penetrò spingendo il suo prepotente cazzo fino all’intestino della vittima. Giuseppe sospirò per qualche secondo e poi, sfondato, ammutolì. Ma la donna pirata, non soddisfatta, ordinò di slegarlo e di appenderlo al vicino palo portabandiera: voleva anche lei divertirsi. “Voglio far vedere a questa puttana come una donna pirata sa far sborrare un uomo”.”Lascialo, non toccare il mio uomo! Non vi basta quello che gli avete fatto?” “Non ti preoccupare… Vedrai come gli piacerà!” E così facendo iniziò violentemente a masturbare Giuseppe che inutilmente si dimenava. Senza volerlo, ma probabilmente per la strana violenza che stava subendo, raggiunse subito una notevole erezione. Non voleva dare soddisfazione alla sua aguzzina anche per non umiliare Ornella che stava assistendo alla scena. “Dieci secondo e te lo lascio completamente svuotato…” sghignazzò la donna verso Ornella e aumentò ancor di più la velocità del su e giù della pelle del cazzo di Giuseppe. L’uomo non resse. Al primo schizzo la donna pirata lasciò la presa del cazzo, si ritrasse e lasciò la vittima in balia dei suoi sussulti: rimase lì , ridacchiando, a guardare con disprezzo l’uomo che, appeso, spargeva inutilmente la sua bianca sperma sul ponte del suo panfilo. E contemporaneamente, ad Ornella, sghignazzando disse: “Guardalo bene, donna, il tuo uomo, l’ho fatto sborrare come un cavallo...”