i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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“Sono in camera.. sdraiata a letto con il pc appoggiato sulle gambe rialzate.. testa comodamente sprofondata nel cuscino... sento la pioggia ke cade...
leggerissimo sottofondo di Mike Oldfield... leggo e rileggo la tua mail... mi sorgono troppe domande personali ke vorrei farti... “

Domande… risposte…

Migliaia sono le fibre muscolari che attiviamo ogni volta che facciamo un movimento, milioni i neuroni che mandano impulsi… non ne conosciamo né il nome né la forma, eppure ci muoviamo e il nostra locomozione bipede è considerata un miracolo della natura che ci ha portato all’apice della catena alimentare.
Serve allora conoscere il perché delle cose? E’ utile conoscere la biomeccanica del movimento del braccio per abbracciare una donna? Può servire sapere quale parte della lingua ospita i recettori del tatto e del gusto per godere nel baciare?

Sono partito da casa molto presto questa mattina per raggiungerti.
Ci siamo dati appuntante per un aperitivo prima di mezzogiorno in un ristorante scelto a caso.
I nostri occhi si sono incrociati alle 12.30 ma l’imbarazzo del primo incontro ha fatto sì che lo sguardo fosse fuggitivo.

Ora sono di nuovo in viaggio e penso a questo folle pomeriggio passato insieme.

Il primo bacio che mi hai dato all'uscita dal ristorante è stato come tornare adolescenti: un brivido mi è salito lungo la schiena ricordandomi come spesso rinunciamo a dar valore alle cose semplici, basilari. La tua lingua calda ha invaso la mia bocca con prepotenza, ispezionandola, scaldandomi nell’animo, facendo crescere il fuoco che il lungo viaggio per raggiungerti aveva raggelato.
Ti ho fatto salire in auto e ci siamo mossi perché restando fermi avremmo dato troppo nell’occhio.
Mi hai detto nell’orecchio che mi volevi, subito, ed io ho impostato il navigatore verso il motel più vicino. Poi ho appoggiato la mia mano sulla tua, che stava sulla mia gamba. Tu hai preso la mia mano e te la sei portata sulla coscia, spostando in modo brusco la gonna, mettendo in evidenza le autoreggenti e la pelle liscia e morbida.
Hai allargato le gambe facendo risalire la mia mano fino a sfiorare il perizoma che indossi. Non potevo continuare a guidare in queste condizioni, allora ti ho chiesto se volessi che accostassi l’auto. Tu hai detto di no, ti sei ricomposta ma ti sei girata verso di me, allungando la tua mano sul mio torace. Hai slacciato alcuni bottoni della camicia raggiungendo la pelle liscia del mio torace.
Le tue dita hanno accarezzato i miei capezzoli rendendoli duri e corrugati. Ci hai giocato per poco perché abbassando la mano e sei arrivata sul mio addome, hai infilato solo il dito mignolo al di sotto della cintura e con esso sei arrivata a sfiorare i peli pubici fino alla base dell’asta. Hai seguito il mio pene fino alla punta, solleticando con le altre dita la pelle dell’addome. In quella situazione ho faticato parecchio a proseguire il tragitto, ma al termine siamo arrivati al motel. Abbiamo parcheggiato nel box riservato al piano terra, davanti all’ingresso della nostra camera. La saracinesca si è chiusa alle nostre spalle automaticamente e il buio improvviso mi ha reso ancora più impaziente. Mi sono girato verso di te e ho infilato la mano tra le tue cosce baciandoti. Eravamo ancora in auto ma la passione ci aveva travolti entrambi. Tu hai aperto la portiera e hai portato una gamba all’esterno, ti sei messa di traverso e io ho continuato a baciarti da dietro, allungando sempre di più la mia mano verso la tua passerina fradicia di umori. Avevo due dita affondate nella vagina mentre con i pollice sfioravo il clitoride che puntava sotto di esso.
“Scopiamo!” mi hai detto.
Siamo scesi allora dalla macchina correndo verso l’entrata della stanza.
Il letto, la camera, il bagno erano molto più caldi dell’ambiente dove eravamo prima e quindi ci siamo spogliati subito senza quasi toccarci.
Quando ti ho visto in autoreggenti e perizoma io ero già nudo, con l’uccello ormai dritto e duro come una pietra. Tu ti stavi per inginocchiare davanti a me ma io ti ho fermato e ho ripreso a baciarti. Tu hai appoggiato la schiena alla parete e hai alzato una gamba per allargare la tua fessura. Ho scostato il perizoma e in un attimo ho infilato il membro duro nella tua passerina calda. E’ stato come rinascere.
Ti ho scopata in piedi, leccandoti il collo e le orecchie.
Poi ti sei voltata e ti sei messa a con il torace appoggiato ad un tavolo: ti ho scopato a pecorina, fermandomi ogni tanto per non venire e per leccarti da dietro, dandoti ancora più piacere mentre ti infilavo due dita in profondità. Ti ho toccato e leccato il clitoride fino a sentirti chiedermi di fermarmi, ti ho baciato la schiena, i glutei, l’ano… ti ho leccato il buchetto mentre i movimenti del bacino erano stimolati dal dito sul clitoride. Quando hai spinto il sedere verso di me ho infilato nell’ano la punta della lingua e tu, per reazione, lo hai sterro ancora di più, rilasciandolo andare subito dopo… ho iniziato a lappare come un cagnolino tutta la tua natura, partendo dal clitoride, entrando nella vagina, poi la linea del perineo fino al buco del culo, penetrandolo con la punta.
In quel modo sei venuta, con un orgasmo violento e prematuro… il primo di quel lungo pomeriggio passato insieme..

Ora sto guidando e sto tornado verso dove ? verso cosa?
Serve saperlo?

Rimane il ricordo di un pomeriggio folle e l’attesa del prossimo incontro.


Complice1973

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