i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Indice
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Me ne sono reso conto non certo mentre parlavo, perché in quel momento le parole c’erano.
Me ne sono accorto dai silenzi, dagli sguardi che sfuggivano, dalle mani tese, dal tuo collo rigido.
Non è come andare in bicicletta.
La lingua dimentica come articolare certe frasi, la mente fatica a rielaborare tutte le cose che si danno per scontate, specie quando, passata una certa età, si da per scontato quel che si è e ci di dimentica di come vi si è diventati.
Correntemento…
Congelamento..
Correllamento…
CORTEGGIAMENTO!!!!!
Fatico anche a scriverlo, non solo a farlo.
Ti ho visto faticare nel riceverlo, ti ho visto gradualmente abituarti all’idea che qualcuno stia facendo questo a te: donna di 40 anni, felicemente sposata, con figli, una stabilità famigliare costruita nel tempo, cercando nel tuo lui quel che è giusto cercare, chiedendogli quel che è giusto, annientando te stessa quando ti rendi conto che, quel che chiedi al tuo lui, non ti può essere dato. E allora la vita diventa ricca di compromessi reciproci, che con il tempo rinforzano la coppia, la rendono coriacea, solida… ma azzerano il fuoco che brucia nel singolo… un fuoco con il quale oggi ho rischiato di bruciarmi.
Ti ho invitato a pranzo, nella tua pausa dell’ufficio, solo per tranquillizzarti, per farti capire chi sono, come sono, che puoi fidarti di un “autore di racconti erotici”, uno sconosciuto, uno che ti fa un’improvvisata coprendo come un fulmine i 100 km che dividono le vostre due città.
Il tuo profumo mi ha riempito subito le narici, passando attraverso esse, risalendo fino ai neuroni del cervello, innescando una catena sinaptica che ha stampato in modo indelebile nella mia mente il primo dei ricordi, quello più profondo, quello che mi farà girare per strada fissando ogni donna che incontrerò e lo indosserà… sperando di incrociare il tuo sguardo.
Un abbraccio candido, casto, come di due amici che si incontrano, mentre noi sappiamo, ma non vogliamo darlo a vedere, che dietro quella castità si nasconde il fuoco, dietro la candidezza c’è il colore rosso della passione.
Arrivati al parcheggio abbiamo passeggiato lungo la spiaggia alcuni minuti prima di entrare nel ristorante.
C’era tensione nelle mie domande, ce n’era nelle tue risposte.
C’era passione nelle mie proposte, ce n’era nei tuoi “Andrea….”
Ci siamo accomodati a tavola come tante volte ho fatto con colleghi, amici, amiche. Abbiamo pranzato in modo semplice, parlando del più e del meno. Eppure il nostro corpo parlava per noi: io vedevo il tuo imbarazzo, tu vedevi il mio, tutti ci hanno notati e sicuramente se ci fossimo visti allo specchio con occhi lucidi avremmo subito additato quella coppia seduta nell’angolo come “la solita coppia di amanti”.
“Vuole che sul conto indichi un solo coperto?” mi ha suggerito/chiesto il cameriere…
… era proprio così evidente!!!
Siamo usciti e ci siamo messi in macchina.
Il tuo viso mi ha attratto come una calamita.
Ti ho chiesto se potevo darti un piccolo bacio… un abbraccio… come due adolescenti ci siamo cercati, ci siamo trovati… e come un adolescente ho riscoperto il piacere delle labbra che si avvicinano, della bocca che si schiude, delle lingue che si incontrano e giocano l’una con l’altra, la passione che sale. Le mie mani che iniziano a percorrere il tuo corpo. Timide si tengono alla larga dai punti che maggiormente vorrebbero toccare: non in quel momento, non in quel luogo!
Hai sollevato la testa verso l’alto, mostrandomi il collo come il cane perdente mostra la giugulare al vincitore: eri mia in quel momento… eri abbandonata al mio desiderio… mostrandoti così, succube della mia volontà, mi hai investito della responsabilità di fermarmi.
Ci siamo guardati in viso e mi hai chiesto di spostarci dal parcheggio del ristorante.
Ho sperato mi chiedessi di portarti in un motel. Ho imposto al mio animo irruente di non insistere sulle mie intenzioni.
Ci siamo mossi con la macchina cercando di fuggire dalla condizione in cui ci eravamo cacciati: due amanti in un parcheggio che si baciano e si abbandonano alla passione…. NO! Non era questo che avevo pensato. Non è questo che tu ti meriti. Non è questo il primo ricordo che voglio lasciare della nostra relazione.
Ogni posto che abbiamo intravisto, vuoi nella boscaglia, vuoi sul lungo lago, vuoi lungo la strada non ci è sembrato adatto. Forse perché quel che stavamo facendo non era adatto… forse perché io non sapevo quel che volevi tu, tu non sapevi dove volevo arrivare io!
Ho fermato la macchina lungo la strada e ci siamo avvicinati ad una spiaggia sufficientemente frequentata da non essere spudoratamente libera, ma abbastanza grande da permetterci di non essere visti da tutti.
Ci siamo seduti in riva al lago, ma questa volta il discorso non è stato più un “tanto per parlare”: quel momento era passato, quel che di te volevo sapere me lo avevi già detto nelle mail precedenti e nei discorsi durante il pranzo.
- Sei ancora agitata? -
- non solo quello -
- Sei eccitata? -
- Molto -
- Sai cosa vorrei fare con te! -
- Sì, ma mi si accende una lampadina in testa che dice “FOLLIA… FOLLIA…” -
Ho appoggiato la mano sulla tua gamba, non l’ho spostata da quella posizione per tutto il tempo, resistendo alla tentazione di invadere pubblicamente la tua intimità alla ricerca dell’isola di piacere che sogno ormai da mesi.
- Sai che vorrei portarti in una stanza, chiudere il mondo fuori, lasciare che i rumori esterni non coprano il suono del tuo respiro.
Ti farei sdraiare per poterti coccolare, prenderei i tuoi piedi, con delicatezza, li accarezzerei in ogni loro piega, prenderei ogni dito e lo tirerei verso di me, farei lo stesso con il piede e poi la gamba, seguendo la tecnica del massaggio shiaztu per farti rilassare.
Premerei i palmi delle mie mani sui tuoi arti, sulla tua schiena, facendoti capire quel’è la forza del mio desiderio.
Inizierei a massaggiarti i piedi, poi i polpacci, poi il ginocchio, le cosce…
Il tuo corpo mi apparirebbe come un libro dove scrivere il mio racconto erotico più bello.
Accarezzerei delicatamente i glutei e percorrerei il tuo corpo verso l’alto e poi verso le braccia, fino ad arrivare alle mani.
E di nuovo a massaggiarti prima una mano, poi un’altra, gli avambracci e le braccia fino alle ascelle.
Sfiorerei i seno schiacciato dal peso del tuo corpo e riprenderei a massaggiarti le cosce, i glutei, con maggiore insistenza.
Ripartirei dal basso insinuando le mani tra le cosce, che si schiuderebbero per permettermi di arrivare alla tua passerina.
Se nuda, la vedrei grondare di umori, se ancora coperta la sentirei gridare perché la si liberi dalla sofferenza di rimanere imprigionata e non poter essere liberamente toccata.
Ti spoglierei e ti girerei, per riprendere il massaggio ancora di piedi e mani, riempiendoti il collo e le labbra di baci.
Tornerei a giocare con le mani sul tuo corpo come un bambino gioca con il Didò.
Toccherei il tuo seno, lo bacerei… prenderei il capezzolo in bocca e lo leccherei a lungo, fino a sentirlo irrigidirsi.. gli girerei intorno con la punta della lingua, soffermandomi su ogni rugosità, ispezionandole una ad una come un cieco che legge l’alfabeto Braille. Un capezzolo piccolo, duro, un seno piccolo ma sodo… il mio sogno!
Mi metterei al tuo fianco, sdraiato vicino a te con il mio volto rivolto verso la tua natura, metterei il mio membro duro davanti ai tuoi occhi. Potrà piacerti, potrà schifarti, potrai avere il desiderio di toccarlo e baciarlo come potrai provare rigetto e girarti: potrai fare quel che vorrai. Io inizierei a baciarti l’ombelico, il monte di venere, ti farei mettere sopra di me per permettermi di avere la tua natura davanti a i miei occhi, allargherei il tuo fiore con le mani per farne emergere i petali carnosi, raccogliere con le dita il nettare che ne uscirebbe, lo userei per preparare la tua passera a ricevere la mia lingua.
Tornerei a baciati l’addome, poi le grandi labbra, poi le piccole, poi leccherei il perineo…

e punterei il timer dell’orologio…
Con le dita ti toccherei prima delicatamente attorno all’ano, poi aggiungerei maggiore pressione, userei i pollici contemporaneamente su tutta la zona tra l’ano e la vagina, entrando in essa per lubrificarmi ed uscendo per tornare a stimolarti come vuoi tu. Poi con la lingua ti penetrerei fino a soffocare, uscendo dalla vagina e risalendo di nuovo fino all’ano, entrando con la punta…
E così facendo….-

Mi hai detto – Basta –
Non hai voluto che continuassi.
Ho intervallato il mio racconto con casti baci sulle tue labbra
Ho continuato ad accarezzarti dolcemente sui piedi, sulle gambe…
Avrei voluto strapparti i vestiti e toccarti dove non mi è concesso…
Avrei voluto assaggiare i tuoi umori perché anche il loro sapore mi rimanesse impresso per sempre nella mente..
Avrei voluto…




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