i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Indice
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Il mio istruttore di massaggi rilassanti mi aveva proposto la lettura di un capitolo specifico del libro di testo sul quale stavamo studiando per il corso: Il massaggio come strumento di erotismo: rischi e metodiche.
Il gergo tecnico utilizzato dall’autore aveva reso la lettura del capitolo molto fluida, interessante ma soprattutto utile. Nel testo si descriveva in modo esplicito i tipi di massaggio che provocavano, oltre al piacere fisico, l’ eccitazione sessuale, dando al lettore i suggerimenti migliori per evitare di trovarsi in situazioni imbarazzanti durante il massaggio di un paziente.
Ovviamente il libro di testo menzionava i punti erogeni e i movimenti ad essi correlati come complicazione del normale massaggio, come fraintendimento dei messaggi che le mani del massaggiatore trasmettono al corpo del paziente…insomma da evitare assolutamente.
Lessi il capitolo con passione, tutto di un fiato, imparai i termini e i punti riportati nel capitolo come era mia abitudine in modo didattico, numerandoli in ordine di importanza. Ero sempre stato il primo della classe e sapevo che il mio istruttore avrebbe voluto che io anche in quell’occasione non
mi smentissi.
Il giorno seguente mi presentai alla lezione come al solito preparato ad essere interrogato ma il professore evitò per tutto la mattinata di rivolgere domande alla classe che riguardassero quel capitolo, anzi… non parlò proprio del capitolo né dei suoi contenuti. Al termine della sessione del mattino mi avvicinai al tavolo del relatore e gli chiesi se per caso non avessi sbagliato io ad intendere il numero del capitolo o il libro. Il professore mi rassicurò dicendo che aveva dato il
compito di studiare quella parte solo al me. Al momento non capii, ma il tutor mi disse che il pomeriggio, nella sessione pratica, avrei capito il motivo.
La pausa di mezzogiorno passò rapida come al solito (alle 13.00 finiva la parte di teoria, alle 14.30 iniziava il tirocinio pratico) e, puntuale come al solito, mi presentai nella sala pratica.
Appena entrato l’insegnate presentò il lavoro del pomeriggio, divise come sempre la classe in coppie nelle quali gli allievi si alternavano nel ruolo di massaggiatore e paziente. Eravamo dispari quel giorno e il professore chiese a me di rimanere solo e che, se avessi voluto, avrei potuto spostarmi nella seconda sala pratica per eseguire delle terapie reali su un paziente del suo studio privato.
Non era la prima volta che succedeva: il professore amava illustrare il proprio operato direttamente sui suoi pazienti reali, guadagnandone anche in prestigio personale nei confronti della sua clientela.
Lo seguii senza indugi nello studio privato che aveva sede nella palazzina a fianco, entrai, mi preparai eseguendo il lavaggio sociale delle mani, misi il camice e mi preparai ad accogliere il paziente che stava parlando con il professore nella sala d’attesa.
Entrarono dopo pochi minuti e i miei occhi rimasero subito incantati dalla bellezza del viso della donna che da li a poco sarebbe diventata mia paziente. Era una signora sulla quarantina, Abbastanza alta, ben vestita con una gonna lunga e una camicetta bianca leggera, vista la stagione estiva avanzata. La donna si accomodò prima sulla sedia giusto il tempo per i saluti cordiali del professore e miei, poi andò dietro il paravento, si spogliò, indossò le mutandine in tessuto/non/tessuto monouso, il telo bianco e ritornò alla mia vista.
Ora, così stretta dentro il telo salvaprivacy, il suo corpo appariva ai miei occhi più chiaramente: il seno era sicuramente di una misura abbondante, terza o quarta, i fianchi proporzionati al resto del corpo, il viso sorridente… gli occhi che si incrociarono con i miei erano gli occhi decisi di una donna che non aveva alcun timore a spogliarsi davanti a due uomini…
Si sdraio sul lettino prona, seguendo le indicazioni del professore che disse:
“Prego, Andrea, ecco la tua paziente. Richiede un massaggio rilassante e defatigante degli arti inferiori e uno specifico tonificante ai glutei”
Guardai il corpo della donna e mi resi conto che dei massaggi richiesti nessuno poteva avere una funzione migliorativa né sulle gambe, lisce e muscolose, né sui sodi glutei.
Era un corpo stupendo, il più bello che avessi mai potuto toccare per lavoro o per piacere.
Iniziai il massaggio come da manuale, partendo dai polpacci, risalii verso il cavo popliteo secondo i tempi corretti per favorire il linfodredaggio, poi le cosce, poi i gluetei.
Il massaggio a paziente prono si svolse regolarmente, ma mi resi conto che la donna era particolarmente rilassata, serena, accoglieva con dolcezza ogni mio commento e ordine, rispondeva con voce dolce e quasi ansimante alle mie domande di rito “In questo punto ha dolore?” “Trova sollievo da questo massaggio?”.
Il professore, che aveva seguito da vicino il mio operato diede l’ordine alla paziente di girarsi supina. Lei eseguì ma, al contrario del consueto modo pudico delle pazienti che avevo fino ad allora incontrato, si mosse in modo molto provocatorio e sensuale. Prima sul fianco lasciò cadere il telo che avrebbe dovuto coprirle il seno, poi, facendo un movimento del bacino, allargò le gambe lasciandomi intravedere i pochi peli della passerina attraverso il mini perizoma monouso che indossava. Rimase con le gambe ben aperte per alcuni istanti dopo di che, rivolgendosi a me e guardandomi fisso negli occhi mi chiese: “In che posizione mi preferisce?”
L’eccitazione mista ad imbarazzo mi fecero arrossire vistosamente e per alcuni incalcolabili istanti l’adrenalina invase il mio cervello rendendomi incapace di qualsiasi reazione.
Il professore con fare lascivo si appoggiò con i gomiti al lettino alle spalle della donna, le sussurrò nell’orecchio facendosi sentire da me “Te lo avevo detto che è il mio migliore allievo: ha delle mani d’oro!”
Poi si rivolse a me
“Andrea, ora ti chiedo di ripensare al capitolo che hai studiato ieri e di applicare quanto hai appreso per fare un massaggio erotico alla paziente…”
“Ma professore, nel libro si parlava come evitare gli inconvenienti…”
“No… il libro parlava di zone erogene, di movimenti piacevoli e stimolanti… ora tu devi unire il sapere della tua mente, la tecnica delle tue mani e il passione del tuo cuore per dare piacere ad una donna che te lo chiede!”
Non me lo feci ripetere due volte. Come una scintilla nella mia mente si ricostruirono i passaggi riportati nel libro: primo punto… secondo punto…
Le mie mani iniziarono a percorre il corpo della donna alla ricerca del piacere suo di ricevere, mio di fare…
Iniziai accarezzandole prima con delicatezza, poi con maggior decisione le singole dita dei piedi, le piante dei piedi… mi misi a fianco del lettino e, mentre con una mano le accarezzavo dolcemente il volto, con l’altra risalivo sempre più audacemente prima il polpaccio, poi l’interno coscia fino ad insinuarmi con le dita sotto il piccolo perizoma ormai intriso di umori. Mi fermai e cambiai lato per ripetere l’operazione ripartendo dalla caviglia, e via e via fino a raggiungere nuovamente l’interno coscia completamente spalancato alle mie mani.
La donna assecondava ogni mio movimento con la danza del suo corpo che sembrava essere costruito apposta per essere massaggiato.
Smisi nuovamente di toccarle l’interno coscia e ripresi il massaggio dal collo, le spalle… contornai i grossi seni con le mie mani spingendoli verso l’alto raggiungendo i capezzoli con i palmi… solo in ultimo chiusi i bottoncini ormai durissimi tra dito e medio facendoli ruotare tra le dita provovado così un fremito inconfondibile di piacere.
Con una mano ripresi a massaggiare prima un seno alla volta, mentre con l’ altra iniziai a premere vesro il basso trovando resistenza sugli addominali muscolosi. Con movimenti circolari contornai la zona dell’ombelico e raggiunsi l’osso pubico.
Sentivo il respiro della donna farsi sempre più irregolare mano a mano avvicinavo le dita alla fessura delle labbra…
Nel frattempo il professore di era avvicinato alla donna e aveva iniziato a baciarle il viso, la bocca… il bacio era appassionato.. sensuale… usava la lingua per massaggiarle la bocca… il viso…
Lei ormai era in balia dei nostri tocchi.
Le tagliai i nastri laterali del perizoma e la lasciai completamente nuda sul lettino.
Lei aprì le gambe e finalmente io tornai ad accarezzarle con due mani l’ interno cosicia, fino a raggiungere con i pollici le grandi labbra che allargai fino a far fiorire la rosa rossa e carnosa che vi si nascondeva.
Gli umori grondavano dalla passera sul lettino, con una carezza raccolsi il liquido lungo il perineo, mi bagnai le dita ed iniziai ad infilarle nella vagina che accolse con il suo calore prima il medio, l’anulare, l’indice… la scopai con la mano per lunghissimi attimi, mentre con il palmo premevo sul
clitoride che vi spingeva contro… Lei con una mano mi accarezza la schiena, le natiche, passo al di sotto del camice e si intrufolò nei miei vestiti… con l’altra mano stava aveva iniziato a masturbare il professore che nel frattempo si era spogliato e si stava dedicando al massaggio erotico dei capezzoli e della parte superiore del corpo.
Mi girai per vedere meglio la scena mentre continuavo ad entrare e uscire dalla figa bollente con la mano… lei mi disse di togliermi i pantaloni ed io eseguii. Mi spogliai in un attimo, per la paura che l’ interruzione del massaggio spegnesse la passione che la invadeva e lei, appena vite il mio uccello all’altezza dei suoi occhi lo accolse nella bocca per tutta la lunghezza.
Ripresi a masturbarla mentre lei mi stringeva con una mano i testicoli e con la lingua percorrenva l’asta… la cappella… di nuovo l’asta e poi.. giù tutto fino a raggiungere con la fronte il mio addome.
La sentii venire tra le mie mani più volte mentre lei si dedicava ora al mio uccello ora a quello del professore… i suo respiro si fermava per qualche istante mentre l’addome, contorcendosi e contraendosi, espelleva come una spugna gli umori sulle mie mani…
Il professore volle iniziò a massaggiare anch’esso le parti intime della donna, allora io mi spostai ai piedi del lettino, la feci scivolare verso il basso, le feci spalancare ancora meglio le gambe ed inizia a baciarla partendo dal perineo, l’ano… vi infilai la punta della lingua con prepotenza, vincendo la resistenza che lo sfintere opponeva… poi risalii più volte verso il clitoride trovandolo rigido e carnoso… la mia lingua si infiltrava dove la mano del professore mi lasciava libertà di muovermi…
Diedi delle lappate a volte lunghe e larghe, a volte rapide con la sola punta della lingua… mi infilai più profondamente possibile nella vagina fino a raggiungere la parete ruvida superiore… leccai avidamente ogni goccia di umore che si riversava fuori da essa…
Sentii il professore emettere dei gemiti e la ragazza ritrarre il pene dalla bocca appena in tempo per spruzzarsi sui seni tutto il seme prodotto… poi riprese a succhiare l’uccello fino a spremerlo di ogni goccia…
Mi fece cenno che voleva anche me ed io tornai a farmi spompinare da quella bocca calda ed accogliente. Sentii salire in me il desiderio coprirle il corpo di seme ma il trattamento che mi riservè fu invece più profondo e generoso…

Continuammo questo massaggio erotico per circa un’ora, nella quale tutti raggiungemmo l’orgasmo più volte.

Ancora oggi leggo e rileggo i passaggi del quel libro di testo: un regalo particolare che il professore volle fare al primo della classe.
Da allora ho cambiato il mio modo di essere uomo al servizio del corpo della donna.

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