i racconti di Milu
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Indice
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Stavo riaccompagnando a casa Alida. Era stata cena con noi e si era fatto tardi. A Lea era venuto mal di testa e la riaccompagnavo da solo. Alida era una nostra amica, una donna simpaticissima, un bel viso sorridente. Grossa di corporatura, grandi seni, culo grande, ma alta più di me.
Per manovrare il cambio strusciai con la mano sul suo coscione.
“Lo hai fatto apposta?” chiese.
“Ma no.”
“Che peccato!”, disse, e scoppiò a ridere.
Sotto casa sua, prima di scendere, mi prese il viso per darmi un bacio sulla guancia. Ebbi la tentazione di toccarle i seni.
“Lo hai fatto apposta?” chiese di nuovo.
“Si”
“Finalmente!” disse e rise di nuovo.

“Viene anche Alida con noi. Andiamo con la sua auto. So che ti fa piacere, ci farà compagnia.”
Andavamo a passare qualche giorno al mare, nonostante era ancora inverno. Una pensioncina che Lea aveva trovato sul web.
Partimmo venerdì sera. Stavamo seduti tutti e tre davanti, Alida fra noi due. Guidavo al buio, Lea si era addormentata. Vicino a me sentivo il profumo del corpo di Alida e talvolta, per manovrare il cambio, toccavo col gomito il suo seno. Sentivo la sua coscia contro la mia, mi piaceva sentire quel corpo vicino nel buio. Lei muovendosi mi urtava col seno contro il braccio e sentivo che premeva per farmelo sentire. Poi sentii la punta delle sue dita che sfioravano la mia coscia. Quel contatto silenzioso e clandestino mi eccitava, si stabiliva una strana complicità nel contatto dei nostri corpi.
E sentii la punta delle sue dita che mi sfioravano la patta.
“Posso?” mi sussurrò. Non risposi e lei continuò, stringendo un po’ il mio cazzo semiduro sulla stoffa dei pantaloni.
“E’ bello – sussurrò vicina al mio orecchio – lo sento grosso e forte.”. Poi mi slacciò un bottone della camicia ed infilò la sua mano morbida carezzandomi sui capezzoli. Slacciò un altro bottone per toccarmi meglio: carezzava con dolcezza, sfiorando i capezzoli col palmo della mano.
“Ferma – le dissi – Lea….”
“Dorme – mi soffiò nell’orecchio – e poi non è gelosa di me.”
“Potrebbe sentirti”
“No, dorme. E poi che c’è di male? Le ho sempre detto che mi piacevi e lei ridendo mi rispondeva: provaci. No, non direbbe niente, la conosco. E’ stata lei ad insistere perché venissi anch’io, ed è stata lei a volermi far sedere vicino a te. Mi prendo un po’ di confidenza, che male c’è?”
Il fatto era che mi aveva provocato un’erezione violenta, lei se ne era accorta ed era compiaciuta.
“Se riesco ad eccitarti allora possiamo farlo. Lo faremo prima o poi, pensaci.”

Arrivammo alla pensione. Si respirava aria di mare. Venne ad aprirci la padrona, un donnone enorme, molto alta, scura di capelli e con un viso duro. Quando mi strinse la mano sentii la sua forza. Ci aveva preparato due camere affiancate e che comunicavano tramite una porta.

Lea dormiva, aveva di nuovo emicrania. Ero svegli e, nel silenzio, si sentiva sol il leggero andare della risacca. Poi avvertii un suono, qualcosa. Mi alzai silenziosamente per non svegliare Lea e presi le sigarette. Lo udii di nuovo. Veniva dall'altra stanza la stanza di Alidia. Mi avvicinai alla porta e sentii il respiro corto, ansioso e qualche piccolo "oh". Non cerano dubbi, si stava masturbando. La porta non era chiusa a chiave, eravao nel buio, e provai a pingerla un pò col piede. Attrverso una stretta fessura potei guardare, ma anchelì era buio; ma a poco a poco i miei occhi si abituavano a vedere e lentamente potei distinguere il profilo di Alida,seduta sulla sponda del letto. Stava a cosce larghe e vedevo il movimento della mano che spingeva le dita tra le cosce. i cadde il pacchetto di sigarette dalla mano, fece un lieve rumore. Io rimasi immobile. Ed allora Alidia accese l'abat-jour. Rimase dov'era, come stava, a cosce larghe ma senza la mano davanti. Voleva che la guardassi ed infatti si girò lentamente affinchè la uce della lampada illuminasse ciò che voleva che io vedessi, la sua fica circondata da peli scuri e lucidi. Allargò ancora le ginocchia per mostrarsi meglio. Io avevo una erezione forte, mi eccitava quel suo voler farsi guardare. Sentii Lea che sigirava nel letto. Ero immobile, trattenevo il respido, ma non riuscivo a staccare lo sguardo dalle grosse cosce di Alida e dalla sua fica. Lei sapeva che ero lì, c'era una complicità nel suo mostrarsi. E riprese a masturbarsi lentamente, con un solo dito affinchè la mano non nascondesse la fica. Lea si girò ancora nel letto facendo frusciare le lenzuola. Riaccostai la porta.
Il mattino dopo facemmo una passeggiata sulla spiaggia, al vento. Alida ogni tanti cer cava un contatto col mio corpo. erano allegre. Quando fummo soli per un attimo, mi disse:
"Mi hai vista? Si, vero? Era per te."

Dpo pranzo le ragazze andarono di sopra. Mi trattenni nella hall per il caffè. La padrona della pensione mi mostrava simpatia. Avevo colto il suo sguardo su di me. Mi servi il caffè e mi sorrise con la sua bocca larga con le labbra spesse. Era piuttosto dura di fisionomia, con lineamenti marcati e forti, e portava i capelli scuri legati dietro la nuca.
"Vuole altro? - mi chiese - mi dica sempre tutto ciò che desidera, tutto." e disse l'ultima parola con una strana intensità, come per farmi capire la sua totale disponibilità. Sorrise ancora.

Lea soffriva ancora di emicrania. La trovai a letto con la fronte fasciata da un foulard.
"Vai di là - mi disse - fai compagnia ad Alida. Io non mi sento. Chiudimi la porta e fai silenzio."
Andai nell'altra stanza e chiusi la porta. Alidia era in bagno, ma aveva lasciata la porta del bagno socchiusa. Sbirciai. Stava seduta sul bidet lasciando scorrere l'acqua fredda sulla fica.
Aspettai che uscisse. Indossava una tura ginnica che non nascondeva il suo corpo grassotttello e lasciava vedere i suoi seni che pendevano sul petto sotto la stoffa. Mise il dito indice sulle labbra, per dirmi di non fare rumore. Mi venne vicina e si alzò la tuta scoprendo i suoi seni.
"Adesso puoi vedermi meglio. Toccali."
A veva seni grossi, molto belli, e una pelle liscia e morbida. BAciai i suoi grossi capezzoli e lei tirò indietro le spalle per offrirmi il suo petto. Glieli succhiai un poco. Poi ebbi la tentazione di morderglieli.
Mi sussurrò: "Avanti, fallo."
"Cosa", risposi"
"Quello che ti è venuto l'istinto di fare. Mordimi."
Le presi un seno tra le mani e portai il capezzolo alla mia bocca. Strinsi i denti delicatamente; lei aveva un'espressione contratt, gli occhi stretti per concentrarsi e sopportare il dolore. Strinsi ancora. Lei reggeva le mie mani che tenevano il seno, strinsi ancora e la sentti tremare, ma mi accarezzò nei capelli.
"Ancora un poco" disse. Strinsi i denti, lei tremava come una foglia.
"L'altro adesso. Ma non più di così. Quando te lo farò io ti farò morire di libidine."
Aveva i segn dei miei denti sui seni. "Il dolore mi resterà per qualche ora e continuerà ad eccitarmi."
Poi mi abbassò il pigiama, si inginocchiò, prese il mio cazzo duro in bocca e lo succhiò forte. Si rialzò e volle baciarmi col sapore del mio cazzo nella bocca.
"Lo vorrei dentro - mi disse - ma ora non possiamo." poi ci pensò su ed aggiunse. "non ancora."
"Che stai pensando?" le chiesi
"Lea. Se lo accettasse...."
"E come pensi di convincerla?"
"Vestiti ed esci. Lasciami sol con lei".

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Quando lui fu uscito Alida entrò nella stanza di Lea. Si avvicinò al letto, le prese il viso tra le mani e la baciò nella bocca.
"A che punto sei?" chiese Lea
"E' quasi fatta. Lo accetterà. Lo avremo entrambe ma noi potremo stare insieme ogni volta che lo vogliamo. Lui non sa del nostro lesbo e bisogna che ce lo portiamo lentamente, un passo per volta."
"Vieni qui adesso. Profittiamo che non c'è."
Lea stava già nuda nel letto, Alida si spogliò.
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Scesi nella hall e chiesi un caffè. Stavo seduto ad un tavolino con lo sguardo sul mare, cercavo di pensare ed avevo ancora in me l'eccitazione repressa per i seni di Alida. S i avvicinò la padrona.
"Vuole altro? - disse - Che altro posso fare per lei?"
"Lei è già così gentile."
"Si, e Lei è un bel ragazzo, forse intelligente, ma così ingenuo..."
"Non capisco."
"Lei non vede ciò che accade davanti a Lei. I cinesi dicevano che il miglior nascondiglio è sotto l'occhio. Ma a volte occorre un occhio esercitato per vedere."
"Mi faccia capire....non comprendo."
"Bene, ragioniamo per ipotesi. Lei vuol bene alla sua ragazza?"
"Si, certo"
"E fino a che punto? Cosa sarebbe disposto a fare per vederla felice? Tutto?"
"Si"
"Proprio tutto? Vediamo se è così. Supponiamo che Lei si accorga che la sua ragazza, è solo una ipotesi, ami Lei ed ami anche un'altra persona."
"Vuol dire che mi tradirebbe?"
"No. Le ho detto che ami Lei ed ami anche un'altra persona. Che ami due persone e le ami veramente. Non ho parlato di tradimento."
"Ma come potrebbe amare due uomini allo stesso modo?"
"E se non fosse un uomo? Ci pensi, mi risponda dopo che ci ha pensato. Sarebbe disposto ad accettarlo? Lei ha detto tutto. Anche questo?"
"Non so cosa dirle. ' una cosa a cui non avevo mai pensato. Ma è solo una ipotesi.Un rapporto lesbo?"
"Per la donna è quasi naturale. Molte donne lo fanno perchè è piacevole e soddisfa. Si - disse lei - solo una ipotesi. Mi chiami se ha bisogno di me, quando vuole, quando lo vuole."
Disse le ultime tre parole con uno strano accento di complicità.

Lea stava meglio. Scendendo le scale mi disse all'orecchio: "Stasera devi ridarmi tutto quello che mi sono persa ieri sera, ti voglio."
Cenammo fuori e rientrammo presto, faceva freddo. Passando per la hallo, mentre le ragazze salivano incrociai la padrona. Mi sorrise, quasi con tenerezza. Era un donnone grosso ed alto, massiccia, un viso quasi maschile, ma avevo simpatia per lei, qualcosa che mi induceva a scambiare confidenze ed amicizia. La salutai e lei mi poggiò la sua grossa mano sulla spalla. "Dorma bene, se ha bisogno di me mi chiami, quando vuole, quando lo vuole."

Mentre ci spogliavamo sentivamo Alida canticchiare.
"E' simpatica, disse Lea, una vera amica. A te piace?"
"Si, dissi, anche a me è simpatica."
"Non fare l'ingenuo, non dicevo in questo senso. Volevo dire come donna."
"Perchè me lo chiedi?"
"Perchè tu a lei piaci molto. Stasera sherzando mio ha detto se ti prestavo. "
"E tu cosa hai risposto?"
"Ho detto si. Ma non scherzavo. Di lei non sarei gelosa."
Avevo il cervello in ebollizione, cominciavo a non capirci più nulla. Ci mettemmo a letto, nudi. Cominciammo a baciarci, a toccarci, le stavo succhiando i seni e lei mi masturbava dolcemente.
"Sai che non scherzavo? dimmi, quante volte hai sognato di farlo con due donne?"
"Beh.. sono fantasie."
"..già...e magari anche vedere le due donne che lo fanno tra loro. Avanti, dimmelo. Ti piacerebbe provarlo una volta tanto."
"Lea....ma..."
"Vi ho sentiti oggi, ho sbirciato attraverso la porta, ti piaceva proprio. E sai che reazione ho avuto? Avanti indovina"
Non risposi.
"Beh, mi sono masturbata e sono venuta. Mi piaceva guardarvi. Ecco la verità."
Mi prese il viso tra le mani e mi baciò con tanta dolcezza. “Eri un amore mentre la mordevi, ed anche lei, così cicciotella e così passionale. Mi avete fatta venire e ne ho voglia ogni volta che ci ripenso. Peccato che vi siete fermati. Voglio fartelo fare, ma anche con me. Ci stai? Avanti, dì di si; giochiamo un po’ insieme ad Alidia."
Mentre lo diceva mi eccitava con la mano, mi pressaca il suo corpo contro, sentivo i suoi seni sul petto. Ero eccitato e lei sapeva che quando lo ero poteva farmi fare quello che voleva.
"Lo vuoi, vero? Ci stai pensando e ti eccita da morire, E allora voglio farti felice, facciamolo. Aspetta qui, te la porto nel nostro letto.”
Era buio pesto. Sentii Lea che mi carezzava sul viso e mi baciava. Poi mi sussurrò all’orecchio “Lei è qui, lasciala giocare con noi.” E sentii la mano grassoccia di Alidia sul mio cazzo.
“E’ bello vero?” disse Lea
“Un amore” le rispose Alidia
Lea stava col viso vicino al mio, distesa accanto a me, mi baciava, mi carezzava. sentivo le mani di Alida sulle mie cosce, sul mio petto, prendeva in mano i miei tresticoli, mi baciava negli inguini. Poi prese il mio cazzo, lo scappellò e poggiò le sue labbra sul glande.
"Rilassati - disse Lea - abbandonati alle sue carezze. E vidi uma mano di Alidia poggiata sulla cosia di Lea.
Poi Alidia si avvicinò ai nostri volti. Mi baciò in bocca mentre Lea mi carezzava il viso, un bacio lunghissimo. Lea carezzava anche il suo volto.
"Lo vorrei anch'io un bacio così" - disse Lea, e Alidia le prese il viso nemma mano e la baciò.
"Tu non sei geloso di me? - mi chiese - E' solo un gioco di donne."
Ero al limite della libidine; mi misi su Lea e le alzai le cosce. Mentre la chiavavo fortissimo lei mi disse: "Non venire adesso, chiava anche lei."
Alida vicino a noi baciava me e poi baciava lei. Allungò una mano per sfirare il mio cazzo che entrava ed usciva. Poi le prese il clitoride e cominciò a masturbara mentre io la chiavavo. Lea venne con degli spasmi molto forti.
"Che bello - disse - come siete stati bravi, tutti e due. Tocca a te adesso, disse rivolta ad Alida.
Alla fioca luce dell'abat-jour A lida si tolse i pantaloni della tuta.
"Fatemi venire voi . Sono troppo eccitata."
Si sedette sulla poltrona e poggiò le cosce sui braccioli. Aveva tutta la fica aperta, i peli bagnati di umori, le labbra rosse e sporgenti e si tirava i capezzoli con forza.
Lea mi prese per mano, mi tirava in basso per farmi inginocchiare davanti alla fica di Alida.
"Toccala - disse - avanti, non essere timido." Ma fu lei a guidare la mia mano.
"Falle sentire tenerezza, avanti, baciala nelle labbra. Falla sentire sicua di piacerti."
La penetrai con un dito, poi con due, era tutta aperta e bagnata. Lea mi spinse sulla nuca fino a farmela toccare con le labbra. Ed allora cominciai così com mi veniva dalle sensazioni che quella grossa fica mi dava. Le mordicchiai le grandi labbra, poi gliele strinsi tra pollice ed indice, Il clitoride usci fuori, grosso come un dito, lungo un paio di centimetri. Glielo succhiai, poi cominciai a morderlo delicatamente. Lei ansimava, godeva a sentire quelle stimolazioni. Lea continuava ad accarezzarmi sulle spalle, sulla testa. Le succhiai le piccole labbra, lunghe come piccole tendine.LA penetra cercando il suo punto G. Tastavo la sua vagina col polpastrello del dito medio e in punto lei ebbe un sobbalzo. Allora premetti e cominciai astrofinarla lì, mentre col pollice le carezzavo il clitoride.. Alida respirava forte, succhiava aria coi denti, si dibatteva e si tirava i capezzoli fino a far allungare i suoi seni. Lea le andò vicina e la baciò. "Chiava adesso - mi disse - è quasi pronta per venire.
Ma mentre la chiavavo Lea si dispose dietro di me. spingeva insieme a me col petto sulle mi spalle e mi carezzava le natiche. Stavo venedo anch'io e fu allora che lei mi mise il tagli della mano tra le natiche. Alida venne come una forsennata appena prima di me , venni sentendo le contrazioni della sua fica e la carezza dolce di Lea tra le natiche, una strana senzazione, ma bella, mi piacque.