i racconti di Milu
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[ - ] Stampante Capitolo or Storia
Indice
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La vidi nella metropolitana. Era seduta di fronte a me, una donna matura, capelli argentati e cortissimi, occhiali colorati, Indossava un impermeabile bianco con un foulard rosso alla gola. Vidi le mani, grandi e forti, troppo per una donna, e la sua mascella dura e volitiva. Non capivo perchè mi piacesse guardarla. Quando si lazò vidi che era molto alta, più di me che sono alto 1,83 m. Nello scendere il macchinista del teno diede un colpo di freno facendoci perdere l'equilibrio, lei si aggrappò istintivamente a me che ero il più vicino.
Fuori dalla stazione mi accorsi di avere perso un bottone dell'impermeabile.
Accadde qualche giorno dopo. Ero in un bar a prendere un caffè al banco. Entrarono lei ed una sua amica anch'essa alta e piuttosto grossa di corporatuta. La riconobbi: lo stesso impermeabile e lo stesso foulard. La sua amica stava tra noi e , per distrazione, prese la mia acqua.
"Oh, mi scusi "- disse quando lei le fece notare la cosa.
" Meno male che non eravamo in metropolitana, altrimenti ci avrei rimesso un altro bottone."
Si guardarono stupite, poi lei scoppiò a ridere.
"E' lei il padrone di quel bottone che mi sono ritrovata in mano?"
"Si, e vorrei farle causa."
Scoppiarono a ridere.
"Beh, disse lei, troviamo un accordo. Posso risarcirla?"
Feci cenno al cameriere di addebbitarmi le consumazioni.
"No, risposi ,vorrei combattere con lei."
Risero ancora.
"Ed è sicuro di riuscire a vincere?"
"Non avrebbe importanza, il bello sarebbe combattere."
La sua amica non si tratteneva dal ridere.
"Lei è un tipo...." disse
"Si - disse lei - un tipo singolare. Chi è? che lavoro fa? e perchè va in giro da solo di domenica mattina?"
Fu quell'ultima domanda a farmi pensare, in seguito. Parlammo ancora un pò, erano simpatiche e cordiali. Ci salutammo fuori al bar.
"Tenga - mi disse - nel caso decida di citarmi per il bottone" e mi diede un biglietto da visita.
Fu qualche giorno dopo, cercando qualcosa nella giacca che ritrovai il biglietto:
"Carla T... Dermatologa - Specialista in Malattie Veneree"
A vevo desiderio di incontrarla di nuovo, non sapevo spiegarmelo, e tentennai parecchio. Non volevo espormi ad una figuraccia, ma alla fine capii di non avere scelta.
Al telefono mi rispose la segretaria.
"La Dottoressa è in visita. Chi devo dire?"
"La Dottoressa non mi conosce, Le chieda se è possibile oggi a fine studio. Sa, è urgente."
Dopo poco mi disse.
"Va bene. Alle 20"
Aspettai ancora mezz'ora nella sala d'attesa dello studio. Poi la segretaria mi fece cenno.
"Venga avanti. Ah! E' lei! Ma guarda!"
"Beh, dissi, sa..."
"Non si imbarazzi, sono un medico. Mi dica tutto."
"Sa, ho avuto un rapporto.... non protetto ...e sono preoccupato"
"Quanto tempo fa?"
"Una settimana"
"Avverte sintomi"
"No, nessuno"
"Che tipo di rapporto era? Avanti, non si blocchi. Vaginale, anale, orale?"
"Orale"
Lei sorrise. "Da una settimana ha detto? e non ha sintomi? Febre? Segni evidenti? Mi lasci controllare." Poi ci pensò su e disse" Ecco come ha perso il bottone!Le si è aggrapata adosso!"
Non riuscii a rimanere serio. "Si scopra, abbassi tutto... e pensi ad altro."
La visita fu molto imbarazzante; si infilò i guanti, prese il mio pene in mano sotto la lampada. Guardava con attenzione: "Cerco segni di lesioni - disse - Dopo una settimana si vede già un principio di infezione in certe malattie"Guardò l'attaccatura del glande all'asta con grande scrupolo, con una lente di ingrandimento. Poi prese i testicoli nelle mani. Muoveva le dita per vedere se vi fosse varicocele - mi spiegò. La visita si protraeva ed io stavo con pantaloni e slip abbasati sul lettino. In un movimento mi sfiorò con il petto. Da sotto l'impermeabile non potevo vedere che aveva seni piccoli, quasi inesistenti ed il maglione sotto il camice aperto era senza i rilievi dei seni. Ma aveva un bel culo, grosso , perchè anche le cosce erano grosse.
Mi rivestii e la raggiunsi alla scrivania.
"Ma non poteva trovare una scusa più economica per incontrarmi? Le costerà 80 euro, lei è sanissimo e penso che quel rapporto orale non sia mai avvenuto."
"Non avevo altre risorse, mi è venuto in mente solo questo."
Sorrise. "Avrò 10 o 15 anni più di lei. Lei andrebbe in giro con una vecchia zitella?"
"Beh, se lei fosse il mio dermatologo, si."
"Che vuole da me?"
"Non lo so. So che avevo desiderio di rivederla, tutto qui. E non mi chieda perchè, non saprei risponderle."
Era passata un'ora.
"Beh adesso mi aiuta a chiudere, visto che mi ha fatto fare tardi."
"Tardi per cosa?"
"Per niente - disse lei - sono sola."
Abitava qualche isolato più avanti, l'accompagnai a piedi. Fac eva freddo gelido.
Ad un certo punto la sentii rabbrividire. "Mi scusi" dissi e le toccai il viso; era gelato. Mi tolsi la mia sciarpa e gliela misi alla gola. Rimase stupida da quel gesto, mi guardò senza dire nulla. Eravamo arrivati.
"Dovrò rivederla - dissi - adesso mi deve un bottone ed una sciarpa."
Fece un gesto strano: allungò una mano e mi carezzò il viso. Poi entrò nel portone.
La chiamai quel sabato.
"Chi è lei?" finse di non riconoscermi
"Telefono per una sciarpa"
"Gliela ricompro, anzi gliene ricompro due. Quella no. Ci dormo con quella sciarpa."
"Voglio vederti."
"Alle quattro. Il bar lo conosci"

Entrò nel bar, io stavo ad un tavolino; cappotto blù e la mia sciarpa al collo. Si sedette, aprì il cappotto su un maglione rosa di lana soffice, Sorrise. Ordinò un caffè. Rimanemmo a guardarci senza parlare per qualche minuto. Non era bellisima, era più grande di me, ma mi piaceva da morire.
"Sei molto elegante con quella cravatta"
"Dovevo incontrare una signora e ci tenevo che mi vedesse elegante."
"Perchè? Vuoi conquistarla?"
"Veramente è lei che mi ha già conquistato."
Si divertiva sempre alle mie battute, rise. Dopo un pò uscimmo a passeggiare.
Non parlavamo, non trovavo il coraggio di metterle una mano sulla spalla come volevo. Lei si fermò e mi chiese a muso duro:
"Che vuoi da me?"
"Tutto". Non l'avevo pensata quella risposta, mi era venuta d'istinto.
"Tutto?"
"Si. I tuoi pensieri, le tue emozioni, le tue sensibilità, le tue fantasie, le tue pulsioni, i tuoi sogni, le tue angosce, le tue emozioni, i tuoi desideri, il tuo corpo. Tutto."
Non si aspettva una simile risposta. Rimase a guardarmi con lo tesso sguardo di quando le avevo messo al collo la mia sciarpa, interdetta.
"Perchè me?" disse a bassa voce.
"Non lo so, non ce l'ho una risposta razionale e logica per questo. Potrebbe risponderti la mia anima se riesci a parlarle."
Eravamo emozionati e lei si strigeva al collo la mia sciarpa. Eravamo quasi davanti al portone di casa sua.
"Vieni da me" disse.

Nell'ascensore ci demmo un bacio disperato, come se volessimo strapparci l'uno con l'altra l'anima e la vita dal corpo. Sentivo le sue mani, grandi e forti, che mi stringevano con un desiderio di possesso quasi violento. Mentre mi baciava mi mise le mani nei capelli. Abitava in un attico all'ultimo piano, non vi erano altri appartamenti. Ma stemmo ancora due minuti a baiarci prima che aprissimo la porta.
"Voglio dirtelo adesso. Io sono molto possessiva e gelosa....e molto vendicativa. E di ciò che mi appartiene faccio ciò che voglio."
Le tolsi il maglione. Non portava reggiseni, I suoi sei erano due grossi spuntoni che le uscivano dal petto, con un capezzolo grosso e scuro. Glieli baciai; ma poi preso dall'istinto glieli succhiai con voracità. Volevo sentirla dentro di me. Lei chiuse gli occhi mentre glielo facevo, aspirava a denti stretti, con libidine. Le abbassai i pantaloni di velluto per tocc arle le cosce grosse e forti ed il suo culo grande. Lei mi baciava sul collo. Poi mi allontanò per darmi modo di spogliarmi e si mise nel letto caldo di termocoperta.
Ci perdemmo in un mare di baci, di tenerezze, di carezze lascive . Sentivo le sue mani sul mio corpo, sul mio petto, sulle mie cosce. Prese in mio cazzo e lo strinse, forte, mi accarezzò i testioli, li prese in una mano stringendoli dolcemente. Toccai la sua fica dai peli scuri, lucidi ed ispidi. Sentii sotto le dita le sue grossee carnose grandi labbra, cercai il suo clitoride, le penetrai con le dita. Avevamo troppo desiderio di conoscerci, di goderci e non facemmo subito l'amore. Andammo avanti così per circa un quarto d'ora mentre in noi andava crescendo un desideri smisurato di possederci. Scostai la coperta.
"Apriti.Voglio vederti."
Lei aprì le cosce. "Guardami, allora. Adoro essere guardata con desiderio da un uomo."
Mi inginocchiai sul tappeto e la feci girare con le gambe fuori dal letto. Poi le aprii di più le ginocchia. Volevo farla godere, sentirla godere, volevo sapere com'era lei nell'orgasmo. Le baciai le cosce, nell'interno, sentendo sul viso i peli della sua fica. Poi le baciai gli inguini. Reagì con un brivido di libidine sentendo la mia lingua che le percorreva gli inguini ed istintivamente divaricò ancora di più le cosce tirando le ginocchia con le mani. Le mordicchiai dolcemente le grandi labbra in tutta la loro lunghezza, una per volta, tenendole tra le dita. Era stordita dal desiderio, si dibatteva. Poi le passai la lingua bagnata nel solco tra le grandi e piccole labbra, comiciò ad ansimare. La sua fica cominciava a bagnari, la sentivo madida di umori. Le strinsi le labbra della fica tra le dita delle mie mani e le feci scivolare più volte le une sulle altre. Arrivai al clitoride, un bellissimo clitoride che fuoriusciva dalle labbra di almeo due centimetri, grosso come la punta delle sue grosse dita. Glielo succhiai dolcemente e poi le diedi piccoli morsi, e lo succiai ancora. Glielo schiaffeggiai con la lingua e glielo battei con le dita. Infine cominciai a lecarele le piccole labbra penetrandola con la lingua. La sentii sudata, ansimante, affaticata dal piacere.
"Cerca il mio punto G con le dita" mi disse. La penetrai prima col dito medio, delicatamente, spingendolo dentro lentamente. Lo tenevo col popastrello in alto e lo facevo scorrele lungo la sua vagina.
"Quì" mi disse ad u certo punto e vidi che il mio dito era dentro di lei almeno per tre quarti. Allora cominciai a farlo scorrere su quel punto, a premere, ad accarezzare con piccoli movimenti avanti ed indietro. Vidi che cominciava a spingersi in avanti nell'incoscio desiderio di aiutarmi a farla venire. Ma i movimenti del suo bacino diventavano sempre più forti, mi veniva incontro come volesse sbattermi sul viso la sua fica. A llora introdussi anche l'indice, lo incrociai col medio eripresi a succhiarle il clito. Venne sbattendosi col bacino, con convulsioni fortissime e con prodondi sospiri. "Ancora - diceva -ancora, più forte. Amore mio, che bello, che piacere che mi stai dando."
Ebbe forti contrazioni per il suo orgasmo ed allora la penetrai.
"Si - disse -adeso si. Chiavami forte, chiavami fino in fondo, tutta, tutta."
Io la chiavavo con piccoli colpi profondi. Tre o quattro colpi e poi lo tiravo fuori e la penetravo di nuovo. Mi piaceva sentire la sua fica che si allargava sotto la pressione del mio cazzo, sentire come entrava nel suo corpo, sentire la sua fica che si stringeva quando uscivo. Lei ebbe un secondo orgasmo e fu più forte del primo.
"Chiavami, ancora, sto per venire. Vienimi dentro, lo voglio dentro di me il tuo sperma, Vienimi dentro e spingilo in fondo mentre vieni, fammelo sentire sull'utero."
E quasi subito dopo di lei venni anch'io, spingendoglielo forte dentro mentre le mi accarezzava il viso.

Era venerdì, la chiamai.
"Che c'è?" mi rispose con aria superba.
"C'è che sono tre giorni che non ti vedo. Hai avuto il telefonino guasto ed allo studio mi risponde sempre la segretaria. Perchè mi respingi?"
"Scusami, sono sconvolta da ciò che abbiamo vissuto l'altra notte. Mi perdo nelle sensazioni, ed ho paura. Se dovesse finire ...."
"Io sto qui a disperarmi per non vederti e tu mi dici questo?"
Chiusi il telefono con rabbia.
Era sera tardi. Avevo passato un pomeriggio da cane, senza neppure la voglia di radermi. Non mi ero neppure cambiato la camicia. Un pomeriggio che mio aveva abbrutito. Avevo pena, mi sentivo respinto, escluso, scartato. A 35 anni sentirsi così è davvaro pesante. Non avevo cenato ed avevo fumato senza interrompermi. Non sapevo che fare.
Bussarono al citofono, non risposi, non volevo vedere nessuno.
Dopo alcuni minuti bussarono alla porta. Non volevo alzarmi, non volevo visite. Alla fine, data l'insistenza, andai ad aprire. Lei era davanti a me.
Mi guardò nello stato in cui ero, guardò la mia espressione. La feci entrare: Non si tolse neppure il cappotto, mi prese e mi baciò quasi con violenza. "Non voglio perderti" disse.