i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Qualche anno fa ho abitato a Brescia per motivi di lavoro: una città che apparentemente sembra una gelida e poco passionale città del Nord, invece mi sono reso conto capitano dei fatti incredibili.
Ero solito frequentare un centro estetico della prima periferia per farmi dei massaggi, la scusa era quella che questi massaggi mi aiutavano a rillasarmi dallo stress lavorativo, il motivo vero era invece che mi piaceva la massagiatrice un bel bocconcino di vent’anni, sempre molto elegante, con delle tette non grossissime, ma molto sexy e una passerina che i ben informati dicevano talmente ben depilata e curata che era tutta da gustare, come si fa con un dolce fragrante e appetitoso.
Cercai di aver più informazioni su come agganciare Rosa chiedendolo al titolare del centro estetico un tale di nome Giuseppe di cui ero diventato amico e lui mi disse che da quel che si sapeva Rosa era bissex si faceva Max l’uomo di fatica di un impresa di trasporti, ma non era no fidanzati lo usava solo per fare sesso, anzi qualche amica mi disse l’uomo diceva che Rosa lo definiva una persona valida solo in mezzo alle gambe, il resto è da eliminare. Quello che mi interessava però me lo disse alla fine ossia che a Rosa interessava una cinesina di nome che era titolare di un negozio di abbigliamento che gestiva con il marito lungo il corso.
Decisi allora di pedinare Rosa da una certa distanza e vedevo che spesso entrava nel negozio e chiedeva di provare degli abiti abbastanza spesso per vedere la cinesina da più vicino. Seppi dal barista vicino che la ragazza si chiamava Xiau Lu e che aveva capelli castano chiaro, tettone straripanti.
Dopo un po’ mi feci coraggio e dissi a Rosa che l’avevo vista che era infatuata dalla cinesina e che avevo visto come la guardava, e che potrei raccontare a tutti che era lesbica. Lei mi pregò di non rovinarla e io le proposi che oltre a non riferire la cosa le avrei dato una mano con la cinesina se faceva diventare il suo max spetttaore dei rapporti sessuali che avremmo avuto insieme. Rosa mi disse che non c’era problema e che lo avrebbe convinto tanto l’unica parte ben riuscita di Max era l’uccello per il resto il padreterno doveva essersene dimenticato. Due giorni dopo Rosa mi chiamò dicendomi di aver convinto Max ad assistere ai nostri amplessi l’unica concessione che aveva dovuto fargli era la possibilità di farsi una sega, mentre noi trombavamo.
Il grande appuntamento era previsto per la sera seguente a casa mia alle otto. Sulle otto e un quarto arrivarono Max e Rosa. Max si spogliò e si sedette sulla sedia adiacente al letto col suo bel cazzo già duro per la situazione contro la sua volontà, infatti sapeva che quella che sperava potesse diventare la sua ragazza avrebbe scopato con un altro davanti ai suoi occhi, l’umiliazione dell’eccitazione per una prestazione da segaiolo la sentiva tutta.
Per umiliarlo ancora di più si rivolgemmo con le faccie verso di lui mentre scopavamo. Cominciai leccando le gambe lisce e morbide di Rosa, poi le tolsi le mutandine con la bocca e presi a leccarle la passerina, con lente ma decise slinguettate. Salendo le morsicai il clitoride e Rosa cominciò a diventare un lago. Salendo le leccai l’ombelico e su su fino ad arrivare al regiseno. Pizzicai i capezzoli con le unghie e vidi quasi subito essi ergersi come dei piccoli cazzetti. A vedere questa scena il cazzo di Max cominciò ad ergersi tanto che sentì la necessità di farsi una sega, con la mano andava forte su e giù. Cominciai a strusciare il cazzo contro la fighetta di Rosa per farle sentire come è fatto e iniziai a penetrarla con forza. Lei cominciò a urlare come una pazza guardando in faccia con evidente disprezzo Max che si segava. Le misi l’uccello in bocca e cominciai a pompare come se stessi scopandole la bocca e urlando a Max guarda la tua ragazza come mi pompa bene segaiolo, in realtà avrei dovuto vergognarmi di me stesso di trattarlo in questa maniera ma non lo feci, l’eccitazione era troppa. Preso dalla foga girai Rosa e la inculai come una vacca senza neanche lubrificarle il sederino, mi fai male urlava con voce poca convinta. Dopo un po’ le sborrai tutto il mio nettare nel sederino e la obbligai a ingoiarlo con la sua bocca.
Note finali:
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