i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy Video Chat | Gay Cam | Messenger - NEW |

[ - ] Stampante Capitolo or Storia
Indice
- Text Size +

Si era fatto tardi e la messa era già cominciata, nel raggiungere mia madre misi il ciondolo nel fazzoletto e nel farlo lo guardai: era un cornetto di corallo, incastonato in una corona d’ oro.
Aveva la particolarità di essere biforcuto, insomma dalla radice i corni che si sviluppavano erano due e si aprivano come una “V”, ed entrambi erano ricurvi e appuntiti, di un rosso scuro … fascinoso.
Feci tutto come lei mi aveva istruito, spezzai l’ ostia e la infilai nello stesso fazzoletto col corno biforcuto.
Intorno al fazzoletto ci tenevo il vecchio pezzetto di pergamena.

Due giorni dopo venne lo zio, erano quasi le otto di sera.
Si sedette sul divano per seguire una partita di pallone … si fece portare qualcosa da mangiare, poi, mentre mi allontanavo, mi diede una pacca sul sedere, ridendo sguaiatamente e disse: - Piccola, questa sera un'altra lezione per te, dici a tua madre di tenersi pronta … Stasera dovrai vedere come lo si piglia in bocca, capito? –
Scappai in cucina, cercando la protezione di mia madre.
Il pensiero di vedere ancora il pene grosso e gonfio dello zio però, mi faceva trasalire e la mente mi riportava il profumo particolare di quel suo seme biancastro.
Sapevo che si chiamava sperma e che l’ uomo lo cacciava quando era eccitato dalla donna.
Quando la partita fu finita, lo zio ci chiamò sul divano, al suo fianco.
Mia madre cercò di intercedere affinché io potessi andare di là, ma lui era deciso e la fece tacere.
- Vieni adesso, siediti sul divano e togliti le mutande, presto –
Lei era soggiogata da lui e non si ribellò. Si tolse la gonna e la poggiò ordinatamente su una sedia, poi si sfilò le mutandine bianche e restò davanti a noi col sesso esposto.
Era molto bella, molto giovanile, non aveva un filo di cellulite.
Ma non era eccitante, posso dirlo ora col senno di poi, si comportava come una bella bambola, ma senza l’ anima … probabilmente, capii col tempo, anche perché odiava quell’ uomo rozzo e cattivo.

Lo zio, mi disse di guardare e di imparare, e questa cosa lo dovette eccitare molto.
Si abbassò i pantaloni e rimise fuori il grosso uccello ritto e puntato verso l’ alto.
Stando vicino sentii il caldo odore dell’ orina e del sudore, era chiaro che non si era lavato, infatti chiese a mia madre di leccargli bene il bastone e di lavarglielo con la bocca, succhiando tutto l’ umido umore e lo smegma, intorno alla testa.
Mia madre lo accontentò con molta solerzia, soprattutto per far si che lui non si fissasse su di me e di conseguenza non mi mettesse le mani addosso.
Io guardavo, ipnotizzata dalla scena, cominciavo di nuovo a sentirmi eccitata e, meccanicamente, mi strusciavo con la mia figa sul bordo della sedia, cercando di non farmi notare.
Mia madre lavorava la testa del pene, grossa e rossa, mentre lo zio le toccava i buchi di sotto e glieli penetrava con le dita.
- Adesso, ragazza mia – disse rivolto a me – hai veduto come si pulisce il mio “coso” - e me lo passò a pochi centimetri dal viso, lucido e durissimo – ora ti faccio vedere come lo chiavo in bocca a tua madre per raggiungere il piacere. –
Vide che lo guardavo imbambolata - Ti piace? –aggiunse ridendo.
Mia madre lo implorò di lasciarmi stare, ma lui non insistette, però mi guardava per studiare le mie reazioni.
Io intanto cominciavo a preoccuparmi dell’ orario e volevo che lo zio arrivasse presto, avevo paura che per la mezzanotte, ancora non dormissero tutti, in tal caso non avrei potuto recarmi nuda, sotto la Luna.
Lui intanto fece sedere mia mamma sul divano e poi ci montò sopra, in piedi, appoggiando le mani alla parete, disse: - Vieni e prendilo in tutto in bocca, ho visto fare così in un film. –
Mia madre ubbidiente si sporse in avanti e prese in bocca il cazzo di mio zio.
Per vedere meglio mi spostati di fronte a loro e lo spettacolo era conturbante, vedevo il fallo grosso e largo che scendeva nella bocca di mamma e le palle che le sbattevano sulle labbra. Sembrava proprio un pistone di carne che saliva e scendeva, cadenzato.
Lo zio si voltò e si accorse della mia curiosità morbosa, allora si prese le palle con una mano e le spostò di lato, affinché vedessi meglio il membro mentre la penetrava.
Mia madre sussultava sotto i colpi, soprattutto quelli profondi.
Lei aveva la testa verso l’ alto e non riusciva a tenere gli occhi chiusi perché le lacrime le uscivano spontanee, per il senso di soffocamento che la invadeva ogni volta che lo zio si fermava, con tutto il pene infisso in bocca.
Vedevo chiaramente, la gola di mia madre che si gonfiava per fare spazio a quella capocchia spropositata.
Lo zio pompava come una trivella che scende fino in fondo, poi si voltò, verso di me e mi chiese imperioso: - Tra poco caccio la sperma, la ricordi? Comanda tu cosa vuoi che ne faccio? Esprimi il tuo desiderio, Giovannella! – quella domanda mi colse di sorpresa, ma ritenni giusto rispondere rapidamente, ricordando che dopo venuto, l’ altra volta lo zio era andato a dormire; quindi dissi semplicemente: - Voglio che glielo spremi in bocca, come un succo. – poi aggiunsi: - sempre che alla mamma non dispiace! –
Lei grugnì in modo acquoso, piena come era di saliva: infatti fili di bava densa e lucente, scendevano ogni tanto dalla bocca e le scorrevano sulla figa, aperta, poi tra le cosce morbidissime.
Fece cenno con le mani che andava bene, come volesse dire: “Ok, non c’ è problema, continua pure”.
Tutto quell’ armeggiare con interesse intorno all’ argomento del suo cazzo, fece arrizzare ancor di più lo zio, che non resistette ancora molto: mise solo la testa del pene in bocca a mamma e cominciò ad emettere lo sperma, come una fontanella lattiginosa.
Mi accorsi della sborrata, perché lo zio vibrava e affannava, mentre mia mamma soffocava e la sborra trasbordava dalle labbra in varie direzioni.
Ancora quell’ odore, mi inebriò come un elixir, non potevo trattenermi, mi girava la testa dalla voglia di assaggiarla, così mi sporsi in avanti e baciai mia madre sulle labbra, chinandomi con semplicità, mentre la baciavo leccavo dalla sua bocca lo sperma bianco e opalescente.
Solo a sentirne il sapore, me ne venni in una forma di soddisfazione del corpo e dello spirito, che poi scoprii essere: un orgasmo.
Mio zio si sedette sul divano al fianco di mamma e strabuzzò gli occhi a vedermi baciare la bocca di mia madre, piena di sborra ... mia madre invece piangeva sommessamente. Sapeva che l’ escalation del peccato non si sarebbe fermata tanto facilmente per la nostra famiglia.
Lo zio, assonnato, sazio di sesso e un po’ ubriaco, la spinse lontano chiamandola uccello del malaugurio!
Note finali:
Se la storia di Giovanna vi appassiona iscrivetevi alla newsletter , sarete avvisati ad ogni prossima uscita, grazie.
Iscriviti inviando una mail a: giessestory@gmail.com