i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

[ - ] Stampante Capitolo or Storia
Indice
- Text Size +



Forse il grassone, doveva consegnare qualcosa o aveva bisogno della consulenza di Osvaldo per qualche problema di lavoro.
Allora decise che era meglio aspettare in casa, ma con un guizzo di furbizia, non si fermò dabbasso, per non essere visto immediatamente e per scrutare meglio che intenzioni avessero.
Si spostò rapidamente di sopra, da dove avrebbe potuto sentire perfettamente cosa si dicevano, per poi scendere da loro, appena la moglie lo avrebbe chiamato.
Un pensiero assurdo e impossibile gli attraversò la mente: un tradimento?
Ma no, era del tutto inconcepibile!
C’ era tutto il mondo a disposizione per farsi fottere da chi le pareva, ma qui, a casa, sapeva perfettamente che il marito c’ era o ci sarebbe stato a momenti ... a meno che ... ma non volle nemmeno concretizzare un pensiero tanto incredibile.
Aspettò nell’ ombra per qualche minuto: cinque, sei ... poi sette e otto.
Ma quanto cazzo ci mettevano ad entrare in casa, cosa avevano mai da dirsi in giardino?
Eppure, niente!
I minuti passavano, ma non arrivava nessuno.
Allora gli venne un idea.
Uscì dal balcone e raggiunse, con lo scaletto, il terrazzo delle antenne, da lì, come già sapeva, era possibile avere una visuale perfetta del parco dall’ alto senza pericolo di essere visto.
Si avvicinò al cornicione, acquattandosi per non essere visto, mentre lui vedeva facilmente di sotto.
Incredibile: Melania e Nicola erano ancora là fuori a chiacchierare con noncuranza, come due fidanzatini.
Il grassone era appoggiato col sedere sulla sua auto, mentre la moglie gli stava davanti, anche troppo vicina: parlava e si muoveva in maniera civettuola, sorridendo spesso.
Sempre più strano, pensò Osvaldo, non trovando ancora il coraggio di ammettere che, di una situazione del genere, avrebbe dovuto essere geloso. Soprattutto per il fatto che Melania gli aveva più volte confermato che era stata con quel ragazzo solo perché se lo trovava sempre intorno, per pigrizia e per avere comunque un appoggio, per essere più libera dalle regole della famiglia.
I suoi avevano fiducia in Nicola e grazie a lui, la ragazza poteva uscire con gli amici e fare tardi a suo piacimento.
Osvaldo sussultò: non riusciva a credere ai suoi occhi.
Melania si era spostata lievemente più lontana da quell’ uomo, per essere libera di sbottonarsi languidamente la camicetta.
Prima di sfilarsela del tutto, si guardò intorno per essere sicura che nessuno la vedesse, ma il parco era completamente deserto.
Suo marito era sbigottito e fu tentato di mostrarsi e gridare a squarciagola per la rabbia e la sorpresa ... ma era certo che tutto questo non stava succedendo per caso, dovette fare un grande sforzo su se stesso per trattenersi, ma doveva aspettare!
Melania era moglie e complice della sua vita da vent’ anni, se quella cosa non aveva uno scopo, voleva dire che doveva preoccuparsi, non per le corna, ma perché sua moglie era completamente impazzita.
Sbuffando di rabbia repressa si mise più a suo agio per seguire quello spettacolo che sembrava più un film che la realtà.

Melania intanto aveva tolto del tutto la camicetta e l’ aveva riposta su una panchetta del giardino. Quanto era bella!
Adesso più di prima, con il solo reggipetto e la gonna stretta e fasciante, si stagliava alta e statuaria, mentre i seni cercavano di esplodere dalle coppe che li serravano a malapena.
Osservando attentamente, Osvaldo si rese conto che l’ altro uomo era eccitatissimo e sbavava letteralmente a vedersela vicino, però non si muoveva di un centimetro, probabilmente era stato ammaestrato a restare immobile se non voleva che il sogno svanisse.
Ora Melania, sempre con movimenti molto fluidi e un po’ da zoccola, si stava facendo scendere la gonna, lentamente, giù giù liberando pian piano lo spettacolo delle mutandine chiare, modello perizoma, il reggicalze semplice e le calze eleganti.
Osvaldo non potè trattenersi dall’ intostare lentamente il cazzo nei pantaloni, e sbirciando con attenzione si rese conto che anche l’ uomo grasso, bloccato alla sua macchina, aveva un bitorzolo gonfio, che si notava di sopra i calzoni.
Melania continuava ad esibirsi per quel coso ... quel grosso coglione, ma, finalmente gli venne in mente ... probabilmente anche per suo marito.
Passato il primo scatto rabbioso lui non poteva che ammettere che in altro caso, se lei voleva davvero scoparsi l’ altro, avrebbe potuto farlo dove meglio le pareva e quando le faceva più comodo.
Il marito non l’ aveva mai controllata, né seguita, né bloccate nelle sue iniziative personali.
Oppure, per assurdo, era stata talmente furba da pensare di farsi quell’ uomo in modo facile e poterla fare franca, che lui la scoprisse o no.
Ecco: se lui non c’ era e non si accorgeva di nulla, lei poteva nascondere comodamente l’ accaduto, mentre in caso contrario, poteva sempre raccontare che aveva fatto sesso col grassone, per far avverare i desideri reconditi di suo marito.
Pensieri da troia ... e che fosse una troia lo dimostrava quello spettacolo stupendo che aveva appena inscenato per l’ uomo e per suo marito, nascosto sul tetto.
Melania languidamente, con le mani a coppa si raccolse i grossi seni e li fece trasbordare dal reggipetto, uno dopo l’ altro. I capezzoli erano rigidi e turgidi, si vedeva che era molto eccitata.
Ancora e piano, si tolse le piccole mutandine ... era tanto appetitosa con quella fighetta piatta e piccina, con solo uno sbaffo di peli scuri al centro, come una virgola che volesse indicare dove voleva ricevere il cazzo.
Si girò più volte su se stessa, languida e sorniona, con un sorriso abbozzato e libidinoso, che Osvaldo non le conosceva.
L’ altro voleva morire, era evidente. Si contorceva continuamente, obbligato al suo posto, e dallo sguardo ottuso e attonito, sembrava quasi in “trance”.
Non sentì le parole, perchè Melania parlò a voce bassa, ma probabilmente dovette impartirgli qualche ordine preciso ... o un permesso: dato che, immediatamente, l’ uomo incurante di trovarsi all’ aperto e in un luogo a lui estraneo, con gesti grossolani si liberò dei pantaloni, incespicando sulla ghiaia col rischio di cadere.
Lo stesso fece con la camicia, restando vestito in modo squallido, con le scarpe e i calzini bianchi, uno slip bianco che si fermava sotto il pancione e la canottiera di cotone, che ne copriva il fisico osceno.
Non aveva fianchi, il petto era grosso e ricordava quello di una matrona, il culo stretto e piatto, evidentemente peloso, a completare il quadro un paio di brutti occhiali da miope si perdevano sul faccione rasato.
Osvaldo rise tra se, ripensando a una battuta che aveva pronunciato molte volte: “La bella e la Bestia, insomma!”
Unica nota eccitante in quel quadro disperato era lo slip, che non riusciva a stare al suo posto perché veniva spalancato sul davanti da qualcosa di grosso che desiderava di esplodere, evidentemente.
Era il membro di quell’ uomo, eccitato all’ inverosimile da sua moglie e che tra poco lei stessa avrebbe visto dal vivo, per forza di cose.