i racconti di Milu
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Note:
Un grazie di cuore all' amico Mishima, la cui pazienza è direttamente proprozionale alla mia ... presunzione.


IO: VENITE CON ME

Sono le 16 e 30 di un classico venerdì di fine autunno, naturalmente fuori piove e la pioggia, invece di ispirarmi scene bucoliche e magliette bagnate coi seni che prorompono, mi ricorda che mi attende fuori, in agguato. Pozzanghere, freddo, schizzi delle ruote di automobilisti villani. Folate di vento improvvise che ti aggrediscono e ti spezzano l’ ombrello, rendendolo inservibile.
Siamo nel mio ufficio, quattordicesimo piano, un salone squallido e deprimente ... definito con fantasia: Open Office, nella realtà ... uno schifo.
Siamo assiepati in piccole celle basse, biposto, forse saremo una quarantina di persone, come api in un alveare ... è la crisi!
Una crisi completamente inventata che, tra l’ altro, permette agli “squali” di imbrogliare e di approfittarne senza scrupoli, speculando sui loro stessi, madornali errori ... ennesima camorra, di tutte le mille associazioni a delinquere, di cui le più pericolose sono quelle istituzionalizzate ... Banca Generale, Equitalia, Politica ...

- Porco, puttaniere ... Merda ... ti rovino! – è la mia vicina “di banco”, Silvana, che minaccia tra i denti, concitata e rossa dalla rabbia, qualcuno al telefonino.
La poverina non può gridare, quindi è ancora più incazzata e suda per il parossismo. Di sicuro litiga, per l’ ennesima volta, con Alfio, suo marito.
Fare educatamente finta di tapparci le orecchie non servirà ... mi assale, per l’ ennesima volta con la stessa, patetica storia: una come tante.
- Quel porco! E’ solo il primo mese che siamo separati e già non mi vuol dare i soldi ... cane – ora si è lasciata un po’ andare e piange sommessamente nel fazzoletto: - Però sai dov’era, adesso? La merda era in macchina con la puttana extracomunitaria: stanno raggiungendo la Puglia per il week end ... Porco e Puttana, insieme ... – si soffia il naso rosso – ed io e i ragazzi a casa, senza soldi: problemi e sacrifici. Ah, no! Cambio avvocato ... –
Che palle. Le storie come la sua non si contano più ... la trafila è sempre la stessa.
Ma io che le sono stata al fianco per quattro anni, so cosa ha passato e sta ancora passando(?)
So che le colpe non sono solo di Alfio.
Quindici anni di matrimonio, casa attaccata ai genitori di lei ... una suocera invasiva e onnipresente e Silvana ... che dopo sei mesi di matrimonio era ritornata a fare la teenager, la madre pensava a tutto, il padre, pensionato, si occupava di ogni faccenda: ma il prezzo da pagare era l’ invasione totale della loro privacy.
Dopo un anno di matrimonio, sperimentati tutti i giochi e passatempi di una coppia felice, mangiavano e bevevano sempre dai suoceri, trascorrevano i week end fuori, era come vivere una vita in vacanza, insomma il paese di Bengodi, ma nessun progetto in comune, nessuna lotta, nessuna conquista.
Durante il secondo anno arrivò il primo figlio ... poi il secondo ...
La suocera definì tutti i ruoli, gli impegni e le responsabilità!
Fine della vita di coppia e di ogni intimità ... Silvana nel tempo libero a cazzeggiare con le amiche, la partitina, la cena da ..., i regali di Natale, il Battesimo di ...
Dopo dieci anni non si faceva mancare nemmeno qualche corteggiatore , non saprei fin dove si era spinta, ma di certo le piaceva giocare ... come a tutte del resto.
E Alfio ... relegato sul divano a guardare le partite, a cambiare i-Pod, a scegliere il SUV: il più grosso al minor prezzo!
Alle prime crisi, il loro rapporto già logorato dalla noia e dalla sopportazione, si incrina definitivamente e ... sorpresa: quando, due anni prima, Silvana si accorge che il marito se la intendeva con una ragazza russa che faceva le pulizie part-time, scoppia lo scandalo, la tragedia.
Ora, non vorrei sembrare di parte, ma, andare in escandescenza perché un uomo di trentotto anni cerca di fare all’amore, mi sembra anche un po’ stupido, se non ipocrita.
Sapevo perfettamente che i rapporti matrimoniali erano stati sempre più sporadici, senza passione e noiosi, fino a che lei confessò di non provare più niente, fisicamente e che lui ... non la cercava più.
Ma questo non rappresentò un campanello d’ allarme, bensì un ulteriore elemento di distacco: Alfio veniva sempre più relegato ai margini e la sua presenza in casa era del tutto indifferente per Silvana ... in tutt’altre faccende affaccendata: casa, lavoro, pettegolezzi e Facebook.
Ma il mio dramma personale è che Silvana rompe le scatole a me, che non posso nemmeno mandarla a cagare, per non rendere ancora più astiosa e pesante l’ atmosfera, in quel carcere sovraffollato e puzzolente che è il nostro ufficio ...
Ah, dimenticavo, per la cronaca: Silvana, quarantenne, madre felice e spensierata, appassionata di finte identità su FB, dove postava 300 foto di cuori, fate, amanti in bianco e nero, che si odoravano i corpi vigorosi, fiori brillanti, postatrice indefessa di applicazioni “manda poke” e “tira baci”.
Silvana, giocatrice di Burraco a tempo pieno e ... aspirante cuoca “sopraffina” col Bimbi ... grazie alla sua comodità mentale, oggi era arrivata a pesare novanta chili, per un metro e sessantotto di altezza ... nonostante diete, sondini e palestre ...

Le cinque: Via!
Non mi aspetta il paradiso fuori, ma almeno mi libero dalle lagne della mia collega.
Mi infagotto, come al solito: abbigliamento anti-sommossa.
Stivali bassi, sicuramente di plastica, cinesi, per resistere a tutto ... ho i collant pesanti, sotto il jeans, aderente, unica concessione alla mia femminilità compressa.
Il mio bel culo è da sempre, me l’ hanno confessato, oggetto delle dissertazioni dei colleghi più maliziosi e, nonostante i maglioni da militare in missione, non potevo nascondere la mia quarta abbondante di seno ... anche lì i commenti si sprecavano.
Metto il giaccone nero imbottito di piumino, la borsa a tracolla con dentro la borsetta del trucco e la busta col contenitore della colazione, quel giorno doveva puzzare particolarmente ... avevo mangiato insalata col tonno.
Scivolo fuori assieme all'onda di impiegati che straripa dal palazzo. Ad aspettarmi c'è solo la pioggia. Saluti frettolosi, qualche ciao, il coglione di turno ci prova:
- Ciao cara ... un passaggio? Un massaggio? Ah ah ... – lascia con piacere che lo mandi affanculo, tanto già lo sa che finisce così.
Attraverso i pochi isolati che mi separano dalla stazione degli autobus, resto sempre più sola e temo, come al solito di essere aggredita ... il pericolo di poter passare un guaio per pochi euro è sempre in agguato nella grande città degradata.
La mia solitudine viene compensata, pochi minuti dopo, da un vero bagno di folla ... forse troppa.
Infatti, siamo in tanti ... gli ombrelli si incastrano, ci si spinge nella ressa, per cercare di prendere un posto.
Impossibile.
Ma non mi lamento ... già è tanto trovare il mio bus, senza scioperi, guasti ,ammutinamenti o cortei improvvisati.
Intorno luci, stridori, traffico bloccato: la pioggia rende la gente più insofferente del solito.
Non vedevo l’ ora di tornare a casa ... una settimana passata così è pesante, soprattutto se dura un mese intero … e poi un altro e poi i mesi diventano anni: tristi, monotoni, bui.
Cerco il telefonino. Tento di mettere la cuffietta,i almeno vorrei sentire la radio ... niente... è quasi scarico... ho dimenticato di caricarlo.
In cuor mio spero che Dario, mio marito, non si incazzi scoprendo che, come al solito sono irraggiungibile.
Non è geloso, ma non tollera il fatto che uso male il cellulare ... nonostante l’ importanza di essere rintracciabile, avendo anche una bambina.
- Cazzo non capisco – diceva – ma ti rendi conto che se mi capita qualcosa, non posso avvisarti? –
Ma che ci posso fare?
Proprio non riesco ad abituarmi ad usare il telefonino e lo dimentico completamente.
Inutile cercare di leggere, il bus è talmente affollato che le mani non sono libere.
Tra frenate e sobbalzi, riusciamo, alla meglio, a raggiungere l’ autostrada. Non saprò mai se il ragazzo dietro di me, cerca di tastarmi il culo o se quella durezza che sento dietro è il suo cazzo eccitato.
Forse è l’ ombrello, penso. Sono troppo rassegnata e stanca per provare un’ emozione ...

Arrivo abbastanza tardi al capolinea, piove ancora... l’ ombrello si è rotto; è inservibile.
Trovo, tra i fari, la macchina di Dario e mi ci infilo ... quasi fradicia.
Lui è un po’ sul “nero” ... lo è sempre quando deve incrociare mia madre, infatti so che poco prima ha portato la bambina dalla nonna.
Ci salutiamo con un bacetto freddo sulla guancia.
- Come al solito ... hai il cellulare come optional ... potevo venirti a prendere ... ma niente da fare! –
- Sei matto? – rispondo accomodante e, soprattutto, stanca – col traffico che c’era al centro non ne uscivi più ... –
A casa mangiamo qualcosa ...
TV sempre squallida, invedibile: solite stronzate, terrorismo psicologico che minaccia una crisi economica mondiale.
Sorrido tra me con amarezza e sottolineo: - Non ti suona strano? Questi banditi che si fottono milioni di euro, e in pochi anni si piazzano in pensione con venti, trentamila euro al mese, sono “tanto” preoccupati ... per la situazione economica.
Ma molti di noi, che guadagniamo quanto loro spendono per i cani in un anno, saremmo più tranquilli se ogni sera non ci minacciassero ... -
Dario ascolta distratto, non risponde, ma grugnisce.
Avevo bisogno di una doccia, ma prima sistemiamo la cucina, controlliamo il rubinetto che aveva appena riparato ... la lavastoviglie si è rotta e il tecnico non ci ha ancora nemmeno risposto al telefono ... da una settimana.
Preferisco soffrire ancora un po’ ma cercare di essere libera per il giorno dopo ...
Il giorno dopo: Sabato.
“Quel Sabato”
Il mio cuore aumenta impercettibilmente i battiti e le tempie pulsano come la batteria di una band di metallo pesante... i miei umori sono bollenti.
Finalmente, verso mezzanotte, riesco a trascinarmi a letto ...
Dario è quasi addormentato, spengo la luce e crollo vicino a lui, confortata solo dal pigiamone di pile, fucsia sbiadito.
Ai piedi un paio di “robusti” calzettoni grigi ... quella giornata, una come tante, era passata ... finalmente!