i racconti di Milu
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Indice
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Note:
Questa è una storia vera, interpretata con un pizzico di fantasia.
Un grazie particolare alla Principessa che ha voluto donarci questa storia.
Un grazie anche al maestro Mishima e alla sua infinita pazienza.


Parte seconda



- Sto tanto bene con te, mi piace toccarti tutta e desidero da tanto che anche tu mi accarezzi. – disse Nicòle.
- Sei certa di volerlo? Desideri un contatto più intimo? – disse Flora, mentre erano abbracciate con le guance che si sfioravano.
- Si … lo desidero da mesi ... voglio che mi tocchi anche tu! – poi aggiunse sussurrando – Lo so bene che mia madre non accetterebbe tutto questo, ma io non dirò mai niente. Io voglio essere solamente tua. -
Flora sorrise e si lasciò finalmente andare, come se si fosse finalmente sciolta da un legaccio che ne inibiva le emozioni. Finalmente era ora di raccogliere i frutti dei suoi maneggi e della sua tenacia.
La baciò ancora sulle labbra con complicità … e le sue mani iniziarono a muoversi.
Scivolarono sotto il grosso maglione e le cercarono le spalle e si saziarono di tutto il copro della giovane … dalle spalle scesero sui fianchi. Poi da sopra le calze scese alle natiche. Conobbe le sue gambe, per poi risalire, strisciando il polso sulla passera pelosa della ragazza, ma senza soggiornarvi ... almeno per il momento.
Al contrario le carezze proseguirono di nuovo verso l'alto, rientrando sotto la maglia e raggiungendo i piccoli seni appuntiti e durissimi.
Arrivata all’aureola rosa si fermarono e Flora la fissò con un sorriso di sfida … aspettava un permesso che non le fu negato.
Allora sapientemente seppe pressare e tirare quei seni acerbi. Li circondava e li massaggiava, dopo averla baciata ancora; si diresse con la bocca sulla maglia, offrendo i capezzoli alla voracità delle sue labbra.
L’alito tiepido oltrepassava la lana, inondando la ragazza con un calore del tutto nuovo e inebriante.
Ma poi l’eccitazione della fanciulla divenne sogno. Quando con movimenti voluttuosi Flora fece scivolare verso l’alto la maglia e la canottiera leggera, il contatto delle sue labbra avvenne direttamente sui piccoli bottoncini rosa diventanti duri come la madreperla.
La punta calda della sua lingua sbatteva senza perdono dedicandosi ad un lungo martellare di piacere, mentre li teneva i capezzoli tra le labbra serrate e Nicòle infine conobbe il paradiso.
La ragazza aveva il ventre infuocato. Il desiderio la rimescolava tutta, non sapeva come, ma voleva da quella donna tutto ciò che era l’erotismo poteva offrire.
Nicòle non sapeva che quella danza era solo l’insieme dei preliminari.
Infatti qualche minuto dopo Flora chiuse la porta a doppia mandata e le prese una mano … scalze come ninfe dei boschi salirono al piano superiore dove c’era la camera da letto.
Flora la fece distendere delicatamente e poi si accovacciò sulla giovane, mettendosi a quattro zampe, mentre i seni sconfinati, precipitavano sul collo e sul petto di Nicòle.
- Tesoro – le disse – adesso puoi guardare e toccare … tutto. Non ti devi più trattenere. E’ da tanto che lo desideravo, piccola mia. – Si scostò una ciocca con le dita della mano – Finalmente … -
Allora Nicòle con un gesto liberatorio le aprì tutti i bottoni e lasciò che la sua veste scorresse dal suo corpo verso il pavimento, lasciandola finalmente nuda, nell’opulenza delle sue morbide forme: era tutta in mostra d’avanti ai suoi occhi vogliosi.

La ragazza cominciò a godere già con gli occhi. La possedette con lo sguardo, come un bambino che finalmente diventa padrone di un giocattolo che desidera da tempo.
Finalmente libera Nicòle cominciò ad accarezzare la donna, scoprendone prima i seni, poi gli enormi capezzoli scuri ed infine la pancia ed i fianchi.
Flora indossava ancora le mutandine bianche.
Curiosa di provare le dita di Nicòle frugarono sotto l’elastico, fino ad incontrare i peli scuri della figa gonfia di Flora.
I peletti erano pieni di goccioline; la stessa mutandina della donna era intrisa dei suoi umori.
Non sapeva se poteva osare, ma lo fece ... per provare fin dove si poteva spingere in quella nuova frontiera della sensualità: con le dita cercò l’orlo e iniziò a sfilare l'intimo di Flora.
La donna si abbandonò a quel piacere ... così la giovane, seguendo il suo corpo con le dita, ebbe l’occasione di esplorare tutta la sua carne, fino ai piedi nudi e caldi che tante volte aveva desiderato baciare.
Ora l’enorme Flora era tutta nuda e tutta sua: che piacere inebriante!
La donna matura godeva della passione che lei metteva nello scoprirla.
Come un dono d’amore Nicòle si offrì:
- Prendimi anche tu, Flora, scoprimi, guardami e tocca tutto ciò che desideri di me, il mio corpo ti appartiene. -
Lei fu bravissima: le sue mani le sfilavano i vestiti scorrendo sulla sua pelle giovanile e facendola vibrare, languidamente le sfilò le calze strappate facendole scorre all’infinito, sulle lunghe gambe da gazzella. Poi toccò alla maglietta: anche sfilarle quella, fu un atto delizioso, lento, eccitante.
Le dita leggere sfioravano i piccoli capezzoli turgidi della giovinetta, che reagivano autonomamente ad ogni sua singola carezza. Con fare materno sistemò la biancheria sul cuscino.
In poco tempo anche la ragazza venne completamente spogliata.
Per Nicòle, starle di fronte, era come volare: vedere il corpo di lei, tanto desiderato, la faceva sentire sospesa in uno stato inebriante mai provato prima.
Appena furono nude, fece si che essi si fondessero in un abbraccio totale, dove ogni centimetro di pelle veniva a contatto.
Distese sul letto le mani di Flora, immediatamente seguite dalle sue labbra, iniziarono quel viaggio passionale che mai più si sarebbe cancellato dai ricordi di Nicòle.
Le mani di Flora sul suo corpo erano come piccole scintille di lava incandescente. Scivolavano sulla pelle mentre le dita erano seguite dalle labbra che umide di fiato e di saliva facevano fumare la lava ardente, lasciando su quel corpo acerbo sensazioni fino allora sconosciute.
Quella scia umida, che evaporava per la febbre dell’amore, le procurava brividi eccitanti e incontrollabili.
Nicòle era come in trance. Viveva tutto questo, come se si trovasse in un’altra dimensione. Le sensazioni indescrivibili erano intense, violente, eppure ovattate: come se la sua mente le vivesse sotto l’effetto della più inebriante delle droghe.
Finalmente dopo il lungo peregrinare le dita della donna raggiunsero la piccola farfalla, che come fosse appena sorta dal bozzolo, se ne stava immobile e contrita, in attesa che la natura le insegnasse a schiudersi alla vita.
Ciò che sembrava l’apice insostenibile della goduria, si rivelò solo l’inizio del sentiero del piacere proibito in quell’accoppiamento innaturale.
La mano di Flora si dedicò al gioiellino della giovane Nicòle, carezzandola, confortandola … l’avvertiva di tenersi forte, perché l’affondo stava per giungere.
Infatti, pochi momenti dopo, la bocca carnosa discese implacabile, affamata di quel fiore.
La ghermì, violentandone le ali piene di rugiada, spaccandole fino al vertice con la lingua possente e dura.
La bocca premeva. La lingua penetrava inarrestabile, come un vampiro assetato di miele. Flora penetrò nel sacello bagnato ed al tempo stesso infuocato dalla passione.
E cominciò a suggerne il nettare, filtrandolo tra i piccoli peli biondi di Nicòle.
Un suono osceno si sprigionava da quella scena erotica.
La dolcezza aveva lasciato il posto all’ingordigia.
Un fulmine elettrico, dolce, luminoso, squassante, partì dal ventre di Nicòle e percorrendo ogni suo muscolo più recondito, le raggiunse il cervello, facendola sobbalzare di piacere.
Un piacere mai provato, sconosciuto perfino nelle notti solitarie in cui da sola si martoriava la fighetta bramosa.
Flora le stette addosso con la stessa forza di un maschio che vuol possiede la preda conquistata. Pur senza deflorarla la fece sua ripetutamente, forse in maniera ancora più veemente, marchiandola per sempre col suo peso e con le lettere infuocate del suo desiderio incontenibile.
Gli orgasmi di Nicòle iniziarono pochi minuti dopo quelle ondate di carne, che si squassavano sulla sua riva, con la forza di un fortunale.
Non fu possibile contarli, così come poi non sarebbe stato possibile contare i giorni di amore e di sesso che avrebbero vissuto in seguito. Tutte quelle passate insieme, le avrebbero in amanti indivisibili.
Quando Nicòle cercò di ricambiare dirigendo la bocca verso la figa matura e accogliente della donna, Flora non le permise di raggiungere il suo spacco.
La ragazza si dovette accontentare di poggiarle la guancia sul ventre, cercando di aspirare, vicinissima all’intimità della donna tutto l’odore che quella figa eccitata sprigionava.
Poi le accarezzò la mano e dolcemente la indirizzo verso il centro del suo piacere, le permise di avventurarsi dentro di lei.
Nicòle cominciò a scavare ... a rovistare … tentò la figa grossa con tutte le dita, affondando spesso tra il pelo muschiato.
Infilò fino a quattro delle sue dita nel buco rosso della donna e una volta dentro le arcuava, le uncinava, tirando e spingendo nell’antro lussurioso, fino all’esplosione di Flora.
Quando Nicòle capì che la sua istitutrice stava avendo per raggiungere l'orgasmo, cercò con l’altra mano la sua passera passera e si penetrò a sua volta.
Un orgasmo liquido e sonoro la fece sciogliere … come se svenisse in un lago di piacere.
Per la giovane questa fu la prima vera esperienza sessuale, tutta al femminile.
Essa andava oltre il semplice sesso … sfociava nell’emozione: un'emozione che mai nella sua vita sarebbe stata eguagliata.
Per quanto piacere avrebbe mai assaporato, nessuna successiva relazione avrebbe retto il paragone con quella prima, indelebile, avventura.
Quel paio d’ore intense e travolgenti restarono impresse nei suoi ricordi ad un livello di estasi ineguagliabile.


L’estate torrida scaldava i sensi, mentre i corpi seminudi delle due amanti, la giovane principessa e la fata matura, si mostravano e si avvinghiavano, schiave dello stesso desiderio.
Anche l’autunno, con la sua dolce pacatezza, invitava i loro corpi a scrutarsi e a possedersi, approfittando di ogni occasione.
L’inverno freddo le teneva vicine a , pelle contro pelle, sotto un’unica coperta profumata di umori.
A primavera le loro farfalle fiorivano ed erano eccitate più che mai: il momento migliore per affondare le bocche nel sesso dell’altra, manipolando il bottoncino rosa, fino a quando dalla corolla, l’estroso liquido, intensamente profumato e dolce come il miele, si decideva a sgorgare tra le labbra vogliose.
E così, mescolandosi l’una nell’altra, in un amalgama di sesso e passione, le donne passarono le stagioni di quell’amore avvincente e perverso.
Alba cresceva e imparava.
La Fata di Ferro provava un intenso languore, facendole fare una parte dominante rispetto al possesso del suo corpo maturo.
La principessa oltre ad amarla si divertiva a giocare con lei e a tiranneggiarla.
Spesso la fata non desiderava nulla da lei, ma si accontentava di inginocchiarsi ai piedi del grosso divano, facendole da serva, come una schiava.
Il suo omaggio servile partiva dai piedi di Alba.
Poi la massaggiava, la leccava fino all’orgasmo, lasciandola riposare sotto il suo abbraccio materno.
Pian piano le faceva scoprire il piacere in tutte le sue possibili sfumature.
Prima concedette tutto di sé … poi iniziò anche ad cercare il gusto del possesso.
Le insegnò tutti i giochi e le furbizie; le permise di usare un fallo, uguale a quello degli uomini, per controllare come si faceva a penetrare nei fori reconditi di una donna.
La principessa giocava e sperimentava.
La donna godeva dell’ingenuità di Alba, ogni giorno più provata, più curiosa, più smaliziata nella ricerca sfrenata della passione.
La fata prendeva piacere ormai dalla sua discepola. Da tempo le aveva permesso di leccare i suoi orifizi e di suggere i suoi orgasmi.
Di notte poi la fata, più matura e scaltra nel sesso, da sola nel letto, mentre ascoltava il frinire delle cicale, si arrovellava cercando nuove perversioni per poterne godere l'indomani. Non le sembrava vero di poter coronare i suoi sogni più inconfessabili, servendosi di quel corpo tenero e giovane e di quella mente fertile e incantata.
L’aveva tenuta vergine fino ad allora, ma un giorno decise di sferrare il suo incantesimo erotico più potente.
Nel frattempo i genitori della principessa, ignari di quanto accadeva, si concentravano sulle loro vite.. La regina si fidava ciecamente dell'amicizia che la legava alla fata. Anche se intuiva che in quella casa di marzapane avvenisse qualcosa di più che il solo sorbire del tè con i biscotti.
Ma tutto era tranquillo grazie a quel rapporto tanto speciale. L’amica era dolce e paziente, la principessa veniva su felice e robusta e lei era più libera e spensierata che mai.
Andava bene così. Indagare sarebbe stato inutile ed anche impegnativo.



- Aahhh! Ahaaa! – sospirava languidamente Nicòle mentre se ne stava china sul divano.
Le braccia incrociate sotto la testa che veniva schiacciata contro la spalliera ad ogni pressione.
Le ginocchia a terra, poggiate su un plaid, erano divaricate.
Il culetto le faceva ancora male. Era solo da poco che lo prendeva nel piccolo buco dell’ano, ma non si sottraeva.
Aveva fatto tanto per convincere Flora a incularla, dopo che lei, la piccola Nicòle, le martoriava da anni ogni foro con quel membro di gomma, grosso e spesso, che tanto le piaceva indossare; lo montava come una mutandina, grazie alla cintura di pelle su cui era innestato … poi abusava della sua maestra senza pietà.
Flora prendeva tutto da lei, senza battere ciglio, ma diventava attenta e severa quando si trattava di usare il corpo di Nicòle per il suo piacere.
Così ci aveva impiegato del tempo per farsi leccare la figa fino a venirle copiosamente in bocca e addirittura più di un anno per possederla da dietro.
Ecco perché Nicòle subiva senza lamentarsi le penetrazioni costanti e feroci della sua matrona.
Il grosso fallo penetrava e stantuffava tra le natiche, mentre con la mano libera, Flora le picchiettava la fessura ... in breve sarebbe arrivato l’orgasmo tanto atteso.
Quando finirono di fare, abbracciate sul divano e sfinite dalle emozioni, Nicòle manifestò tutto il suo disappunto:
- Ma insomma … è bellissimo farlo, ma perché non posso averlo anche davanti? Sono una donna ormai. –
Flora sogghignava divertita: e le rimostranze della ragazza divenivano sempre più accese …
- Piccola mia, ma tu ti senti pronta? Sei decisa? – le chiese inutilmente – Lo sai che la verginità è qualcosa che una volta perduta non potrà mai tornare! – continuò materna – Se la perdi non puoi più riacquistarla? Ci hai pensato bene? Lo vuoi davvero?–
- Uff … ancora con queste sciocche storie? – sbottò Nicòle – io ti amo e voglio farlo con te. Cosa dici sempre? Va fatto con amore! – alzò la voce – Ecco io lo voglio fare … con amore e con te. Punto! -
Flora le accarezzò i capelli e la fissò negli occhi intensamente; in quei momenti sembrava volesse scavare dentro la giovane, per capire davvero cosa provasse.
Poi con occhio scaltro disse: - E va bene, ma ti ci vuole un uomo … un ragazzo! Non esiste perdere la verginità con un cazzo di gomma. Dovrà essere un evento … un piacere indimenticabile. – poi rivolta a Nicòle – Ma pensaci bene … non ce l’hai un bel ragazzo che ti corteggia? Fallo con lui, no? – disse con malcelata furbizia. Sapeva perfettamente che la giovane dipendeva totalmente da lei, anima e corpo.
- No … non mi interessano! Non li voglio. Voglio essere tua: stop! –
- Vai a fare la doccia, amore … dopo ti faccio vedere una cosa. –
Ma poi telefonò la madre di Nicòle per portarla con sé per una commissione e il discorso si rimase in sospeso.

Pochi giorni dopo, Flora, subito dopo colazione invitò Nicòle a sedersi sul divano per farle vedere qualcosa alla TV. Fece partire un filmato e poi si sedette al fianco di lei senza dire altro.
Dopo poche, inutili scene, la ragazza si rese conto che quello che stava guardando era un film porno.
Tutte le scene si svolgevano tra tre persone, due donne e un uomo; non sembravano attori professionisti, ma forse era solo un trucco.
Flora cercò di mantenere un atteggiamento rilassato e distante, mentre cercava di attirare l’interesse della ragazza sulle varie operazioni possibili tra i partecipanti.
Nicòle guardava estasiata, attratta soprattutto dalla vista di un cazzo vero e di notevoli dimensioni che passava da una donna all’altra.
L’uomo venne per ben tre volte nelle varie scene … anche lo sperma interessò molto la ragazza eccitata.
- Ti è mai capitato di berlo? – chiese ingenuamente a Flora.
Lei sorrise. – Ma certo - disse!
- E com’è? – chiese Nicòle curiosa.
- Com’è … com’è? E’ particolare. Non ha un sapore speciale, però è particolare. –
continuò – è caldo e odoroso. Lo senti quando sgorga in bocca. Lo senti uscire quando succhi … è molto eccitante. Anche addosso o dentro il corpo è … piacere ... liquido. –
- Più buono della nostra roba? – incalzò la fanciulla – per esempio a me piace molto succhiare quando vieni tu. –
- E’ diverso, te lo ripeto … -
Mentre conversavano e guardavano, ognuna per sé, iniziarono a masturbarsi, come un gioco simmetrico da praticare contemporaneamente.
- Il prossimo week end – disse Flora con la voce ormai provata dall’emozione – chiedi a tua madre il permesso di stare con me. Inventa una scusa. Io ti farò conoscere un mio amico. Che ne dici? -
Nicòle spinse più forte le dita nella figa, mentre con l’altra mano si teneva scostata la mutandina.
- Si ... sarebbe meraviglioso ... voglio provare … - la guardò complice e dolce – ti prego! -
Mentre il film arrivava alle ultime scene orgiastiche, vennero simultaneamente, ma ognuna per sé, come fossero sole … era un gioco che le faceva godere in maniera speciale, tra i tanti che avevano sperimentato.