i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Ieri ho preso un treno.
Avevo voglia, volevo chiavarti lì in mezzo.

Tu eri in piedi, leggevi il Sole24Ore, eri una donna che poteva essere sulla 40ina, avrei detto sui 42-43 anni, una bella donna, vestita in modo elegante, un tubino chiaro, tacchi delicati e pronunciati, niente di eccessivo, ma la linea del corpo usciva prepotente da quei tessuti delicati.

Eccoti là, donna e femmina.
Femminile, chissà - mi chiedevo - come sarai porca col tuo lui, quando sei teneramente a gambe aperte per fartelo imboccare.
Sognavo vedendo alcune altre ragazze, rapito da culi magnetici e cosce velatamente scoperte, sensuali.
Ma era di te, splendida quarantenne in piedi, che mi ero invaghito. Ti muovevi un po' al ritmo del treno che sferragliava sui binari e un po' si ballava. E ti sorreggevi aggrappandoti con una mano al palo.
Fossimo in una camera - pensavo - solo nostra, magari...

Ti avrei fatta reggere ad una piantana o forse ad una colonna o anche solo all'appendiabiti.
Io piano piano sento l'impulso, mi avvicino a te, in modo silenzioso, mi appoggio, te lo appoggio.
Ma che sto facendo?
Sono impazzito?
Piano piano...
Siamo in viaggio. C'è gente che ci guarda...
Tu leggi.
Ed io piano piano te lo punto tra le mele del tuo culo.
E tu fai per voltarti, mi guardi negli occhi, abbassi lo sguardo, temo un ceffone o un rimprovero o forse che tu mi colpisca su un piede con i tuoi tacchi ma invece riprendi a leggere.
E ti inizi a muovere.

Siamo vestiti, come ci si veste fuori, in città, per andare a lavoro.
Ad un certo punto te lo appoggio dentro, sfilo di poco un lembo delle mutandine, e lo facciamo così.
Ma dove siamo?
Non siamo più in treno, siamo già in camera da letto. Siamo in un albergo.
Ma stiamo proseguendo come se fossimo ancora sul treno.
Tanto ci è piaciuta la sensazione, che scesi dal treno ti ho offerto un caffè, abbiamo riso.

Ti ho presa in contropiede chiedendoti se avevi un paio d'ore libere.
Tu hai detto che sì, le avevi: il tuo appuntamento poteva essere rimandato di qualche ora.
E siamo corsi in un albergo del centro.
Ti pianto il mio uccello sul culo, e poi attraverso le mutandine, ne scosto un po' il lembo e ti penetro.
Chiaviamo.
In piedi.

Con la cappella tra le dita scosto le tue labbra.
Sei umida, bagnata.
Le mutandine sono umide.
Iniziamo a fare come se ci trovassimo ancora sul treno.
Ancheggi, ti muovi, scodinzoli, ti tiro per i capelli a me, ti volto e ti bacio.
Mi mordi.
Su e giù, dentro e fuori, spingo e tu accompagni il mio movimento in senso contrario.
Godi, godi…
Dopo che tu inizi a gioire, vengo a fiotti vigorosi.
Vengo.
Dentro di te.
Ti bagno tutta.
Cola il mio seme e i tuoi umori.
Cola tutto per terra.
Sborrarti...tutto me stesso…
Non sei solo una chiavata
sei una scoperta...
bacio

scrivetemi, scrivimi, o Musa.

svestireunsogno@gmx.com