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Indice
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Carlo studiava di fronte alla finestra. Anna gli si avvicinò di spalle, lo abbracciò e mise la sua guancia accostata alla sua. I suoi seni lo premevano sul collo. A Carlo piacevano i gesti di affetto della madre, e gli piacque sentire il caldo del seno grosso di sua madre.
- Che studi?
- Anatomia, una rogna pazzesca.
- Oh, il mio ragazzo....
- Aspetta mamma, stai ancora un altro minuto così.
- Si amore di mamma - e lo baciò lasciandogli la traccia umida della sua saliva sul collo.
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Dopo la morte del padre erano rimasti soli, lui e sua madre Anna, una 52enne ancora bella, con una pelle da ragazza, un pò grossa nelle cosce e nei seni, ma il corpo ancora bello. Portava capelli a caschetto, bianco-argentati. Lei viveva per il suo ragazzo. Quando era accaduta la disgrazia, due anni prima, Carlo aveva 16 anni. Aveva avuto un trauma terribile e lei, per proteggerlo e fargli coraggio lo aveva fatto dormire vicino a lei. Si era così stabilita una confidenza del corpo che li legava con molto affetto.

Anna andò in cucina e distrattamente guardò di fronte........e la vide.
Era Stefania, una sua conoscente. Viveva anche lei sola con suo figlio, era una bella donna, forse 55 anni, un po’ magra, coi seni pronunciati ed i capelli lunghissimi. Aveva lasciata la finestra aperta e girava per casa solo con una maglietta verde e gli slip bianchi. Anna rimase perplessa dal fatto che la donna girava per casa mezza nuda.... e con un ragazzo giovane in casa. Non aveva pudore per suo figlio? poi pensò che Carlo, se avesse sollevato lo sguardo dal libro, avrebbe potuto vederla.....


Il pomeriggio seguente Carlo studiava nella sua stanza. Anna era in cucina. Guardò la finestra di Stefania, era aperta, con le tende tirate, si vedeva la stanza. Ma poi la vide passare davanti e sedersi sulla poltrona davanti alla finestra. Si toccava e carezzava le belle cosce e si stava infilando delle calze. E le venne la curiosità di sapere de Carlo la stesse guardando.

Carlo era di spalle in piedi e lei capì: il ragazzo l’aveva vista e si era eccitato. Anna ebbe un moto di dispetto: pensò che fosse per gelosia di quella donna che provocava il suo ragazzo facendosi vedere dalla finestra...... quella troia. Se Carlo vedeva lei anche lei poteva vedere Carlo: lo faceva apposta, certo, e lei si sentiva gelosa del suo ragazzo.


Dalla cucina sentì Carlo che andava nel bagno; allora si avvicinò alla porta. Sentiva appena....si, si stava masturbando...e poi sentì i sospiri del suo orgasmo. Ebbe una vampata di dispetto. Che peccato che la forza di un ragazzo giovane si dovesse perdere in quel modo!
Si sentì stranamente delusa ma anche emozionata di sapere che Carlo era venuto. Non aveva mai pensato alla sua sessualità..... e c'era stato un attimo nel quale aveva avuto una pulsione, un desiderio di aiutarlo a venire. Non volle ricordare quell'attimo, si vergognava, ma quella sensazione rimase in lei.


Il pomeriggio successivo lei passò nella stanza di Carlo . Lui stava in piedi e lei si accorse che era rosso in viso ed eccitato. Guardò la finestra, gli sorrise e poi gli disse:
- Beh, allora, l’hai vista?
- Chi?
- La signora Stefania della finestra di fronte. E' bella, vero? ha delle cosce bellissime ....
- Ma mamma……
- ma si, che male c'é a guardare il corpo di una bella donna? Alle donne piace essere guardate.
Carlo la guardò intensamente e poi disse:
- Piacerebbe anche a te, mamma?
Lei rimase perplessa, arrossì, ma poi rispose quasi bisbigliano:
- Si, certo.


Anna capì che qualcosa era cambiato.
Quella domanda.....quella domanda.....lui le aveva chiesto se anche lei......se anche lei avrebbe voluto farsi vedere...........da lui?
Ci ripensò a lungo nel letto. I ragazzi, quando maturano, la prima dnna a cui pnsano è....la mamma. Era unacosa quasi naturale....
Poi ricordò; lei gli faceva il bagno fino all’età di 14 anni ed aveva notato già allora che aveva il cazzo grosso quanto quello del padre, troppo grosso per un ragazzo della sua età. Ora era cresciuto, era un ragazzo bellissimo; chissà come era diventato? Era un ragazzo bello, era il suo ragazzo...e, senza avvedersene, continuò a pensare al corpo del figlio.,.....e mentre ci pensava passava le sue dita sul clito, sovrappensiero. Forse non gli bastavano più le ragazzine, desiderava un amore più intenso, un amore di donna.....….si stava eccitando a pensarci. Carlo aveva pensato al suo corpo......perchè non poteva essere lei a darglielo? Perché non poteva essere lei a dargli l'amore completo, ad insegnargli il corpo della donna, i mille giochi della fantasia nell’amore? Che male poteva esserci a dar piacere a suo figlio, a dargli ciò che lui stava desiderando fino a masturbarsi? Che male poteva esserci a farlo godere nel suo corpo invece di masturbarsi da solo nel bagno?
Incesto. Si, era peccato solo pensarci, ma lei non voleva smettere di pensarci, di immaginare……


Quando Carlo uscì la mattina dopo si salutarono sulla porta. Lei lo baciò sulla guancia lasciandogli l’umido delle labbra. Lui accolse quel bacio lungo ed intenso tenendola per i fianchi. Poi la baciò sulle labbra, pianissimo ed Anna sentì il desiderio che era in quel bacio, si sentì fremere.

Quel pomeriggio Anna vide Stefania che stava di nuovo con gli slip e la maglietta. Era bella, cosce bellissime, e lei capiva come Carlo si eccitasse a guardarla. Andò nella stanza del ragazzo, capì e disse:
- Vieni, Carlo, guardiamola insieme, ma senza farci vedere.
Anna lo prese pei i fianchi e gli teneva il corpo a contatto. Videro Stefania che guardava la finestra di Carlo, quasi cercandolo. Poi si mise le mani dentro la maglietta dallo slargo delle braccia. Stava toccandosi i seni e si masturbava i capezzoli; si vedeva la maglietta sollevarsi quando li tirava.
Anna gli sussurrò:
- Hai capito come fa?Ti piace? Dai, non essere timido, dillo alla tua mamma. E’ bella vero? ti piacerebbe vederla tutta, toccarla.....ha belle cosce, vero?
- Ah, mamma.....
- Dai Carlo, non essere imbarazzato, è una cosa naturale, non devi vergognarti di parlarne con la tua mamma....e.... dimmi ......mmm....– gli sussurrò Anna in un orecchio – ti fa venire il pisellino duro duro?
Lo disse ridendo e poi per scherzo glielo strinse tra il pollice e l’indice sopra la patta. Poi lo abbracciò baciandolo sul collo.
- Mamma, non scherzare.
- Perché no? Non devi vergognarti di certe cose con la tua mamma. Sei un ragazzo sano, bello; è naturale che desideri…capito?…ma lei è una troia, lo fa apposta.

La mattina dopo si salutarono sulla porta. Lei lo baciò sul collo, con le labbra umide ed il ragazzo le mise le mani sotto le ascelle. Sentirsi toccare sotto le ascelle le diede un scossa di libidine. Carlo indugiò con le dita, gli piaceva il calore del corpo, gli piaceva toccare i peletti sotto le ascelle della madre.

Quel pomeriggio Anna osservò la finestra della dirimpettaia e vide che stava con suo figlio ma, ad un certo punto vide che lei lo baciava.....oddio!...nella bocca!!

“Perché no?” pensò “ Lei è più disinvolta di me e si gode il suo ragazzo giovane e forte. ah…quanti scupoli stupidi....incesto...! Ma perché devono goderdeselo le altre, magari una stupida ragazzina che lo lascia deluso, ed io no? E’ mio, mi farebbe felice ed anche lui lo sarebbe. Che c’è di male a farsi il proprio figlio se anche lui si sente attirato, se anche lui lo desidera? Perché negargli il mio corpo? Perché non dargli ciò che è più naturale, l’amore di sua madre, tutto l’amore e il piacere che una madre può dare?”
Quandi Carlo usci lei rimase poggiata contro il muro: cercava il suo clito sopra il vestito, era eccitata- Capiva dve voleva andare il suo desiderio, provava a resistere ma il desiderio era sempre più forte.
Quella sera Carlo tornò alle 19. Lei si vestì per la cena, mise una gonna larga ed una maglietta...ma poi....si tolse il reggiseno.
A tavola Carlo passò dietro di lei per sedersi e lei spinse il corpo in avanti....in modo che il peso dei seni nudi scostasse la maglietta e lui potesse vederli dalla scollatura. Si accorse che Carlo aveva indugiato a passarle dietro.
Si tirò la veste fino sulle cosce, all'altezza delle mutandine e durante la cena fece cadere il cavatappi; lo fece apposta, stava giocando con il suo desiderio. Carlo si abbassò a raccoglierlo e vide le sue cosce e lei...sapendo che il ragazzo la stava guardando, allargò le ginocchia e si spinse col corpo fino al bordo della sedia.

Quella sera passò a salutare Carlo che era già a letto. Aveva indosso una camicina di stoffa finissima e sotto...niente. Si sedette sul letto e prese il ragazzo poggiandogli la testa sul braccio...fece il modo che sentisse il suo capezzolo. Lei aveva capezzoli grossi: da ragazza aveva imparato a stimolarli e a forza di tirarli e torcerli le si erano allungati ed ingrossati. Carlo spostò leggermente la testa e sentì il capezzolo all'angolo delle sue labbra.
- Farai sogni cattivi stanotte? sognerai le cosce di Stefania? - disse Anna prendendolo in giro.
Ma lei vide l'effetto del contatto e del calore del suo corpo su quello del ragazzo. Il lenzuolo si sollevava un poco...e si sentì eccitata dal sapere che aveva fatto nascere un desiderio nel suo ragazzo. Alzandosi gli sfiorò con un dito il cazzo eretto sotto il lenzuolo


In camera sua si guadò allo specchio. Fece uscire i seni dalla camicia e li prese, li accarezzò, li spremette. Le cosce era ancora, belle, bianche e liscie. Si toccò la rotondità del ventre fino a incontrare i peli del pube, poi le grandi labbra. E decise, si tolse tutto e si guardò di nuovo.....e si distese nuda sul letto.

Poi sentì Carlo alzarsi. Ebbe un brivido, un batticuore.
Lui andò in bagno ed allora lei accese la lampada sul comodino. Voleva che lui la vedesse. E si girò in modo che i suoi piedi fossero verso la porta, a cosce larghe.



Carlo vide la luce accesa. Guardò attraverso la porta semiaperta, si fermò: era incantato a vedere sua madre , rimase immobile. E allora lei allargò di più le ginocchia e le piegò: ora gli faceva vedere la sua fica, i peli scuri tra le cosce. Il ragazzo si toccava: poi lo tirò fuori dal pigiama e cominciò a masturbarsi lentamente.
- Vieni, Carlo. Te lo fa la mamma.
Lei si alzò, lo baciò in bocca e lo toccò sul cazzo, crezzandolo con tutta la mano, scappellandolo dolcemente. E gli tolse il pigiama, lo prese per mano e lo portò nel letto.
- Vuoi farlo con la tua mamma? - gli chiese
Carlo non rispose, le toccava i peli e fino all'umido della fica. E allora lei lo guidò a mettersi tra le sue cosce.

- Facciamolo - disse - facciamolo davvero. Tu lo vuoi fare, vero? Qui, spingilo qui, fammi sentire come sei forte, chiava la tua mamma.

Stavano a tavola, era domenica.
- Allora, è più bello il mio corpo o quello di Stefania?
- Mamma! Ma tu sei l’amore mio.
- Davvero? Allora dimostramelo.
- Come?
Anna si alzò, si sollevò la veste, non aveva mutandine. Mise sue dita nella fica e le accostò alle labbra di Carlo. Lui capì, le prese in bocca e le succhiò. Poi lei lo baciò in bocca.

-Carlo, adesso? ma sono le tre del pomeriggio.
- Vieni di là.
- No, stai diventando un vizioso che pensa sempre al sesso........ perciò ti amo. Dai facciamolo qui, in piedi.
- Ma in piedi non entra tutto......
- Aspetto, mi giro, mettimelo da dietro..... mi dà più piacere.
Si sollevò la veste, si abbassò le mutandine e poggiò le mani sul tavolo.
- Lentamente, Carlo, chiavami lentamente, mi fai godere de mi chiavi lentamente. Mi lascerai eccitata, lo sai, non mi basti mai, ti vorrei sempre. Dai, chiava la tua mamma.

- Mamma, che bello farlo con te. Potevamo farlo da tanto tempo…..
- Tu ci pensavi? dimmelo. Ti sei mai masturbato pensando a me come hai fatto per Stefania?
- Si. Una volta ti ho visto mentre ti cambiavi.....le cosce...
- Mmmm, ....come ti piace di più? avanti, dimmelo.
- da dietro ti sento più stretta.....
- scemo, sono io che mi stringo per godere di più...e poi è bello anche per me, mi fa venire......dai, proviamo....
- Qui , tocca qui, questa piccola punta. E’ il clito e dà tanto piacere se lo tocchi, se lo baci. Sai che molte donne se lo toccano mentre sono penetrate? Si, si masturbarbano il clito mentre il cazzo o le dita premono sul punto G. Devo insegnartelo. No, solo il medio, bagnalo in bocca e fallo entrare pianissimo; ti dico io quando ci sei. Qui, amore, qui, lo senti? Ricorda dov'è, in alto, a metà del tuo dito, qui amore. Accarezzalo col polpastrello, struscia e premi sopra, sempre allo stesso modo, ahaaaa, così, così, aspetta, mi tocco anche il clito.Mmmmmm........







Il pomeriggio passò stando nel letto a toccarsi, a baciarsi, a giocare con i loro corpi. Anna gli insegnava il corpo femminile, come eccitarle i capezzoli, come toccare la fica, i punti sensibili. Gli insegnava il piacere che poteva dargli anche il suo corpo di ragazzo, gli eccitava i capezzoli, succhiandoli, mordicchiandoli, gli carezzava le cosce.
- Impara come godono le donne, come farle godere. Voglio una cosa, amore mio, me la fai?
- Cosa?
- Una cosa che fa impazzire di piacere le donne. E' bellissima, ma ci vuole amore per farla. Vuoi farmela?
- Si, te la faccio, dimmi.
-Vieni, mettiti in ginocchio sul tappeto vicino al letto.

Lei si mise sul bordo del letto ed allargò le cosce.
- Baciala, come se fosse la mia bocca. Succhiala, mettile la lingua dentro, ahhh... sei un tesoro. Il clito, adesso, giocaci con la lingua, succhialo, moricchialo.....aspetta, mi apro.....siiii, così, succhialo, stringilo tra le labbra, forte, continua, ancora...ancora....non fermarti, continua
Anna ebbe un orgasmo fortissimo, era scossa dal piacere che la inondava, era felice, quel ragazzo la stordiva, aveva la sua stessa libidine.

- Voglio darti tutto, tutto, anche quello che non ho mai voluto dare, neppure a tuo padre. Capisci?
-?
- Il culetto, lì sono ancora vergine. Voglio dartelo.

- Mamma, dicono che fa male....
- Si, le prime volte, ma poi.......mi devi sverginare. Vedrai, per te sarà bellissimo. I maschi hanno l'istinto di penetrare, il desiderio di entrare, allargare, forzare.....per te sarà una vera emozione. Voglio fartelo fare.


Lei gli stava manipolando il cazzo.
- Lo voglio duro duro. Ah, com'è bello!
Poi prese il gel e lo versò sul cazzo del figlio. Lo carezzava mentre glielo spalmava con movimenti veloci delle mani.
- Mamma, così mi fai venire....
Lei si mise il gel tra le natiche e si mise a 4 mani sul letto.
- Allora, amore, facciamolo entrare nel mio culetto. Se mi lamento, tu non pensanci, continua. Se esci perdo il coraggio di farlo. Facciamolo entrare pianissimo, voglio sentirlo come mi entra. Si, amore?
Carlo le andrò dietro stando in ginocchio sul letto. Lei gli prese il cazzo e lo portò al suo ano.
- Qui - disse - ci sei, spingi qui.
Carlo spinse un poco e lei sobbalzò.
- Mamma, ti fai male?
- Non pensarci, spingi.
Carlo diede un colpo di reni ed il gel fece entrare metà del glande. Lo sfintere resisteva alla pressione del cazzo.
- Ahaaaaa, Carloooo, spingi, spingi, non resisto.
E Carlo diede un colpo forte ed il glande entrò.
- Ahiaaaaaaaaaaaaaa, dio come brucia, ahhhhhhh
Ma Carlo non seppe controllarsi, diede un colpo fortissimo ed il cazzo entrò lacerando di più lo sfintere.
- Mmmmmmmmmmmmm....ahiaaaaaa, amore mio. Non fermarti adesso, mi fa troppo male.
Carlo, preso dalla libidine di quel piacere nuovo, la stava inculando con forza.
- Si, così, sbattimi, rompimi - disse Anna - rompimelo tutto, chiava forte e vieni, vienimi nel culo, amore mio.
Gli ultimi colpi furono terribili: il cazzo si spingeva fino nelle viscere, dilatava, forzava e lei cominciò a spingersi contro per aiutarlo a venire.
- Vedi, amore, comincia a piacermi. Avanti, dimmi quando stai per venire così te lo stringo nel culo.

Anna sentì ancora bruciore quando Carlo tirò fuori il cazzo, e poi ancora quando lo sperma le toccò la ferita all'ano.
Andò in bagno a mettere acqua fredda sull'ano e Carlo la seguì. Lei gli mostrò le dita insanguinate.
- Mi hai rotta a sangue, amore mio.....ti è piaciuto?
- Oh, mamma, è bellissimo.
- Lo so. Sverginare affascina i maschi e tu sei il mio maschietto che ha rotto il culetto alla sua mamma.