i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy Video Chat | Gay Cam | Messenger - NEW |

[ - ] Stampante Capitolo or Storia
Indice
- Text Size +

 

 

Si era alzata la nebbia, e avvolgeva le strade deserte vista l’ora tarda, Gloria camminava cercando di controllare i battiti del cuore, era combattuta tra contrastanti sentimenti, proseguire o fermarsi, sentiva l’aria umida dell’inverno risalire sotto la sua gonna, accarezzare le sue intimità nude come lui aveva preteso, e lei costretta a sottomettersi aveva obbedito. Stava ripensandoci? No! In realtà aveva il cuore in gola, ma il desiderio di scoprire cosa si celava dentro di sé era troppo forte, sapeva che sarebbe stata dura ma voleva fortissimamente voleva andare fino in fondo.

Il suo debito nei confronti dell’usuraio era elevato, e lo sapeva che non sarebbe mai riuscita a risarcirlo, per questo motivo aveva accettato di incontrarlo e di concedersi, e lui l’aveva umiliata, con sadico piacere. Ripensando a quello che le aveva fatto sentì una stretta al basso ventre e la sua fica inumidirsi d’eccitazione, la vergogna si impossessava di lei, e le saliva al volto con un segno inequivocabile arrossandole le gote.

Quello era stato molto scurrile dicendole che era solo una troia e se voleva restare nell’appartamento e continuare a mantenere suo figlio alla scuola dove lo mandava avrebbe dovuto piegarsi ai suoi voleri. Sarebbe stata sua e le avrebbe richiesto prove sempre più difficili da affrontare. E lei, mentre lui le faceva quel discorso si trovava con le gonne rialzate le mutande a mezza coscia e l’uomo volgarmente la palpava facendola gemere, si dava mentalmente della troia perché aveva goduto sotto le dita di quell’individuo volgare.

E adesso andava a pagare con il suo corpo, il prezzo per mantenere un livello di vita che non avrebbe certo più potuto permettersi, ma anche per vivere, la vita di suo marito Carlo Alberto e di suo figlio Matteo, sottomessa dal ricatto o forse più dal suo desiderio di degradarsi per raggiungere il massimo godimento rotolandosi nel fango, come poteva non pensare alle sensazioni che la turbavano in continuazione.

Lei una signora dell’alta borghesia costretta dopo il fallimento e l’arresto del marito a concedersi ad un usuraio con il quale suo marito era in debito, per poter continuare ad abitare nella sua casa, anzi nella sua ex casa. Tutto ciò le serviva per giustificare il suo comportamento, aveva un figlio e doveva pensare al suo futuro. Meglio una madre puttana ma che non gli fa mancare nulla che una madre virtuosa che gli farebbe mancare il cibo dal tavolo.

Adesso si accorse che mancava poco al luogo dove era diretta, pochi metri, e c’era un portone al quale si accostò, spinse e si aprì, dietro al portone un uomo l’attendeva, non lo vedeva bene nella penombra, ma intuiva una persona abbastanza robusta non riuscì a vedere i lineamenti ma non doveva essere molto giovane.

Le chiese: “la signora Gloria Rigamonti?”.

“Si sono io” rispose lei con la voce che le si strozzava in gola.

“Bene è puntuale, mi segua”, e la precedette all’interno di quella abitazione antica, c’era una scalinata che saliva ai piani, lo seguì. Quando arrivarono al primo piano, la precedette in una stanza, si spostò di lato, per farla entrare e le disse di consegnarle i vestiti, “deve mettersi nuda, i suoi vestiti le verranno restituiti quando se ne andrà”. In silenzio Gloria si denudò, sotto non portava nulla visto che il suo amante le aveva imposto di non indossare la biancheria intima, consegnò il tutto all’uomo che era rimasto in attesa, poi costui se ne andò lasciandola lì sola nel silenzio di quella stanza enorme e appena rischiarata da una lucetta posta in un angolo da un abat-jour, con un alone rosso.

Delle ombre che parevano uscire dalle pareti e volessero aggredirla la stavano ponendo in uno stato d’ansia, l’attesa era terribile, era il fatto di dover immaginare quello che le avrebbero fatto ma di non avere idea fino a che punto sarebbero arrivati.

Non riusciva a capire più da quanto tempo stava aspettando, e aveva iniziato a sudare però non faceva caldo, era solo la sua ansia, il cuore le batteva forte tutto questo tempo lì nuda in mezzo alla stanza la faceva ansimare si sentiva spiata ma non vedeva da dove era spiata.

La porta si aprì, una donna le si avvicinò era vestita da sera un abito nero lungo, quando le fu di fronte, le parlò con un tono molto basso quasi sussurrato, “ sono Marilena, allora tu sei Gloria, sei molto bella mia cara, il mio amico Bruno mi ha detto che sei molto dotata, tu pensi di essere dotata?”.

“ Io non lo so, signora”.

“Lo vedremo presto, piccola, sei un boccone da re a vederti, sei ben fatta, ma questo non basta, conta anche il temperamento, ricordati il cliente ha sempre ragione vuole divertirsi e paga, perciò non gli rifiutare nulla”.

Gloria rimase in silenzio, la Marilena le fece mettere le mani sulla nuca e allargare le cosce, le toccò il sesso e si estasiò, sussurrando “cocca sei tutta bagnata, e non abbiamo fatto nulla, sentiamo in profondità” e così dicendo infilò il dito in fondo alla vagina di Gloria che si lasciò sfuggire un lamento di piacere. “Sei calda piccola, piacerai molto al mio ospite di questa sera”.

La prese per mano e la portò lungo un corridoio arrivarono in una stanza da letto molto elegante entrarono nel bagno adiacente Marilena fece lavare Gloria l’asciugò, e le fece rifare il trucco, la profumò, e le fece indossare delle calze nere con la riga dietro, un reggicalze nero, con una rosa sul davanti, un bel ricamo, e indossare un abito da sera rosso molto scollato che le modellava il busto lasciava scoperte le spalle, ed era svasato verso il basso arrivava alle caviglie, indossò delle scarpe con il tacco, nuove della sua misura, molto eleganti anch’esse rosse.

Bruno l’usuraio del quale era diventata l’amante aveva di certo fornito tutte le misure e adesso lei si sarebbe concessa ad un altro uomo per denaro, come voleva lui.

“Seguimi!” le disse Marilena. Gloria sentiva una certa ansia invaderle il petto facendo fatica a respirare, ma non poteva tirarsi indietro, quando aveva obiettato con  Bruno che non voleva essere prostituita, lui si era messo a ridere, e le disse che lei era una cosa sua oramai e se non voleva doveva sloggiare dall’appartamento e anche suo marito in carcere avrebbe pagato le conseguenze del suo gesto, se lei non si sottometteva totalmente avrebbe passato giorni d’inferno e chissà forse non sarebbe nemmeno sopravvissuto, e non pensava a suo figlio che poteva restare orfano?

Uno dei pomeriggi in cui era riuscita ad andare a colloquio con il marito egli si confidò con lei, era odiato dagli altri detenuti, e che era stato picchiato si era rinchiuso in cella e non era più uscito all’aria.

Gloria aveva capito, il suo amante poteva fare del male anche a suo marito che di certo era stato un fesso come amministratore delegato della ditta ma non si meritava altri tormenti.

Lei avrebbe pagato per la tranquillità della loro famiglia, tutto questo le dava comunque coraggio, sperava solo che suo marito non venisse mai a sapere come aveva ottenuto la sua tranquillità né come si era mantenuta e aveva trovato i soldi per pagare gli avvocati, una vana speranza conoscendo Bruno e lo sapeva benché sperasse.

Non era colpa sua si ripeteva, ma anche si sentiva in colpa perché tutto questo la eccitava, in fondo trovava una forma di eccitamento che mai aveva pensato di provare.

Arrivarono in un salotto ben arredato, su un divano si trovava un signore elegante e piacevole di aspetto sembrava uno di quei gentiluomini che si vedono nei film inglesi.

Era brizzolato, e asciutto nel fisico, le fece il baciamano, poi si sedettero e conversarono amabilmente di varie cose banali moda economia, e anche di politica, in fondo con suo marito Gloria aveva frequentato i salotti, e sapeva bene come intrattenere una conversazione.

Una cameriera in abito nero e grembiule bianco portò degli aperitivi, Marilena era la padrona di casa e quando venne annunciato che la cena era pronta si alzarono il signore Armando da perfetto gentiluomo attese che le signore fossero accomodate porgendo loro la sedia.

A tavola tutto era molto ben preparato la cucina di alta classe ed il servizio impeccabile.

Alla fine della cena Marilena chiese ad Armando come trovava la sua pupilla riferendosi a Gloria che capendo che parlava di lei arrossì.

Armando disse che la trovava deliziosa, e che si sarebbe volentieri fermato per la notte.

A quel punto Marilena si alzò e si congedò, Armando chiese a Gloria di accompagnarlo in camera cosa che lei fece sottobraccio a quel signore che l’aveva comperata per la notte. Si sentiva serena era un uomo di bell’aspetto e piacevole, quindi i suoi timori erano scomparsi, si sentiva piacevolmente eccitata all’idea che per quella notte gli apparteneva.

Entrati in camera, quella stessa dove Gloria si era vestita, l’uomo le chiese di spogliarsi ma di farlo lentamente, lui si sedette sul letto e lei iniziò a togliersi il vestito molto lentamente facendo scivolare le spalline fini fuori dalle spalle facendole scendere lungo le braccia con movimenti studiati, molto sensuali, aprì la cerniera del vestito e lo fece scivolare a terra dove andò a formare una corolla intorno ai suoi piedi.

Con grazia uscì dalla corolla come venere che emerge dalle acque, era rimasta a seni nudi, era bella Gloria e lo sapeva, quanti l’avevano ammirata e desiderata, e solo pochi l’avevano avuta oltre a suo marito e questo solo prima del matrimonio quando da studentessa universitaria partecipava alle manifestazioni e con altri studenti parlavano di liberazione sessuale e non esistevano rapporti fissi. Dopo il suo matrimonio era stata fedelissima, fino a quel momento.

Adesso era lì e si eccitava all’idea di essere una puttana che si può comprare ma non provava in quel momento sensi di colpa aveva solo il pensiero di essere seducente il più possibile.

Armando la fece avvicinare e le abbassò le mutandine lei lo aiutò sollevando prima una gamba e poi l’altra, Armando le annusò il cespuglietto di peli castani come i suoi capelli, il profumo si era mischiato con l’odore del suo sesso eccitato.

La prese per la vita e la fece distendere sul letto le sollevò le ginocchia e le allargò le cosce in modo che fosse esposta al massimo e si tuffò in mezzo alle sue gambe dove la sua vulva era aperta come un fiore e umida di desiderio, sentì la lingua di Armando che si appoggiava sulle sue ninfe, fu come una scossa elettrica, che partì dal suo sesso e le arrivò al cervello, Armando cominciò a leccare avidamente le sue ninfe cogliendo sulla lingua i suoi umori e bevendoli come si trattasse di un nettare, poi risalendo le sue labbra arrivò al suo bottoncino mettendolo a nudo e prendendolo tra i denti, facendola fremere di piacere e con la bocca egli le regalò un meraviglioso orgasmo.

Lei ancora non si era ripresa che lui le era sopra e la penetrava sentiva la verga dura e bollente penetrare nella sua fica completamente inondata di umori.

La prese con possenti colpi di reni, facendola gemere, e le diceva che la sua fica aveva un sapore stupendo, e baciandola le fece sentire sulla sua lingua il gusto che aveva, e Gloria si eccitò ancora di più fu sconvolta da un orgasmo multiplo, e anche il suo amante le venne dentro inondandola, fu sconvolta dalla sensazione che provò era una cosa che non provava da tempo, nelle tre settimane precedenti aveva avuto rapporti solo con  Bruno e lui le aveva solo eiaculato sul volto, adesso sentiva un cazzo dentro di sé e che aveva goduto dentro di lei con il piacere che lei gli aveva dato.

Armando si era accasciato pesandole addosso ma non le dava fastidio le piaceva questo contatto, che dava una certa umanità al rapporto appena avuto.

Dopo un po’ lui si riprese e rotolò accanto a lei e le chiese di prenderglielo in bocca, Gloria, si sollevò e andò a piazzarsi su di lui con il volto all’altezza del suo pene e lo avviluppò con le sue labbra iniziò a leccarlo con piccoli colpi di lingua e sentì che sotto al sua stimolazione il pene del suo partner prendeva vigore ingrossandosi nella sua bocca e questo le procurava un’eccitazione da farla bagnare ancora molto era la prima volta che si eccitava facendo una fellatio, quando il pene fu bello duro, nella sua bocca lei oramai lanciata in un pompino sfrenato Armando la dovette fermare quasi di forza, la girò e le infilò il suo arnese nella fica inondata di umore, nel frattempo con le dita aveva raccolto un po’ del suo miele e la penetrò con un dito nell’ano roteandolo in modo da allargare bene le pareti, Valentia stava godendo ma non voleva essere sodomizzata girò la testa e guardò l’uomo che la teneva infilata con sguardo supplice, e disse: “ti prego, ti prego non dietro, non ti piace la mia passerina?”.

“Sì mi piace molto, ma io ho pagato per aprirti dietro, allora offriti”.

Gloria si rassegnò a subire sodomia per la prima volta in vita sua, e l’uomo appena fu soddisfatto uscì dalla sua calda michetta e le puntò la punta del fallo sulla pastiglia dell’ano, poi lentamente forzò, e le ordinò di aprirsi spingendo verso l’esterno come per evacuare obbediente Gloria rilassò lo sfintere e fece come voleva appena senti la cappella che le aveva allargato l’anello dell’ano, emise un urletto, si irrigidì, ma una pacca sulle natiche la riportò all’obbedienza, e si rilassò Armando penetrò lentamente facendosi strada nel suo retto fino in fondo e poi attese che si abituasse alla sua penetrazione, e quando sentì che Gloria si rilassava nel frattempo che le toccava con una mano la passerina bagnata allora cominciò a pistonare con forza quel retto appena violato.

Riuscì a farla godere inculandola e Gloria gridò il suo piacere come non lo aveva mai fatto. Poi lui le eiaculò nell’intestino e  si accasciò su di lei, oramai sfinito.

Si addormentarono entrambi provati dalle lotte d’amore, e quando si ripresero era quasi l’alba, lui le diede un bacio e la ringraziò per quella notte indimenticabile.

Era mattina presto quando Gloria raggiunse la sua casa andò nella stanza di suo figlio e lo guardò per qualche attimo che dormiva come un angioletto. La cameriera si sarebbe alzata fra un po’ e lei decise di andare a farsi una doccia e coricarsi aveva bisogno di riposo.