i racconti di Milu
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Elisa si trovava sola sulla spiaggia a quell’ora di mattina. Il sole si alzava colorando l’orizzonte era uno spettacolo stupendo e semi-distesa sulla sua sedia sdraio assaporava la brezza marina che le accarezzava la pelle.

Era una sensazione di pace che da molto tempo non provava. Le sue giornate erano sempre uguali, monotone, occuparsi della colazione del figlio e del marito, la noia di una vita scialba, sempre identica giorno dopo giorno.

Aveva detto basta e si era presa una vacanza, aveva con sé solo suo figlio il quale oramai avrebbe dovuto imparare a cavarsela da solo, a diciassette anni non poteva sempre avere la mamma che si occupava di lui e glielo aveva detto chiaro e tondo, “questa è la mia vacanza e devi darti da fare, mettere in ordine la tua stanza e prepararti la colazione da solo”. Ma si sa come sono le mamme alla fine cedono e per i figli si sacrificano.

Matteo aveva annuito, amava la mamma e non voleva rovinarle la vacanza in quanto a Giuseppe suo marito era al lavoro come sempre, lavoro, lavoro, lavoro, fatti suoi, lei era stanca di essere solo una serva, senza un po’ di tempo per se stessa.

Aveva avuto una specie di crollo nervoso dovuto forse allo stress di una vita priva di soddisfazioni, a causa di un marito sempre assente e che la trascurava totalmente,oramai lei, per lui era solo quella che gli lavava la roba e preparava da mangiare. Non avevano rapporti sessuali da qualche mese, e lei aveva dovuto arrangiarsi da sola in questo lungo periodo di insoddisfazione, arrivando a masturbarsi anche diverse volte al giorno e anche di notte, accanto a suo marito che dormiva e mai lui si era accorto nulla, del suo desiderio e di quello che faceva.

Aveva preso una decisione, adesso era decisa avrebbe concesso ad un altro quello che suo marito non voleva più, o non desiderava più.

Da alcuni giorni vedeva sulla spiaggia un uomo che si piazzava sugli scogli anche lui probabilmente apprezzava lo spettacolo della nascita del giorno.

Quella mattina però l’uomo non era steso come d’abitudine, era in piedi e osservava il cielo, lo vide incamminarsi e avvicinarsi a lei, il cuore le batteva forte, se questa era l’occasione l’avrebbe accolta, forse si era accorto di lei, e voleva attaccare bottone la cosa le metteva una certa ansia, mista ad eccitazione.

Adesso lo vedeva bene, si era accorta che aveva un bel fisico asciutto da lontano ma adesso che lo osservava avvicinarsi si vedeva che era un bell’uomo forse aveva la sua età, o forse qualche anno di meno non lo sapeva esattamente, aveva un viso maschio da uomo sportivo con un mento forte, capelli neri con alcuni fili d’argento qua e là.

Appena le fu vicino la abbagliò con un sorriso da divo del cinema poteva fare concorrenza ad un Paul Newman, aveva gli occhi scuri però ma per il resto emanava da lui una grande forza di attrazione.

Le rivolse la parola, la sua voce era calda e forte : “Ciao, scusa ma faremmo meglio a metterci al coperto, fra un paio di minuti ci sarà un violento temporale”.

Elisa lo osservò incredula, “come un temporale?” esclamò!

“Sì, guarda quella nuvola si allargherà e dopo all’improvviso scaricherà un acquazzone breve ma molto intenso, vieni e andiamo a metterci al riparo laggiù” disse tendendole la mano.

Elisa si sentiva attratta e molto naturalmente gli porse la mano facendosi aiutare ad alzarsi, lui prese la sua sdraio sotto il braccio e tenendole la mano la guidò fino alle cabine che avevano tutte una tettoia davanti.

S’installarono sotto una di esse, Elisa era tesa avevano fatto una breve corsa perché le prime gocce erano cadute che ancora non avevano raggiunto la prima cabina, aveva il fiatone, l’uomo la teneva ancora per mano, la tettoia era stretta e lui le passò il braccio intorno alla vita sentiva che lei era turbata, le chiese se stava bene, lei sussurrò in un soffio di sì.

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Allora lui avvicinò il volto a quello di lei per baciarla, e lei alzò il viso verso di lui chiudendo gli occhi in attesa del bacio, sentì le labbra di lui poggiare sulle sue, carnose ed umide, desiderose di sentire il contatto.

Elisa si sentiva eccitare, solo con il pensiero che quell’uomo sconosciuto potesse prenderla così in quel luogo di mattina e in un modo così spontaneo.

Le loro labbra si unirono, la lingua di lui penetrò nella cavità orale di lei totalmente arresa e offerta, era una resa totale ed incondizionata, anzi di più era una voglia di essere amata che le mancava da troppo tempo.

Elisa aprì le gambe sentiva il suo sesso umido, e quello dell’uomo duro che le premeva contro il ventre, la sua lingua la invadeva la sondava e le loro salive si mischiavano era talmente eccitata ed impaziente di essere presa che non si rendeva nemmeno conto che qualcuno avrebbe potuto sorprenderli, ma forse proprio questo la eccitava così tanto.

Lui le aveva fatto scivolare le bretelle del costume scoprendole i seni pieni a pera e ancora belli che si sostenevano da soli, arroganti con i capezzoli durissimi che le facevano male.

Lui gli palpò le tette con vigore impastandole, e saggiandone la consistenza poi le prese un capezzolo tra due dita e lo strizzò violentemente, un gemito di dolore e piacere le sfuggì dalla gola perdendosi nella bocca di lui.

Stava godendo di un piacere incredibile, e sconvolgente, che non provava da troppo tempo, quando la mano di lui le abbassò il costume sulle cosce e raggiunse il centro del suo pube infilandosi nel suo antro segreto colpo di umori che mostravano quanto gradisse quelle attenzioni, lui con un dito risalì lungo il taglio fino a raggiungere il clitoride, e allora stuzzicata sul suo delicato bottoncino scoppiò in lei l’orgasmo, cogliendo di sorpresa il suo occasionale amante, inondando le cosce anche di lui visto che una sua gamba era tra le sue.

Elisa si abbandonò nelle braccia dell’uomo, lui era compiaciuto di averla fatta godere e di come si dimostrava calda iniziò a dirle delle parole di fuoco all’orecchio, che la sconvolgevano e la facevano vergognare ma assieme alla vergogna che provava aumentavano la sua eccitazione.  

L’uomo le sussurrava che era una troia in calore, una vacca pronta a farsi montare dal primo sconosciuto che trovava, e adesso lui l’avrebbe scopata come quella troia che era.

La sollevò un po’ facendole appoggiare le spalle al muro, lei avvinghiò le sue gambe ai fianchi dell’uomo smaniosa di essere penetrata, quando la verga dell’uomo come un bastone di fuoco si aprì la strada nel suo ventre lo accolse con un grido di piacere che pareva provenire da un animale poi lui iniziò un lento ed esasperante movimento nella fica fradicia di lei, la quale iniziò a provare un piacere che da troppo tempo le mancava una verga dura che le scanalava le pareti interne della vagina, rimasta orfana da lunghi mesi e solo stimolata da se stessa, che aveva cercato con dei simulacri fallici di darsi piacere, adesso che sentiva quest’uomo dentro di lei avrebbe desiderato non smettesse mai che le sensazioni che le donava durassero all’infinito e si abbandonò ad evocare verbalmente le sue sensazioni, cosa che non aveva mai osato fare con suo marito.

Lo supplicava di sfondarla e di darle tutto il suo pene perché lo desiderava certo era un frasario da piccola borghese ma che comunque diceva che amava quanto stava facendo.

E per lei era già molto, almeno più di quanto aveva fatto in diciassette anni di matrimonio.

L’uomo, sentendola capì che era una di quelle piccole borghesi che non hanno il coraggio di affrontare in modo totale i propri desideri, le fantasie le hanno ma non hanno coraggio nel dare loro corpo, ma questa donna è molto calda e sapeva che adesso avrebbe avuto il tempo di farne ciò che voleva ossia farle assaporare il proibito.

Era talmente desiderosa e vogliosa e calda che sarebbe stata come creta nelle sue mani, ne avrebbe fatto una sua opera d’arte, portandola alle vette del piacere e disinibendola totalmente, questi pensieri lo portarono al culmine del piacere e si riversò nella guaina stretta e calda di lei, la quale sentendo gli schizzi che la colpivano come lava bollente, ebbe un altro orgasmo, dopo di che si abbandonarono sfiniti, lui la sostenne e la fece dolcemente scendere a terra, con quel movimento il suo pene oramai barzotto fuoriuscì dalla tana di lei, le si stese sopra sul pavimento di legno e la baciò sulla bocca con tenerezza.                                                                                                         

 

Elisa si sentì soddisfatta, la pioggia era cessata era stato un brevissimo temporale estivo, il corpo caldo dell’uomo che le pesava addosso, le dava una sensazione di protezione, poi lui le sussurrò all’orecchio che dovevano vestirsi prima che arrivassero i bagnini per preparare le cabine e si alzò, subito si vergognò di essere lì nuda ed esposta con quello sconosciuto e si coprì con l’asciugamano prima di alzarsi e indossare il suo costume che era abbandonato a terra.

Appena l’ebbe indossato, affacciatasi  dalla cabina vide in lontananza che alcuni bagnini stavano avanzando lungo la spiaggia per iniziare il lavoro.

Decise di rivestirsi indossando il suo abitino estivo e di ritornare a casa, non se la sentiva di rimanere in spiaggia.

L’uomo la osservava e la prese per un braccio, l’attirò a sé, e le disse: “ti è piaciuto? Non vergognarti, ti aspetto domani mattina sarò sullo scoglio” e attiratala contro il suo petto la baciò con grande passione facendo sconvolgere Elisa che si sentì di nuovo trasportare dal desiderio di continuare a fare l’amore con quello sconosciuto.

Ritornò a casa rapidamente con quasi due ore di anticipo sul suo solito orario, sconvolta per aver provato piacere così tradendo il marito, si era concessa senza resistere,è vero che si era detta che doveva prendersi un amante che suo marito la trascurava, ma lasciarsi andare in quel modo senza ritegno era proprio una sgualdrina ecco cosa si diceva.

Entrata nell’appartamento in affitto, dove stava con suo figlio, si accertò che lui ancora dormisse, e poi andò a farsi una doccia.

Sotto il getto d’acqua ripensando a quanto era accaduto iniziò a toccarsi i seni pieni e prepotenti con i capezzoli duri, se li strinse con forza facendosi male, e dicendosi che era una puttana che godeva con il primo che le era capitato, poi la mano scese lungo il ventre bombato e arrivò al vello scuro  insinuò le dita arrivò al clitoride e sentì una scossa che le arrivò al cervello era ancora vogliosa come se quell’amplesso avesse risvegliato dei demoni che erano in lei e si masturbò con forza sotto la doccia il cui getto si abbatteva sui seni e scivolava nel solco raggiungendo il basso ventre dove la sua mano oramai era affondata tra le pieghe del suo sesso che colava ciprigno con un abbondanza che la stupefaceva, la sua mente ancora era immersa nel desiderio che lo sconosciuto le aveva inoculato assieme con il suo fallo dentro di lei le pareva di ricordare tutte le sensazioni che la sua mente aveva registrato.

Fu cosi’ che proruppe in un orgasmo che la fece tremare in tutte le sue fibre, e si ritrovò seduta nel piatto doccia semi-incosciente stordita dal piacere.

Dopo un po’ si riprese e si disse che non doveva più cedere a  questo piacere che le faceva perdere la testa, e riflettere sull’accaduto.  Si lavò con cura e si vestì.

Entrata in cucina preparò la colazione per il figlio che si sarebbe alzato di lì a poco, dedicandosi ad un'attività consueta sperava di riprendersi da quella momentanea perdita di controllo.