i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Note dell'autore:
JUNKYARD
Di nuovo in una prigione. Qualunque essa fosse. Di nuovo prigioniero. Di qualcuno. Avrei voluto piangere ma non avevo più lacrime ormai, ero rassegnato, quello era il mio destino.
Mi sistemai alla meglio e mi addormentai.
I giorni seguenti furono frenetici e non ebbi modo di pensare molto. Lavorai come un mulo fino a notte, poche pause e tanti caffè. Miss Pot gestiva quegli specie di studios come una guardia del padiglione T. dovevo preparare le luci, portare i cavi, i proiettori, allacciare fili, sistemare letti e sedie. Portare da mangiare alla truppe, pulire, aiutare il cameram, riferire al regista gli ordini di Miss. Lei era sempre a ordinare a tutti, indossava un tailleur pratico grigio, tacchi verdi e un frustino in mano. Faceva colare quell'attrezzo di cavallo su me in particolare ma anche su attori e troupe. Non faceva sconti a nessuno. Tutti filavano veloci e pratici. Gli attori erano due donne e due uomini, belli, sexy, professionali. Scene lesbo ed orge, ciak, riprese, doccia, make-up. E poi acqua, docce, asciugamani. Quando andavo a letto ero sfinito. Per fortuna le riprese erano sempre fissate nel pomeriggio, così avevo modo di fare con calma la mattina assieme a Gim il compagno del regista, un frocetto che mi dava una mano con passione e mi evitava i rimbrotti di Pott e il suo frustino. Dava colpi secchi, micidiali, mai troppo forti, è vero, ma precisi, umilianti.
In 3 giorni le riprese si conclusero. Gregg il regista era contento. Anche Miss Pot. Ci fu un piccolo party di fine lavoro, poi tutti se ne andarono. Io pulii tutto e andai a letto.
I giorni seguenti mi ripresi dalla mole di lavoro delle riprese, quindi cercai di capire dove ero finito. Il container era abbastanza ampio e pieno di cose, gli studios erano ampli ma tutto era in ordine. Miss Pott era organizzata dovere. Feci dei giri in cortile. Era proprio come una prigione. Mura di lamiera, ma alte. Salii sul tetto e guardai l'orizzonte. Una distesa piatta di deserto con scarsa vegetazione. Una sola lunga striscia di higway che correva via. Poco lontano c'era una pompa di benzina con caffè. Vicino al container, oltre il muro di lamiera e una piccola strada sterrata c'era un deposito di ferro e vecchie auto. Piuttosto grande, ma poco sfruttato. Anche lì un container simile a quello dove ero tenuto prigioniero io. Mi sforzai di vedere del movimento, della gente, ma niente. Due piccole gru, una jeep rossa e bianca. Un cane legato ad una corda che dormiva.
Tornai dentro e mi misi a guardare la TV.
La notte la temperatura calava bruscamente, la prima sera mi ero svegliato fra i brividi di freddo e mi ero procurato coperte pesanti e un pigiama di felpa leggera.
Per una settimana non vidi nessuno. Il cercpaesone alla mia caviglia era sempre in funzione. Le provviste iniziarono a scarseggiare. Miss Pott mi aveva lasciato un cellulare e un numero di telefono dentro. “Non usarlo mai se non per emergenze vere e chiama solo quel numero, intesi?” aveva detto con quella sua voce da matura transex nera, secca e melliflua al contempo, sexy e severa. Poi mi aveva fissato con gli occhi dal taglio asiatico per via del botox e mi aveva messo il cella. In mano con una pacca sul sedere. “Non fare lo stupido, culo bianco e te la caverai. Fai lo stronzo, ti riprendiamo e ti diamo in pasto ai cani!” di sicuro non scherzava.

Chiamai il numero.
“Cosa vuoi, stronzo?” era lei.
“...mi perdoni signora...ma ecco...il fatto è che qui la roba da mangiare sta scarseggiando e mi chiedevo se fosse così gentile da...”
“..ok,ok....culo bianco...ho capito...ci penso io. “ e riappese.

Tornai alle mie faccende, cioè guardare la tv sul divano. Al tramonto uscii fuori e salii di nuovo sul tetto. Il cielo era pulito e rosso. La strada infinita, lontane le montagne. Era bello con quella luce. Alla rimessa oltre la strada, una gru andava avanti ed indietro. Ehi allora ci lavorava qualcuno! Mi misi a guardare attento. Alla fine scorsi un uomo, un bianco piuttosto basso, tozzo, un cappellaccio di paglia ficcato in testa, pantaloni sporchi e logori che spostava del ferro a mano e sulla gru una figura nera, massiccia che manovrava rapida. Calò la sera e rientrai, mangiai cereali con l'ultimo cartoccio di latte e mi misi alla tv. Ore dopo stavo pisolando quando la porta si aprì di botto. Piombò dentro Yanna carica di sacchi e imbufalita. STRONZO!!!! CHE CAZZO DI INIZIATIVE PRENDI! TELEFONARE A POTT??? e mi fu sopra, mi afferrò per i capelli e mi fece volare in mezzo alla stanza, non feci in tempo ad urlare di dolore che quella mi prese per un braccio e mi rifilò 2 schiaffi da paura. In pieno volto, facendomi urlare di dolore. STRONZO BIANCO IO TI ROMPO LA FACCIA E IL CULO,CAPITO????? e giù colpi a ripetizione , mi tenne a terra, braccio girato. Piangevo di dolore e la imploravo di smetterla. ADESSO VAI A PRENDERE LE ALTRE COSE IN AUTO E POI METTITI AI FORNELLI! E mi mollò un calcio. Uscii fuori al freddo della sera. Tirava vento ed era buio. Yanna mi aveva pestato a stronza quale era. Mi faceva male la faccia e il vento mi prudeva. Raggiunsi la auto e scaricai due casse di latte e una cassetta di verdura con una pacco di spaghetti italiani.
“Bene. Fammi gli spaghetti come quella sera nello chalet-prigione. Spicciati. Ho una fame...ho mangiato solo un tramezzino a 200 km da qui. Ho dovuto viaggiare 4 ore per venire a portarti la roba, stronzo!” e mi colpì ancora era incazzata con me per quello. “Fai che gli spaghetti siano buoni o ti rompo il culo a calci.” mi misi a cucinare. Gli spaghetti none rano un problema, c'era tutto l'occorrente, caricai di spezie e cipolla e la servii in cucina con molto vino bianco. Yanna apprezzò. “Bravo, culetto bianco...così mi piaci...sono buoni questi fottuti spaghetti....” bevve e ruttò. Era in maglietta bianca sudatissima, sporca, una gonna di jeans corta, le lunghe gambe nere e possenti libere, scarpe basse. Il volto era segnato dal sudore, la polvere, il deserto, per me non si era certo premunita di farsi una doccia. Mi vedeva come un suo schiavo. Sparecchiai e chiesi se volesse riposare un attimo prima di ripartire. Erano le dieci di sera. Mi squadrò. “Potrebbe essere un'idea, mi metto sul divano un attimo, tu porta lì il tuo culo e quella bottiglia di vino e rimani a farmi aria con qualcosa, un giornale, roba del genere...si soffoca qui dentro...”
mi attrezzai con della cartone. Presi a ondeggiarlo vicino al suo corpo steso sul divano. Si era liberata della scarpe e le fette dei piedi neri emanano un odore marcio, fortissimo. Era rilassata e beveva il vino. Chiuse gli occhi e si godette il fresco prodotto dal suo schiavetto personale. Mi sembrò di tornare ai tempi di Trinax nel padiglione T quando quelle cose dovevo farle per ore. Yanna era beata, le gambe lunghe distese, le braccia possenti, le mani larghe e colorate di rosa. Sventolavo. Lei si rilassava. Sventolai e sventolai per il suo sollazzo. Lei chiese ancora vino e mi ordinò di fare più forte. Mi fece mettere della musica. Si tolse la gonna e sotto le mutandine bianche si intravedeva il cazzo grosso e le palle giganti. Quel sacco di scroto enorme. Possente. Da leccare. Sventolavo. Lei beveva tranquilla.
“Cavolo...è fottutamene tardi....devo fare tutta quella strada....”
“Mi perdoni Signora,posso consigliarle di dormire qui e poi ripartire domani mattina? Non sarebbe meno faticoso?”
“Hai ragione, stronzetto....mi sa che sono troppo ubriaca per ripartire adesso...no...dormirò qui....adesso voglio proprio riposarmi...tu...- e schioccò le dita – mettiti a quattro zampe qui davanti a me e fammi da poggiapiedi...su...così...- e mi fece rapidi e decisivi segnali con le dita, mi misi in ginocchio davanti a lei che mise le sue gambe sulla mia schiena – bravo...così..ecco....rimani così finché non te lo dico io...”
Così le feci da poggiapiedi. Era umiliante e faticoso. Lei pesava le sue gambe da transex nera erano massicce come roccia. Restai in quella posizione a lungo, poi le braccia cominciarono a tremarmi.
“Cazzo fai? Stronzetto?? non cedere adesso...o ti gonfio di botte...”
resistetti ancora.
Sudavo e tremavo di dolore e paura.
Yanna era ubriaca e pericolose, le conoscevo oramai le transex come quelle...una bottiglia di vino ed erano fuori come pazze, capaci delle peggiori angherie.
Resistetti.
E ancora.
Yanna sorrideva e ondeggiava la testa al ritmo della musica. Le tette gonfie sotto la maglietta sporca e sudata erano dure e gonfie.
Si muoveva piano facendomi però soffrire. Era pesante e stavo lì da molti minuti.
Resistetti ancora un po', ma alla fine cedetti. Le braccia vennero meno e le gambe di Yanna mi finirono in testa. Mi saltò addosso e mi camminò sopra. STUPIDO STRONZO..COME OSI????
“...mi perdoni,Signora...ma non ce la facevo più...scusi..” balbettai.
Lei mi mollò altri colpi al petto e al sedere. Mi tirò i capelli e mi urlò in faccia: “Ti perdono perché sei un bravo cuoco-servizievole...la pasta era proprio buona...ah ah...adesso me ne andrò a letto...ma prima..tu sai...userò la tua boccuccia di succiacazzi bianco come il mio cesso....ho proprio voglia di liberarmi la vescica....vieni con me....” e mi prese per un orecchio e mi trascinò letteralmente in bagno dove mi sbattè nella doccia. “Ecco stai fermo lì...più alto..così...all'altezza giusta...adesso bevi più che puoi...” rideva soddisfatta. Io in ginocchio sulle piastrelle della doccia, con la faccia all'altezza del cazzo nero e grosso di Yanna. Lo vidi bene quell'affare bitorzoluto che scappellato mi sfidava. Aprii la bocca disgustato. Ripensai a quando, nel padiglione T. Trinax e le sue amiche padrone mi avevano ficcato in una cassa e riempito della loro piscia. Chiusi gli occhi e attesi. Yanna rideva e si preparava a pisciarmi in faccia. Avrei sentito quel fiotto caldo, odoroso. Yanna se lo smanettava per puntarmelo meglio. La mia bocca era pronta a ricevere. Sentii la transex contrarsi tutta. Ohhhhhhhhhhh ECCCCCCCCCCCCOOOOOOOOOOOO Sìììììììììì PRENDI STRONZO!! e una cascata di piscia calda mi innaffiò la faccia: occhi, capelli, volto, quindi entrò nella mia bocca, soffocandomi subito per potenza del getto. Tossii. Mi presi un colpo in testa dal lei che mi fece cadere a terra e beccarmi quindi la piscia sulla schiena, sui capelli e ovunque. Yanna rideva di gusto e mi pisciava addosso. DAIIIIIIIIIIII PRENDIIIIIIIII SU SCHIFOSO CIUCCIACAZZI BIANCOOOO!!!!!!!!!!!!!
mi riempì di piscio e poi mi ordinò di leccarglielo.
AVANTI, TROIA...PULISCI TUTTO CON LA BOCCA...SPICCIATI POMPINARA.!!!
iniziai a pulire quel cazzo dalle tracce della pisciata. Yanna per fortuna apprezzava. Leccai bene e succhiai un po' per saggiare l'eventualità che volesse che facessi un lavoretto per lei. “Mi fai schifo tutto pisciato, stronzo...non provarci...adesso fatti una doccia e vai a letto....il pompino-colazione è per domani mattina...se non ricordo male...”

(per suggerimenti o critiche: dorfett@alice.it