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Patrizia stava toccandosi mentre era intenta a leccare la sua amante padrona, era così presa e godeva non poteva esimersi dal toccarsi ogni volta oramai che era costretta a sottomettersi alle voglie di Pamela.

Eppure questa situazione la eccitava, ma continuava a dirsi che lo faceva a causa del ricatto che la donna le aveva prospettato.

Quelle foto erano troppo compromettenti, se suo marito le avesse scoperte sarebbe stata la fine del suo matrimonio.

Pamela godette nella sua bocca scaricandole i suoi succhi di piacere, e lei aspirava e bevevo con avidità.

Eppure si sentiva assetata, appena smesso di leccare sollevò la testa per vedere il volto disfatto di godimento di Pamela, ma sorpresa il volto era quello di Yvana la sua giovane cameriera.

Patrizia si svegliò. Aveva sognato, ancora quel sogno che le ritornava ogni notte da quando si era trasferita.

Era sudata ed era bagnata di piacere nel sonno si masturbava ma non raggiungeva l’orgasmo, si alzò e andò in bagno, si masturbò ferocemente sotto il getto della doccia per darsi piacere, ogni volta doveva rievocare quelle immagini e si vergognava moltissimo, ma era solo così che arrivava all’orgasmo.

Appena ebbe goduto si sciacquò e tornò a letto, sperando di dormire, ma adesso che era sveglia soffriva, perché il suo matrimonio era finito, suo marito e suo suocero avevano scoperto la sua relazione con quella donna, che l’aveva ricattata.

Avevano messo a tacere tutto lo scandalo non era emerso ufficialmente ma certo delle voci correvano, lei era diventata troppo amica in apparenza di quella donna uscivano troppo spesso assieme frequentando i locali notturni della regione.

In ogni modo suo suocero che era molto amico di suo padre, le aveva detto che per la saluto del padre che era già ammalato di cuore era meglio che non sapesse niente.

Ma lei doveva rinunciare alla custodia dei figli, li avrebbe visti una volta al mese, in famiglia.

Loro s’impegnavano a portarli dai nonni materni settimanalmente, e lei doveva trasferirsi.

E così fu! Lei  si era trasferita, aveva riaperto una piccola attività una boutique di “souvernirs” oggettistica regalo, e antiquariato anche se in misura minore purtroppo non poteva investire grossi capitali.

Ad ogni modo aveva una piccola rendita e la casa era di sua nonna che gliela aveva lasciato in eredità. Suo marito le aveva garantito qualcosa anche se non se lo meritava, in questo modo era coperta economicamente.

Pamela le aveva istillato il gusto di godere perversamente, erano cose alle quali lei mai avrebbe pensato di potersi prestare, aveva avuto una vita così semplice e banale si era sposata vergine, e alla fine quella donna dopo il loro primo incontro n’aveva approfittato dopo averla fatta ubriacare a fare l’amore con lei, e l’aveva fotografata.

Il suo infame ricatto aveva funzionato egregiamente, anzi di più perché adesso era schiava, pensava solo a come poter soddisfare i suoi desideri proibiti.

La sua padrona, l’aveva portata a pensare alla sua giovane cameriera voleva coinvolgerla, ma lei era riuscita a rifiutarsi e ad evitare che quella ragazza così giovane venisse usata da Pamela.

Eppure dopo che gliene aveva parlato l’aveva attentamente guardata con altri occhi cercando di spiarla nella sua intimità, la ragazza era bella ma a venti anni chi non è bella a meno di essere un rospo.

Yvana era bella, giovane e sana, lavorava come cameriera da lei dall’età di quattordici anni, appena finita la scuola dell’obbligo, purtroppo rimasta orfana di padre aveva dovuto lavorare per aiutare i suoi fratellini a crescere e aiutare la madre a mantenerli, aveva rinunciato a molte cose, compreso lo sport, suo padre le aveva fatto prendere lezioni di arti marziali e lei avrebbe potuto diventare una campionessa, già aveva vinto numerose gare per la sua categoria ed era una delle più giovani cinture nere della provincia.

Doveva abbandonare questi pensieri, non poteva fare nulla con la cameriera, e sarebbe stato meglio che si trovasse un uomo che magari potesse ridarle la voglia di amare normalmente.

Dove lo trovava la sua vita sociale adesso era molto ridotta, non usciva più la sera, andava al negozio al mattino per le nove a volte le dieci perché aveva assunto un collaboratore, un bravo ragazzo molto competente, e così poteva permettersi anche di fare tardi al mattino.

Dalle nove a mezzo giorno in negozio poi il pomeriggio dalle sedici alle diciannove e trenta, poi tornava a casa e si facevano compagnia a vicenda con Yvana che aveva preparato la cena.

Da quando si era trasferita e Yvana che le voleva bene l’aveva seguita cenavano assieme per combattere la solitudine, erano due donne sole.

Quella mattina Yvana quando le portò il caffè a letto visto che tardava si inquietò di chiederle se stava male. Ma non stava male, le disse che aveva qualche difficoltà a dormire, niente di più.

Allora come spesso accadeva Yvana cercava di farle coraggio, dicendole che era la fine del mese e sarebbero tornate a casa, così lei si sarebbe tirata su vedendo i ragazzi e lei sua madre e i suoi fratelli che oramai erano diventati grandi.

“Sa una cosa signora? Io quando ero ancora a scuola e avevo delle malinconie scrivevo pagine e pagine sul mio diario e poi tutto mi passava”.

“davvero?” rispose Patrizia, “ e lo fai ancora?”.

“no, perché non ho tempo, però adesso che ci siamo sistemate e siamo tranquille magari lo trovo il tempo e mi rimetto anche a studiare”.

“ fai bene, lo studio è sempre importante e non è mai troppo tardi”.

Quel week end tornarono assieme alla loro cittadina di origine, Yvana andò a trovare i suoi e Patrizia poté rivedere i suoi figli sotto la stretta sorveglianza dei suoceri.