i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

[ - ] Stampante Capitolo or Storia
Indice
- Text Size +
La gente passeggiava indaffarata tutta intenta nei propri affari.

Li potevo vedere bene mentre sorseggiavo pigramente il mio caffè. Giocavo con il cucchiaino mentre mescolavo dello zucchero che nemmeno avevo versato. Non era tanto importante lo zucchero. Era importante il gesto. Non avevo dormito bene durante la notte, ma quel gesto lento e ripetitivo mi aiutava a risvegliarmi.

Ancora assopita osservavo i passanti dietro la vetrina del bar dove stavo facendo colazione. Ero seduta piuttosto in bilico su uno sgabello alto. Ero anche appoggiata ad un tavolino di fronte alla vetrina.
C’era anche un quotidiano, ma lo stavo sfogliando piuttosto che leggerlo; tanto c’erano le solite cattive notizie. Magari forse cambiavano i titoli, ma la sostanza invece no. Meno male che il caffè, anche se ha lo stesso sapore tutte le mattine, è sempre bene accetto.

- Chissà cosa stavano facendo quelle persone? - Mi domandai tra me e me. Non riuscivo proprio a concepire come potessero essere così attive e sveglie mentre io ancora ero mezza addormentata.
In fondo erano solo le dieci del mattino. Avevo tutto il diritto di essere ancora assopita.

Tutta la mia (poca) attenzione era rivolta al marciapiede e a tutte le persone che lo percorrevano. Non facevo attenzione, invece, al bar dove mi trovavo. Era piuttosto deserto e tranquillo; pochi avventori, forse un televisore acceso dall’altra parte del locale.

Ero così presa da quello che c’era fuori e dal profumo del mio caffè che quasi non notai la persona che mi si sedette a fianco. Era sicuramente un uomo. Lo guardai appena con la coda dell’occhio giusto per essere sicura che non avesse qualcosa di particolare come un uncino al posto della mano, o la capigliatura alla moicana e poi tornai ai fatti miei.

Mentalmente sbuffai. Sicuramente mi avrebbe chiesto se poteva prendere il giornale che avevo.
- Uffa. - Non avevo per niente voglia di rispondergli: - Sì certo. – e magari sfoggiare un piccolo sorriso come vogliono le buone maniere. Volevo starmene lì seduta per i prossimi dieci minuti nel più assoluto isolamento.

Per fortuna non mi domandò nulla. Fui grata di questo e continuai a crogiolarmi nella mia pigrizia.

Qualche minuto dopo sentì un lieve tocco caldo sulla gamba, appena sopra il ginocchio destro. Quando intuì la fonte di quel tocco sobbalzai. L’uomo a fianco a me aveva poggiato la sua mano sulla mia gamba. Improvvisamente non ero più assopita. Il cuore prese a battermi all’impazzata. Ero così sorpresa di quella sfrontatezza che non reagì subito.

L’uomo continuò la sua opera e continuò ad accarezzarmi sopra al ginocchio. Sentivo il cado palmo della sua mano sulla mia pelle nuda. Era delicato e non aveva fretta. Nel frattempo il cucchiaino aveva smesso di girare nella tazzina del caffè e mi ero come ipnotizzata guardando un certo punto della strada di fronte a me.

Mi piaceva quel tocco gentile, ma quello non era il luogo giusto. Mi stava montando un po’ di panico. Se non potevo essere al sicuro in un luogo pubblico che mi sarebbe successo? Avrei voluto scendere dallo sgabello ed andarmene via di lì oppure gli avrei voluto dare un bello schiaffo; il più sonoro possibile.
Tuttavia la serata prima era stata deludente. Mi era sfumata un uscita con le amiche e me ne ero stata sola a casa. Avevo fatto tardi a guardare un film che nemmeno avevo voglia di vedere, e non avevo neppure dormito bene. L’idea di quella piccola trasgressione in quel bar mi accendeva dentro un qualcosa di eccitante e proibito.

Oltre all’imbarazzo che provavo in quel momento mi sentivo elettrizzata a palla. Ovviamente dovevo essere arrossita tutta. Ero lì ferma sullo sgabello tutta immobile. Ero in preda a due desideri fortissimi ma contrapposti. Me ne volevo andare via subito, ma sentivo anche la necessita di prendermi uno svago e continuare quello strano gioco.

Quello sconosciuto, invece, constatando che non stavo manifestando alcuna emozione continuò il suo giochino. La sua mano continuò ad accarezzarmi su e giù puntando quelle dita sull’interno coscia. Probabilmente ora la sua mano era lì in mezzo tra le mie gambe. Neanche la guardai; continuai a puntare gli occhi di fuori.

Ora sentivo come piccoli crampi che mi venivano allo stomaco; tutti provocati dall’eccitazione del momento. Mi leccai un attimo le labbra e sospirai. Quella mano, così vicina alle mie parti intime, che mi palpava e mi toccava mi stava facendo impazzire.

Per un attimo la mano si fermò e sentì una lieve pressione dovuta d un piccolo movimento improvviso. L’uomo al mio fianco aveva avvicinato il suo sgabello al mio e ora potevo sentire il calore che emanava il suo corpo.

Un'altra mano calda come quella che era tra le mie gambe mi cinse il fianco. Ero prigioniera, una verità si fece strada nella mia mente. Non potevo più sfuggirgli.
Ora quelle mani non stavano ferme un attimo. Quella sul mio fianco mi toccava la pancia e andando più su mi sfiorava il seno. Quella che si trovava tra le mie gambe invece si insinuò sotto la mia minigonna sollevandola al suo passaggio e raggiunse le mie mutandine.

Non riuscivo a credere che gli stesi permettendo di fare quello che stava facendo; ma soprattutto come era strano che ancora non mi fossi voltata a guardarlo in faccia. Quelle mani non avevano ancora un volto a cui associarle e per chissà quale ragione non riuscivo a distogliere lo sguardo dalla strada di fronte alla vetrina.

Probabilmente quell’uomo non si stava facendo tutti quei viaggi mentali che mi stavo facendo io. Lui non avrebbe interrotto quell’esplorazione del mio corpo. Era sempre più vicino, la sua testa appoggiata sulla mia spalla e le sue mani in continuo movimento.

Potevo sentire benissimo l’odore del suo deodorante che non era troppo intenso. Il suo respiro calmo e regolare che contrastava con il mio che era piuttosto affannato. Mi sentivo tutta eccitata come non mi capitava da tempo. Era strano ricevere quell’attenzione da uno sconosciuto.

Nel mio piccolo mondo speravo che nessuno mi notasse. Volevo diventare piccola piccola. Chissà quante persone mi stavano fissando e giudicando in quel momento. Probabilmente era per quello che non alzavo la testa e guardavo dritta di fronte a me.

Lo sconosciuto, invece, non si faceva problemi. Aveva interrotto momentaneamente la sua attenta esplorazione del mio corpo per scostarmi la minigonna. Me la stava lentamente tirando su tutta. Sentivo che incontrava difficoltà a causa del fatto che fossi seduta, ma lo aiutai. Puntando il mio peso da una gamba all’altra gli permisi di tirarmi su la minigonna scoprendomi tutta.

Non riuscivo a credere a quello che stavo facendo in quel bar. Mi sentivo eccitata e sfrenata, ma allo stesso tempo mi stavo vergognando da morire. Mi stavo facendo spogliare da quel tipo e io l’avevo persino aiutato. Ora ero col culo scoperto su quello sgabello. La minigonna tutta tirata su fino ai fianchi. Solo le mutandine mi dividevano dalla vergogna assoluta.

Probabilmente lo sconosciuto pensava come me. In quell’istante mi sfiorò lì in basso allungando le sue dita sotto le mutandine. Aveva infilato una mano davanti e l’altra dietro. Più le sue dita si insinuavano tra le mie curve più il mio cuore accelerava i battiti. Riuscivo appena a stargli dietro respirando il più regolarmente possibile, ma ogni tanto sentivo un brivido di calore e mi sfuggiva un sospiro.

Non mi importava quasi più se ero osservata oppure no, nel momento in cui mi sfiorò delicatamente la figa mandai a quel paese la vergogna e il pudore. Smisi di fissare la strada di fronte a me e iniziai a guardarmi attorno.

C’era il solito via vai di persone. Per un attimo sperai che nessuno mi stesse guardando. Questa mia speranza durò solo qualche secondo, poi notai un paio di ragazzi vicini ad un albero che guardavano nella mia direzione sorridendo ed indicando.
La mensola sulla quale ero appoggiata a prendere il caffè non doveva nascondere nullla. Probabilmente non c’era nessuna copertura, ma solo la vetrinetta del bar.
Feci scorrere lo sguardo sul resto della strada. Un altro signore con un cane al guinzaglio mi fissava. Il cane strattonava il guinzaglio ma quello non si spostava di un centimetro.

Il mio pubblico ammontava solo a quelle tre persone. Non male pensai, poteva andare peggio. Fui sollevata da quella constatazione. La mia vergogna non era poi così pubblica come pensavo.

Ad un tratto senti una fitta. Lo sconosciuto mi aveva penetrato con le dita. Abbassai lo sguardo. C’era tutta la sua mano protesa tra le mie gambe; con almeno un paio di dita che si erano insinuate nel mio sesso. Gemetti un pochino, ormai persa in un vortice di sensazioni tutte peccaminose; preda di uno sconosciuto.

Lo guardai. Non rimasi stupita di quello che vidi. Ormai ero preda delle mie emozioni e non avevo intenzione di tirarmi più indietro. Di certo non arrivata a quel punto.
Lo sconosciuto doveva avere una cinquantina d’anni. Capelli piuttosto brizzolati ed una barba piuttosto incolta lunga una decina di centimetri. Il volto scavato era segnato da un paio di borse scure sotto gli occhi neri. Portava una paio di pantaloni scuri ed una camicia bianca con delle righine azzurre.
I suoi vestiti non erano male, sembravano ben tenuti e di qualità; proprio il contrario del suo volto che mi indicava una certa trascuratezza. Però quel viso così “randagio” mi piaceva quasi. Che razza di tipo.

Mentre lo guardavo negli occhi sobbalzai all’ennesima violazione della mia figa. Dovevo prendere una decisione. Sentivo che era venuto il momento di riprendere il controllo del mio corpo.

Gli sorrisi e mi liberai dalla sua presa. Gli dissi piano: - Un attimo solo. - Scesi dallo sgabello piuttosto velocemente. Mi si erano quasi addormentate le gambe e l’atterraggio fu difficile, ma riuscì a mantenermi in equilibrio nelle mie scarpette coi tacchi. Appena fui sicura della mia posizione mi risistemai la gonna e mi ravvivai un attimo i capelli.

Mi guadai attorno nel bar. Non c’era quasi nessuno. Il barista stava guardando la TV e questo mi tranquillizzò un po’. Gli altri avventori forse non si erano accorti di nulla. Solo un altro signore che era appoggiato al balcone del bar mi stava guardando avidamente. Gli ammiccai con l’occhio; tanto valeva che reggessi quel teatrino sino in fondo pensai.

Presi la mano dello sconosciuto che mi si era seduto accanto e gli sussurrai di seguirmi. Stavo procedendo con il pilota automatico. Pensavo in preda all’eccitazione del momento. Non volevo che quella sensazione morisse così presto. Mi diressi con quel tipo al bagno del bar.

Puntai al bagno degli uomini e mi ci infilai subito con quello sconosciuto. Il bagno era minuscolo, in due ci si riusciva a muovere appena. Quando sentì che il tipo aveva tirato il lucchetto della porta del bagno non potei più resistere e letteralmente gli saltai addosso. Dentro di me lottava un fuoco tale che dovevo trovare assolutamente qualcosa in grado di liberarlo.

Era strano il contatto di tutto quel pelo che aveva sul volto mentre lo baciavo, mi solleticava e mi grattava al tempo stesso. I suoi baffoni poi si erano messi in mezzo tra le nostre labbra, dando uno strano sapore a quei baci.

Mentre ero stretta a lui sentì le sue mani che trafficavano con la cerniera della mia gonna. Quando riuscì ad aprirla tirò giù con forza. Con pochi strattoni mi fece cadere la gonna e le mutandine sino alle caviglie.
Finita quell’operazione non aspettò un istante. Mi allungò le mani sul seno premendo con forza. Mi tastò per qualche momento poi iniziò a togliermi anche la maglietta ed infine anche il reggiseno. Quando fui nuda fece un passo indietro guardandomi avido. Lessi nei suoi occhi spalancati al massimo una bramosia quasi animalesca. Fece per slacciarsi la cintura dei pantaloni che ricaddero per terra. Scalciò un attimo per farli cadere per terra; poi si tolse anche le mutande.

Il suo pene mi salutò tutto fiero da una massa di peli neri e folti. Meccanicamente mi sedetti sul water e iniziai ad accarezzargli l’asta del pene mentre stavo per prendermelo in bocca. Iniziai lentamente a leccarglielo mentre si inturgidiva sempre di più.

Mentre ero alle prese con il suo pene lui si tolse i vestiti rimasti. E appoggiò le sue mani forti sulla mia testa. Iniziò a guidarmi avanti e indietro. Provavo a stare al suo ritmo. All’inizio era semplice, i movimenti lenti mi permettevano di respirare, mentre il suo uccello mi affondava in bocca.

Ebbi difficoltà, invece, quando i suoi movimenti diventarono più bruschi. Le sue mani avevano afferrato saldamente grosse ciocche dei miei capelli e mi spingeva a se, mentre io mi prendevo in bocca il suo uccello quasi interamente.
Tenevo chiusi gli occhi perché tutti quei peli pubici mi irritavano, ma incominciavo ad essere in debito d’ossigeno perché gli istanti in cui potevo respirare erano diventati molto brevi.

Ad un certo punto iniziai ad avvertire del dolore dove mi afferrava per i capelli perché mi strattonava sempre con più forza e più velocemente. Arrivai quasi a smettere di respirare. Immediatamente mi sentii il volto imperlato di sudore mentre tentavo con tutte le mie forze di aspirare tutta l’aria che potevo.

Stavo soffocando e presi a spingermi via da lui puntellandomi con le mani per darmi forza. Il tipo per tutta risposta mi diede un ultimo strattone e ritornai con la faccia spiaccicata tra i suoi peli con il suo pene quasi tutto in bocca. Iniziai a lacrimare copiosamente mentre sentivo la faccia che mi bruciava dall’impossibilità di respirare.

Ero prigioniera in quella morsa quando sentì repentini movimenti del suo bacino che sbatteva violentemente sulla mia faccia. In quel momento ebbi la certezza che sarebbe venuto e che mi sarebbe venuto in bocca.
Qualche secondo dopo; quando ero orami allo stremo delle forze e mi sentivo la faccia quasi scoppiare il tipo mi venne dentro.

Quasi soffocai, stavo tentando con tutte le forze di inspirare aria nei miei polmoni. Ero allo stremo quando sentii il calore del suo sperma riempirmi la bocca. Non potei fare a meno di ingoiarne una parte mentre sfogava le sue ultime energie su di me.

Passati un paio di secondi il tipo mi lasciò i capelli e liberata la testa dalla sua presa potei togliermi il suo uccello di bocca tornando a respirare e tossire allo stesso tempo mentre tentavo di riprendere fiato. Mi ci volle un po’ per ricompormi e per rendermi conto di quello che avevo fatto.

Il tipo mi guardava e sorrideva. Che strano. Non lo avevo ancora sentito dire una sola parola, ma mi ritrovavo tutta nuda in un gabinetto pubblico con lui. Riflettevo sulla singolarità della cosa, quando lo sentì parlare per la prima volta.

-Su alzati. – Protese la sua mano verso di me e mi aiutò ad alzarmi. Ci sorridemmo con complicità mentre ci abbracciavamo con foga esplorandoci a vicenda. Ad un certo puntò sentì il suo pene strisciare sulla mia gamba mentre tornava ad inturgidirsi. Ero contenta, non volevo che finisse tutto lì. Feci per prenderglielo nuovamente, ma mi fermò.

Il tipo mi mise le mani addosso e mi fece voltare. Cercai di non incespicare sul water. Per evitarlo dovetti quasi scavalcarlo. Ero lì a gambe divaricate che tentavo di stare in equilibrio appoggiandomi sullo sciacquone. Sentì le sue mani risalirmi i fianchi eccitandomi tutta. Poi lanciai un grido soffocato quando mi penetrò con forza con un unico movimento diretto.

Me lo aveva messo nel culo. Sentì un po’ di dolore. Ma a lui evidentemente non gli e ne importava molto visto che continuò a fottermi con lena. Ero concentrata a stare lì in equilibrio e nel tempo stesso sentirmi anche il culo in fiamme.

Passarono molti minuti che mi sembrarono un eternità tutti scanditi dal suo uccello che mi penetrava con foga. Sembrava che dovesse continuare in eterno ma alla fine si fermò e me lo tolse. Sospirai di sollievo.

Finalmente potei accovacciarmi lì sul water. Mi sentivo esausta e dolorante, ma appagata. Quando mi voltai per guardarlo in faccia non feci in tempo ad evitarlo. Il tipo si stava ancora masturbando quando venne e gli partirono alcuni schizzi in mia direzione. Chiusi gli occhi appena in tempo.

Quando ebbe finito di sfogarsi, riaprì gli occhi e mi passai meccanicamente le mani sulla faccia. Trovai le tracce del suo passaggio sul naso e sugli zigomi. Mi guardai le mani sporche ed appiccicose. Fiutai un attimo le mie dita aspettandomi di sentire chissà cosa.

- Puliscimelo. – Quasi me lo sbatté in faccia. Volevo respingermelo ma anche se ero stanca ed esausta avevo (come dire) ancora fame. Gli e lo presi in mano ed incominciai a leccare via tutto il suo seme. Finì presto quella piccola pulizia.

Quando ebbi finito il tipo mi disse di rivestirmi, che mi avrebbe portata a casa sua. Non gli risposi nemmeno. Volevo continuare ancora quel gioco. Mi alzai e feci per prendere i vestiti da terra. Avevo appena raccolto le mutandine quando il tipo me le strappò di mano.

- Queste non te le metti, se no non ti porto da nessuna parte. – Mi rivestii obbediente senza l’intimo. Il tipo ora sembrava avere fretta anche lui e quando fummo rivestiti tutte e due mi prese per mano e mi portò di fuori. Ovviamente usciti da quella toilette volevo ripulirmi e rimettermi a posto i capelli, ma il tipo si oppose fortemente ed uscimmo dal bagno.

Ora camminavamo insieme sul marciapiede. Ci tenevamo per mano.
Sembrava che tutti mi stessero guardando. Ovviamente doveva dipendere dal fatto che avevo i capelli tutti in disordine; la famosa acconciatura “Appena stata sbattuta”. Non mi ero pulita la faccia e chissà cosa si vedeva ancora sulle mie guance.

Non indossavo l’intimo ed ogni volta che incrociavo lo sguardo di qualcuno era come se riuscisse a capire che sotto ero totalmente nuda. Non aiutava nemmeno il fatto che il tipo aveva voluto che tenessi la gonna pericolosamente alta. Me l’aveva aggiustata poco prima di uscire dal bagno.
Ero sicura che mi coprisse a mala appena il culo; ma la verità era che mi arrivava proprio a metà del sedere.

Provavo una forte vergogna ma non me ne importava più di tanto.
Sentivo ancora il culo che mi doleva, il ricordo di quella scopata sfrenata in bagno mi riscaldava e ne ero ben compiaciuta. Seguivo il tipo curiosa di sapere se ci fosse qualcun altro, magari dietro di noi, che ci seguiva a sua volta.

Camminavamo per la città quando mi incominciò a balenare il dubbio della nostra destinazione. Gli chiesi qualcosa in merito ma mi disse che eravamo quasi arrivati.
Ci fermammo davanti ad un sexy shop. Strano trovarlo aperto alla mattina. Il tipo mi fece cenno di entrare. Dentro il locale sembrava piuttosto ampio ed illuminato. Bizzarrie di ogni tipo erano bene in mostra sugli scaffali. Chissà che aveva in mente il tipo, ma ero pronta a scoprirlo.

In fondo al negozio c’era il commesso che chiacchierava allegro con un paio di persone. Il tipo al mio fianco li salutò calorosamente e per nome; evidentemente si conoscevano bene. I tipi al bancone risposero altrettanto bene.

Quando fummo vicini il tipo disse: - Guardate cosa vi ho portato! - Io lo guardai stupita. Perché aveva detto una cosa simile? Lo capii appena il tipo mi allungò le mani sulla gonna. Feci appena in tempo a coprirmi davanti con le mani, ma non potei evitare che mi venisse tirata tutta su. I tipi al balcone risposero con un coro di approvazione.
- Dai, togli quelle mani. - Mi fece il tipo. – Ma cosa vuoi fare? – Gli chiesi io.
- Fidati che ci divertiamo; e non farmi fare brutta figura con i miei amici. -
Tanto ormai ero in ballo. Mi ero fatta mezza città con il culo di fuori, tanto valeva che andassi fino in fondo. Inoltre la cosa stava diventando morbosamente intrigante.

Feci la mia passerella di fronte quei tizi che neanche conoscevo. Avevo tutta la mini tirata su. Nessuna mutandina a coprirmi e mi girai pure su me stessa per mostrare anche il lato B. Di certo ormai avevo perso ogni inibizione. Finite le piroette mi si le mani sui fianchi e gli chiesi se fossero soddisfatti.

Le persone e il commesso al bancone approvarono tutte. Mi vennero vicine e il tipo le invitò a toccarmi liberamente.
Mi sentivo strana ad essere stata messa in mostra come un cavallo. In breve mi ritrovai circondata da quegli sconosciuti che mi tastavano ovunque. Mi spogliarono tutta tra mille complimenti e tante battutine senza senso. Il tipo sembrava contento del successo che stavo riscontrando.

- Che ne dite; va bene? – Disse il tipo. – Altro chè! – Rispose il commesso seguito subito a ruota anche dalla altre persone. – Allora andiamo? – Gli altri risposero affermativamente.
Non capivo bene quello scambio di battute; tentavo di leggergli in faccia qualcosa ma non ci riuscivo. – Dove andiamo? – Chiesi.

Il tipo mi prese la mano e mi accompagnò dietro il bancone diretto verso una porta che conduceva nel retrobottega. Varcato quell’uscio imboccammo uno squallido corridoio sporco male illuminato dove c’erano ammucchiate merci di ogni tipo alla rinfusa. Gli altri ovviamente ci seguivano a ruota.
Ogni passo che mi conduceva alla meta misteriosa mi caricava di energia che mi percorreva tutta e che non riuscivo a scaricare. Ero letteralmente elettrizzata e non vedevo l’ora di potermi scaricare.

Arrivammo ad una porta ed il tipo l’aprì e mi fece accomodare dentro facendomi entrare per prima. C’erano una paio di materassi al centro della stanza.
Tutto lì attorno c’erano attrezzature e merci messe a casaccio. Alcuni particolari, però, attirarono la mia attenzione.

Ai lati dei materassi c’erano un paio di faretti che puntavano verso il centro della stanza. In un angolo invece c’era una telecamera abbastanza grossa (sembrava professionale) posta sopra un cavalletto. Alle spalle dei materassi, addossato al muro, c’era una strana impalcatura dalla quale pendevano diverse corde e catene.

Non riuscivo a rendermi conto di dove ero finita. Mi avrebbero fatto fare un film porno pensai. Lì sul momento pensai di voltare i tacchi ed andarmene, ma le gambe non sembravano volermi ascoltare. In un attimo, però, mi resi conto che non volevo andarmene.

- Adesso si gira bella - disse il tipo. Sospirai e feci un passo avanti.
Note finali:
Scrivetemi a valesola92@gmail.com per farmi sapere come vi piacerebbe che venisse "girato" il film.