i racconti di Milu
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Sono le 20.00 di un venerdì. Sono un avvocato e sto facendo ritorno a casa. Durante il tragitto la mia mente, come tutti i santi giorni, divaga; i miei pensieri corrono alla ricerca di scene erotiche vissute con mio marito e puntualmente la mia passera pigola e piange. Le lacrime valicano la stoffa dei miei slippini e colano lungo le mie cosce andando ad infrangersi sul sedile dell’auto. Perché succede? Semplice. Mio marito, ingegnere minerario, è in missione in Africa già da due mesi e ce ne vogliono altri quattro prima che faccia ritorno a casa per una breve licenza di due giorni. Un tempo molto breve per soddisfare la mia sete di sesso. Ho 32 anni e sono una bella donna con un fisico ben sagomato. Sono una donna perennemente in calore e l’assenza di mio marito dal mio letto mi mette in uno stato di depressione. La mia voglia di sesso mi porta a fare pensieri osceni. Spesso ho pensato di tradirlo con uno dei miei assistiti o con un passante qualsiasi. Non l’ho mai fatto per due, credo, buoni motivi. Il primo è perché amo mio marito; il secondo è perche non voglio che un estraneo, uno sconosciuto, gioisca del mio corpo. Mi contento di usare giocattoli che ho comprato ad un sexy shop. Con i vibratori riesco a raffreddare i miei bollori, ma è la carne che mi manca. Sento il bisogno che un lungo e grosso muscolo venga a frugarmi la passera. Insomma mi manca il cazzo.
Ed è con l’immagine di un cazzo proiettata nella mente che giungo a casa. Parcheggio l’auto ed entro in casa. Mi dirigo nella mia camera che è al piano di sopra e nel farlo devo necessariamente passare davanti al salone dove, steso sul divano, c’è mio figlio. Lo saluto da lontano. Lui mi risponde con un gesto della mano. Resto a guardarlo per alcuni istanti. Somiglia molto al padre. L’ho avuto che avevo 14 anni. L’anno prima con suo padre, che di anni ne aveva 15, giocammo a fare marito e moglie. Risultato mi ingravidò e dopo un anno nacque Gino. I miei mi bandirono dallo stato di famiglia. Dovetti sposarmi. La madre di mio marito mi accolse nella sua casa e mi aiutò a crescere il frutto del mio ventre. Ci permise di proseguire gli studi che completammo con ottimi risultati. Io mi laureai in giurisprudenza e mio marito in ingegneria. Sono ricordi che fanno parte della mia vita trascorsa. Proseguo. Salgo le scale e finalmente giungo in camera. In un batter di ciglia mi libero dei vestiti e dal cassetto del comodino prelevo il mio giocattolo preferito: un grosso vibratore. Mi stendo sul letto e tiro su le gambe divaricando le cosce. Metto in funzione il vibratore e me lo faccio scorrere sul corpo; una piacevole sensazione mi assale. Punto la testa del vibratore fra le grandi labbra e lo faccio entrare. Ci metto poco a godere. Entro nella doccia e lascio che i getti d’acqua mi picchiettano il corpo ed in particolare li lascio schiacciare sulle mie grosse mammelle che accarezzo in continuazione. Di nuovo la voglia di maschio mi assale. Di nuovo la mia mano corre fra le mia cosce. Prendo ad accarezzarmi la patata e con le dita vado in cerca del clitoride. Lo stuzzico, sento che si allunga, si indurisce. Dio come vorrei che una lingua me lo leccasse. Vorrei essere una contorsionista in modo da poter portare la mia testa fra le mie cosce, avvicinare la bocca al pistoncino, circondarlo con le labbra e succhiarlo. Navigo con la mente in cerca di una figura maschile ed ecco che un viso si manifesta. Lo riconosco. È Gino, mio figlio. Che ci fa nei miei pensieri? e per lo più mentre mi sto masturbando? Oh dio. Perché non ci ho pensato prima. È lui il maschio di cui ho bisogno. Nonostante la sua età (ha superato da poco i 18 anni) è fisicamente ben messo e se tanto mi da tanto deve essere anche ben fornito. Non ho più bisogno di scervellarmi. La soluzione del mio problema è in casa. Devo solo cercare di portarlo a letto senza traumatizzarlo. Non sarà semplice convincerlo. Se ci riesco otterrò un duplice risultato. Non tradirò mio marito perche lo farò con suo figlio ed è come se lo facessi con lui; la cosa resterebbe in famiglia; nessuno saprebbe niente ed io non verrei additata come una che cornifica il marito. Sto parlando di Gino, mio figlio, è con lui che sto pensando di tradire mio marito. Così sarà. Esco dalla doccia, mi asciugo, cospargo il mio corpo di olio profumato e mi friziono. Pettino i miei biondi e ricci capelli lunghi fino a metà schiena. Indosso un reggiseno con le coppe che tengono sollevate le mie gemelle della misura 34 D (IV taglia) ma che non nascondono i grossi e rosei capezzoli; infilo un tanga che mi copre la micina sul davanti mentre dietro tiene scoperto tutto il culetto; inguaino le mie gambe in calze nere a rete con maglia larghe che tengo su con un reggicalze di merletto nero; ai piedi calzo scarpe nere lucide con tacco da 12cm e nascondo il tutto con una vestaglia di velo nero lunga fino al pavimento. Sono pronta per sferrare l’attacco. Esco dalla camera e raggiungo il salone al piano di sotto. Lui è ancora lì. Mi avvicino. Lui solleva gli occhi e mi vede. La vestaglia è aperta e non nasconde niente. Manca poco che non gli viene un accidente. Diventa rosso come un peperoncino. Ha ragione. Non mi ha mai vista così conciata. Apre la bocca ma non un suono gli esce. Poi riesce ad articolare una parola.
“Mammaaaaaa …….”
Mi siedo sul divano. Lui continua a tenere gli occhi fissi sulle mie tette. Sollevo una mano e gli accarezzo il viso.
“Ciao, tutto bene, la giornata com’è stata?”
Mio figlio riesce a distogliere lo sguardo dalle mie mammelle e fissa i suoi occhi nei miei. Ancora quella parola.
“Mammaaaaaa …….”
È il momento di aggredirlo.
“Gino posso farti delle domande? Ti avverto che le domande che ti farò riguardano la mia sfera privata ed intima quindi non scandalizzarti e rispondimi con sincerità. Non tergiversare. Ho bisogno di sapere cosa pensi di me.”
Vedo il suo pomo di Adamo salire e scendere. Sta ingoiando aria. È tutto ingolfato. Non gli do il tempo di riprendersi. Lo incalzo.
“Tesoro, tu come mi trovi, voglio dire non come mamma ma come donna. Pensi che sia una bella donna? un ragazzo come te potrebbe innamorarsi di una donna come me?”
Di nuovo quella parola.
“Smettila una buona volta di pronunciare questa parola. Lo so che sono tua madre, non è necessario ricordarmelo. Rispondi alle domande che ti ho fatto.”
Il rosso comincia a sparire dal suo volto. Il colore diventa normale.
“Secondo te, un ragazzo della mia età a fronte di una visione che mai si sognerebbe di vedere ha la forza o la capacità di intendere e di volere? Io credo proprio di no.”
Uno a zero a mio favore. Ho fatto centro.
“Mi stai dicendo che sono io che ti ho fatto arrossire? Non ti piace come sono vestita? Trovi che il mio abbigliamento sia sconveniente. Vuoi che vada a cambiarmi?”
Da sdraiato, con uno scatto, si mette seduto.
“Nooo! Resta così. Quando mi capiterà più di vedere una donna bella come lo sei tu e praticamente quasi nuda. Mamma sei uno spettacolo. Mi hai chiesto se un ragazzo come me potrebbe innamorarsi di una donna come te? certo che lo potrebbe. Ti confesso che sono anni che non faccio che pensarti.”
Due a zero a mio favore. Gli piaccio.
“Anni? Dai non esagerare. Come può essere? Dovevi essere molto piccolo. Ti faccio un’altra domanda. Metti il caso che tu fossi mio marito, lasceresti che tua moglie restasse sola a casa per un lungo tempo?”
“Certamente no; farei di tutto per portarla con me. Una donna come te non può restare sola.”
Mi abbraccia e mi stringe forte contro di se.
“Mamma ti manca papà?”
“Bambino mio tuo padre mi manca fisicamente.”
“Questo l’ho capito.”
Mi libero dall’abbraccio e lo guardo fisso negli occhi.
“Gino, ti disgusterebbe se ti chiedessi di sostituire tuo padre nel nostro letto durante la sua assenza?”
Vedo i suoi occhi spostarsi. Li fa scorrere sul mio corpo.
“Vuoi che venga a dormire con te?”
Gli prendo una mano e la porto su una mia mammella. Il mio capezzolo si schiaccia contro il centro del palmo della sua mano. Lo sento tremare.
“Figliolo, non ho detto dormire, ho detto sostituire tuo padre.”
Farfuglia.
“Mamma, ….. che casino,….. mi stai chiedendo di fare all’amore con te? ….. l’ho sempre sognato ….. sei mia madre ….. non t’importa che sono tuo figlio? ….. ci pensi a cosa accadrebbe se si sapesse in giro?”
Tre a zero a mio favore. Vuole chiavarmi.
“Gino, ti sto chiedendo di diventare il mio amante . Il fatto che tu sia mio figlio non ha importanza. Nel letto saremo un uomo ed una donna e non madre e figlio. In quanto a farlo sapere in giro se non saremo noi due a parlarne nessuno saprà mai niente.”
Mio figlio fissa il suo sguardo nei miei occhi. Vedo la sua testa avvicinarsi alla mia. Guarda la mia bocca. Le sue labbra stanno per posarsi sulle mie.
“Così sia. Mamma ti amo. Voglio chiavarti.”
Quattro a zero. Finalmente l’ha detto. È mio. Non mi scapperà. Gli vado incontro. Le nostre bocche si uniscono. Le labbra si dischiudono e la mia lingua guizza verso l’esterno e va ad infilarsi nella sua bocca dove trova la sua lingua ad accoglierla. Sono due mesi che desidero sentire una lingua duellare con la mia e per i prossimi quattro mesi i duelli si intensificheranno poi ci saranno due giorni di vacanza in cui sarà suo padre a prendere il suo posto e poi ricominceremo. Si, penso proprio che, a partire da oggi, non sentirò più la mancanza di mio marito. L’ingegnere potrà farsi mandare in missione per tutta la vita. Il suo sostituto l’ho trovato. Continuiamo a baciarci per un tempo infinito. Le sue mani scorrono frenetiche sul mio corpo. Non un centimetro viene lasciato inesplorato. Mi pastrugna le gemelle strappandomi mugolii di piacere. Le sue dita mi artigliano i capezzoli e li strizzano fino a farmi male. Amo quel dolore. Mi fa eccitare di più. Smette di baciarmi e sposta la sua attenzione sulle mie mammelle. La sua bocca vi è sopra; la sua lingua le pennella spargendo la sua saliva sull’intera superficie; i miei capezzoli si induriscono, diventano due bulloni; lui ci fa vorticare la lingua tutt’intorno; le sue labbra si chiudono intorno ad uno di essi e comincia a succhiare; lo sa fare; nitrisco. Gli metto una mano dietro la testa e la spingo contro il mio petto.
“Bravo. Continua così. Dai non smettere. Mi piace molto sentirmi succhiare le tette.”
Per un attimo smette di succhiare.
“Dio, mamma, non credevo che avessi delle zizze così belle ed anche sode. Peccato che tu non abbia latte. Mi sarebbe piaciuto molto bere il tuo latte.”
Riprende a succhiare con la stessa foga. La mia passerotta è un continuo pigolare. Un grido mi sale in gola, lo soffoco trasformandolo in un mugugno. Il primo orgasmo giunge impetuoso ed imprevisto. Sto godendo. Vengo. Come una cascata i miei umori allagano la mia vagina e precipitano verso l’esterno infrangendosi contro il mio tanga infradiciandolo.
“Gino, figlio mio, ti rendi conto, mi hai fatto godere. Sei stato veramente bravo.”
Intanto le dita della mia mano libera gli hanno sbottonato la camicia; gli accarezzo il petto. Mi soffermo a giocare con i suoi capezzoli. Lo sento mugolare. Lascio scorrere la mano fin sulla patta. Attraverso la stoffa sento la durezza del suo cazzo. Gli sbottono i pantaloni e infilo la mano tra il suo corpo e i suoi slip. Raggiungo l’attrezzo; lo circondo con il palmo della mano e gli chiudo le dita intorno. Deve essere bello grosso perché le mie dita non riescono a congiungersi. Lo devo assolutamente vedere. Devo vedere a cosa vado incontro. Mi sottraggo alle sue carezze ed alla sua bocca.
“Alzati e spogliati.”
Con il viso che è un punto interrogativo si mette in piedi e si spoglia. Quando è completamente nudo, cosi come quando uscì dal mio ventre, mi si mette davanti. Faccio scorrere gli occhi sul suo corpo. Ha un fisico da guerriero greco. Ma non sono le sue forme che mi interessano. Sposto gli occhi verso il suo pube e finalmente lo vedo. È fantastico. Un fallo lungo (almeno 20 cm) e grosso (deve avere un diametro di 4 cm) si diparte dal suo pube e punta dritto verso il cielo. Un cazzo cosi bello non l’ho visto nemmeno sulle riviste porno che negli ultimi tempi ho preso l’abitudine di farmele pervenire in ufficio sotto falso nome (il pudore va salvaguardato). È uno spettacolo.
“Vieni più vicino. Fatti toccare.”
Lui si avvicina. Allungo le mani ed impugno il favoloso scettro. Dio, come è duro. Gli tiro giù la pelle facendo in modo che il glande esca allo scoperto. Chino la testa in avanti e poggio le mie labbra sul luccicante glande. Gli do uno schioccante bacio in punta. Lo merita. Sento mio figlio gemere.
“Mamma, ti prego ….”
“Ti piacerebbe se te lo lecco? Vuoi che te lo succhi? Vieni che ti faccio un pompino.”
“Mamma, sarebbe fantastico vedere la tua bocca ospitare il mio cazzo e sarebbe meraviglioso sentire la tua lingua leccarmelo.”
Non mi faccio ulteriormente pregare. Sono io la prima a desiderare di baciare, leccare e succhiare il fantastico cazzo di mio figlio. Incomincio a baciarlo partendo dal glande e scendendo giù fino a raggiungere le sue gonfie palline racchiuse in una grinzoso sacchetto di pelle. Tiro fuori la lingua e con la punta vado a stuzzicare la borsa scrotale. L’avvolgo con le mie labbra e la succhio. Gino emette un grido di piacere.
“Mamma è bello quello che mi stai facendo. Mi sento impazzire.”
Impazzire per così poco? Questo è niente a confronto di quello che ho intenzione di fargli. Gli farò scaricare tutta la sua forza attraverso il suo borioso e stupefacente cazzo. Dovrà scaricarla nella mia arida gola ed io la berrò tutta; non una goccia mi sfuggirà. Riprendo a leccarlo risalendo lungo l’asta di soda carne, raggiungo la cima, il poderoso glande è li che aspetta, con la lingua gli solletico il frenulo, lambisco la superficie, dischiudo le labbra lo faccio entrare nella mia bocca; do inizio alla danza della pompa. Un forte nitrito gli esce dalla gola. Alzo gli occhi e li fisso nei suoi, li ha lucidi e pieni di libidine. Il favoloso muscolo vibra nella mia bocca. La mia lingua lavora instancabile. Le mie labbra scivolano sulla calda superficie come stessero succhiando un ghiacciolo. Con una lentezza esasperante, mentre le mia labbra lo mungono, lo faccio uscire dalla mia bocca per poi farlo entrare velocemente. I suoi nitriti si infittiscono. Le vibrazioni del suo cazzo aumentano di intensità, sta per esplodere, mi preparo a ricevere la bordata che giunge puntuale. Un potente gettito di denso e cremoso sperma viene sparato nella mia bocca raggiungendo la mia gola. Lo inghiotto. Al primo fanno seguito altre fucilate ed altri schizzi di sperma si riversano nella mia bocca. Ne spara tanta che mi riempie la bocca; faccio fatica ad ingoiarlo. Con mio rammarico il vulcano smette di eruttare. Pazienza mi rifarò più in là. Stacco la mia bocca dal suo cazzo e mi rimetto seduta. Lui viene a sedersi al mio fianco. Lo abbraccio.
“Ti è piaciuto?”
“Mamma è stato fantastico.”
“Non credere che sia finito qui. Noi due abbiamo molte cose da dirci.”
Gli prendo una mano e l’accompagno fra le mie cosce facendogli toccare la mia passera.
“La senti? Lei sta aspettando che il tuo uccello entri nel suo nido e le dica che l’ama.”
Gino preme con forza la mano contro la mia vulva.
“Mamma il mio uccello è pronto a far visita al nido della tua passera. Se gli dai il permesso lui entrerà e ottempererà con grande piacere al compito che gli hai dato.”
“Non ricordo. Qual è il compito che gli ho dato?”
“Sostituire mio padre nel tuo letto, fra le tue cosce.”
“Bravo. Non dimenticarlo. Ora seguimi.”
“Dove andiamo?”
“Ad inaugurare il tuo nuovo letto.”