i racconti di Milu
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D- In che modo ti sei avvicinato alle pratiche bdsm e in particolare al bondage? Come è nata quella specifica curiosità e come ti sei mosso per metterla in atto?

R- Il fatto specifico che ricordo è la visione semiclandestina a 13 anni di un soft porno in cui una ragazza veniva sculacciata, che mi aveva provocato un’eccitazione (e un’erezione) straordinaria anche per gli ormoni di un adolescente. Poi alla fine del primo anno di liceo una compagna (figlia di sessantottini pentiti) aveva trovato in un nascondiglio dei suoi genitori alcuni libri “proibiti”, tra cui Histoire d’O di Pauline Reage. Quel libro -regalato a me perché lei non sapeva che farsene- ha segnato per sempre il mio immaginario erotico, facendo maturare in me il crisma del Dom. Il bondage è venuto di conseguenza, nel senso che legare qualcuno - al netto della sua dimensione artistico/estetica e di quella metaforica (entrambe importanti) - ha la funzione primaria di immobilizzare, ossia di privare il dominato della possibilità di “ribellarsi”. E quando fai sesso con persone che sanno poco del bdsm e devono essere “convinte”, trascinate diremmo, nell’abisso del rough & dirty, che siano legate è una fortuna per tutti! Successivamente, a partire dai miei 18 anni, frequentando luoghi letterari e fisici dove la disciplina del bondage era ed è praticata al netto della sua funzione strumentale, ho approfondito la mia conoscenza sia tecnica che filosofica del gesto.

D- Ti ricordi la prima volta in assoluto che hai fatto bondage? Paura, eccitazione, potere... quali sensazioni?

R- Paura decisamente no, perché quando sei adolescente sei incosciente e dannatamente, favolosamente sicuro del fatto tuo. Magari hai solo letto pochissime informazioni sull’uso di una tecnica o di un materiale possibile, e sperimenti il tutto. Ovvio che di base ci sia una certa maturità, che puoi riscontrare anche nel fatto che un’altra persona (almeno un’altra, si intende) ti accorda la sua fiducia. Ma non ricordo mai di aver usato safewords o procedure di sicurezza (es. tenere una forbice trinciafili sempre accanto alla postazione di gioco) quando ero ragazzo. Quanto all’eccitazione, è tutto. Prima, durante e dopo. Senza eccitazione il bondage, e tante pratiche bdsm, sarebbero difficili da spiegare e 1000 volte più difficili da capire. Rispetto al potere, il discorso sarebbe lungo e complesso: a mio parere è uno stereotipo anche banale legare l’aspetto bdsm del sesso all’esercizio di potere inteso come comando, come dimostrazione di essere importante o più importante. Ovviamente, a livello psicologico (vedi giochi tipo mindfucking) come a livello fisico, la componente “ potere” ha il suo perché nel mondo bdsm. Come ce l’ha la violenza, o al limite la morte. Non è di oggi il feeling tra eros e thanatos. Ma un conto sono i sogni, per quanto dark, i desideri, i racconti, i video, un altro conto è la realtà. L’acronimo SSC (ossia Sano, Sicuro e Consensuale) più o meno rispettato, più o meno tollerato (i puristi non lo amano e alcune pratiche cozzano evidentemente con il messaggio) serve a dare un quadro di riferimento ai tanti praticanti, anche della domenica: sognare di infilare uno scorfano vivo da 3 chili nel culo della tua partner è un conto, farlo sul serio è (molto più) complicato!
Per ciò che riguarda le mie sensazioni, la più forte è sempre stata (e lo è ancora) quella del dominio, ossia della manipolazione delle persone e degli eventi in favore dei miei desideri. E un pizzico di gioia quando ho ottenuto quello che volevo.

D- E' difficile, straniante, dopo la pratica, tornare alle comuni situazioni della vita di tutti i giorni? O è un passaggio naturale e non traumatico? Quanto della pratica viene portato fuori dalle stanze in cui si svolge?

R- Tutto dipende dal rapporto che lega le persone che praticano. I cosiddetti 24/7, ossia le coppie Dom/sub 24 ore al giorno per 7 giorni, estendono il loro gioco (la pratica) all’intero scibile della quotidianità. Difficile, duro, complesso. Ma per una sub che ama il bondage, sposarsi con l’abito bianco e sotto un karada di corde di seta bianca (visto personalmente!) deve essere una figata! Per i praticanti meno militanti, vale il paragone con il sesso, anche vanilla. Perciò puoi trasformare le domande che hai fatto sopra per farti un’idea.. è difficile dopo aver fatto sesso tornare alle comuni situazioni…. ? quanto del sesso viene portato fuori dalle stanze…? Direi che, in questa prospettiva (che è quella maggioritaria sul piano puramente statistico, senza nessuna pretesa di ortodossia) non c’è granché di traumatico, almeno per le cose più semplici. Ovviamente il bondage (il bdsm in genere) ha un dopo che segna, più del sesso vanilla… intanto perché spesso restano segni sul corpo (sulla pelle, principalmente) e poi perché può causare stati emotivi che necessitano di un po’ di tempo per essere metabolizzati. In questo senza, il naturale o il traumatico dipendono intanto dalla status di chi gioca (amante, moglie, single, punk, etc etc…;-) e poi dalla perizia e dalla fiducia con cui vengono fatte e vissute le pratiche.



D- Hai detto che sono mille i modi di fare bondage e mille i rapporti che è possibile creare/non creare. L'idea che possa nascere qualcosa di sentimentale, un interesse umano, affettivo che vada al di là della pratica tra due partner di bondage, ti sembra plausibile? Che tu sappia ci sono persone che si sono conosciute in questo modo e hanno avviato una relazione “canonica”, continuando a fare bondage, o smettendo?

R- Che io sappia, migliaia di persone si sono conosciute in questo modo e hanno figli, nipoti, cani e case al mare. E, dal momento che fare bondage è un gusto, moltissimi a mio avviso hanno continuato alla grande e alcuni, cambiando gusto, hanno smesso o sono passati ad altro. La pratica di bondage è una relazione, anche parecchio “stringente” se mi passi il calembour, e come tale dentro c’è tutto l’armamentario relazionale umano. C’è l’amore, il possesso, la gelosia, l’invidia, l’accontentarsi, il voler mostrare e mostrarsi, la lateralità, lo sguardo al passato e quello al futuro, il godimento senza implicazioni.

D- Se dovessi dare un'interpretazione personale mettendoti nei panni di chi si fa legare, da cosa nasce secondo te quel desiderio?

R- Molte amanti del bondage sono persone che amano essere private della possibilità di scelta, che amano essere guidate da un cattivo pilota, che sono troppo assennate per fare quello che desiderano fare, ma sufficientemente sagge da lasciarlo fare ad un altro di cui si fidano, magari tra prati fioriti di sensi di colpa. Il resto, magari lo rinviamo ad una dimostrazione pratica (che poi c'è stata, NdA), perché l’argomento è complesso assai.

D- Come si interrompe una relazione tra due bondager e perchè? Per esaurimento di curiosità? Per noia reciproca? E' possibile che intervenga qualcosa (e se sì, cosa) che faccia dire a uno dei due: “Questa persona non mi sta più bene, non mi sento più a mio agio, non mi da più quello che mi dava prima”? E' possibile che chi lega si spinga troppo oltre e in qualche modo rompa il patto di fiducia con chi è legato non facendolo più sentire al sicuro, tanto da fargli interrompere il rapporto?

R- Come si interrompe una storia d’amore? E perché? Per esaurimento di curiosità? Può essere… Per noia reciproca? Può essere… perché si rompe il patto di fiducia? Può essere…
Domanda fuori focus, non ci vedo un senso, se minimamente ci siamo spiegati su cosa penso sia il bdsm (il bondage, è lo stesso).
Mi permetto solo di aggiungere una riflessione sulla sicurezza. Chi fa show, o performance live, chi cioè fa bondage per mostrare tecniche o per fare spettacolo, di solito non è partner fisso. Ci sono Master (in particolare di Shibari, il bondage giapponese) e modelle, o bondagette. In questo caso è fondamentale la fiducia nel patto che lega le persone, e se uno la tradisce è naturale che i due (o più) non “performino” più insieme.



D- Hai mai avuto una partner fissa di bondage? Se sì, come vi siete trovati?

R- Io pratico bondage solo accidentalmente e incidentalmente, quindi ho avuto delle schiave (delle sub io preferisco dire) fisse, con le quali mi sono trovato ottimamente altrimenti non saremmo diventati fissi. Personalmente non amo il mordi e fuggi, una sub va conosciuta e valutata nel tempo, per “tirarne fuori” il meglio. Poi, chiaramente, ho fatto giochi da una sera (o da un’ora), ma in genere preferisco e consiglio il long time.

D- Qualche domanda pratica: Come ci si da appuntamento? Da chi parte la chiamata? Da chi lega, da chi è legato?

R - Non ti seguo…

D- Quali luoghi? Appartamenti privati o situazioni più neutre e asettiche? Come è fatta una stanza dove si fa bondage?

R- Beh, noi in gergo chiamiamo pervertibili tutti gli strumenti (e allargando il concetto anche i luoghi) normalmente altri o vanilla che possono essere usati allo scopo (esempio: le fascette stringi cavi per manette, la cucchiarella di legno per sculacciare, etc). Ovviamente chi se lo può permettere ha un dungeon, ossia una “camera della tortura” attrezzata. Nel caso specifico del bondage, per sospendere, appendere, incrociare, incaprettare, etc etc. necessitano (necessiterebbero) panche svedesi, croci di Sant’Andrea, travi parallele, gogne, e via di seguito. Le situazioni asettiche tipo sala da bondage (come una sala da ballo, ma con tanti tanti fisher :-) si usano per gli show, per le sessioni pubbliche. In generale, la natura (un bosco, un campo) offre riservatezza e spunti suggestivi.

D- Quali sono i gesti preliminari prima della pratica? Esiste una sorta di rituale universale o piuttosto personale di preparazione?

R- Come avrai intuito, non c’è nulla di universale, ma l’aspetto “rito” è fortemente condizionante. “And besides, I am fond of habits and rites” dice Sir Stephen ad O presentandosi. Quindi ogni sessione, e ogni praticante, ha le sue abitudini e la sua ritualità.
Anche i gesti preliminari, salvo quelli che servono a preparare il setting (ossia gli strumenti e i posti) sono in generale preparatori del clima (tipo: mi svesto/mi vesto in maniera appropriata/mi inginocchio/mi faccio omaggiare o omaggio il corpo/sto in silenzio/interrogo il sub in una specie di anamnesi folle dei desideri/etc..).

D- Ci si parla durante la pratica? Se sì, cosa ci si dice?

R- Di solito si, nel senso che chi comanda ordina al sub se parlare o meno e per dire cosa. Oppure impone il silenzio, anche dei gemiti o dei lamenti. Oppure li vuole ad alta voce. Dipende, è tutto un gioco. Anzi, è IL gioco.

D- Chi lega segue un modello che ha in mente? Ha preparato la figura che intende realizzare? Quale è il tasso di spontaneità e improvvisazione nella pratica?

R- Spero sempre che sia poco, se chi improvvisa non è uno Shibari Sensei o un Bondager Master! Scherzi a parte, di solito chi lega segue tecniche e percorsi che ha già immaginato e/o provato. Alcune sono così impegnative che richiedono tempo e collaborazione, altre sono più immediate (tipo l’hog-tied, ossia l’incaprettamento) ma dannatamente pericolose. E’ di un paio di anni fa la morte di una ragazza durante un gioco di asphyxophilia a LA.


D- Quanto dura solitamente un incontro? C'è un tempo più o meno standard con dei passaggi “obbligati” o varia di volta in volta? Chi stabilisce quando la pratica è terminata e come?

R- Anche qui, dipende da chi gioca, dal mood della sessione, dal tempo rubato al marito o alla capaufficio, dal freddo o dal caldo, da mille fattori… Chi stabilisce se una scopata è finita? Chi si è stufato/a? Chi non ce la fa più? Entrambi? Diciamo che in linea di principio il Dom decide, avendo concordato dei limiti (che magari valgono per tutta la vita se sono una coppia fissa) con il sub. Però uno degli aspetti interessanti del fatto è il cercare di spingere in là i propri limiti e quelli altrui. Sempre cum grano salis…

D- Si può ascoltare musica mentre si pratica bondage o si preferisce concentrarsi sull'ascolto dell'altro?

R- Come si preferisce. A me piace usare la musica lirica, o al limite il reggae delle origini. Di sottofondo, ma serve anche a coprire i rumori e le urla. Bellezza e utilità. Che poi l’altro lo ascolti eccome, anche se ha la bocca tappata o una maschera da breath control. In fondo sentire la sua sofferenza, o il suo piacere, è il motivo che ti fa stare là…
Note finali:
Chi desiderasse educatamente esprimere la propria opinione, il proprio dissenso, la propria adesione (evidentemente argomentando) può scrivermi a segretecure@gmail.com