i racconti di Milu
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Nunzio aveva viaggiato tanto e così, da quando stavo con lui, capitava spesso che andassimo fuori; e questo mi piaceva. Conosceva bene l’Europa che, diciamolo, è tutta molto bella.

Ad aprile siamo stati a Vienna: dal mercoledì al sabato. Lui doveva presenziare ad una fiera del suo settore, qualcosa tipo arte e metodi per l’illustrazione e la grafica.

Durante il giorno me la svignavo e ne approfittavo per visitare quella stupenda città.

A colazione ci si arrangiava, perché poi, la sera, come capita spesso durante questi eventi, ci ritrovavamo a cenare in ottimi ristoranti.

Servizio impeccabile, “allure imperiale” e tante cose buone da mangiare.

Personalmente mi sono goduta di più le verdure, le patate e il riso, perché il loro modo di trattare la carne ma, soprattutto, l’onnipresente aroma di wurstel, non incontrava molto i miei gusti, tipicamente mediterranei.

Poi, devo confessare il mio peccato, cercavo di tenermi leggera, per arrivare affamata a fine pasto.

Nunzio mi aveva consigliato di non perdere di vista dolci e budini, ed io ho obbedito ciecamente, perpetrando veri e propri “blitz” nei confronti dei carrelli, ricolmi di pasticceria.

Alla chiusura della fiera, invece di rientrare subito in Italia, Nunzio propose che facessimo un salto a Bratislava. Disse che c’era stato di passaggio, tanto tempo prima, e che valeva la pena visitarla.

Così, nel primo pomeriggio, partimmo.

Una volta arrivati, scoprii che aveva già prenotato una stanza per il sabato notte, in un albergo, dignitoso sì, ma nulla a che vedere con il lusso dei giorni precedenti.

Mi chiesi quando Nunzio avesse fatto la prenotazione. Comunque, che importanza aveva?

Una volta in camera mi spiegò che aveva preferito un albergo commerciale perchè, quella, era una città particolare.

Aveva una zona turistica “disinfettata” e abbastanza stereotipata ma sicuramente non ricca come Vienna; in compenso, qui era molto piacevole mischiarsi tra i giovani e la gente del posto, per frequentare luoghi palpitanti di vita, durante la sera e la notte. Fui subito d’accordo.

Sono una ragazza senza troppe pretese e poi, Nunzio, non mi aveva mai delusa, turisticamente parlando.

Lungo la strada avevamo mangiato un panino, e appena fatta una doccia, davo per scontato che saremmo andati fuori, ma lui accampò mille scuse e suggerì che restassimo un po’ in albergo a ritemprarci, dopo quei giorni intensi.

Non molto convinta accettai comunque la proposta, pensando che, forse, aveva in mente qualche giochino tipico da camera da letto.

Non mi sarebbe dispiaciuto, visto che tra cene e impegni, nei giorni precedenti, eravamo rientrati talmente tardi, che mi pareva si fosse dimenticato della mia accogliente “farfallina”.

Che delusione provai, quando, dopo avermi abbracciata teneramente, si dedicò con tutto sé stesso, alla ricerca di una pennichella ristoratrice.

L’arietta frizzante di aprile e la stanchezza, dopo un attimo di delusione, si impadronirono anche di me e così riposammo, beati, fino alle sette.