i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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I campi da beach volley dove passavo l’estate erano a qualche chilometro di bici dalla casa al mare. Ero arrivata da qualche giorno con mio padre, e non avendo compagnia ancora avevo fatto amicizia con dei ragazzi olandesi, paese d’origine di mia madre. Loro avevano 19 anni, un paio più di me, ed erano venuti in vacanza dopo la maturità per divertirsi, ma non disdegnavano il beach: Geert, uno dei due, era davvero bravo (giocava a volley a livello semipro), mentre Wim, decisamente più carino, se la cavava ma non era il suo sport preferito. Entrambi avevano dei fisici davvero notevoli per la loro età: alti, biondi, con addominali tirati. Avevo fatto la scema con Wim la sera prima, ma senza combinarci nulla, la settimana era lunga e a me piaceva l’idea di “cucinarlo” un po’, anche se era evidente che l’interesse fosse reciproco. Il pomeriggio di quel giorno il tempo non era granché, e i nuvoloni neri che a inizio pomeriggio erano all’orizzonte avevano preso velocemente la via della spiaggia; riuscimmo a malapena a vestirci e inforcare le bici che fummo sorpresi da un violentissimo temporale e successiva grandinata. La mia canotta e i miei shorts di jeans grondavano acqua, così loro mi invitarono nella casa che avevano preso in affitto per ripararmi e asciugarmi, in attesa che smettesse. Una volta salita in questo piccolissimo monolocale, andai in bagno e mi misi il costume di ricambio: Geert mi prestò una sua canotta perché faceva fresco, e la canotta mi faceva da vestitino vista la sua altezza (e io non son piccolina eh). Wim, ancora mezzo bagnato, era bellissimo. Non ci fosse stato l’altro ragazzo… r32;Ammazzavamo il tempo a fumare sigarette e bere birra, ma il temporale pareva non finire mai. Non so da chi partì l’idea, ma finimmo a giocare obbligo/verità. Le domande, come sempre, partivano innocenti ma nel giro di dieci minuti l’atmosfera era ben diversa. Sola, con due bei ragazzi, uno dei quali meraviglioso: lo sognavo di sera, ma non ci avevo mai davvero pensato. E invece…r32;Io non so cosa mi prese, ma un certo punto nelle penitenze obbligai Geert, quello che non mi piaceva, a baciarmi. Durante il bacio, mi accorsi però che le mani che mi sfioravano non erano due, ma quattro. E nel giro di un secondo, mentre limonavo, sentivo una lingua sul collo che mi leccava come un gelato. Persi la testa. Completamente. Mi girai e salii sopra Wim, sul divano, cominciando a baciarlo con passione. La scena era quella di due amici seduti, e io sopra uno dei due a limonarlo e toccare i suoi pettorali mentre l’amico mi carezzava il retro della coscia e il sedere. La parte sotto del mio costume nel giro di qualche secondo era più bagnata del bikini che aveva preso la pioggia… mentre baciamo Wim, la mia mano venne guidata sui boxer dell’altro, e senza nemmeno guardarlo mi accorsi subito che si trattava di un cazzo bellissimo. Mi spostai e mi ritrovai i due cazzi liberi, uno nella mia mano destra e uno in quella sinistra. La punta di quello di Wim era bagnatissima, non mi ci volle alcuno sforzo per guardarli negli occhi entrambi prima di affondare con le mie labbra e la mia bocca. Era meno grande e meno grosso dell’altro, ma comunque notevole. “Sletje”. Sentii indistintamente Wim sussussarmelo. “Troietta”. Invece di offendermi, quella parola mi eccitò ancora di più. Mi rialzai dalla posizione scomodissima, mi slacciai la parte sotto del costume, e mi impalai. Wim disse qualcosa riguardo al preservativo, ma io, completamente andata con la testa dissi “geen”, senza. Mi sedetti su di lui dandogli la schiena, e il suo cazzo entro completamente, come una lama nel burro caldo, regalandomi subito una sensazione meravigliosa. Wim, in piedi con quel cazzone eretto, era di fronte a me. Ero in un mondo a parte, fatto di sensazioni, di rumori, di odori che non avevo mai conosciuto. Avevo un solo pensiero che mi passava in testa ogni tanto, a volte in italiano e a volte in olandese. “Che troia”. Ci spostammo sul letto, dove i ragazzi si cambiarono le posizioni, e io ero molto più comoda. Geert mi prese alla pecorina, e oggettivamente quel cazzo così perfetto era decisamente migliore: venni due volte, la prima appena entrato e la seconda mentre aumentava il ritmo; mugolando però, finii per eccitare ancora il mio Wim che mi teneva i capelli godendo. Mi venne in bocca senza nessun preavviso, io con lo sperma ancora in bocca lo baciai mentre da dietro sentivo che anche l’altro stava per venire. Uscì, e mi riversò tantissimo sperma sulla schiena, mentre stavo limonando con il più carino dei due ragazzi. Ci accasciammo sul letto, io in mezzo a due corpi meravigliosi anche se ancora acerbi. Li guardai sognante. Fuori aveva smesso di piovere, era quasi ora di cena. Ma mancavano ancora tre notti e tre giorni alla fine della loro vacanza. E io avevo finalmente capito quanto fossi troia, anche se non avevo ancora compiuto 17 anni.