i racconti di Milu
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- Lo voglio, certo – disse lei nel buio – mi fa impazzire solo pensarci … -

La sua voce era un bisbiglìo, roco, ma lui, alle sue spalle, agganciato dietro di lei e tirandola a se per i fianchi, si eccitò ancora di più.
Faceva del suo meglio per maltrattarle le natiche e trattarla con lo stesso distacco con cui ci si accoppia con una sgualdrina.

Sul grosso letto, posto nella cameretta segreta, collegata alla loro camera “ufficiale” da una antica scala a chiocciola scavata nella pietra, i loro corpi sudati giacevano sul fianco: la donna era piegata sul bacino a novanta gradi, il marito, alle sue spalle, le teneva una delle cosce con l’avambraccio sollevato, mentre con la mano gestiva il suo cazzo arrapato, nelle penetrazioni che effettuava nella figa.

Lo adoperava i modo da permettere al membro duro di uscire completamente dalla fessura per poi rientravi, con precisione e senza sforzo.

Dopotutto lei era bagnata, quasi al punto da colare il suo piacere sulle lenzuola di seta grezza.

- E se questa persona ti chiedesse di fargli un pompino… perché preferisce così? – disse lui – ansimando e a voce bassa – Glielo faresti? –

- Sì! – affermò lei, eccitandosi sempre di più – Lo farei: mi volterei e glielo prenderei tutto in bocca. –

- Anche se sapessi che io ti vedo? – incalzò il marito.

- Certo – disse lei con finta pacatezza – e lo farei sborrare in bocca, se vuole. -
Lui era al settimo cielo e chiavava con forza la sua asta nel suo buco.
- Anche se fossero in due … o magari in tre? – le chiese, aspettandosi la risposta che già conosceva.
- Si, anche se fossero in tanti … - farei tutti i bocchini necessari – rispose la donna, masturbandosi con le dita.
- Proprio come una vera puttana, allora? -
- Sì – lo assecondò la sua signora – sarebbe mio dovere prendere tutti quei cazzi. –

- E come – disse lui aumentando il ritmo delle pompate – tutti insieme o uno per volta? -
- Tu che dici? – lo stuzzicò la moglie – Uno per volta, è meglio? –

- A te come… piace … ah, sto per sborrare… fa presto! –

- Vieni amore, vieni… uno per volta, allora! Finisce di farmi uno, poi arriva il prossimo “cliente” ed io lo accontento! – la donna era lei stessa all’apice del piacere, le sue dita palpavano l’asta che entrava e usciva dalle labbra della sua stessa vagina… poi si ritiravano sulla clitoride per titillarla con decisione.
- E io che dovrei fare? – disse ancora lui con voce rotta dalla fatica, lievemente affannata – So che tu ti stai facendo fottere da quegli uomini… saprei anche quanta sborra ti sta riempiendo … -

- Niente! – disse lei a fatica – devi solo stare buono e aspettare che abbiano finito di chiavare… che io li abbia soddisfatti… facendogli scaricare lo sperma. – poi aggiunse, sconfitta dal piacere:

- Posso… posso venire? - e cominciò a sbrodare senza nemmeno aspettare la risposta.

- Sì… - disse il marito – hai ragione tu: devo aspettare che abbiano “fatto”, però poi vieni da me, e io ti prendo e ti chiavo… ti chiavo nello stesso buco dove sei già stata profanata, dove sei già piena di sperma altrui… - poi, con un colpo più profondo, cominciò a venire nella moglie: spalancata dal suo cazzo e dalle loro fantasie perverse.


Pochi minuti dopo il principe Aroldo e la sua graziosa consorte, la principessa Anna d’Ungheria, ritornarono attraverso l’angusto passaggio segreto, alla loro camera da letto ufficiale.

Si salutarono e si ritirarono nei rispettivi bagni regali; dopo, si ritrovarono in camera di lei per un ultimo saluto affettuoso, prima di ritirarsi ognuno nei propri appartamenti.

Era tardi, il sonno li colse rapido anche per la stanchezza accumulata durante la loro ennesima scaramuccia d’amore.

A dispetto del mondo, del rango e dell’età, essi si amavano e si desideravano ancora come il primo giorno.