i racconti di Milu
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Note:
Nel testo non sono presenti descrizioni erotiche benché il corpo risulti centrale, tanto da indurmi a pubblicarlo in racontimilu.com.
La mia amica Silvana mi chiama una sera di sabato. In lacrime. Chiedo scusa a Giorgio, prendo dal tavolino il mio Mojito e mi allontano dal locale perché con il frastuono della musica non riesco a sentire il telefono. Davanti alla porta del locale tento di capire cosa è successo e mi spiega che “senza di lei” non può vivere. Alessandra, occhi da cerbiatta e capelli rossi. A saperlo non le avrei presentate; Silvana fa la grafica e Alessandra è la mia collega della Banca. Lavora nel mio reparto e francamente non mi ero mai accorto che avesse un fascino così irresistibile. Per un uomo, devo presumere, Silvana che è omosessuale avrà criteri estetici diversi. A me i lineamenti in viso un po’ mascolini di Alessandra non la rendono tanto desiderabile, anche se ammetto che le sue curve - forse con un chilo di più addosso - potrebbero essere piuttosto piacevoli.
Silvana al telefono non smetteva di tormentarmi che erano uscite insieme diverse volte, avevano condiviso shopping (disse che aveva il conto in rosso dopo l’ultima borsa suggerita da Alessandra con occhi radiosi), cinema insieme (avevano scoperto di amare lo stesso genere di commedie) e week-end sulla neve.
Passando questo tempo insieme Silvana aveva la chimica in subbuglio mentre Alessandra era convinta di aver trovato una nuova amica.
- Proprio carina la tua amica Silvana, dopo che quello stronzo mi ha lasciata, sapessi quanti messaggini e quante coccole. E’ davvero tanto cara, blà, blà…
Io avevo ascoltato Alessandra bevendo il caffè e cominciando a intuire il pasticcio in cui si stava infilando Silvana. La mia amica di calcetto insieme (c’eravamo conosciuti all’università), al telefono sembra un concentrato di ormoni impazziti e sento un filo di rimprovero della mia coscienza perché mi ero ripromesso di chiamarla e avvisarla che Alessandra va sempre con gli uomini e di non crearsi inutili illusioni. Non l’ho fatto. Mi è passato di mente e ora mi tocca sentirla che la butta sul drammatico:
- Almeno una volta.
- Ma che dici Silvana?
- Un bacio, soltanto un bacio e capirebbe.
- Capirebbe cosa?
- Che l’amore tra due donne è ben diverso da quello con uomo. E non dire che non so cosa sia fare l’amore con un uomo perché lo sai che ci sono stata.
Sbuffai seccato, ricordavo benissimo che Silvana aveva avuto qualche storiella con ragazzi quando era meno che ventenne, prima del suo famoso coming out con se stessa.
- Alessandra non te la da, fattene una ragione! - provai a tagliare corto brutale perché, va bene l’amicizia, ma cominciava a irritarmi sentirla sbavare su quanto fosse eccezionale la mia collega e su cosa stesse perdendo rinunciando all’amore tra donne. Soffiai il fumo di sigaretta ed ero tentato di chiudere in gran fretta anche perché Giorgio mi aspettava per andare al bowling insieme. Cazzo, alla fine pure Silvana è pur sempre una donna, quando attacca a parlare, una raffica di paturnie, valla a fermare! Tentavo di intromettermi cercando di suggerire che smettesse di vederla così le passava la sbornia sentimentale. Non immaginavo ancora la sua richiesta.
- Marco, ci conosciamo da anni. Non ho bisogni di consigli ma sei la mia ultima possibilità e ti chiedo una cosa assurda… - rimase in pausa poi chiese di provare una volta il Plagium con me.
- Non se ne parla! - replicai inviperito e poi attaccai - e poi che ne sai di Alessandra con me…?
- Ho visto come ti guarda.
- Stronzate. Ammesso che sia, non sono un cesso e che possa guardarmi lo capisco ma di qui a pensare che se schicco le dita me la porto a letto…
- Finiscila. A me lei ha confidato: “Te lo immagini se Marco mi porta fuori una sera e poi vuole farmi salire a prendere qualcosa?”
- Così ti è venuta ‘sta trovata del Plagium? Non se ne parla Silvana!

Attaccai rapidamente e, finito di succhiare dalla cannuccia il mio Mojito, tornai da Giorgio che mi aspettava visibilmente annoiato. Pagammo e ce ne andammo al bowling dove ci attendevano due donne conosciute al gruppo di fotografia. A me piaceva Clara - un po’ in carne ma dei seni da svenirci su - mentre Giorgio andava in brodo di giuggiole per Irene, una creatura evanescente e senza forme, seppure con un viso grazioso. Le ragazze - dico ragazze ma trent’anni ciascuna - ci vennero incontro alla cassa mostrandoci che avevano già indossato le scarpette. Sembravano molto allegre e pronte alla sfida. Io e Giorgio proponemmo di fare squadre miste per non stracciarle ma ci risero in faccia. Cominciammo a prendere le palle colorate e farle rotolare con decisione, sicuri che avrebbero capitolato rapidamente.
Dopo pochi lanci capimmo che non erano novelline, ridevano e si spalleggiavano riuscendo a stare al passo con noi. Alla fine non ricordo bene chi vinse (anzi confesso che furono loro per una manciata di punti) ma quella sera capimmo che non c’era nessuna speranza di vittoria su un altro fronte: quando Giorgio tentò di fare un po’ il galante con Irene che faceva rotolare le palle con tanta leggerezza da sembrare una farfalla sospesa in pista, Clara lo guardò con una smorfia di disappunto. Poi le due donne si guardarono e scoppiarono a ridere insieme. Unirono le loro mani e ci guardarono sornioni. Cazzo, avrei ucciso quell’idiota di Giorgio, perché io un dubbio l’avevo avuto percependo in loro un qualcosa di diverso da una donna normale. Come un’ombra lontana sul viso e, forse era proprio il velo di tristezza antica che mi attirava in Clara. Il contrasto tra lo guardo malinconico, il seno florido e due occhi brillanti rendevano la ricciolina pelle bianca e lentigginosa irresistibile. Appurato che non c’erano più dubbi - lesbica - scoprii che l’idea di non avere nessuna speranza con lei era dolorosa.
Decisi che avrei fatto bene a non rivederla ma, uscendo dal bowling, Clara mi chiese di vedere le foto del mio Safari in Kenia. Le avrei voluto rispondere che me fottevo del tramonto e del leone con la bocca aperta, ma lei mi guardava speranzosa. Maledissi di aver mostrato altre mie foto al club e mi svincolai con una vaga promessa. Finì che la rividi ancora al club di fotografia e non smetteva di chiedermi dei trucchi con il fotoritocco digitale. Non riuscii a essere evasivo. Fu così che, senza volerlo, pur vedendola poco ma messaggiando continuamente per darle consigli, in pochissime settimane mi ridussi come Silvana. Sì, mi ero innamorato come un idiota di Clara. Aveva un modo di essere che mi prendeva, e non mi capacitavo che una donna così femminile e meravigliosa non fosse normale. Perché diciamolo, Cristo santissimo, l’omosessualità è proprio roba che ti sei preso un trauma da piccolo e ti hanno rovesciato il desiderio: una madre possessiva asfittica e diventi frocio; per il gentil sesso, un padre di merda, un ragazzo di merda che non ti sa prendere e finisce che fuggi tra le braccia di amiche che diventano amanti nella confusione tra amicizia e sesso! Dunque, ciascuno cerchi quello che vuole in amore, ma non mi venite a raccontare che è una cosa naturale e che dobbiamo essere contenti se ci vengono figli omosessuali perché, manco per il cazzo. Così, guardavo Clara con un misto di tenerezza desiderio e incazzatura. Scoprii a pensare, come Silvana, che se una volta avesse provato a fare l’amore con me, avrebbe capito che gli uomini non sono tutti uguali. Ci sono quelli che sanno mandare in estasi una donna perché non si interessano subito gli organi genitali ma sanno sussurrare al corpo tutto della donna. Mentre fantasticavo su Clara - ci scambiavamo tantissimi messaggi carini e affettuosi - i giorni passavano e non riuscivo a darci un taglio. Finì che una sera, finalmente stufo, presi il telefono.
- Silvana, sei ancora di quella idea del Plagium?
Non dissi niente di Clara ma la mia amica immaginò.
- Lei è una lella, vero? - mi canzonò.
- E’ Clara, quella che di cui ti ho parlato.
- Quella che mi veniva sempre dietro.
- Sì, proprio lei.
Sentii che rideva di gusto, pronta prendermi per il culo. Stavo quasi per troncare senza complimenti ma lei cambiò tono e tutta seria concluse:
- “Sarà soltanto una virgola nella tua vita da uomo”, Marco.
- Come sei diventata poetica, Silvana.
- No, non sono poetica. Ti ho ripetuto lo slogan di un sito che propone il Plagium come gioco per lui e per lei.

Sapevo che stavo per fare una cazzata. E’ da svitati prendere una pillola “rosa per lui”, “azzurra per lei”, restare maschio e femmina con palmo delle mani e dei piedi uniti e attendere lo shift: identità e memoria vengono scambiati tra i due corpi, ma ti ritrovi comunque ospite di un cervello dell’altro sesso, non soltanto di un corpo del sesso opposto. C’è gente che, come si trova in corpo che non è del suo sesso naturale, va di matto e sarebbe pesante vivere le ventiquattro ore, tanto dura l’effetto, poi senza fare niente l’effetto sparisce in un istante. Torni in te. Per chi non può aspettare c’è l’Anti-Plagium, obbligatoriamente venduto quando acquisti il Plagium e che serve a neutralizzare l’effetto in un istante. Occorre mettere una goccia gialla collosa sulla fronte di ciascuno e poggiare le teste, ciascuno torno in un baleno nel suo corpo. A pensarci, con il Plagium si sono inventati davvero un bel giochino anche se, per la solita ipocrisia, per acquistarlo occorre la prescrizione del medico. Ufficialmente è stato concepito come cura per i transgender di entrambi i sessi di modo che, senza più costosa chirurgia e ormoni, i nati machi che si sentono femmine e le femmine che si sentano maschi, possano vivere nei reciproci corpi al prezzo di una pillola ogni ventiquattro ore e unendo per un minuto mani e piedi con un transgender del sesso opposto. Buffo a pensarci, un po’ patetico. Per costoro è una manna dal cielo che gli risolve la vita, per gli altri che sono normali è un giochino del cazzo per andare fuori di testa, come quanto ti sfasci con le canne.
Non so come Silvana fosse riuscita a procurarsi il Plagium, se ricorrendo al medico con la scusa di amare le donne, ma non credo. Ci sarebbe stato bisogno della prescrizione congiunta del trasgender di sesso opposto, cioè un maschio desideroso di essere nel corpo di Silvana. Credo l’abbia acquistato di straforo in uno di quei siti Web che vendono Plagium senza ricetta in modo selvaggio.
Come che sia, eccoci una sera sul tappeto a piedi nudi. Mandiamo giù le pillole - “rosa” per me, “azzurra” per lei - e, seduti a terra, congiungiamo le nostre mani e anche i piedi. Dieci secondi e non succede niente. Trenta secondi e sento un formicolio sul palmo di mani e piedi. Come un bruciore. Sento che risale sulle braccia e sulle gambe, mi sembra che delle mani invisibili mi stiano sfiorando il collo. Socchiudo la bocca e vedo lo stupore anche nel viso di Silvana. Sono passati sessanta secondi e ci guardiamo l’uno con gli occhi dell’altra. “Cazzo che abbiamo fatto!” mi scopro con la voce di Silvana e mi viene da ridere di gusto. Oppure forse è più un ridere isterico e vado davanti allo specchio del bagno.
Ecco, l’ho raccontato al presente perché è come se lo vivessi adesso. Ricordo che lei mi raggiunse in bagno con il mio corpo e gli occhi spiritati. Ci abbracciamo turbati, poi preparammo un caffè e decidemmo una sigaretta insieme. Ciascuno tastava il corpo che l’avrebbe ospitato per ventiquattro ore.
- Trattamelo bene! - disse Silvana con la mia voce, quella incerta di quando sono confuso. Le sorrisi senza replicare, occupato a guardarmi i seni.
Dopo un poco che eravamo inermi e stupiti di un corpo nuovo e del nostro in mano all’altro, cominciarono le domande. A me venne il terrore assurdo di non essere più capace di scopare.
- Scusa, come fanno l’amore due lesbiche?
Scoppiò a ridermi in faccia.
- Non hai visto film porno con due donne insieme?
Feci un cenno di assenso ma non ero convinto di riuscire a far diventare la mia vagina - cioè la sua in prestito - una luna palpitante nell’incontro di un’altra.
- E questo come si usa?
- Silvana ma ti pare il caso, rimettilo dentro.
- Hai vergogna del tuo cazzo?Non l’hai mai visto? - proruppe in una risata con la mia bocca.
- Mi fa impressione che ti abbassi la tuta e lo mostri come un verme tra le tue mani.
- Mie mani, sei impazzito?
- Scusa, sono le mie mani ma le stai muovendo tu.
- Senti Marco, questa stronzata l’abbiamo fatta insieme. Vuoi dirmi come si fa a farselo venire duro quando occorre? Poi ti aiuto io con la mia vagina.
Scossi la testa, che razza di squallore. Era diventato un affare di cazzi e vagine come strumenti di battaglia per portarci a letto due donne.
- Non posso rischiare di fare cilecca, dite così voi uomini vero? Ecco, non posso rischiare che non mi venga duro quando finalmente avrò Alessandra nel letto.
Non le risposi, mi alzai e andai sul balcone; mi veniva improvvisamente da piangere e non trattenni le lacrime. Un corpo femminile, un cervello femminile, ero ospite di un’alchimia di emozioni che adesso mi toglieva il fiato e il respiro. Mi mordevo le labbra per non scoppiare oltre in singhiozzi senza senso. Vidi che le mie dita che tenevano la sigaretta tremavano, il fumo non mi sembrò di averlo mai visto così bello. Onde di azzurro cenere riempivano l’aria immobile. Silvana mi raggiunse e mi abbracciò da dietro.
- Possiamo anche non fare niente, Marco.
Non dissi niente e lei continuò a rassicurarmi.
- Aspettiamo fino a domani mattina, poi usiamo l’Anti-Plagium unendo le fronti e ognuno torna a casa nel suo corpo.
Mi girai e guardai me stesso con gli occhi di Silvana. Scoprii di non sapere più cosa volevo. La guardai sorridendo e Silvana corrugò la fronte senza capire. Poveretta, era dentro il cervello maschile che elabora meno informazioni di quello femminile; cominciavo a rendermene conto e sentivo una frizzante energia che mi apriva l’anima.
- Baciami. - dissi così, senza riflettere. Rimase con la bocca socchiusa troppo stupita per parlare e allora gli presi le mani, le portai sui miei fianchi e mi avvicinai alla sua, cioè alla mia bocca. La baciai con le sue labbra rotonde. Poco dopo mi girava la testa, mi sembrava di essere diventata un farfalla rossa. Capii in un attimo che pian piano saliva sulla pelle un desiderio misterioso. Non propriamente genitale, cominciava nella braccia sul collo, dietro le orecchie e scivolava sui capezzoli che si inturgidivano. Non capivo più niente e alla fine io, eterosessuale da sempre, finii quella sera a fare l’amore con me stesso - e non intendo vile masturbazione. Lei mi prese per mano e mi portò nella stanza da letto. Se la cavò bene per la sua prima volta da uomo. Identità e memoria da donna, sapeva come procedere languidamente e accendere questo suo corpo. Non contai gli orgasmi quando abbandonò il pene stanco e si dedicò a me con mani e bocca.
Non credevo che il mio corpo fosse così capace di dare piacere, oppure forse è proprio l’avere un corpo femminile che dona una sensibilità unica. Anche nell’amore.
La mattina dopo ci svegliammo abbracciati e vergognati.
- Bisogna che chiamo Alessandra e la invito stasera.
- E io dovrei chiamare Clara.
- Ce li dobbiamo proprio scopare.
- Sì, scopare a sangue.
Ci venne da ridere e non ci credevamo veramente. In quel momento volevamo soltanto riprendere i nostri giochi tra le lenzuola.
Poco dopo, usciti per fare colazione, ci guardavamo stupiti l’un l’altra.
- E’ così non ti trovi male nei panni di me.
- Neanche tu - dissi con una smorfia di rimprovero. Avevo la vagina che quasi mi doleva. Ancora non immaginavo cosa stesse per dirmi. Quando lo fece, quasi mi gettai il caffè sulla camicetta.
- Restiamo così!
- Così come?
- Hai capito, tu prendi il mio corpo e io mi prendo il tuo.
- Non sono gay, protestai timidamente.
- Io sì, disse candida e onestamente non mi ero mai piaciuta nel mio corpo finché non l'ho visto con i tuoi occhi.
- Sei matta, dissi ridendo. Non se ne parla proprio, abbiamo solo giocato.

Sono passati due anni da quel giorno. Prendiamo il Plagium quotidianamente. Pillola “rosa” per me, pillola “azzurra” per lei, seduti a terra congiungiamo palmi di mani e piedi per confermare la nostra unione. Se non lo facessimo, sparirebbe la magia, io tornerei lo stronzo uomo di sempre e lei… Lei forse non cambierebbe per niente. Sarebbe sempre la magnifica Silvana che, da quando sono in questo corpo di donna, mi ha stregato. Né rosso né blu, la sua identità è uno strano cocktail di uomo e di donna. Viola. E adesso io - grazie a questo corpo - come lei, siamo due viola che si abbracciano.
- Spegni la luce Marco.
Mi tolgo gli occhiali e poggio il libro sul comodino.
- Non mi sbavare sul seno - mi giro di spalle fingendomi offesa. Arriva il suo abbraccio dietro la mia schiena, sento baciarmi il collo. Dio, che meraviglia questo corpo da donna.

FINE