i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Eravamo sposati ormai da qualche anno, e per animare un po' il nostro rapporto, iniziammo a fare un gioco, non con regolarità ma almeno uno o due week-end al mese: schiavo/a e Padrone/a; i ruoli erano intercambiabili cioè a volte dominavo io e a volte Lei, non aveva però come qualcuno potrebbe pensare risvolti BDSM veri e propri, ma nell'obbiettivo iniziale colui che era schiavo aveva il dovere di coccolare il suo Dom in ogni modo, farlo stare bene. Si alzava prima al mattino per portare la colazione a letto, preparava da mangiare cercando di preparare le cose che potevano piacere al proprio Padrone, se ero io, accettavo di accompagnarla a fare spese senza protestare oppure a vedere un noioso film russo, se era Lei veniva invece allo stadio o a vedere una corsa di auto. Io non sapevo, non capivo cosa si muovesse in me, però incominciai a portare la cosa anche sotto l'aspetto sessuale, per cui chi era schiavo aveva il compito di soddisfare il suo Padrone nel modo che Lui/Lei riteneva più giusto e soddisfacente. Lei ad esempio all'inizio era restia ed imbarazzata anzi era proprio schifata, ma poi pian piano imparò a fare dei magnifici pompini, io mi ritrovavo spesso a leccare il culo o la sua passerina, il gioco piano piano diventava sempre più sottile e malizioso, si passò agli aspetti feticisti del leccare e baciare i piedi, al piacere di lasciare lo schiavo in eccitazione senza soddisfarlo, e magari obbligarlo/a a masturbarsi mentre il Dom guardava e veniva soddisfatto dallo schiavo come meglio credeva. Io non capivo esattamente cosa guidasse il mio pensiero, ma mi ritrovai ad avere un obbiettivo ben definito nella mente, e piano piano spingevo il rapporto in una direzione precisa e Lei si faceva condurre, anzi a volte la scoprivo più sottile e maliziosa di me. Questo gioco ci fece scoprire una complicità ed una intimità profonda, potei così raccontargli di alcune esperienze avute con una mia ragazza durante l'adolescenza, in cui facevamo giochi nei quali lei era la mia Padroncina e si divertiva a strizzarmi le palle, di quando mi obbligò a leccarla. A poco a poco l'aspetto sessuale emergeva sempre più e chi era schiavo era obbligato a stare nudo per il piacere del Padrone, a sua completa disposizione; un giorno in cui il mio ruolo era quello di Padrone, tirai fuori il testo sacro, "Histoire d'O" la feci mettere in ginocchio e le dissi di leggermelo, andammo avanti per un po' e nel frattempo io la frugavo senza ritegno, come fosse una puttana e Lei era sempre più bagnata ed eccitata. Nelle volte successive finimmo la lettura e prendemmo il seguito, poi le feci vedere il film, infine, divenne una regola, tutte le volte le dicevo l'argomento e Lei doveva andare in videoteca a prendere un film inequivocabilmente spinto. Un paio di volte la portai vestita un po' provocante in un cinema porno. Il tempo passava ed il gioco si faceva sempre più erotico, io volevo prenderle anche il culo, ma neanche quando era schiava si lasciava andare fino a consentirmi questo. Una domenica in cui avevo il ruolo di Padrone, vedendola abbastanza remissiva e disponibile organizzai la mia trappola, decisi che l'avrei costretta e che le sue reticenze erano fasulle e che avesse solo bisogno di una spintarella. Le legai i polsi e poi incomincia a lubrificarle il culo con della vaselina, anzi.... provai a farlo, ma mi ritrovai fra le braccia un ossessa, furiosa ed incazzata come non mai. Dovetti slegarla, e a quel punto lei mi diede una sberla, accompagnandola con un ultimatum:"Da oggi le cose cambiano! In questa casa esiste un solo schiavo ed una sola Padrona, ma sarà un "sempre" 24 ore al giorno, poi ci saranno dei giorni che sarai veramente usato come preferisco io, tanto lo so che Ti piace".
Ero felice e spaventato, le avevo detto più volte che preferivo quando era Lei la Padrona ma non mi sarei mai aspettato che la cosa potesse assumere questo aspetto.
Per prima cosa tirò fuori le sue cerette e tutte le attrezzature per la depilazione e mi depilò completamente, compreso le braccia, le ascelle e l'inguine. Mi lasciò solo i "capelli", fu una cosa lunga e dolorosa, al termine della quale mi cosparse di crema emolliente, poi mi disse di andare nei miei cassetti e di buttare tutti i miei slip perchè non ne avrei più indossati.
La domenica finì così, con me in ginocchio completamente nudo a baciare e leccare i suoi piedi mentre Lei guardava la televisione, con la mia lingua che scorreva lungo tutta la pianta, in mezzo alle dita che poi prendevo delicatamente una ad una e succhiavo con avidità, oppure mi infilava in bocca e spingeva l’intero piede fottendomi letteralmente la bocca con il suo piedino.

Lunedì fu una giornata difficile, il contatto diretto dei tessuti sulla pelle, resa ancora sensibile dalla depilazione, il trovarmi completamente nudo sotto i pantaloni, mi eccitava incredibilmente, e non riuscivo a concentrarmi. Così mi ritrovavo con una erezione permanente e una continua emissione di liquidi dovuta all’eccitazione che mi metteva in profondo imbarazzo, Lei mi chiamò e mi chiese come mi sentissi, mi chiese di descrivere le mie sensazioni, poi mi ordinò di andare in bagno e di segarmi di raccogliere il mio sperma sulla mano e di leccarlo. La amai immensamente per quella breve tregua in cui il mio membro rimase per un po' in posizione di riposo, ma fu solo per poco tempo. Non ci furono altre variazioni alla nostra vita in quella settimana e a poco a poco mi abituai a non portare intimo; la sera rientravo e come al solito trovavo la cena pronta, e nonostante che qualche sera mi trovavo seduto sul divano con i suoi piedi che passavano dalla mia bocca alle mani, che massaggiavo e leccavo e baciavo nulla sembrava cambiato, o almeno così credevo.
Arrivò il venerdì e nel rientrare in casa mi accorsi immediatamente che l'aria era diversa, un paio di zoccoli erano in ingresso, quelli neri vintage degli anni 70 che mi aveva fatto comprare in Germania e che mi vergognavo ad indossare, un collare ed una maglia . Entrai e come sempre andai per salutarla e baciarla ma Lei si ritrasse e mi chiese: "non c'era nulla in ingresso? Ti ricordi che io sono la Tua Padrona? spogliati e preparati!" Tornai in ingresso, mi spogliai come mi era stato ordinato, calzai gli zoccoli, misi il collare poi indossai la maglia, era tipo una t-shirt lunga solo che sulla parte posteriore Lei aveva fatto in modo che restasse sollevata in modo da lasciarmi completamente scoperto il culo. Tornai da Lei, mi inginocchiai e le baciai i piedi, poi rimasi così il capo leggermente chinato in avanti e gli occhi bassi e le mani dietro la schiena. Mi fissò per un po' con uno sguardo divertito, poi mi fece alzare e mi disse di preparare la cena, mentre Lei si sarebbe rilassata sul divano.
Mi chiamò un paio di volte mentre preparavo e dovetti portargli un bicchiere d'acqua o allungarle il telecomando o accenderle una sigaretta e quando fu tutto pronto la chiamai.
Arrivò in cucina mi si avvicinò, m'incominciò a palpare il culo, poi lo forzò piano con il suo indice, quindi me lo portò alla bocca, “lo fece scorrere sulle mie labbra e dicendomi “lecca cagna” me lo infilò in bocca e me lo fece leccare e succhiare come fosse un piccolo cazzo, poi mi fece girare dicendomi: "sei proprio una bella zoccoletta", poi s'accorse che mi stavo eccitando, allora con la mano scese a stringermi le palle fino a farmi lacrimare, l'erezione svanì immediatamente, " sei proprio una cagna disse" . A quel punto s'accorse che avevo apparecchiato per entrambi, questo la fece arrabbiare moltissimo, mi intimò di mettermi sotto il tavolo e di dedicarmi esclusivamente ai suoi piedi, mentre Lei avrebbe mangiato e che dopo cena mi avrebbe spiegato tutte le regole.
Finì di mangiare, si trasferì in salotto e mi diede 5minuti per mettere tutto in ordine. Io sparecchiai cercando di essere il più veloce possibile, ma quando ebbi finito e mi recai da Lei mettendomi in ginocchio capii immediatamente che avevo fatto tardi.
Sei in ritardo di 3 minuti saranno 15 colpi di battipanni 5 ogni minuto di ritardo.
Da ora in poi tu sei solo un oggetto che io userò e modellerò per il mio piacere sei una cagna e verrai trattata come tale:
1) dovrai imparare quando siamo in queste condizioni a parlare al femminile e solo se interpellata
2) il tuo nome sarà Zoccola e sarai la mia cagna, la mia Troia la mia puttana, e risponderai a qualsiasi nome io userò per Te: zoccola, cagna, troia, vacca perchè è questo che sei, vedi... al maschile non esistono termini adeguati che riescano a descrivere la tua condizione e invece tu da adesso sei solo una schiava, un cesso, una cagna, un buco che io userò come e quando avrò voglia
3) godrai solo se e quando io te lo concederò
4) voglio che impari a camminare come fanno le donne, con i piedi uno dinnanzi all'altro e le punte leggermente verso l'interno, a sculettare come una troia
5) Non ti sarà concessa nessuna intimità, dovrai chiedermi il permesso per fare i tuoi bisogni corporali, permesso che potrà esserti accordato o negato a mia sola discrezione.
6) Non puoi usare il termine "mio" perchè sei una schiava e quindi nulla ti appartiene
7) Non potrai usare il termine "io" perchè è un desiderio di autoaffermazione, ed invece tu sei nulla, tu sei la mia troia e mi appartieni e lo imparerai presto
8) Non dovrai mai guardarmi in viso ma tenere sempre gli occhi bassi ed il capo leggermente chinato
9) Ti userò e ti umilierò o ti farò usare ed umiliare per il mio solo piacere.
10) Qualsiasi disubbidienza verrà punita duramente, Ti trasformerò in una vera cagna perchè è questo che sei e che vuoi essere. Ti insegnerò cosa vuol dire essere schiava perchè mi appartieni imparerai l'obbedienza e cosa vuole dire sottomissione imparerai a conoscere il dolore ad averne paura ma desidererai essere punita. Nel sentire queste parole i miei sentimenti erano contrastanti, paura e timore ma non potei fare a meno di eccitarmi, stavo li con lo sguardo basso, incapace di guardarLa negli occhi ed il mio cazzo si rizzava a sentire quelle parole, il timore eppure la gioia di vedere i miei sogni, i miei desideri più nascosti diventare realtà. Sarei diventato una schiava, una Troia, mi avrebbe umiliato pubblicamente.
Hai capito? Allora chi sei? "sono la sua cagna" dissi. Non basta! Sei zoccola la mia cagna la mia schiava! e farai qualsiasi cosa io ti ordinerò, a conclusione della frase mi arrivò una sberla. Abbassai nuovamente il capo e dissi:”Si Padrona,sono zoccola la sua cagna, la sua schiava e farò qualsiasi cosa mi ordinerà".
Detto questo mi fece andare a prendere il battipanni, andai in ginocchio e lo riportai tenendolo in bocca, allora mi fece alzare, mettere a gambe leggermente divaricate con le mani appoggiate al tavolo ed il culo leggermente in fuori, poi mi disse: "guai a te se sento un lamento, ogni volta che ne sentirò uno ripeterò il colpo, guai a te se ti sposti, se succede questo ripeterò il colpo, se mi fai ripetere più di tre colpi, ti legherò e i colpi diventeranno 30, adesso conta con voce chiara. Sembrava lo avesse sempre fatto, i colpi arrivarono prima più leggeri, poi mano a mano che le mie chiappe si scaldavano, sempre più forti, faticavo a parlare a soffocare i gemiti. e mentre il culo assumeva un colore violaceo le lacrime scorrevano sul mio viso. Dopo l'ultimo colpo, Lei mi fece inginocchiare ai suoi piedi, baciarli e ringraziare "grazie Padrona". Dovrai sempre ringraziare, quindi Lei mi afferrò per i capelli e tirò la mia faccia sul suo sesso umido d'eccitazione, incominciai a leccare assaporando, godendo di quel suo odore del suo sapore, fino a quando venne, allora prima strofinò il mio viso sussurrando questo diventerà il tuo profumo cagna, poi la leccai per ripulirla dei suoi umori.
La serata la passai dedicandomi ai suoi piedi poi quando arrivò il momento di andare a letto, Lei mi blocco i polsi al collare per impedirmi di masturbarmi, mi fece sdraiare accanto al letto, mi gettò una coperta e prima di coricarsi, si divertì con un piede a farmi eccitare e quando incominciai ad implorare di farmi venire....ridendo..... disse: "buonanotte zoccola domani incomincerà la tua trasformazione".
Mi lasciò lì con il desiderio di masturbarmi, ma nell’impossibilità di farlo, faticai a prendere sonno, l'eccitazione, il suo odore il suo sapore ancora presenti e l'aspettativa tra la paura e l'agitazione per il giorno dopo.

Il sabato mi svegliai presto, avevo fame ero a digiuno dal pranzo, e dovevo andare in bagno, ma dovetti aspettare che Lei si svegliasse e mi slegasse i polsi, poi... dovetti aspettare ancora...... mi ordinò di prepararLe la colazione, stringevo le gambe cercavo in ogni modo di trattenermi, dovetti aspettare che Lei finisse di mangiare, quindi dopo avere finito i suoi avanzi mi concesse finalmente di andare in bagno. Fu abbastanza imbarazzante, con Lei che mi guardava, quasi mi scomparve il sintomo e sempre dinnanzi a Lei dovetti poi lavarmi. Venne il momento di vestirci, entrambi in abbigliamento casual, mi permise di togliere il collare e lo infilò nella sua borsa, ma mi obbligò a mantenere ai piedi gli zoccoli, sapeva che da sempre provavo vergogna nell' indossarli.
Ci recammo in una città vicina, dove c'erano degli spacci aziendali di jeans, entrammo in uno di questi e Lei si diresse immediatamente verso il reparto donna e guardando i vari modelli scelse un jeans stretch, poi guardandomi disse:"questo è una mezza taglia più stretto della tua, dovrebbe essere bello aderente, vai a provarlo". Abbassai gli occhi, ma sentivo l'eccitazione montare in me, il mio membro ingrossarsi, Lei mi allungò i pantaloni ed io lentamente strascicando i piedi mi recai in un camerino per provarli. Mi aderivano come una seconda pelle, e la mia eccitazione era evidentissima, anzi mi rese difficile chiudere il pantalone, restai li incapace di muovermi. Da quello stato di trance mi risvegliò la sua voce, scostando la tenda entrò nel camerino e vedendomi pronto mi disse:"che aspetti ad uscire e a farti vedere?" Mi sentii avvampare dalla vergogna, la pregai.... ed in un sussurro: "Ti prego....questo no", ma Lei per tutta risposta mi sibilò... devo metterti collare e guinzaglio e trascinarti fuori zoccola? Mi eccitava sentirmi insultato mi eccitava da matti sentirmi umiliato, non riuscivo più a formulare un pensiero coerente ero solo eccitatissimo e pieno di vergogna, si stavano realizzando tutti i miei sogni. Venivo umiliato, esibito, da mia moglie, la mia Padrona. Quante volte avevo fantasticato di essere usato e trasformato in una cagna da Lei. Adesso che i miei sogni si stavano realizzando, avevo paura e vergogna ma l’eccitazione mi travolgeva, sentivo il mio membro eretto e duro, ben visibile in quei jeans attillati. Uscii, stava iniziando la mia vera vita da schiavo, sarei stato esibito senza nessun riguardo; non guardavo niente e nessuno, tenevo gli occhi bassi sicuro che tutti mi stessero guardando, con le mani cercai di coprire il rigonfiamento allora lei mi si avvicinò e piano nell'orecchio mi disse:"Sei proprio una cagna, guarda come sei eccitata!" poi con un tono di voce normale, "bene questi li prendiamo" ora ne andiamo a prendere un secondo paio, così non esisterà il rischio che tu debba girare nuda quando questi saranno sporchi. Uscimmo dallo spaccio poco dopo, io indossavo già i miei nuovi jeans completamente fasciato fino alle caviglie così che si vedevano benissimo i miei piedi nudi infilati in quegli orribili zoccoli neri, e come ogni sabato andammo al supermercato a fare la spesa. Camminavo come in trance senza guardare, tremendamente eccitato di essere mostrato in pubblico nonostante la vergogna l'imbarazzo e l'umiliazione che mi creava questa situazione anzi, la cosa che sembra strana è che in realtà mi piaceva, era ciò che avevo sempre desiderato. Ad un tratto Lei mi disse:"voglio sentirti zoccolare, voglio sentire quegli zoccoli, voglio che tutta la gente si giri a guardarti...cagna". Il tempo si dilatava all'infinito, sembrava che "fare" la spesa durasse ore, e quando ci trovammo in fila alle casse, mi costrinse a guardare un paio di ragazze, anch'esse in fila ed in attesa, devi imparare come si muove una donna nei suoi movimenti più naturali, nell’offrirsi, devi imitarne la postura e la posizione dei piedi e farla tua. Avrei voluto sparire, nascondermi, ma allo stesso tempo ero come soggiogato dall' eccitazione di sentirmi umiliato, mi stavo rendendo conto cosa significasse appartenere, essere privati di dignità di volontà e quanto questo mi piacesse. Neanche nei miei sogni e nelle fantasie più segrete avrei mai pensato che questo potesse realizzarsi, che mi sarei nutrito dell’umiliazione e della vergogna che provavo
Arrivati a casa ovviamente scaricai la macchina e misi tutto in ordine mentre Lei si riposava sul divano. Quando ebbi finito, mi rimise il collare mi fece mettere a 4 zampe e mi portò in camera da letto, mi fece sdraiare, mi blocco i piedi e prese il battipanni. Avevo paura, ricordavo ancora i colpi del giorno prima, eppure li volevo, volevo essere punito per espiare l’eccitazione che provavo nella vergogna di essere una cagna, volevo il dolore e lo temevo in un gioco assurdo. Incominciò a colpirmi sotto i piedi. Mi diede 30 colpi, dolorosissimi che dovetti contare, alla fine mi disse: "vediamo se hai capito, e oggi pomeriggio quando passeggeremo per il centro e ti esporrò spero che zoccolerai come voglio!" Mentre mi diceva questo, si posiziona sul mio viso e si fa leccare il sesso completamente bagnato dei suoi umori. Ed io ringraziavo. Poi vengo liberato e posso alzarmi e rimettermi gli zoccoli, i piedi facevano male ed erano gonfi,non fu facile reinfilarli, avrei voluto posarli sul freddo pavimento per dargli un po' di sollievo, ma lei intuendo le mie intenzione me lo vietò.
Venne con me in cucina tirò fuori le due ciotole che avevamo comprato, ne riempì una con l'acqua dicendomi:"da ora in poi mani dietro la schiena mangerai e berrai usando solo queste, quella grande la userai anche come cesso è abbastanza grande e può benissimo essere utilizzata per entrambe le funzioni". Si andò a sdraiare sul divano mentre io finii di mettere in ordine e mi misi a preparare il pranzo. Dopo avere mangiato, rimase per un po' a guardarmi mentre cercavo di mantenere l'equilibrio chinandomi sulla ciotola, e ridendo disse:"vedrai imparerai presto" e si andò a coricare per il solito sonnellino pomeridiano che si concedeva nei week-end lasciandomi a finire di mettere a posto, appena ebbi finito mi recai in camera e mi accucciai ai piedi del letto.

Si svegliò che erano circa le 16,00, mi permise di fare la pipì accucciato sulla ciotola mentre Lei stava ferma a guardarmi, poi ci vestimmo per uscire, ma questa volta il collarino lo lasciò al collo. Passeggiammo per il centro per circa 2 ore nelle quali più volte venni richiamato perchè non si sentivano bene gli zoccoli, o perchè non ero abbastanza "femminile" nel camminare, non sculettavo, ad un certo punto mi fece prendere gli zoccoli in mano e camminare scalzo. Avrei voluto morire, quelle 2 ore furono le più lunghe della mia vita, o almeno le più lunghe in quella condizione, che io ricordi, perchè la cosa si ripetè altre volte, ma la prima è sempre la più difficile, si deve superare il proprio limite, le proprie resistenze e la cosa che mi sconcertava era che più mi vergognavo, e più desideravo mi umiliasse e la cosa mi eccitava al solo pensiero. Eppure mi ritrovai a passeggiare, il mio sguardo che girava sempre intorno temendo d'incontrare qualcuno che potesse riconoscermi, con quei jeans strettissimi, sempre con un erezione visibilissima. Mi sentivo una Troia ed il fatto era che mi piaceva, ma quando le stavo vicino e mi teneva per mano, mi sentivo protetto sapevo che nessuno mi avrebbe toccato, sentivo che le appartenevo, quando invece mi ordinò di camminare da solo e Lei rimase a circa 10 passi dietro di me ad osservarmi, mi sentii abbandonato, l'umiliazione della situazione mi piombò immediatamente addosso, avevo la sensazione che tutti mi guardassero e parlassero di me.
Tornammo a casa Lei si fece un bagno io la insaponai, la lavai ed infine la sciacquai, poi dopo averle asciugato i capelli andai a preparare la cena. La serata la passammo a vedere un film porno, dopo il quale eravamo entrambi molto eccitati, sperai mi chiedesse di fare l'amore, ma invece si fece leccare fino a venire. Mi ritrovai a supplicarla di farmi masturbare, di consentirmi di venire, Lei per risposta mi condusse in camera, e come la sera prima mi blocco i polsi al collare per impedirmi di masturbarmi con le mani, mi fece sdraiare accanto al letto e disse:"ora voglio vederti strusciare in terra fino a venire, poi leccherai lo sperma sul pavimento da brava cagna". Rimase a guardare mentre cercavo di soddisfare la mia eccitazione e poi pulii il pavimento con la lingua come mi era stato ordinato.

La domenica mattina dopo la colazione Lei mi chiama, prende un cetriolo non molto grosso, ma comunque di discrete dimensioni, mi fa mettere a 90 gradi sul tavolo così da trovarmi completamente offerto, poi gradualmente inizia ad aprirmi ed ungermi con della vaselina. Le troie devono essere aperte e questo è troppo stretto, vedrai lo sfonderemo questo buco. Quando il mio culo le sembrò pronto, incomincia a spingermelo dentro e nonostante fosse ben lubrificato mi sentii spaccare in due mentre quell'aggeggio si faceva strada lentamente forzando il mio anellino vergine. Una spinta più forte e me lo pianta nel culo, resto senz'aria per un attimo, mi sento pieno, ho la sensazione che mi sia arrivato in pancia. Sudo freddo e Lei dopo avermelo fissato con delle corde mi ordina di incominciare a fare le pulizie di casa, non riesco a chiudere le gambe con quella coda che sporge, faccio fatica a muovermi e mi fa ancora più male quando incomincio a camminare, vorrei espellerlo oppure risucchiarlo ma non mi è possibile poi piano piano con movimenti controllati incomincio a svolgere i miei compiti. Quando 2 ore dopo mi fa nuovamente mettere a 90 gradi e mi sfila il cetriolo, il mio culo resta aperto, Lei lo guarda poi ci infila comodamente 4 dita fino alla prima falange, "Vedrai amore come lo sfonderemo"
Il resto della mattinata la passo a fare le pulizie fino al momento in cui Lei mi chiama mi fa mettere in ginocchio accanto a Lei, mi ordina di alzare il piede e di aprire lo zoccolo e li, fra la suola di legno e la pianta del mio piede fa cadere la sigaretta accesa. Io immediatamente incomincio a chiudere in modo da schiacciare il mozzicone e spegnerla, nonostante il dolore. Lei mi vede mi afferra per i capelli e dice:"non ti ho detto di spegnerla, dovrò punirti per questo". Mi ordina di andare a prendere il battipanni, ho paura mi farà male ma non voglio implorare me lo merito, mi metto in posizione e Lei mi assesta 50 colpi molto forti; conto e non riesco a trattenere dei gemiti di dolore e le lacrime scorrono copiose bagnandomi le guance, non provo a ribellarmi, ad implorarla so che me le merito e voglio la mia punizione, devo essere punito, anzi cerco la punizione per punirmi del piacere che provo ad essere una cagna.
Nell'arco della giornata, Lei mi chiama altre volte per gettare le sigarette e tutte le volte, nonostante il dolore sia incredibile le lascio spegnere a contatto con la pianta del mio piede mentre Lei guarda le espressioni del mio viso. A sera ha gettato nei miei zoccoli almeno 8 sigarette, ho delle piaghe enormi sotto le piante dei piedi. Lei mi fa stendere nel letto, poi prende una bacinella lava i miei piedi li disinfetta e spalma una crema antibiotica per ustioni, quindi mi viene vicino e facciamo all'amore.
Infine mi prende il capo lo appoggia sul suo petto ed incomincia a coccolarmi come un bimbo mentre mi sussurra: "sei stato bravo oggi, cucciolo".
E' finito un altro week-end, ricomincia un'altra settimana e non so dire se sono realmente felice di questo, so però che aspetterò con impazienza il prossimo, augurandomi di trovare sempre il collare in ingresso ad attendermi.

La mattina di lunedì mentre mi sto vestendo, Lei mi ferma, mi chiama, devi buttare tutte le calze che hai, da oggi indosserai solo autoreggenti, quelle che abbiamo comprato sabato. La settimana successiva prosegue relativamente tranquilla, anche se la sensazione che le calze mi scendano e la paura che i miei colleghi possano accorgersene mi mette in agitazione, così vado spesso in bagno per tirarle su, e questo mi ricorda che ormai sono uno schiavo e la cosa mi eccita. Spesso durante il giorno mi chiama e mi da qualche ordine, tipo di masturbarmi oppure di frugarmi, la sera poi quando torno a casa mi fa spogliare e mi fissa il cetriolo nel culo, così che faccio fatica a mangiare seduto, poi normalmente dopo cena ci sdraiamo sul divano e giochiamo un po'.
Anche la notte le cose cambiano. Ho sempre dormito solo con gli slip, ma ora dato che non li indosso più….. mi ha comprato delle T-shirt lunghe di vari colori che indosso durante la notte, ci ha praticato un taglio lateralmente così che tendano ad aprirsi con il movimento , e spesso mentre sto dormendo Lei mi si avvicina mi prende il capo e mi coccola, a volte sento le sue mani che si intrufolano nelle mie intimità e mi penetra il culo ed io devo offrirmi, allargarmi leggermente e sporgere il bacino in modo da consentirLe di fare ciò che desidera. Oppure mi afferra le palle e si diverte a stringerle fino a farmi male fino a quando non sente i miei gemiti. Eppure tutto questo mi piace mi fa sentire suo, un semplice oggetto, un buco da usare una “cagna”. Io non ho diritti ma solo il dovere ed il piacere di soddisfarla, e capita anche che a volte facciamo l’amore in modo dolce, ma è sempre Lei a decidere modi e tempi. E’ incredibile come Lei fosse così dolce premurosa ed attenta in certi momenti e così sadica e dura in altri.
Aspetto con trepidazione, con timore ed eccitazione il week-end che so sarò nuovamente suo schiavo. Il venerdì quasi fuggo dall' ufficio per arrivare presto a casa, apro la porta sperando, desiderando di vedere gli zoccoli ed il collare, si anche stasera ci sono, mi cambio in fretta e vado dalla mia Padrona. Dopo il saluto di rito, mi fa alzare prende dal tavolo uno spago poi afferra le mie palle ed incomincia a legarle strette, quindi mi incomincia a stuzzicare i capezzoli e quando si ingrossano e s'inturgidiscono ci fissa una molletta da bucato, poi mi fa girare ed incomincia a frugarmi nel culo, prima di metterci come al solito il cetriolo. "Si sta aprendo, domani ne prenderemo di più grossi", poi mi fa mettere in posizione e mi dice:" oggi saranno 30 colpi, esclusivamente per il mio piacere". La vedo prendere il battipanni, ho paura di essere battuto, i colpi mi fanno male ma nonostante questo, mi piace vedere il suo volto soddisfatto, ammirarmi allo specchio e vedere il marchio della mia appartenenza, mi piace quando nei giorni successivi mi siedo e sento che il culo fa male per il trattamento ricevuto, mi piace essere battuto perché mi rimette in equilibrio con i miei sensi di colpa.
Non riesco a non piangere, a non chiederLe di smettere, e mi vergogno ancora di più per questo, e quando ha finito il culo è ben segnato, e quando un'oretta dopo mi toglie lo spago il dolore alle palle è fortissimo, ed anche i capezzoli finalmente liberi restano doloranti. La serata finisce con me sdraiato e Lei seduta sulla mia faccia che si fa leccare il culo. Il sapore amarognolo un po' mi disgusta, ma nello stesso tempo sono felice di questa umiliazione, di essere "obbligato" a farlo. La sera andiamo a letto come al solito io per terra con le mani bloccate, sono già preoccupato ed eccitato per ciò che accadrà domani. Le ore passano lentamente ci prepariamo come al solito per andare a fare la spesa, quando credo di essere pronto, Lei si presenta con due fogli di carta della forma del piede, e mi dice:"oggi metterai delle suolettine per il bene dei tuoi piedi", solo allora noto che ci sono bloccate almeno 10 puntine per suoletta. Sfilo gli zoccoli, prima uno e poi l'altro ed inserisco sotto la pianta del piede questa suoletta da fachiro, faccio fatica a stare in piedi, fanno male, ma Lei mi incita a camminare per abituarmi e poi dice: "vedrai passato il primo momento, quando saranno ben infilate il dolore tenderà a diminuire".
Usciamo io indossando i miei jeans aderenti, Lei mi ricorda che devo sculettare anche se camminare è una tortura. Il dolore mi fa parzialmente dimenticare la vergogna del mio abbigliamento, quando rientriamo metto apposto la spesa e finalmente mi consente di togliere le suolette, lo faccio con lentezza le puntine sono ben piantate sotto i piedi e lasciano dei segni ben visibili, e toglierle fa male, ma.... mi inginocchio e la ringrazio. Le settimane passano ed il cetriolo cresce di dimensione e poi viene sostituito da melanzane lunghe, di dimensioni sempre maggiori, sarà difficile da capire, ma non siamo mai andati in un porno-shop a comprare accessori, e piano piano mi abituo a tutte le cose che mi vengono imposte, ad uscire vestito con questi jeans a pelle o durante la settimana a non portare intimo ed indossare invece le autoreggenti anche se ogni tanto il pensiero corre ancora al fatto che si possa capire guardando il collo del piede e vedendo le trasparenze sotto l'orlo del pantalone, che porto delle calze da donna.

Dio come la amo, ho bisogno di sentire l'appartenenza, di sentire che la sua mano tiene sempre stretto e corto il guinzaglio.

I giorni trascorrono, mi sto abituando ad essere una cagna, e ne sono felice, mi sto quasi convincendo che ormai è questa la mia condizione anche se durante la settimana il nostro rapporto è quasi paritario, ed anche in presenza di amici e/o parenti sembriamo una coppia normale, ma in realtà quando discutiamo anche se Lei non impone le sue idee, devo sempre mantenere un atteggiamento di rispetto, ed un suo semplice sguardo mi è sufficiente per capire che Lei.... ha deciso, è Lei la mia Padrona. Una sera mentre guardiamo la Televisione porta tutto il necessario e mi dice:"ti insegno ad usare lo smalto, è trasparente come vedi, le prossime volte farai da solo, ma ti voglio sempre in ordine e curato e con lo smalto sulle unghie di mani e piedi. E' un altro passo verso la mia sottomissione. A poco a poco si sta prendendo la mia mente mentre io scendo gradualmente i gradini dell'umiliazione e della vergogna, corpo anima e cuore sono già suoi.

Aspetto sempre il venerdì eccitato ma preoccupato di eventuali novità, apro la porta e cerco con lo sguardo il collare, gli zoccoli e la t-shirt e solo quando li vedo sono felice, mi spoglio mi preparo per la mia Signora e vado a salutarLa come merita, le mie ciotole sono già al loro posto. Normalmente dopo il saluto di rito vado a prendere il battipanni, mi metto in posizione e mi da una trentina di colpi, cosa che ripete ogni mattina, poi mi fa mettere a 90 gradi sul tavolo e mi fruga bene il culo, controlla che si stia aprendo, quindi mi fissa ormai melanzane sempre più grandi e solo a questo punto si può dire che inizia veramente il week-end. Questa volta, dopo avermi infilato la melanzana, mi fa mettere in ginocchio e si allontana per tornare poco dopo con una serie di oggetti. Apre uno scatolino e mi mostra dei morsetti dentati che si usano per le tende, li apre e li chiude qualche volta davanti ai miei occhi, mi prende un capezzolo ed incomincia a stringerlo a stuzzicarlo e quando è bello turgido con enorme delicatezza lo fissa. Il dolore è pazzesco. Lei inizia a farlo anche con l'altro e quando è pronto ci fissa il morsetto, quindi prende 2 piccoli elastici li aggancia ai morsetti e ci appende un sacchetto con un peso, tira leggermente e poi rilascia l'elastico, ho le lacrime agli occhi mentre i pesi saltellano allungandomi i capezzoli. Pone la sua mano dietro la mia nuca e mi spinge verso il suo sesso, devo leccarla..... e solo dopo che sarà venuta inizierò a preparare la cena. La guardo mentre mangia, l'adoro, per Lei tutto è troppo poco. Nel muovermi gli elastici fanno ballare i pesi così da alimentare nuovamente il dolore, non ho mai tregua. Solo dopo aver mangiato e aver rimesso tutto in ordine mi inginocchio dinnanzi a Lei ed aspetto gli ordini, allora, Lei mi toglie i morsetti e mi massaggia piano i capezzoli, il dolore acuto quando apre la molla penetra nel cervello ed anche quando li massaggia fanno male. Questa è una sera speciale, prima di andare a dormire, io ovviamente ai piedi del letto, mi porta in bagno mi fa mettere in ginocchio con la testa sul water, da oggi la Tua bocca sarà la mia latrina, bevila tutta, non devi perderne neanche una goccia, e lentamente il liquido caldo incomincia a scorrere e riempire la mia bocca, piccoli getti per consentirmi d'ingoiare tutto, il sapore e l'odore acido mi prendono mi eccito quasi fossi un drogato, mi fa schifo eppure mi piace, sono felice che mi usi, sono felice di quest'ultima umiliazione anche se durante la notte il sapore acido mi torna spesso in bocca.
Il sabato mattina ci alziamo, Lei è raggiante, le porto la colazione a letto, l'accompagno in bagno dove usa nuovamente la mia bocca, la sua pipì dopo una nottata ha un sapore forte, e mentre ci vestiamo e prepariamo per uscire come ogni sabato per andare a fare la spesa mi porge uno smalto rosso. Prima di uscire metti questo smalto sulle unghie dei piedi. Ormai sono diventato esperto e dopo che le unghie si sono asciugate sono pronto. Ma Lei tergiversa così che si fa tardi ed andiamo a fare la spesa nell’orario di maggiore affluenza.
Prima di entrare facciamo 4 passi nel centro commerciale, si avvicina ad un paio di negozi che vendono oro, ad un certo punto le si illuminano gli occhi e mi dice voglio farti un regalo entra e sceglie un girocollo in cuoio ed acciaio, me lo prova senza togliermi il collare e mi dice:"durante la settimana indosserai questo al posto del collare". La commessa ci guarda incuriosita, sono sicuro che ha capito che sono il suo schiavo. Ma Lei sembra presa da un euforia incredibile e continuiamo a girare per i negozi, fino a che in un negozio di scarpe sembra avere trovato quello che cercava, entriamo chiama un commesso e gli indica un sandalino basso, chiaramente femminile, infradito in cuoio con dei laccetti alla caviglia modello schiava; quando il commesso torna con la scatola in mano e le chiede gentilmente di sedersi, Lei si gira verso di me e dice:”sono per lei”, il cuore incomincia a battere forte, adesso capisco che era tutto già premeditato, sento il viso avvampare sono sicuramente diventato paonazzo, mi siedo incapace di pensare e di reagire, mi sfilo gli zoccoli scoprendo i miei piedi con le unghie appena laccate con lo smalto rosso e mi siedo per provare le scarpe. Il commesso non dice nulla ma rimane basito, a bocca aperta poi si china ed estrae la scarpa, io chino il capo, mentre la vergogna si diffonde sul viso, ma nonostante tutto l'eccitazione cresce nei pantaloni è evidente, ma mi sento come se stessi guardando la scena stando dinnanzi al televisore, non sono io, non posso essere io. Eppure sento i jeans che si inumidiscono, sono talmente eccitato che il mio cazzo sta sborrando godendo solo dell’eccitazione che deriva dalla vergogna e dall’umiliazione di questa situazione. La sua voce mi riporta in questo mondo. “Ti piacciono? Allora li prendiamo?”. Capisco che non posso dire di no e rispondo sussurrando un “Si grazie” ,ma dal suo sguardo comprendo che non è la risposta giusta, “si grazie Padrona”. Un sorriso smagliante di trionfo compare sul suo viso mentre il mio viso diventa rosso fuoco, e lo stomaco mi si contrae. Bene, li terrai ai piedi mi dice Lei ridendo. Mentre un sorriso misto a stupore compare sul volto del commesso. Usciamo dal negozio io con i miei nuovi sandali ai piedi e Lei tutta contenta che mi dice:"sei proprio una vera cagna, sei eccitata come una vacca, ora devi ringraziarmi di tutti questi regali". Si grazie Padrona le dico. Ma Lei:"Io credo che tu debba dimostrare che hai gradito e che quindi dovresti baciarmi i piedi? " Chiudo gli occhi, abbasso lo sguardo ed in un soffio:"la prego Padrona, non qui, non mi chieda questo, mi punisca ma non me lo chieda." Nel silenzio che seguì, sentivo il suo sguardo su di me, sapevo di averLa delusa, sapevo che avrei dovuto farlo, il respirare mi era difficile, mi sembrava di entrare in iperventilazione come si fa prima di un'immersione, ad occhi chiusi e capo chino, cercai di liberare la mente, di non pensare di fare finta di essere io e Lei da soli, mi inginocchiai e baciandole i piedi dissi:"grazie Padrona" ed aspettai che Lei mi dicesse di rialzarmi. Incredibilmente ero eccitato anche se mi sentivo profondamente umiliato. Quando Lei mi fece rialzare mi abbracciò e mi baciò, e proseguimmo le nostre spese tenendoci per mano. Non so descrivere esattamente quello che si prova, nel vedere la propria Padrona soddisfatta, nel sentirsi umiliati eppure felici di avere percorso un altro passo, di avere annullato la mente di sentire che sei suo perchè è questo che realmente senti dentro di te.
Dopo queste prove, il pomeriggio andammo a fare la nostra solita passeggiata in centro, le vasche come si usa dire da queste parti, indossando i miei nuovi infradito da schiava ma sempre tenendoci per mano e la sera facemmo all'amore. Il week-end praticamente si concluse li. La domenica fu molto tranquilla, la passammo in casa e Lei mi usò a suo piacere frugandomi e trattandomi come una troia, segnandomi il culo e battendomi sotto i piedi, usando esclusivamente la mia bocca, controllando e rifinendo la mia depilazione e... facendo all'amore.

Se pensavo che potesse finire qui, se credevo di avere ormai toccato il fondo, che la mia educazione potesse considerarsi completata, mi sbagliavo. Un sabato mattina come sempre l'accompagno in bagno e Lei mi dice:"da oggi Tu diverrai il mio cesso userò la tua bocca per tutti i miei bisogni. Sono spaventato mi fa schifo il solo pensiero, ma Lei incurante mi fa mettere in posizione e poi subito dopo avermi innaffiato incomincia a spingere, il buchino si contrae ed incomincia ad apparire una puntina marrone che diventa sempre più grande, Lei guardando il riflesso nello specchio mi dice di aiutarmi con le mani e di aprire la bocca, ma quando me lo trovo in bocca e provo ad ingoiare non posso fare a meno di vomitare i conati mi assalgono e mi rivolto facendo un casino. La sua rabbia è incontenibile, mi urla di ripulire tutto, e poi che mi aspetterà e mi punirà. Quando finisco di pulire e la raggiungo stando in ginocchio con il battipanni stretto in bocca non s'è ancora calmata, e mi suona come non aveva mai fatto, le mie lacrime scorrono senza fermarsi, i colpi si susseguono ai colpi ed i segni so già rimarranno per molti giorni a seguire. "Da domani userò la Tua lingua anche durante la settimana come carta igienica, vedrai che imparerai" mi dice.

Nei giorni successivi, nonostante non indossassi il collare, ogni mattina dopo avere defecato mi usava, mi faceva pulire il suo culo, mi ordinava di entrare bene nel buco con la lingua e dopo circa 10 min. verificava con della carta igienica che io avessi fatto bene il mio lavoro. Trascorre altro tempo, se pensavo che la sua fantasia non fosse in grado di elaborare altro, avrei dovuto cancellare e vietare la lettura di riviste BDSM. Quello che Lei non pensava le veniva suggerito leggendole.
Passarono altri week-end, un sabato mattina trovai sul letto un abbigliamento a cui non ero abituato, e non compresi immediatamente cosa avrebbe comportato. Una t-shirt un po' lunga come quelle che mi faceva mettere x casa dei leggings neri coprenti tipo 70 denari e i miei ormai inseparabili infradito alla schiava. Lei rimane li a guardarmi mentre mi infilo i leggings quindi mi si avvicina, me li fa scorrere per bene e poi li tira in modo che entrino nel solco del culo. Così devono stare Cagna, così li devi indossare, poi mi guarda anch’io mi guardo ed incomincio ad agitarmi, si vede bene tutto, anche Lei mi guarda e commenta:”sembri proprio una puttana in vendita, quando poi infilo la maglia questa mi copre quasi ma non abbastanza, Lei mi porge allora dei pantaloni larghi da indossare. Uscimmo da casa ed andammo a fare la spesa. Appena arrivati al parcheggio del supermercato Lei mi guarda e mi dice:"sfila i pantaloni!". La guardai senza comprendere, inebetito e incredulo, allora Lei ripete:"sfila i pantaloni". A quel punto, trovai la forza di rispondere:"Non posso andare in giro così, sono praticamente nudo." "Chi sei Tu?" mi chiese. Chinai il capo e con un filo di voce risposi:"sono Zoccola la sua cagna, la sua schiava Padrona, e farò qualsiasi cosa mi ordinerà, esisto solo per il suo piacere". Sei vestito come la Troia che sei, e la t-shirt è abbastanza lunga da coprire quasi integralmente il culo ed il sesso, ringrazia che potrei invece portarti a guinzaglio completamente nudo, ti ho fatto indossare i pantaloni per evitarti situazioni imbarazzanti nell'incontrare altri inquilini del palazzo vestito in questo modo, e adesso togli i pantaloni e poi scendi dall'auto, Zoccola!".
Mi sfilo i pantaloni e lentamente scendo dall'auto. Vorrei scomparire diventare invisibile e nello stesso tempo mi piace sentirmi esposto, sono eccitato ed umiliato, mi piace scendere gradualmente i vari livelli della degradazione della sottomissione, mi piace sentirmi una cagna, così scendo ed incomincio a sculettare come Lei vuole. Tutte le volte che c'è da chinarsi per prendere qualche cosa negli scaffali bassi, Lei mi ordina di chinarmi e mettere così ben in evidenza il culo e quando arriviamo alla cassa, e siamo in fila, mi palpa il culo senza ritegno, ed io mi posiziono quasi in offerta come lei mi ha insegnato a fare, poi alza la t-shirt e lo scopre, visto che nella trasparenza dei leggings si vede benissimo che sono nudo e senza slip. Gli occhi bassi, il capo leggermente chinato, sto godendo ma sono terrorizzato che qualcuno che mi conosce possa vedermi, forse posso essere arrestato, vorrei coprirmi il volto e scappare, ma resto li. Lei in un soffio... Sei proprio una Troia, e mentre mi tocca, dice:"sei eccitata come una vacca, mi sa che ormai possiamo gettare i jeans, sarà così che ti vestirai da ora in poi e fra un po' magari togliamo tutto ti porto in giro nudo".
Prima di ritornare a casa mi fa indossare nuovamente i pantaloni, poi come al solito scarico la macchina, e metto in ordine la spesa poi mi metto a cucinare il pranzo. Col passare del tempo i pantaloni morbidi che mi faceva indossare sopra i leggins divennero inutili, nel senso che iniziai ad uscire esclusivamente con i leggins esponendomi così allo sguardo anche degli altri condomini, che ormai quando mi incontravano spesso facevano finta di non vedermi, ed era fin troppo facile leggere nei loro occhi il disprezzo. Ma se sono con Lei mi sento forte, so che Lei non permetterà a nessuno di farmi del male e quindi quando un pomeriggio mi si avvicina e mi dice:"abbiamo dimenticato di comprare lo zucchero, vestiti:leggings e metti il top che abbiamo comprato stamane così che tutti possano vedere che sei una cagna e... scalza, niente scarpe e così vestita vai al supermercato, il mondo sembra cadermi addosso, sarò solo dinnanzi a tanta gente, eppure sono felice che mi vedano ma nello stesso momento..... sarò la cagna che Lei vuole io diventi e la cosa mi fa eccitare. Esco di casa, spero che nessuno mi veda, mi sento umiliato dinnanzi a tutta questa gente, mi sento osservato, so che è così sento i commenti delle persone, e vorrei morire.
E' domenica, come sempre dopo che Lei ha fatto colazione ed ha utilizzato la mia bocca e la mia lingua chiedo il permesso di fare i miei bisogni, ma mi viene vietato, posso solo lavarmi e poi dopo essere stato preparato con la melanzana inizio a fare le pulizie come ogni domenica, solo che il bisogno diventa sempre più impellente, quell’enorme melanzana mi sollecita l’uretra, passa un ora e chiedo nuovamente il permesso, che mi viene nuovamente negato. Verso le 11 mi fa vestire, leggings t-shirt e scalzo, poi usciamo, non riesco più a trattenermi così mentre siamo a passeggio per il parco, la imploro di farmi fare la pipì, questa volta Lei mi da il permesso, solo che:"la devi fare ora, voglio vedere mentre ti pisci addosso". Una coppia si sta avvicinando a noi mano nella mano. Alzo lievemente il capo e la fisso brevemente negli occhi, sono la sua cagna, abbasso lo sguardo chino la testa e mi lascio andare, meglio farlo prima che siano troppo vicini. Sento scorrere Il liquido caldo lungo le gambe, una pozza si va formando ai miei piedi. Dio come mi vergogno, eppure sono eccitato e felice. La coppia ormai ci sfila accanto, avrà capito? forse si. Sento i loro sguardi su di me anche dopo che ci hanno superato. Ci avviamo verso casa, sento l'odore di piscio nelle narici mi sento sporco ma sono contento mi piace sentirmi così. Lei è la mia Padrona, e per Lei ho sceso ancora un' altro gradino.