i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Indice
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Note:
Tutto è frutto di fantasia. Come al solito c'è poco sesso in questo racconto.
Note dell'autore:
Questa storia è tratta dal racconto "That Which We Call a Rose" di GaryAPB. È una traduzione-riduzione-riambientazione-riscrittura con qualcosa di mio.
Ero seduto al bar dell’Hotel Radisson di Amsterdam, quello vicino all’aeroporto, e avevo appena ordinato una birra.

Durante i primi due sorsi avevo avuto modo di compiangermi per le mie disgrazie e per la mia solitudine. Stavo pensando a quello che avrei voluto dire al mio capo il prossimo lunedì, rispetto a dove avrebbe dovuto infilarsi questo schifo di lavoro, che mi aveva rovinato l’esistenza. E a quel figlio di puttana di Domenico Panzini, l’uomo che di lì a qualche settimana avrebbe sposato la donna della mia vita, quella che questa merda di lavoro mi aveva fatto perdere.

Ma fui presto distratto. Un tizio sulla quarantina si sedette accanto a me e disse al barista, in un ottimo inglese:
- Dammi una birra, Skip, tanto per cambiare.
- Subito, Nico. - rispose il barman, cominciando a spillargli una Amstel alla spina.

Quando ebbe il bicchiere in mano mi rivolse un’occhiata e un mezzo sorriso.
- Cheers. - Mi disse.
- Salute! - gli risposi in italiano.

L’avevo capito dal vestito.

Nessuno si veste come gli uomini italiani, quando vogliono mettersi eleganti. Nessuno al mondo. E non è che gli altri non possano comprare i nostri stessi vestiti: però anche quando li indossano sembrano sempre dei campagnoli vestiti per la festa.

Sfortunatamente non si può dire lo stesso per le donne italiane, sempre un po' troppo sopra le righe.

- Ah, italiano!
- Sì, di Varese. Tu?
- Io milanese. Siamo quasi concittadini…
- Vedo che sei di casa, qui.
- Abbastanza. Lavoro per una società di software e sono sempre in giro per le installazioni e la manutenzione dei nostri programmi, che vengono usati in quasi tutti gli aeroporti d’Europa. Ho appena terminato l’istallazione e il training qui all'aeroporto di Schiphol. Un lavoro di quasi sei mesi… Tu invece? È la prima volta che ti vedo, eppure negli ultimi tempi in questo albergo ci ho passato una vita…
- Hai ragione, di solito scendo al Radisson del centro, ma questa volta non ho trovato posto per via di un convegno. La mia compagnia ha un accordo con la catena Radisson e quindi ora sono qui. Noi produciamo cartelli per la segnaletica stradale e li vendiamo in tutta Europa a comuni e autostrade. Ogni mese visito i miei clienti qui, in Belgio e in Germania. Mi fermo una settimana in Germania e due o tre giorni in Belgio e in Olanda. Ma, scusa, non mi sono presentato: io sono Filippo.
- Piacere. Nico.
- Certo che la vita da viaggiatore fa schifo. Dopo l’eccitazione di primi mesi uno non ce la fa a rassegnarsi a guardare il porno in tv tutte le sere… La partita del Milan, poi, è prevista per domani...
- Beh, ma qualche volta si incontra gente interessante. Tu per esempio. Oppure quella biondina seduta laggiù che ti sta guardando… - La ragazza era carina, ben fatta anche se non altissima, neanche trent'anni. Un elegante vestito bianco corto, senza maniche e tacchi alti. Interessante.
- No, caro. Sta guardando te…

Skip, il barista, ci allungò un piccolo contenitore di noccioline per accompagnare la birra, e disse, in inglese:
- Filippo, perché non gli racconti la tua storia? Nico, ascoltalo, vale la pena. Davvero.
- Anche tu conosci Skip, vedo... - Nico stava rivolgendosi a me in italiano.
- Da molti anni. Prima lavorava all'altro Radisson e mi ha sentito raccontare la mia storia altre volte. Sono amico di un sacco di baristi, in giro per gli alberghi di tutta Europa col mestiere che faccio… Un mestiere che odio! E che spero di fare ancora per poco.
- Non ti piace viaggiare?
- La verità è che non ne posso più! Al principio non era tanto male, ma ora, dopo quello che è successo alla mia vita e al mio matrimonio non vedo l’ora di tornare a casa e mettere radici.
- A me invece non dispiace. - disse occhieggiando la biondina seduta sola in una poltroncina con un margarita davanti, che si era chiaramente accorta degli sguardi del mio nuovo amico e che cercava invano di reprimere un sorriso.

Sapevo quello che Nico stava pianificando. C’era stato un tempo in cui anch'io avevo avuto gli stessi pensieri.
- Ma questo progetto ormai è terminato. Ieri abbiamo festeggiato la sua buona riuscita e oggi sarei dovuto tornare. Ma penso che mi fermerò un’altra notte. Magari, con un po’ di fortuna, non la passerò da solo… - un altro sguardo sorridente alla ragazza.

Skip, pur non capendo i nostri discorsi in italiano, si era accorto delle occhiate tra Nico e la bionda e insistette in inglese:
- Filippo, devi proprio raccontare la tua storia! - Skip sembrava preoccupato per l’evolversi degli eventi tra Nico e la ragazza e pareva fare di tutto perché tra loro non succedesse nulla.
- Vabbe’, sentiamola. È ancora presto per scatenare l’offensiva.

Mi chiesi se la mia storia avrebbe avuto il potere di distrarlo abbastanza per evitare che ci provasse con la biondina.

Chiesi a Skip un’altra birra, visto che avevo terminato la prima pinta e mi apprestavo a parlare per diversi minuti.
- La mia storia comincia tre anni fa, quando un venerdì di settembre sono ritornato da Bruxelles. Il volo alla Malpensa era arrivato leggermente in anticipo, avevo solo bagaglio a mano, la mia macchina era la prima della fila subito appena entrati al parcheggio e stranamente la strada fino a casa era libera. Avevo trentacinque anni, due più di mia moglie Cassie, con la quale ero sposato da otto anni. Adoravo quella donna. La più bella, intelligente, amorevole, sexy femmina di tutto il mondo. Il nostro rapporto era meraviglioso: lei sembrava considerarmi un regalo del cielo e io pensavo, ogni volta che la guardavo, che non avrei potuto essere più fortunato. Veniva da una famiglia dai rigidi principi morali che condivideva appieno. Considerava il suo ruolo nella famiglia come una missione: cuoca formidabile, straordinaria organizzatrice di eventi di vita sociale, arguta e intelligente, teneva la casa ordinata e immacolata. A letto era scatenata, fantasiosa e sempre disponibile, ma la nostra relazione era eccezionale anche fuori dalle lenzuola: una amica, una compagna, una confidente. Un fiuto infallibile per gli investimenti: grazie a lei le nostre finanze prosperavano anche più di quanto i nostri stipendi uniti ci potessero permettere. Io ero estasiato, riconoscente e sempre arrapato.
- Caspita, non capita tutti i giorni di trovare una donna così. Sembra il ritratto della mia Sandra.
- Già. Comunque avevamo preso in affitto questa villetta a schiera a Comerio, con l’idea di provare a vivere una vita meno stressante di quella che avevamo nel nostro appartamento di Varese e magari cominciare a pensare di metter su famiglia. Almeno un paio di marmocchi.
- E cos'è successo?
- Ti stavo dicendo quanto mi piaceva questo lavoro in quegli anni, ma negli ultimi tempi prima di quel fatidico venerdì cominciavo a pensare che avrei dovuto almeno ridurre i viaggi. Vedevo infatti che Cassie non era troppo contenta. Preoccupata, con qualche dubbio circa il mio affetto verso di lei. Io cercavo di rassicurarla: lei era la unica donna per me, io l’amavo alla follia, il mio lavoro era pagato benissimo e noi avevamo bisogno di mettere da parte dei soldi per comprarci la villetta. E poi a me quella vita piaceva e non volevo smettere. Pensavo che dopo qualche mese si sarebbe abituata e avrebbe smesso di essere nervosa. Ma chiaramente avevo sottovalutato il problema.
- Beh, noi uomini non riusciamo mai a capire cosa pensano le donne, no?
- Per farla breve e tornando a bomba, quel venerdì sono tornato prima delle nove di sera, mentre mia moglie non mi aspettava prima delle nove e mezza. Nel vialetto davanti a box c’era parcheggiata una Toyota Yaris che non avevo mai visto. Ho lasciato la macchina in strada e con i capelli ritti in testa sono entrato in casa.
- Mamma mia, che cosa tremenda! Un cliché, ma non per questo meno traumatico. Hai trovato tua moglie a letto con un altro?
- Grazie al cielo questo spettacolo mi è stato risparmiato. I due erano in sala e si stavano dando il bacio di commiato. Lui non l’avevo mai visto ed era completamente vestito, già con il giubbotto di pelle sulle spalle. Ma mia moglie era nuda. Nuda! Nelle sue braccia! E si baciavano lingua in bocca! Il bastardo appena mi ha visto si è staccato da lei con un salto e ha detto qualcosa come “Cazzo, te l’avevo detto che non c'era tempo per la terza! Scusa, bella, devo scappare!” e ha infilato la porta come un razzo.
- E tu?
- Io sono rimasto imbambolato come un babbeo, senza riuscire a reagire, incredulo davanti a ciò che avevo appena visto. Non riuscivo a togliere gli occhi da mia moglie nuda che mi guardava con occhi tristi, i capelli spettinati, sbaffi di rossetto tutt'intorno alla bocca: la faccia di una donna appena trombata per bene. Si era depilata la passera! Non l’aveva mai fatto! Una lacrima le scendeva sulla guancia. Sembrò quasi restringersi davanti a me, che rimanevo sbalordito e incredulo, con la bocca aperta e gli occhi fuori dalla testa. Si riprese per dirmi: “Mi spiace, Filippo.”

Nico fece un cenno a Skip per un’altra pinta e prima di tornare a concentrarsi sul mio racconto gettò un’occhiata alla bionda che aveva quasi finito il margarita e si guardava in giro alla ricerca di qualche altro candidato a passare la serata con lei, visto che Nico pareva esitare.

Il mio nuovo amico guardò eloquentemente l’orologio per invitarmi a fare in fretta col racconto. Io continuai:
- Finalmente Cassie girò sui tacchi (si fa per dire, visto che era a piedi nudi) e salì le scale verso la nostra camera. Io non so quanto tempo rimasi impalato in mezzo alla sala senza riuscire a muovermi. Poi finalmente trovai la forza di dirigermi verso il frigorifero e mi versai un bicchiere di Gavi dalla mezza bottiglia che avevo lasciato qualche giorno prima. Sentii mia moglie scendere dalle scale. Si era sistemata e vestita con un paio di jeans e una maglietta. Si vedeva che aveva pianto. Attaccò: “Non sai come mi dispiace che tu abbia dovuto assistere a tutto questo, Filippo.” Si sedette al tavolo in cucina di fronte a me. Io trovai finalmente la voce per dire: “Perché, Cassie, Perché? Io ti amo con tutto me stesso! Credevo che anche tu mi amassi! Pensavo che fossimo felici! Cosa ti è saltato in mente?” Lei rispose: “Non sai quante volte mi sono fatta la stessa domanda, Filippo! Cos'ho che non va? Cosa c’è di sbagliato in me? Ma non so rispondermi, Filippo. Devi credermi!” Io sentii la rabbia montare. Fino a quel momento l’incredulità mi aveva paralizzato, ma ora la furia si stava impadronendo di me: “maledetta puttana!” Cominciai ad alzare la voce. “Eri la mia vita e ora hai buttato tutto nel cesso! Come hai potuto, brutta vacca traditrice!” Poi crollai e mi misi a piangere singhiozzando come un bambino. Alla fine mi ripresi e continuai. “Non avevamo stabilito che l’anno prossimo avremmo comprato la casa e fatto il primo figlio? Non avevamo piani, sogni, progetti insieme? Come posso pensare ora di avere un figlio con una puttana come madre? Non abbiamo più un futuro, Cassie! Niente villetta, niente figli, niente di niente! Anzi, grazie al cielo non abbiamo ancora fatto nessun bambino!” Cassie mi guardava, con quel suo sguardo sconsolato. “Mi dispiace, Filippo. Non hai idea di cos'ho passato quando mi sono resa conto che avrei avuto bisogno di un uomo come Fabio… Ripeto: non sai come mi dispiace.” “Ti dispiace, Cassie? E perché ti dispiace? Perché t’ho beccata con le mani nel sacco? Oppure perché hai buttato via tutto quello che avevamo insieme? O forse per aver gridato al mondo che il mio amore per te non era sufficiente e che volevi qualche altro uccello? Eh, Cassie? Perché cazzo ti dispiace?” I suoi meravigliosi occhi verdi, quelli che un giorno mi avevano fatto capire che avevo trovato l’amore della mia vita, guardarono dritto nei miei e si riempirono di lacrime. Improvvisamente mi venne un pensiero: “Da quanto tempo va avanti questa storia, Cassie? Son settimane che sei strana e distante! Due mesi o forse più! E io che pensavo che fosse una crisi passeggera, che il nostro rapporto fosse troppo forte e intenso per essere minacciato da un bellimbusto qualsiasi… Come hai detto che si chiama? Che stupido che sono stato, che idiota! Cieco e sordo, completamente rincoglionito dal mio amore per te!” “Si chiama Fabio e lo conosco solo da mercoledì. È complicato, Filippo… Dobbiamo parlare. Devo cercare di farti capire. Dobbiamo essere assolutamente sinceri. Ascoltami, apriamo una bottiglia di vino e lasciami spiegare tutto dal principio…”Lo conosceva solo da mercoledì e se lo trombava tre volte solo due giorni dopo? Ma che razza di donna avevo sposato? Negli otto anni del nostro matrimonio io ero riuscito nell'impresa di farne tre in una sola sessione solo sei volte! E se era così rapida, quanti altri se ne era fatti negli ultimi due mesi, mentre io stavo spezzandomi la schiena in giro per l’Europa? “Parlare? Di cosa vuoi parlare, Cassie? Di quanto lui sia più bravo di me a letto? Di quanto ce l’abbia più lungo? Di come distruggere l’autostima di tuo marito? Di come buttare via il nostro matrimonio? Del fatto che amore e sesso siano due cose differenti? Di ninfomania, Cassie? Del prurito del settimo anno? Della mia inadeguatezza? Dell’ego femminile? Lasciamo stare I luoghi comuni, Cassie. Non c’è niente di cui parlare. Niente che tu mi possa dire che possa alleviare la pena che sento in questo momento.” Ci fu un silenzio tra noi di alcuni secondi. Troppi. Alla fine ripresi: “Suppongo che abbiate avuto il vostro festino nella nostra camera. Sul nostro letto. Quindi non c’è nessuna possibilità che io ci dorma sopra ancora. Mai più. Sposto le mie cose nell'altra camera, quella che avrebbe dovuto essere dei bambini. Dei nostri bambini, Cassie. E che ora invece è la camera del cornuto.” “Per favore, Filippo, no! C’è ancora speranza per il nostro matrimonio. Cerchiamo di accettare ciò che siamo e di costruire qualcosa di nuovo e migliore per il futuro. Non deve finire così, Filippo!” Invece io presi la bottiglia e salii verso la camera del cornuto.

Nico mi guardava esterrefatto.
- Cavolo, che storia! Non riesco a pensare cosa farei se trovassi la mia Sandra nella stessa situazione. Com'è possibile che una brava donna seria e onesta si trasformi in qualche settimana in una sgualdrina affamata di cazzi? E cos'hai fatto dopo? Te ne sei andato? Io non ce l’avrei fatta a rimanere nella stessa casa!
- No, sono rimasto nella camera dei bambini. Ho finito il vino e ho cercato di dormire e alla fine ci sono riuscito. Ma è stata la notte peggiore della mia vita. Non ho fatto altro che sognare uomini che si scopavano mia moglie. Alti, bassi, grassi, magri, con gli occhiali, la barba, i baffi, bianchi, neri, asiatici… Tutti col loro uccello nella fica di Cassie, che sembrava godere indifferente al fatto che aveva promesso di essere mia e che invece la stava dando via a tutti. La donna che avevo sempre pensato fosse solo per me… Fino a quel momento, il pensiero di mia moglie con un altro non mi aveva mai neanche sfiorato. Guarda, Nico, ti assicuro: anche a distanza di anni il dolore di quella notte non è ancora passato e io non auguro a nessuno di trovarsi nella stessa situazione. Ho pensato di farla finita, che non sarei riuscito a sopportare a lungo una tale pena. Ti prego, cerca di non essere mai tu a provocare un dolore così in un’altra persona. È insopportabile.
- E poi? Com'è finita? - intanto però l’occhio gli scappò verso la bionda, che cominciava a guardare l’orologio.
- Beh… il mattino seguente mi svegliai verso le undici e scesi in cucina. Mia moglie, la stessa donna che la sera prima aveva preso la mia vita e l’aveva buttata nella spazzatura, mi aspettava con una tazza di caffè. Mi disse che era necessario che parlassimo, ma che mi vedeva ancora ferito e esagitato, non in grado di sostenere una discussione ragionata. Mi spiegò che niente era come sembrava e che lei aveva imparato molte cose su sé stessa negli ultimi tempi. Mi informò quindi che sarebbe andata dai suoi per tutto il giorno e sarebbe tornata la sera. Nel frattempo mi suggeriva di fare una doccia, cambiarmi d’abito e di mangiare qualcosa. Presumibilmente mi sarei calmato e sarei stato pronto ad affrontare il nostro faccia a faccia più pacatamente. A quel punto pensavo che lei fosse la più fredda, insensibile, calcolatrice, manipolatrice stronza sulla terra. Com'era possibile che rimanesse così controllata mentre io ero ridotto a un grumo di dolore, frustrazione, gelosia, disperazione e rancore? Incapace di controllarmi e pensare?
- Invece? Invece non era così, o sbaglio?
- Devo ammettere che col passare delle ore mi sentii leggermente meglio. La doccia, una pizza, della biancheria pulita… Mi misi a camminare per le strade di campagna intorno alla casa. Camminai per ore, pensando all'enormità di quanto mi stava capitando. Della probabile fine del matrimonio più felice che si potesse immaginare. E pensai a me, alla mia vita. Al fatto che prima di sposarmi non ero stato certo un santo e che mi ero tolto anch'io le mie belle soddisfazioni. Ora vedo te, che guardi la bionda, pensando a quant'è bello che ci sia qualcuno che dimostri di aver voglia di passare la serata con te. Sentirsi desiderati, avvertire la disponibilità dell’altra persona… È bello. Il sesso è bello. Ma io credevo che Cassie fosse mia, mia e basta e non potevo sopportare che facesse sesso con altri.

Nico sorrise, quasi vergognandosi.
- Vedo che mi critichi. E forse hai ragione. A casa c’è Sandra, questa ragazza meravigliosa che mi aspetta e alla quale ho chiesto di sposarmi due settimane fa. Ma poi quando penso alla serietà dell’impegno che sto per prendere mi tremano le ginocchia. Tu avevi la tua Cassie e io ho la mia Sandra. Le voglio un bene dell’anima, non faccio che pensare a lei, ma questo viaggio mi ha messo paura. Ho pensato che se mi concedessi un’ultima distrazione, tanto per essere sicuro di aver fatto la scelta giusta… Ma tornado a te e alla sua storia. Cos'è successo quando lei è tornata a casa?