i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy Video Chat | Gay Cam | Messenger - NEW |

[ - ] Stampante Capitolo or Storia
Indice
- Text Size +
1. Maturità


Con un tempismo raro, i miei hanno scelto proprio oggi per togliersi di torno e farsi una gita di un giorno intero con i parenti americani a Napoli.

Così posso passare a prendere Laura e accompagnarla a scuola. E’ il giorno della sua maturità, l’orale.

Dovrei essere leggero e felice, dovrei essere arrapato. Perché so che Laura non avrà problemi all’esame (anche se lei è un po’ tesa, un po’ troppo), e perché so che dopo festeggeremo a casa mia.

Sono sette mesi che stiamo insieme. A quel tempo, avrei detto di amarla. Ora non lo so, ma è passato tanto tempo.

Invece c’è qualcosa che non mi torna, e non è certo perché domani partirà con il nostro gruppo di amici per il mare, almeno il gruppo di quelli che l’esame l’hanno già fatto, non come me che ho ancora due settimane di attesa.

Non è questo il motivo. Dire che da un po’ di tempo le cose non funzionano sarebbe un po’ troppo, ma certamente qualcosa c’è. Ieri sera, per esempio, le ho chiesto se le andava di andare a prendere un gelato, giusto per allentare la tensione, non avremmo fatto tardi. Mi ha risposto che preferiva restare a casa. Ho incassato, ho pensato che ognuno in questi momenti è nervoso a modo suo. Ma è il tono con cui l’ha detto che non mi è piaciuto.

E’ un po’ di tempo che abbiamo degli screzi. Poca roba, o forse no.

Ammetto di essere stato io a cominciare: un pomeriggio si è presentata a casa mia cinque minuti prima della partita di esordio dell’Italia al Mundial. Voleva andare a fare una passeggiata, io le ho detto che volevo vedere la partita, e se anzi voleva vederla anche lei. Se n’è andata senza scenate, ma sicuramente offesa. Forse più per la proposta di vedere la partita con la mia famiglia piuttosto che per il mio rifiuto. Pazienza: ero e sono tuttora un tipo molto disponibile, capace di rinunciare. Ma su una cosa lo sa che non mi deve rompere il cazzo.

Poi c’è stata un’altra volta, a casa sua mentre studiavamo. La madre era uscita per andare a fare la spesa e noi ci siamo ritrovati in cucina a bere del tè freddo. L’ho presa e baciata, come spesso accadeva quando rimanevamo da soli. Abbiamo praticamente iniziato a pomiciare finché lei non si è staccata, dicendo che era stanca di queste cose da ragazzini.

Un’altra volta è rimasta piccata quando mi sono rifiutato di andare a pranzo da lei. Era sola con il padre a casa, ma il padre – mi aveva assicurato – si sarebbe addormentato dopo pranzo e svegliato almeno un paio di ore dopo. A meno che, naturalmente, il settimo cavalleggeri non facesse irruzione nella sua camera da letto. Lo ricordo bene, era il giorno della finale del Mundial. Si è arrabbiata quando ho detto no, ma stavolta aveva torto: il giorno prima un mio amico aveva avuto la bella idea di andare lungo in una curva sul motorino. Me ne sarebbe importato fino a un certo punto, ma il fatto è che al posto del passeggero c’ero io. Non avevo dormito la notte per il dolore a un ginocchio, e avevo passato la domenica mattina al pronto soccorso. Resta il fatto che al mio no si era incazzata.

Non che le cose andassero sempre così, intendiamoci. Soprattutto da quando avevamo smesso di studiare insieme (scelta sua, per inciso) le cose si erano un po’ rasserenate. Quando la sera ci vedevamo stavamo bene insieme. Se si poteva si scopava, un po’ dove la situazione lo permetteva. Una volta anche nel suo ascensore.

Laura era una ragazza davvero bella. Ancora oggi è una bella donna. Non la vedo da tanto tempo ma ho potuto vedere le sue foto più recenti su Facebook. Un bel viso con occhi intelligenti e per il resto la normalità e regolarità fatta corpo.

Era soprattutto una ragazza sessualmente in ebollizione:

- Roberto – mi aveva detto un giorno – mi masturbo tantissimo, penso a te e voglio stare con te.

A quel tempo dire “voglio scopare con te” era forse considerato un po’ troppo hard nel nostro ambiente. Ma il concetto era quello.

Tuttavia, lo ripeto, quella mattina sentivo che c’era qualcosa che non andava. Ma non sapevo cosa.

L’esame andò bene, naturalmente.

Me la ricordo mezz’ora dopo, nella cucina di casa mia inondata dal sole: indossava un vestitino di garza lilla, con le spalline, discretamente trasparente, soprattutto controluce.

Sotto porta una t-shirt bianca, il reggiseno non lo indossa mai. Le chiedo di toglierla, mi piace saperla nuda sotto quel vestito sottile. Lei resiste un po' ma poi mi accontenta.

Mangiamo, lasciamo i piatti sul tavolo, andiamo in camera mia. Metto su un disco dei Police, le mi aspetta a gambe incrociate sul mio letto. Lo sguardo si è fatto duro, è uno sguardo che non le appartiene.

Tutti i miei dubbi si riaffacciano istantaneamente:

- Cosa c'è, Laure'?

- Ieri sera non sono rimasta a casa, sono uscita con Marco (diciamo che si chiama Marco, sinceramente il nome lo dimenticai dopo cinque minuti). Sono stata con lui.

Rimango in silenzio guardandola. Ho le mascelle serrate, ma sto cercando di capire cosa mi stia facendo incazzare in quel momento.

- Ho fatto la puttana, ti ho tradito. Prendimi a schiaffi, no?

Non avevo mai preso a schiaffi una ragazza prima, non l'ho mai fatto poi. E non l'ho fatto nemmeno quella volta, anche se la mano era un po' già scattata. Uno scatto pieno lo fanno invece le mie gambe: vado in cucina a bere un bicchiere d'acqua e, mentre bevo, capisco cosa mi ha fatto montare questa rabbia animale che sento addosso. Non è il tradimento, è la cattiveria che ho sentito nella sua voce. Gratuita, ingiusta.

Torno in camera mia quasi di corsa. Laura è sdraiata sul letto, con le spalle appoggiate alla testiera. Lo sguardo deve rivelare il mio stato d'animo, perché nei suoi occhi leggo un po' di allarme.

La afferro per le caviglie e la metto completamente distesa, il vestito si rialza e scopre un po' di cosce.

Ma non sono le sue belle cosce che mi interessano: sempre afferrandola per le caviglie la giro rudemente, le alzo il vestito fin sopra il sedere e le tiro giù con rabbia le mutandine, fino a poco sopra il ginocchio. Ho sentito il tessuto cedere, probabilmente le ho danneggiate, ma non me ne frega nulla.

Mi abbasso i pantaloni e le salgo sopra la schiena, senza dire una parola. La schiaccio tenendola ferma, bloccando i suoi deboli tentativi di ribellione. Anche lei non dice una parola, si limita a dibattersi un po’.

La mia erezione era già in arrivo. Adesso, se non è piena, è comunque sufficiente. Mi porto una mano al cazzo e lo spingo nel solco delle sue natiche, finché non trovo ciò che cerco.

- No! Così mi inculi!

Non le rispondo nemmeno. Cosa dovrei risponderle? Che è esattamente ciò che intendo fare?

Non è la prima volta che faccio sesso anale, ma con lei non è mai successo. Una sera mi aveva confessato che da bambina suo fratello l’aveva sodomizzata un paio di volte, finché lei non aveva trovato il coraggio di minacciarlo di dire tutto ai genitori. Il racconto mi aveva lasciato un po’ perplesso, e non ho mai saputo se crederle o no. In parte ho sempre pensato che me l’avesse detto per rendersi in qualche modo interessante ai miei occhi. Questo comunque mi aveva convinto a non chiederle mai sesso anale, cosa che con altre ragazze mi era stato – con più o meno voglia – concesso.

Ma adesso, del fratello, non è che mi importi un granché. Non so nemmeno io perché ho voglia di incularla, quel che conta è che lo sto facendo.

Lo sento proprio il mio cazzo duro che apre quel buchino e le dilania il retto. Fa male persino a me.

Lei si volta a guardarmi, negli occhi ha stupore, disperazione, dolore. Tenta inutilmente di allontanare il mio bacino con una mano. Sento i suoi gemiti a denti stretti, i suoi due o tre “no” urlati, vedo la sua schiena che si inarca e la testa rovesciata all’indietro.

Poi, un’immagine che non ho più dimenticato: Laura smette di dire no e tuffa la testa a mordere il cuscino, rantolando ferocemente. Più tardi troverò un buco nella federa. Le sua mani stringono lo stesso guanciale con le nocche che diventano subito bianche. Il suo corpo si contorce, il bacino scatta ora a destra ora a sinistra, come per liberarsi di me.

L’ultimo grido – soffocato ma ferino – lo emette quando con un ultimo affondo arrivo fino a dove posso arrivare, ormai ben piantato dentro il suo intestino. Lo sento anche io, fine corsa. Il suo canale rettale stringe il mio cazzo, adesso al massimo dell’erezione.

- Sì, ti inculo – le dico adesso, rispondendo alla sua domanda di qualche secondo prima.

Lei muove la testa serrando il cuscino tra i denti. La muove avanti e indietro, non ho mai capito se volesse dire sì.

Avanti e indietro allora inizio a farlo io. Dapprima impercettibilmente, poi sempre più forte. Alla fine quasi portando il cazzo fuori dal suo buco per poi riaffondare fino in fondo. Laura è ormai allargata, è un tunnel bagnato che a ogni mia spinta lancia un ululato roco e soffocato sul cuscino. Mi sollevo sulle braccia con il suo sedere incollato al mio bacino, mi sento libero nella mia percussione, mi sento libero di punirla.

Quanto tempo così? Non saprei, minuti. Probabilmente più vicini ai dieci che ai cinque. Lo sento dal sudore che mi cola ovunque, che gocciola sui suoi capelli e sulla sua schiena.

Del suo dolore o del suo piacere, in questo momento, non me ne frega nulla. Eppure il corpo di Laura mi comunica piacere. Smette di contorcersi e inizia a sollevare ritmicamente le natiche verso di me, per favorire lo scorrimento del mio cazzo nel suo intestino.

Poi, di colpo, l’avvertimento che sale dai miei testicoli:

- Laura, vengo...

Lei si rialza un po’ appoggiandosi sui gomiti e grida:

- SI’! SI’! SI’ TI PREGO VIEEEEENIIIIII!!!!!

Mi scarico dentro il suo corpo, continuando a spingere, trovando ogni colpo facilitato dai miei getti di sperma che la lubrificano. Mi scarico, credo, una decina di volte. Un’enormità. Spingo, continuo a spingere, spingo finché è inutile. Il suo sedere trema. Le sue gambe tremano. Lei trema.

Mi rialzo da lei, ma non mi basta. La afferro di nuovo per le caviglie e la rigiro. I nostri occhi si incrociano, la sua espressione è stravolta. Le apro le gambe e mi getto sulla sua vagina. La trovo spalancata e bagnata. So che Laura gode soprattutto con il clitoride. E non so perché ma voglio farla venire, per toglierle il respiro, per punirla anche così.

Bevo la sua colatura acre, le mangio la fica, le lecco e le mordo violentemente il clitoride. Laura porta un braccio a coprirsi gli occhi, smania, geme debolmente. Poi ricomincia a scuotersi, a tremare, mi costringe a tenerle aperte le gambe con la forza, perché il suo istinto la porta a schiacciarmi la testa tra le cosce.

Poi alla fine si tende, si inarca sollevando il sedere e costringendomi a rialzarmi. Ma immediatamente dopo grida, crolla giù.

Per alcuni minuti è una ragazza ansimante e sudata.

Poi la sua voce:

- Per favore, facciamo un bagno insieme.

Nell’acqua Laura mi guarda con dolcezza, quasi con rammarico:

- A Marco ho dato solo un bacio...

- Non fa niente, Laura...

- Hai un profilattico? – chiede conoscendo la mia antipatia verso quei sacchetti di gomma.

- Sì, li ho comprati.

- Facciamo l’amore.

Ma prima fa una cosa che non aveva mai fatto, credo per vergogna: si gira, si mette a quattro zampe nella vasca, spinge il suo sedere verso di me. Davanti alla faccia ho la sua fica. Mi basta poco per mangiarla, un piccolo movimento della testa. Lo faccio, la mangio.

CONTINUA

www.browserfast@libero.it

http://www.tumblr.com/blog/browserfast