i racconti di Milu
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Note:
Questo racconto nasce da una confessione da me riveduta e rielaborata di una mia lettrice.
Dall'ampia finestra della camera da letto era ben visibile l'ampio viale a due corsie e tutto il suo traffico, il fiume costantemente in piena di veicoli che vi scorrevano in entrambe le direzioni. Mentre preparava la borsa, Sara guardava spesso in quella direzione, attraverso la finestra, in cerca dell'auto che sarebbe arrivata tra poco, con un misto di emozioni nel cuore che non provava più da tempo, ormai. Dai lontani anni dell'adolescenza. C'era la voglia di rivedere l'uomo che l'aveva fatta stare bene e sentire sicura tra le sue braccia. C'era la voglia di sentire il suo profumo, accoccolarsi contro il suo ampio torace e godere del calore del suo corpo. C'era quella trepidazione che la faceva fremere come una scolaretta al primo appuntamento. Ma c'era anche l'ansia, la preoccupazione del passare tutto il lunghissimo week end con la sua famiglia. Certo, era già stata a cena a casa sua e aveva conosciuto i suoi genitori. Molto cortesi, molto educati, ma non proprio calorosi. Durante quella cena non si era sentita molto a suo agio... Ma c'era lui e tanto le era bastato. Poco tempo dopo, era arrivato questo invito, di passare il week end nella sua casa di montagna, con tutta la sua famiglia. E poi c'era quella sensazione, sempre presente quando era con lui, che non riusciva a spiegare od ignorare, che, per quanto lui fosse sempre gentile e premuroso e attento a lei, le dava l'impressione che lui non fosse realmente interessato.

Ma ormai era lì, aveva accettato l'invito e in pochi minuti sarebbe arrivato. Basta pensieri, godiamoci il week end. Sorrise a se stessa e infilò le ultime cose in valigia.

Controllò ancora una volta la borsa, per essere sicura di non aver dimenticato nulla e attese nervosamente. Sospirò quando l'auto comparve in fondo al viale, il suo cuore ebbe un sobbalzo. Senza perdere tempo si infilò il cappotto e scese le scale portandosi dietro la pesante borsa. Sapeva già che avrebbero diviso il viaggio con il fratello e la sorella di Daniele, per quanto non li avesse ancora conosciuti e per quanto avesse desiderato e sperato farlo da soli. Quando aprì la porta, lui era già lì ad aspettarla. Si scambiarono un sorriso ed un rapido bacio.

"Dai, vieni!"

Disse lui, con un sorriso appena accennato. Allungò la mano, le prese la borsa e fecero i pochi passi che li separavano dall'auto affiancati. Neanche un abbraccio o un bacetto veloce.

"Lei è Erika."

La ragazza era alta, con i lineamenti delicati e lunghi capelli castani. Poco appariscente, ma bella come un mughetto. La somiglianza con il fratello era innegabile. Non parve fare caso alla mano che le veniva offerta da Sara e si tuffò in un caldo, spontaneo abbraccio. Profumava di shampoo e vaniglia. Sara sentì un lieve imbarazzo arrossarle le gote.

"Ciao..."

Fu poi il turno di Mauro, l'altro fratello, a cui porse la mano.

"Piacere, Sara."

Doveva avere dieci anni più del fratello e le somiglianze erano davvero poche. Sara fu colpita dalla bocca grande e dallo strano colore violaceo delle labbra. Strinse la mano con forza, quasi a volerla stritolare. Chissà poi cosa doveva dimostrare, pensò.

"Ciao."

Mauro la squadrò da capo a piedi senza nemmeno accennare un sorriso, serio e impassibile. Ed in quel momento, il cappottino grigio che aveva scelto con tanta cura, le sembrò ridicolo, con le spalle troppo larghe e i fianchi troppo stretti.

Partirono poco dopo.

Erica, che soffriva il mal d’auto, si sedette davanti, accanto a Daniele, che guidava. Il sedile posteriore era occupato rispettivamente dai bagagli dietro Daniele, poi Mauro ed infine Sara. Con grande disappunto di quest'ultima, Mauro stava comodo, seduto largo nel mezzo, parlando tranquillamente ora con Erika ora con Daniele di lavoro. Ben presto, molto presto, Sara si ritrovò totalmente esclusa dai loro discorsi, estraniandosi e guardando fuori dal finestrino. Lei si schiacciava sempre più contro il finestrino, Mauro stava bellamente comodo. Quasi senza rendersene conto, Sara si ritrovò la gamba di Mauro appiccicata alla propria. Cercò di allontanarsi, di stringersi ancor più contro il finestrino, ma l'unica risposta che ottenne fu il mettersi ancor più comodo da parte di Mauro. Ora non aveva più spazio per fuggire, non le restava alla scelta se non quella di restare li dove si trovava.

Ben presto Sara, stretta contro il finestrino, ignorata da tutti, si trovò infastidita, forse persino arrabbiata. Loro parlavano tranquillamente di hobby e di lavoro quasi ignorandola, con Mauro che non le lasciava spazio. Allora, quasi ingenuamente, iniziò a spingere il ginocchio contro la gamba di lui, pensando che, così, avrebbe riottenuto un poco di spazio. In tutta riposta, Mauro infilò mano tra i loro corpi con un gesto, all'apparenza, disinvolto e privo di secondo fini. Eppure... Eppure ci fu qualcosa in quel gesto che sapeva di sfida e malizia. E Sara ne ebbe la conferma quando iniziò la strada di montagna. Ogni curva era un supplizio perché lei non poteva evitare di finirgli contro, con la mano dell'uomo che scivolava sempre più sotto il suo sedere. No, non poteva essere un caso...

Si sentì arrabbiata, a disagio, imbarazzata.

Finalmente quello strazio di viaggio finì. A cena, con tutta la famiglia, rispose sempre a monosillabi, sostenendo di essere stanca. In realtà si sentiva davvero stanca, ma anche scombussolata. Il comportamento di Mauro non poteva esser stato casuale, più ci pensava più ne era certa. E, peggio ancora, lei dovette ammettere che quella mano che si insinuava lentamente sotto di lei, sempre più, non l'aveva lasciata indifferente.

A letto, accanto a Daniele, non riusciva a dormire. Un'ora intera non era stata sufficiente a trovare la posizione giusta così, stanca e irritata, si alzò. Raccolto il libro e infilati i comodi pantaloni della tuta, si avvolse nella sua calda e comoda sciarpa rosa e uscì di camera. La casa era avvolta nel silenzio e nell'oscurità. Il latte caldo che si preparò passando dalla cucina riuscì a donarle un diffuso senso di pace e fu capace di ridarle il buon umore.

Trovò incredibile come una casa "vuota", un libro ed una tazza di latte potessero renderla quasi euforica. Ora, avvolta da quel silenzio e dalla sua sciarpa, quasi fosse Linus, si sentiva in armonia con il mondo.

Assorta nella lettura, troppo tardi si accorse dei rumori di qualcuno che si avvicinava. Era sdraiata comodamente sul divano, con le gambe allungate. Un leggero movimento per tirarsi su e parte del latte finì maldestramente per macchiare la bella stoffa del divano.

"Oh... Accidenti..."

Un attimo dopo, gli occhi scuri di Mauro si spostavano da lei alla macchia e viceversa. Si sentì gelare il sangue.

"Mi hai spaventata..."

"Si, ho visto."

"Provo a rimediare il guaio..."

Con qualche fazzolettino Sara tentò, invano, di asciugare il latte sul divano. Il tono di Mauro era secco e deciso. Si mise a sedere sulla poltrona davanti al divano.

"Non penso sia possibile."

Per la seconda volta nella giornata quel uomo era riuscito a farla sentire in imbarazzo, come se fosse una bambina volta in fallo a rubare le caramelle. E stava lì, a fissarla, nemmeno fosse al cinema.

"Non riesco a dormire?"

"No. Mi sentivo agitata, forse il viaggio in macchina..."

Troppo tardi si rese conto di quanto stesse dicendo. Stizzita, afferrò il libro, decisa a tornare in camera. Si era già alzata, quando decise che no, quel uomo non sarebbe riuscito a rubare il suo spazio un'altra volta. Lo guardò in faccia e tornò si propri passi, sedendosi nuovamente sul divano, proprio sulla macchia di latte. Non gli avrebbe lasciato il divano e ci sarebbe rimasta comodamente fin quando lui non fosse tornato in camera sua.

"Forse dovresti allentare la tensione."

Lui stava lì, a fissarla.

"Non sono più tesa, ero rilassatissima..."

Il suo tono sottintendeva un poco velato "finché non si arrivato tu."
Lei sperava che fosse un segnale sufficiente a far sì che lui se ne andasse. Si fissarono, quasi fosse una sfida. All'improvviso si alzò, avvicinandosi al divano. Sara si sentì stupita ed impaurita da quel uomo che incombeva su di lei, con quella sua bocca grande e viola, ma non gli avrebbe ceduto il divano. In fondo era la fidanzata.... Forse amica era il termine più corretto, di suo fratello.
Lui cercò di scostarle le gambe, ma lei le ritrasse prima che Mauro potesse sfiorarla. Si mise a sedere sul divano ma con il viso rivolto verso di lei, che indossava quella tuta scolorita, la maglietta del pigiama ed era senza reggiseno sotto. Per fortuna, la sua amata sciarpa rosa mimetizzava quel look più trasandato dell'universo.

"Quindi non sei più tesa ma non riesci a dormire?"

"Leggo sempre prima di addormentarmi e non volevo svegliare Daniele. Tu non dormi? Come mai sei ancora in piedi?"

"Ti ho sentita scendere. Ho pensato che avessi bisogno di qualcosa per allentare la tensione... "

Lo disse guardandola con una smorfietta sulla bocca leggermente storta con una rughetta ad un lato.

"Ho detto che non ho bisogno di... Allentare la tensione..."

Sara rispose spazientita. E mentre lo diceva, sentiva che non era così. Si sentiva sul punto di esplodere.

"Ti faccio vedere. E’ facile, lo sai, lo avrai fatto mille altre volte."

Mentre parlava si avvicinò ancora e le prese la mano, il suo palmo sul dorso della mano mano di lei, spingendola tra le mie gambe. Sara lo guardò allarmata e un po’ incredula, facendo forza per non rendergli il movimento facile... Ma quella logica pareva avere un senso e mentre con l’altra mano cercava di allontanarlo, si ritrovò a pensare che si, forse così avrebbe dormito. Sara non riusciva a parlare. Respirava e basta, mentre cercava di spingerlo lontano. La sua attenzione era tutta su quella mano, che teneva bloccata a coppa con le dita medio e indice tra le sue gambe e l'accarezzava. Anzi, era lei stessa ad accarezzarsi! Dopo qualche minuto in cui aveva fatto resistenza, con il viso paonazzo, lo guardò mentre spingeva le sue dita. Allontanò l’altra mano con cui, fino a qualche istante prima, aveva cercato di respingerlo e la appoggiò sul divano.

Si detestò in quel momento, ma già sentiva l’umido tra le gambe e decise di perdersi dentro al piacere, smettendo di opporre resistenza e lasciandolo fare. Mauro le prese la mano e la portò dentro la tuta e poi sotto, nelle mutandine. Era eccitata, lo sapeva. Come sapeva bene che lui poteva sentire sul dorso della mano il bagnato del suo sesso. Era bello, poteva toccarsi come piaceva a lei, ma era lui che dava il ritmo e l’intensità.

Ma di colpo Mauro si fermò.

"Da qui penso tu possa andare avanti da sola..."

"Scusa?!"

"Vai avanti."

Disse guardandola negli occhi, a metà tra un ordine ed un’ esortazione.

"Scusa?!"

"Abbassa la tuta e le mutandine e continua."

In quel momento doveva scegliere se tornare in camera a non dormire tutta la notte o prendersi quel piacere inaspettato. Si guardarono ancora. Senza dire nulla, Sara si abbassò la tuta e le mutandine fino a metà coscia, tirò i piedi sull'orlo del divano e continuò ad accarezzarsi, lentamente, mentre il fratello di Daniele la guardava. La colse un orgasmo intenso, profondo e decisamente rilassante.