i racconti di Milu
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Note:
L'autrice di questo racconto sono io e a parte i nomi, che sono di fantasia, è tutto vero.
Hakim è stanco, come ogni volta che torna in Italia da Tangeri, la sua città. La ama con accesa passione, come tutte le cose che ama. E la odia, come si odia una madre infida. Sul balcone, fuma una sigaretta troppo lentamente e io lo vedo, altro, slanciato e forte, ricurvo contro il muro. I suoi capelli sono neri, una macchia scura nella notte e la sua pelle bianchissima. Mi avvicino a lui. Il mio fianco morbido si schiaccia contro la sua gamba dura. Odora di inchiostro, lui è giornalista e odora di caffè, tabacco e paese straniero. Solo per il suo odore lo desidero. Spegne la sigaretta piano e mi punta gli occhi nerissimi nei miei. Sento I capezzoli che mi si induriscono, come a volersi muovere verso di lui. “mi sei mancata, troppo. Tangeri è calda. Ma caldo come il tuo corpo, la tua bocca, caldo come te, non esiste niente”. Mi stringe, tirandomi a se. Sento il mio seno grosso, che si schiaccia sul suo petto duro. Mi bacia, prendendosi il mio labbro inferiore te le sue. Poi cerca la mia lingua. Io, ansiosa, porto il mio pube verso il calore che viene dal suo. La sua mano scende piano sulla mia schiena, scivolando sulla seta del mio vestito attillato e segue il contorno delle mie natiche. Ne accarezza la curva sporgente , lì dove finisce la gamba, poi si gusta piano la forma soda e larga del mio sedere e segue il contorno dei fianchi. … già eccitato, lo sento. Porto le anche in avanti, e con dei leggeri movimenti circolari, struscio la mia vagina contro la sua erezione. Si eccita di più, mi stringe entrambe le natiche, con un desiderio quasi rabbioso, per far aderire I nostri sessi, nonostante I vestiti.
Mi porta in casa e mi spoglia con foga. Mi slaccia il reggiseno e mi tiene lontana mentre cerco di avinghiarmi a lui. Mi guardi I grossi seni, a pera, con l'areola grande e bruna e I capezzoli duri da farmi male. Come ceco, ci passa sopra le mani aperte per sentire I capezzoli sul suo palmo. E riportandomi a se, mi tocca la figa con la mano aperta. “sei calda, caldissima”. Sono bagnata e la sua mano è bagnata di me. Mi siedo sul tavolo. Gli prendo la mano dalla mia vagina e alzando la testa e stendendo il collo, guardo, gli lecco la mano con la voglia di sentire il sapore di me, come lo sente lui. Mi accarezzo I seni. Voglio si ecciti come non lo è mai stato , ma lui non è un avversario facile. Mi stende sul tavolo e mi passa le dita sulle grandi labbra. Sento il brivido delle sue dita che ne seguono il contorno e spero che le apra, che si spinga piu dentro. E invece le accarezza, le divarica un poco, si fissa a vedere il rosa piu rosa nelle sue profondità e mentre emetto un piccolo grido appoggia la cappella sulla mia figa.
Lo desidero cosi tanto che il sangue mi scotta nelle vene. Ho bisogno di sentire il suo cazzo grosso e duro che mi apre la figa, che si crea spazio tra le mie carni caldissime e aprendomi mi riempe e la figa lo stringe, lo accarezza con le sue contrazioni muscolari, come per tenerlo dentro, più a lungo possibile.
Ma lui mi guarda e ride sarcastico. Ha capito a che punto sono, che lo desidero troppo e sa che sarebbe facile accontentarmi. Mi alza dal tavolo, mi tira verso il basso. Se questo è il gioco, anche lui dovrà provare la sua agonia. Mi inginocchio ai suoi piedi. Pianto I miei occhi scuri nei suoi. Allargo le gambe e mi passo la mia piccola mano carnosa sulla figa bagnata. Ne raccolgo gli umori. Con una lentezza estenuante apro la mano e partendo dalle palle, risalgo tutto il cazzo grosso, piano. Geme al contatto con la mia mano bollente. Salgo con la mano, ma mi fermo prima della cappella. Vede le mie tette dall alto e gode. Con un sorriso, occhi negli occhi, schiudo la bocca e con la punta della lingua gli lecco le palle. Piano, salgo verso l'alto e mi fermo alla cappella, ancora e ancora. E ancora. Si sta innervosendo la vedo, lo guardo bene negli occhi. “ahhhhh” geme. Mi sono messa la sua cappella in bocca, all'improvviso, aderisce benissimo alle mia labbra e la mia lingua la accarezza freneticamente. , mentre con le mani gli tengo le palle. Gi bacio la cappella con la lingua, come se la sua cappella fosse la sua lingua. Non mi darà piu un bacio, senza pensare ad adesso. Lo prendo tutto il bocca e lo porto verso la parete interna della guancia. Deve vedere come il suo cazzo mi riempe la bocca. Loo guardo e gli faccio vedere la mia bocca piena del suo cazzo. Geme lui e gemo io perchè pensando a quel cazzo grosso che mi riempe la bocca, penso a come sarà, largo e grosso nella mia fica .Inizia a muoversi avanti e indietro, ma sarebbe troppo facile accontentarlo cosi. “voglio entrarti dentro”, dice e mi scosta per farmi alzare. Muore dal desiderio. Ma è ancora troppo facile. Sorrido, continuando a guardarlo, faccio di no con la testa. Ma mi fermo. Lo guardo un attimo. Mi passo il suo cazzo sulle labbra socchiuse, sulle guance, sul collo. Sento il suo odore e mi eccito. “è calda la mia bocca?” “si” mi risponde col fiatone del desiderio, mentre istintivamente si muove avanti e indietro. “ma la mia figa è più calda”. Lo sento gemere e non resiste più. Mi fa alzare e mi mette a 90 sul tavolo. Mi annusa la figa , mi ci passa le dita. Ma in quel momento emette una risata nervosa. Chiudo gli occhi, capisco che vuole farmela pagare. “dammelo, ti prego, dammelo”. La mia figa si contrae come a volerlo risucchiare. Appoggia la punta sulla figa, leggermente, poi piu forte poi lo ritira, “Ti prego” gli dico. “aaaaaaaaaaaaaah”. Improvviso e dentro. Con forza, con precisione, con decisione. Movimenti forti, sicuri lenti, e I suoi gemiti estiasiatie I miei vogliosi. La mia vagina è piena, si apre, lo sente, le pareti si contraggono, senza sosta. Quando lui fa per andare indietro, spingo I fianchi verso di lui, come per assicurarmi che non esca, che rimanga dentro di me, che mi tenga cosi,aperta, piena. “guardarti...gurdarti mi basta per venire...” mi dice tra I gemiti. “ma la tua figa è calda, come niente al mondo e scoparti è un caldissimo paradiso”. Io non lo sento, o lo sento di sfuggita, il suo cazzo prende tutte le mie energie, e spingo con foga verso di lui. Sento quelle contrazioni, ancora, la vagina si stringe, con forza, per sentirlo nellìultimo culminate momento. “Riempimi, riempimi con il tuo cazzo , sempte”. Ho il tempo di gridare, poi vengo, sfinita, muovendomi verso di lui nell ultimo scatto di piacere. Geme. Mi fissa il volto. Gli piace venire fuori, vedere il suo sperma che mi inonda le grandi labbra. È un attimo, il suo seme abbondante caldo. Aspetto qualche secondo, ferma. Poi mi stendo a terra. Alzo le gambe, le divarico, mi passo la mano sulla figa e mentro lo gurado negli occhi, me la lecco piano.