i racconti di Milu
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Note:

Da un racconto di maladaptor

Ormai sono molti anni. Forse troppi.

Ho compiuto cinquant'anni il mese scorso e sto pensando davvero di smettere di fare ciò che ho fatto per più di un quarto di secolo, cioè il bull. Il bull, il toro, sapete, quello che vi scopa la moglie col vostro consenso e che vi rende felicemente cornuti.

Io però sono un po’ diverso: sono un “dominatore di coppie”, più che bull.

La differenza sta nel fatto che io coinvolgo il marito al massimo, in tutte le fasi della cornificazione, in modo che si senta parte della fantasia e non un estraneo.
Molti colleghi invece lo escludono dalla stanza da letto e, anzi, qualche volta proprio lo scacciano da casa.

Marco, mi chiamo, ma quando lavoro mi faccio chiamare Marcus e con questo nome mi conoscono tutti coloro che hanno bisogno dei miei servizi.

A cinquant'anni comincio a pensare di smettere. E vorrei farlo intanto che ancora sono sulla breccia. Non vorrei esserne costretto da coppie che preferiscono ragazzi più giovani e che non mi scelgono più.

Ho avuto una carriera magnifica, mi sono divertito da pazzi, anche se ci sono stati momenti di tensione e in un paio di occasioni sono quasi venuto alle mani con mariti che avevano cambiato idea all'ultimo momento, ma alla fine sono sempre riuscito a fare quello che volevo senza mai ricorrere alla forza.

Certe esperienze però mi hanno insegnato a essere più selettivo con le coppie che accettavo come clienti: da quel momento mi accertai che i mariti fossero di taglia piccola…

Il pericolo piuttosto è stato quello di essere troppo coinvolto emotivamente e di provare sentimenti intensi. Ma anche quando è successo sono sempre riuscito a svignarmela prima di essere ferito troppo profondamente.
Se conto questi casi devo riconoscere che ammontano a circa il trenta percento del totale. Davvero un rischio.

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La natura mi ha dato in dono genitali di grosse dimensioni, pur non essendo nero, come pretenderebbe il luogo comune. Non si pensi che possedere una mazza extra large siano tutte rose e fiori. Ci sono anche dei problemi, ma, certo, per la cultura cuckold, poter esibire un membro spropositato è un grosso vantaggio e si riesce a soddisfare le fantasie più segrete sia di lei che di lui.
Se ce l’avessi avuto piccolo non sarei riuscito ad avere quel successo che ora mi garantisce un certo agio economico e tranquillità per il futuro.

Anche il mio fisico è imponente, in linea col mio uccello. Sono alto uno e 95 e peso centoquattordici chili, tutti muscoli, pur non essendo certo palestrato.
Il mio ventre è piatto, malgrado il mio mezzo secolo di età. La mia figura è intimidatoria (mi sono rasato il cranio e fatto crescere una corta barba) e questo mi aiuta molto nel mio lavoro. I mariti che non gradiscono il trattamento ci pensano due volte prima di sfidarmi. Eppure detesto la violenza.

Come ripeto, sono piuttosto conosciuto in tutta Europa e mi dedico generalmente a coppie di alto livello. Certi miei colleghi visitano i loro clienti in autobus, io prendo l’aereo. Però sono sempre contento di tornare nel mio appartamento a Milano, in corso Garibaldi a passare qualche serata in casa, da solo o con qualcuno dei pochissimi amici che mi sono rimasti, davanti alla tele e a un cognac, soprattutto quando gioca il Milan.

Il mio più grande pregio, in questo lavoro, non è l’uccello grosso, comunque.
È il fatto che io viva la dominazione con grande naturalezza. Non c’è un solo granello di sottomissione nel mio carattere e pur non essendo un prepotente, non mi sento a mio agio quando non posso gestire completamente le situazioni intorno a me, per cui cerco sempre istintivamente di assumerne il controllo.

Sono considerato ancora un bell'uomo: sono colto (ho una laurea in Scienze Politiche alla Statale, di quelle vecchie, di cinque anni), ho molto viaggiato e parlo molte lingue (francese e tedesco non benissimo per la verità, mentre inglese, portoghese e spagnolo sono quasi perfetti), mi vesto bene con abiti su misura, uso prodotti costosi per la mia igiene e sempre, sempre, mi sono sentito superiore al marito che stavo per cornificare, sia fisicamente che caratterialmente, e questa sensazione capivo che veniva percepita anche dai due componenti della coppia.

Io mi occupo esclusivamente di coppie. Sono irremovibile. Niente donne sole, mai.

Per la verità questa mia inflessibilità, cominciata per un capriccio, ora è diventata una necessità. Un paio d’anni fa infatti ho conosciuto una bella quarantenne in palestra, mi sono detto “perché no”, l’ho invitata fuori e siamo finiti a casa sua. Pensavo di mettere le basi per la pensione: una casetta in Brianza, una moglie che mi accudisce… Invece, che figura! Senza un marito da cornificare e umiliare non sono riuscito ad avere neanche uno straccio di erezione, malgrado gli sforzi della brava signora che non poteva credere di avere tra le mani tanto bendidio e di non poterne cavare nulla.

Mi impongo anche su un altro aspetto: non voglio camere d’albergo. Voglio il loro letto matrimoniale. Il fatto di essere dominati nel loro territorio crea un brivido addizionale alla coppia che alla fine dà loro sensazioni più forti, che si rinnoveranno ogni volta che proveranno in seguito ad avere rapporti.

In verità qualche volta è successo di doversi accontentare di un hotel per mancanza di alternative, ma non mi piace e appena posso lo evito.

Chissà, un giorno racconterò di certi aspetti del mio lavoro, i pagamenti, come entro in contatto con i potenziali clienti, le precauzioni che uso, ma oggi voglio solo citare l’esperienza con qualche coppia che mi ha particolarmente colpito.

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Comincerò a raccontare di quei due Austriaci che ho incontrato a Trieste, all'Harry’s Grill un paio d’anni fa. Chiamiamoli Hans e Greta, ovviamente nomi di fantasia, per la privacy. Lui infatti è piuttosto conosciuto nel suo paese.

Una bella coppia, vicina ai quaranta, senza nessuna esperienza di corna (il che mi parve strano, perché chi richiede i miei servizi di solito ha già alle spalle un percorso almeno di role-playing). Imbarazzati e intimiditi.

Hans era un professore d’Università, molto noto, un luminare nel suo campo. Appariva spesso in televisione come esperto della sua materia (che non rivelerò, perché altrimenti sarebbe troppo facile capire di chi si tratta). Magro, stempiato, non altissimo, elegante, in forma, parlava con proprietà, a voce bassa e in modo convincente.

Greta era alta come lui, forse addirittura un pelo di più. Un fisico snello, che pareva, però, vista l’età, sul punto di aumentare di un paio di taglie. Molto bella di viso, occhi azzurri profondissimi.

Sorprendentemente parlavano un ottimo italiano, malgrado l’accento tedesco, e la conversazione scorse fluida per una buona mezz'ora davanti a una strepitosa insalata di astice, seduti ai tavolini all'aperto affacciati alla grande e bellissima piazza dell’Unità d’Italia.

Al dolce entrammo finalmente in argomento. Greta si gettò in un lungo discorso, ma continuava a girarci attorno senza mai arrivare al punto. Alla fine dovette pensarci Hans.
- Greta ha bisogno di un uomo, come dire, più “maschio”, più autoritario, di quanto io non riesca ad essere e voglio accontentarla, se lo merita. È una moglie meravigliosa. Il mio desiderio è di servirla e di sottomettermi occasionalmente al maschio che la possederà. Sono disponibile a tutto, ubbidirò senza esitazioni a lui… a te. Se è vero ciò che ci hanno riferito i Gonzales (la coppia che mi aveva raccomandato a loro), crediamo proprio che tu sia la persona giusta per noi. I Gonzales sostengono che tu gli abbia cambiato la vita.

Con ciò l’accordo fu presto raggiunto. Spiegai loro che se cercavano situazioni sado-maso non ero il loro uomo, che io non tratto dolore fisico o punizioni corporali e mi assicurarono che ciò non era nelle loro intenzioni.

Nel prendere commiato, aggiunsi:
- Vi è chiaro che la prossima volta che ci incontreremo i rapporti tra noi saranno del tutto diversi e io prenderò completamente il controllo? Ma se vi fiderete di me vi assicuro che alla fine avrete ciò che state cercando.

E questo fu tutto per quel giorno.

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La settimana successiva, al tramonto, stavo suonando il campanello del loro appartamento a Salisburgo. Grande, luminoso, bellissimo: mobili di design, moquette bianca dovunque.

Mi aspettavano con un aperitivo, ma quando lavoro non bevo e declinai la loro offerta.

Ci sedemmo in sala ed ebbi modo di spiegare le regole del gioco. La sala sarebbe stata un luogo neutro, in cui potevamo rilassarci e fraternizzare senza tanti formalismi. La mia autorità sarebbe stata leggera, ma nelle altre camere sarei stato in totale controllo e l’obbedienza avrebbe dovuto essere assoluta.
Che non saremmo più stati “uguali”, ma io sarei stato il capo.

Dopo una ventina di minuti di chiacchiere, suggerii di dirigerci nella stanza da letto.

Greta sospirò rumorosamente e guardò Hans, come a controllare le sue reazioni. Lui sorrise debolmente, si alzò dal divano e ci avviammo verso questa avventura del tutto nuova per loro.
Un mondo sconosciuto, ora che comprendeva anche me.

Greta vestiva una camicetta bianca e una gonna nera sopra il ginocchio.
Niente calze, piedi nudi.

Apprezzai che non si fosse agghindata come una troia, come spesso mi accade con altre donne. Lui era in jeans e Lacoste. I due stavano vicini, l'uno accanto all'altra.
In questi casi non ho mai un piano preciso. Mi affido all'istinto: sono perfettamente a mio agio e mi sento onnipotente. Non posso sbagliare.

Li guardai, squadrandoli da capo a piedi.
Poi allungai la mano verso Greta, con un gesto galante. Lei guardò il marito e mise la sua mano nella mia.
L’attirai a me.
- Hans, hai mai visto tua moglie baciata da un altro uomo?
- No… - Sussurrò piano.
- No, “signore”. - Lo corressi.
- No, signore. - Ripeté.
- Allora guarda. E impara.
La presi tra le braccia e la baciai.
Al principio stette rigida, ma presto la sentii sciogliersi sotto i colpi della mia lingua.
- Hans, aprimi i pantaloni e tirami fuori l’uccello.

Gli prese un colpo.
Fece uno strano suono, come se si fosse ingozzato, e mi rivolse uno sguardo allucinato, come un coniglio abbagliato di notte dai fari di un’auto.
- Hans, non farmelo ripetere!
Si avvicinò come in trance. Spostai Greta a lato, sempre tenendola col braccio sinistro, per dare spazio a Hans.
Mi abbassò la zip, ma rimase a fissare l’interno dei miei pantaloni senza andare oltre.
- Guarda che non morde. - dissi. - Greta, dì a tuo marito di tirarmelo fuori.
- Hans, tesoro… tira fuori il… cazzo di Marcus. - Tremava, pronunciando quelle parole.

Mi infilò la mano nell'apertura dei boxer, me lo prese e lo estrasse. Appena fuori lo lasciò andare come se scottasse. Il mio cazzo, solo con un principio di erezione, sventagliò nell'aria nella gloria dei suoi venti centimetri. In piena azione raggiunge i ventisei.
- Santo cielo! - Esclamò Greta.
- Dillo, forza.
- È così… grosso! Quello di Hans… non …
- Non è così grosso? - dissi ridendo. - Hans, abbassati i pantaloni e faccelo vedere!

Hans si abbassò i calzoni a mezza coscia. Rosso come un peperone.
- No, di più! Fino alle caviglie! E anche le mutande!

Eccolo lì.

Vergognosamente piccolo, neanche dieci centimetri.

Rattrappito, intimidito, senza vita.
- Che piccolo! - Dissi con un sorriso condiscendente.
- Certo, non come il suo, signore.
- Prova a fartelo tirare, vediamo… - Hans cominciò a menarselo con impegno, ottenendo qualche risultato. Ordinai a Greta di fare lo stesso col mio. Quando Hans pensò di essere arrivato al massimo mi mostrò un würstel di dodici centimetri.

Io lo sovrastavo di più del doppio sia in lunghezza che in larghezza.
- Vieni qui, mettilo vicino al mio e vediamo la differenza. - Lo fece. - Greta, che cosa vedi?
- Il tuo cazzo è una meraviglia!
- E il suo?
- Non fa certo una bella figura. Anzi, direi che è patetico al confronto.
- Hans? Hai sentito tua moglie? Sei d’accordo?
- Sì, signore.
- Adesso mettiti in ginocchio e baciami la cappella. Così, bravo… - Gli diedi dei colpetti sulla testa per incoraggiarlo. - Adesso prendila in bocca. Solo la punta.

Lo fece, dopo aver strabuzzato gli occhi e esitato a lungo.

Respirava forte col naso, con la cappella in bocca.

Il mio cazzo non diede il minimo sussulto.

Non si tratta di una cosa sessuale per me, serve solo a stabilire le gerarchie nella relazione. È assolutamente necessaria.
In quella stanza si stava celebrando un rito, il rito della Santa Cornificazione. La divinità era il mio cazzo.
Un atto di adorazione e sottomissione era appropriato e indispensabile.
- Ok, basta. Ora siediti sulla poltroncina e divertiti col tuo pistolino. Ti voglio mostrare una cosa. Hai mai prestato attenzione al culo di tua moglie?
- Certamente, signore. - rispose menandosi il suo piccolo affare con impegno.

Era ridicolo coi pantaloni calati alle caviglie.
- Al suo BUCO del culo, intendo, Hans.
- Eh…? No… no, signore. A me non è mai venuto in mente.
- Greta. - Chiesi. - Nessuno ha mai giocato col tuo buchetto?
- Hum… quand'ero al primo anno di università uno ha cercato di infilarci un dito.
- Che tenero!

E con queste parole la feci piegare in due sul letto e le sollevai la gonna.

Niente slip. Ottimo.

Le separai le chiappe con la mani, esponendo così le sue più recondite bellezze. Il suo buco si contrasse di vergogna. Lei emise un gemito.
- Che c’è? - Chiesi.
- Hans, stai guardando cosa mi fa?
- Sì. - rispose con voce rotta dall'emozione.
- E ti sta bene?
- Non so… Credo di sì.

La presi e la girai in modo che guardasse suo marito direttamente negli occhi. Sempre piegata a novanta gradi, il suo culo oscenamente offerto e aperto per il mio piacere.

Le aprii ancora di più le chiappe con le mani e giocai con il suo buco.
- Greta, - Ordinai - guarda tuo marito negli occhi e descrivigli in dettaglio tutto ciò che ti sto facendo.
- Ecco… Marcus sta aprendomi il buco con le dita… Dio santo! Adesso… Ci ha messo la lingua!
- Cosa?! - Esclamò uno scioccatissimo Hans. Tolsi la lingua.
- Greta, non ti distrarre. Continua a fissare tuo marito dritto negli occhi e continua a riferire. Anche i dettagli.
- Ora ci sta infilando un dito… Ahiiii.
- Dove te lo sto infilando, Greta?
- Nel didietro.
- Sii più specifica.
- Nel culo.
- Quale parte del culo, Greta?
- Nel ...buco del culo!
- Spiega bene a tuo marito cosa ti sto facendo.
- Muove il dito su e giù nel mio buco del culo!
- Du liebe Güte! - disse Hans.
- Vedo che ti sta diventando bello duro, il tuo pisellino, no Hans? - chiesi con un sorriso di scherno.
- È vero, signore.