i racconti di Milu
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Note dell'autore:
essere da soli tira fuori il meglio e il peggio di noi
Katherine e Maria erano ripartite per Londra dove il loro padre aveva un lavoro promettente. Erano via ormai da una settimana. Mi avevano lasciato la casa, (anzi, se paragonata alla mia modesta abitazione sarebbe bene chiamarla "la reggia"). Tra quello e il cibo, bastante per un mese o più, avrei potuto dirmi soddisfatto.

Invece non lo ero.

Chiariamoci: non era una questione totalmente incentrata sul sesso. La notte in cui sono partite le ho riempite a morte. Seriamente: dopo avere preso da dietro e posseduto selvaggiamente Maria mentre eravamo in un bagno pubblico, mi ero dedicato a Katherine.
Erano le 21.31 e la bella nera si stava facendo una doccia.
Pur tentando di prenderla di sorpresa, lei si accorse del mio arrivo. Mise un piede sul bordo della vasca, un muto invito che non osai rifiutare, tant'era che il mio pene era già allo stato dell'acciaio. Entrai dentro il suo antro caldo e umido, iniziai a pomparla con foga. I suoi gemiti che si innalzavano nell'etere, l'appannamento sullo specchio, l'orgasmo finale che la fece urlare e che ci lasciò tanto scossi da farci quasi cadere. Ricordavo ogni singolo particolare e non era solo per quello che non ero soddisfatto.

La solitudine pesa, sempre. Anche in quel caso, pochi o nessun amico, i miei genitori lontani, le mie muse del sesso sfrenato partite e le mie amanti di riserva (Maiko e Yoshiko) lontane a miglia di distanza. Uscire era una possibile soluzione ma non ne avevo molta voglia. Così, quando fu ora di cena mi preparai una bistecca e archiviai la pratica, iniziando a riflettere su cosa significasse solitudine realmente.

Solitudine non è solo stare da solo, isolato o separato dal resto della comunità. Non è quello, è più spesso una scelta, una decisione, come per me lo fu quella sera. La decisione di rimanere soli coi propri pensieri.
Spesso la solitudine è vista male, negativamente, dalle persone che vedono un soggetto isolarsi. Da molto tempo avevo smesso di vederla così: la solitudine era, ed è per me ad oggi un modo per riflettere sulle cose, per arrestare il flusso dei pensieri. Una gradita pausa dal trantran continuo della civiltà occidentale...

Oggigiorno siamo talmente immersi nel flusso costante di cose da fare o da dire che smettiamo di esserne consapevoli e Buddha disse che un'uomo inconsapevole è un morto che cammina. Il paragone era calzante: spesso e volentieri dimenticavo cose relativamente importanti solo perché non ero presente con la testa. Una di queste dimenticanze avrebbe finito col costarmi cara.... La solitudine permette anche questo, il ritorno alla consapevolezza.

Ma per gradita che sia, la pausa deve finire, prima o dopo. Per me era appena cominciata e avrei dovuto venirci a patti. Mi sedetti a meditare per qualche minuto, approfittando del fatto che stessi da solo, senza casino intorno.
Quando uscii dalla meditazione, erano le 22.45. Decisi di andare a letto. L'indomani magari avrei cercato compagnia.

A giudicare dall'erezione che mi venne, spontaneamente, poco dopo essermi infilato sotto le coperte, avrebbe dovuto essere femminile, procace e particolarmente decisa a sacrificare qualche ora in mia compagnia.

Non era esattamente facile....
Note finali:
Per commenti o qualunque altra cosa, scrivete pure a aleessandromordasini@gmail.com