i racconti di Milu
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Beh, che dire? Mi ero sempre ritenuto un tipo fortunato, ma mai avevo lontanamente pensato di poterlo essere così tanto. Una modella, avevo scopato una modella, c’era una bellissima modella che dormiva nel mio letto. Un seno piccolo, quasi assente, e un culo incredibile dormivano nel mio letto, e le labbra! Perfette per un avvolgere un cazzo, effettivamente tutte le modelle che mi venivano in mente avevano labbra da perfette pompinare, sarà un canone estetico inconscio richiesto da noi uomini. 

Avevo sentito dire da alcuni amici che la maggior parte di loro erano ragazze facili, ma non ci avevo mai creduto, beh, ora potevo dire che era decisamente vero, ed erano anche molto generose, o almeno quella che mi ero scopato io lo era.

Mi ero sempre chiesto cosa si poteva fare con una modella, ora, dopo ieri sera, ne ho un’idea. La mia mente vagava veloce mentre bevevo il mio bicchiere di spremuta d’arancia mattutina, mi restavano alcuni tarli e sempre più domande nascevano, in realtà la maggior parte, anzi tutte, erano decisamente molto idiote. Tipo, dove la porti a cena una che sembra, e con molta probabilità è, anoressica? La puoi portare a bere un drink? Se la porti ad una partita di basket come farà a gustarsela a pieno senza hot dog e cola? Mentre la mia mente s’inerpicava per simili pensieri, alzai gli occhi e vidi l’ora. Merda! Stavo per fare tardi a lavoro. Mi buttai sotto la doccia ammucchiando i vestiti da mettermi nel bagno e in men che non si dica ero lavato, rasato e pettinato. Non che servisse a molto con il mio lavoro, ma era un mio piccolo rito.

Prima di uscire passai dalla ragazza e, so che non avrei dovuto ma andavo di fretta, cercai nella sua borsetta la patente, non provai nemmeno a mandare a memoria i dati, scattai direttamente una foto, rimisi tutto a posto e le lasciai un mazzo di chiavi con un biglietto. Scesi in strada e il freddo pungente della notte, sì, direi che era ancora troppo presto per poterla chiamare mattina, mi colpì.

Non mi ero neanche buttato nel traffico con la mia moto che già avevo beccato il primo semaforo rosso, e la mia mente tornò a vagare su futili concetti. Non riuscivo a decidermi se gli orari del mio lavoro fossero un bene o un male. Da un lato mi garantivano scarse o nulle possibilità di incontrare ancora la ragazza con cui avevo tradito la mia fidanzata quindi poche o nulle erano le possibilità di essere beccato, dall’altro mi toglieva la possibilità di rivederla per un altro po’ di fantastico sesso. Il sesso con Angela, in reealà, era già ottimo, non avevo nulla di cui lamentarmi, quindi propesi per il bene. Peccato che nel tempo della riflessione il semaforo fosse diventato verde e tornato rosso, ora iniziavo a essere davvero in ritardo.

 

«Buongiorno ragazzi»

«Buongiorno, capo»

«Ciao Vanessa» dissi scambiando un casto bacio sulla guancia con l’unica donna del gruppo. Trucco leggero intorno a quegli occhi color nocciola da cerbiatta, labbra rosso accesso e brillantino sopra le labbra, una visione quasi unica incorniciata dai corti capelli biondi, a fine turno avrebbe perso ogni singola briciola di femminilità, d’altronde anche Sandro ogni volta sembrava più cugino Itt che un normale essere umano.

Finiti i convenevoli, passammo quello che rimaneva della notte a creare la nostra arte.  Noi passano una notte a lavorare e la mattina bastò un’ora perché dovessimo ricominciare di nuovo. Erano bastati i primi clienti a finire buona parte di quello che avevamo preparato, e allora, dai di lavoro. Alla fine della mattinata sui tavoli era rimasto poco o niente e mentre i ragazzi riportavano le cose dentro, la maggior parte di noi preparava un piccolo spuntino oltre a darci una pulita. Avrei avuto bisogno di una bella doccia, ma di certo non avrei disdegnato neanche una semplice secchiata di acqua fresca.

 

Pancake con la nutella, succo di frutta, crostate, plumcake, pane ed affettati, mi ero sbagliato, la roba avanzata non era poi così poca. Sul tavolo c’era roba per un reggimento o per un piccolo gruppo di persone molto, molto, ma molto affamato. Eravamo in piena pausa goliardica che entrò l’organizzatrice, la mia ragazza, con una sua cara amica a farci i complimenti. Non so come feci a non diventare una statua di sale, ma in qualche modo mantenni il sangue freddo. Che diamine ci faceva la mia modella in quella stanza?

«Tesoro, ciao! Come mai qui?»

«Samantha, questo è il mio ragazzo, Simone, nonché cuoco dell’evento.» mi presentò lei senza badare minimamente alla mia domanda

«Ciao! Piacere, Samantha!» disse cordialmente

«Il piacere è tutto mio, Samantha. Io sono Simone» lei per risposta mi mandò un profondo sorriso

«Angela, non so perché ma il tuo ragazzo m’ispira molto bene per le notti di sesso sfrenato…dì la verità.» chiese maliziosa Samantha guardandomi di sottecchi.

«Samantha!» fece fintamente scandalizzata la mia ragazza. Io mi adoperai in un piccolo inchino, gongolando del complimento nascosto, e poi mi congedai tornando dalla mia squadra.

 

Avevamo finito di pulire le nostre postazioni e stavamo caricando le ultime cose sul furgoncino quando mi si avvicinò Vanessa appena cambiata

«Te lo manda la ragazza con il vestitino rosso…non mi sembra il tuo tipo, te la sei ripassata stanotte?- lanciai un’occhiataccia a Vanessa mentre afferravo il mazzo di chiavi dalla sua mano- Che hai capito? E che sembra interessante e ci stavo facendo un pensierino.»

«Ci starebbe. Ma non con una come te»

«Che vuol dire “una come me”?» mi domandò risentita

«Vanessa, prendi il tuo abbigliamento attuale: anfibi militari, jeans mimetici senza parlare della della felpa da hockey. Diciamo che non rappresenti un emblema di femminilità e sei lontana dal poter sedurre»

«Stronzo!» alzai lo sguardo dagli ultimi scatoloni e la guardai per bene. Le alzai le braccia sfilandole la felpa, in canotta rendeva decisamente meglio, ma c’era ancora qualcosa di antiestetico, la girai e le slacciai il reggiseno togliendoglielo. La fissai un po’, poi le presi i capelli in disordine e le feci una cippolla fissandola con un incisore per torte.

«Vai e seducila»

«Grazie» e si alzò sulle punte per darmi un piccolo bacio. “Magari me ne liberi” pensai tra me

 

Al primo tentativo non centraì la toppa di casa, mi ero alzato troppo presto e avevo dormito troppo poco. Mi sforzai di concentrarmi sulla chiave e la serratura, questa volta azzeccai il buco e feci centro. Buttai la borsa per terra e cercai di raggiungere il letto, neanche tempo di sedermi e togliermi le scarpe che sentì il trillo del telefono, lo fissai un attimo e non so per quale motivo lo afferrai. C’era un video, lo aprì e riconobbi subito il tatuaggio di Samantha. “Avevi ragione! È fantastica! Grazie!” con un cuoricino alla fine, testo scarno ma pieno di significato. Vanessa si stava divertendo con Samantha e io mi ero liberato di una bella gatta da pelare, mi sdraiai pronto a riposarmi, ma sentì la voce di Angela

«Non penserai di dormire, vero?- mi sollevai e la vidi entrare nella stanza. Il mio cazzo si svegliò all’istante- Non sarai così stanco da non potermi scopare, vero?» Stava lì davanti a me con solo la guepiere blu che le avevo regalato io e una faccia da pura troia, non avrei dormito molto presto.

«Angela, tesoro! Che ci fai qui?»

«Sono entrata in casa tua per farti una sorpresa, non si vede?» mi disse avvicinandosi al letto gattonando. La vista del suo culo incorniciato dal quel piccolo filo di tessuto che era il perizoma mi fece scattare sull’attenti il cazzo e perdere quel briciolo di lucidità mentale che mi restava. Riuscì appena a sentire

«Con le chiavi che mi ha dato Samantha» mi rispose lei mentre saliva sul letto a gattoni

«Samantha! Ma…»

«Si, mi ha detto tutto» disse lei cominciando a baciarmi le labbra e strappandomi letteralmente di dosso la camicia. Cercavo di risponderle nei pochi momenti in cui avevo la bocca libera, ma la concentrazione era poca ora che era passata a sbottonarmi i pantaloni

«Di…cosa…stai…parlando…amore? Ohhhhh» sospirai alla fine quando mi prese in bocca il cazzo. La sensazione di calore era fantastica, stavo perndendo ogni minima capacità mentale. Come poteva farmi questo effetto? Semplice. Fissavo un culo piccolo e sodo fin quasi all’inverosimile stretto in un perizoma blu mare mentre il mio cazzo era letteralmente fagocitato dalla sua bocca e accarezzato dalla sua lingua. Angela non aveva le labbra da capogiro di Samantha, ma in compenso possedeva una lingua con una mobiità assurda, aveva la dannata capacità di disegnare dei complessi arabeschi sul mio cazzo da farmi perdere ogni minima cognizione del tempo e dello spazio. Ero già andato in ecstasi, quando si fermò all’improvviso e si alzò, mi fissava intensamente negli occhi e senza mai distogliere lo sguardo si sgancio il bustino gettandolo via. Il mio sguardo fu calamitato dalla sua quarta abbondante soda come il marmo, mi appoggio la mano sul petto che io inebetito fissai, alzai lo sguardo e in quel momento mi spinse giù. Venne sopra di me strusciando le sue fantastiche tette sul mio cazzo e senza togliersi le mutandine si impalò a colpo sicuro sul mio cazzo senza mai smettere di guardarmi.
Non si era tolta le mutandine, ma non c’erano ostacoli alla penetrazione, ci misi un po’ a capire perché…diamine ero un po’ come lo stupido del villaggio in quel momento: talmente sconvolto da non capire niente o quasi.
Il corpo di Angela che mi rimbalzava addosso, le sue spinte ritmiche e le sensazioni che mi dava la sua figa mi svegliarono del tutto. Quando ormai non se lo aspettava più le afferrai saldamente il culo e trasformai le mie mani in due artigli di acciaio…era il mio turno, ora toccava a me.

«Ti sei divertita a guardami imbambolato, eh?»

«Non puoi…neanche...capire quanto..sia stato..ohhhh..bello vederti imbambolato a fissarmi…siiii…balbettavi ..come un idiota» mi disse lei con gli occhi chiusi e le mani sul mio petto tra un saltello e l’altro

«Beh, ora tocca a me diveritrmi» le dissi e cambiai ritmo…cominciai a infilarla di forza dal bacino mentre la sbattei più forte che potevo su di me facendole strusciare con cura il clitoride ad ogni affondo. La bocca semi aperta, la testa reclinata all’indietro le inconfondibili contrazioni dell’orgasmo, stava venendo

«Ohhhhh!!! Siiiiiiiii!!!» esplose verso il soffitto, era il mio momento. La afferrai e la sollevai di peso, la sistemai a pancia in giù sul letto, la posizione perfetta, era come muovere un corpo morto. Le sollevai il culo e senza chiedere affondai dentro di lei di nuovo

«Ahhh!» era sorpresa e si girò a guardami

«Ora tocca a me!» cominciai a spingere dentro di lei affondando completamente in lei che, sfinita, ricadde sul letto con la faccia affondata tra le lenzuola.

«Ma…vuoi…oh cazzo…sfondarmi?» mi chiese mentre al penetravo sempre più velocemente. Dentro di me sorridevo come un idiota, mi sentivo uno stallone da film porno, ma sapevo benissimo di non poter continuare per molto, l’orgasmo mi stava già montando dentro.
«Sto per venire! Sto per venirti dentro!»

«Oh siiii!!! Vienimi dentro! Voglio sentirti dentro di me!» furono le parole magiche che mi devastarono peggio di un uragano, venni dentro di lei con un grugnito di liberazione come se mi fossi liberato di un peso, un peso fantastico devo dire. Mi lascia cadere sopra di lei ed esausto rovinai di fianco steso, come si dice a roma, a quattro di spade. Ero esausto e con il fiatone, gli occhi chiusi e un sorriso abbozzato sul viso, mi sforzai di voltarmi a guardare Angela e al vidi ancora lì, con la bocca semi aperta e un filo di saliva che la legava al lenzuolo, le ginocchia ancora piegate, non si era ancora ripresa ed era rimasta nella stessa posizione in cui le ero venuto dentro. Poco a poco anche lei riprese coscienza con il mondo esterno e i suoi occhi incontrarono i miei, a fatica si poggio sui gomiti e si sdraio poggiando la sua testa sul mio petto, presi la coperta e la sistemai sopra di noi alla bene e meglio, poi chiusi gli occhi per riposarmi

«Sai, credo di essere davvero venuta»

«Me ne sono accorto - risposi abbozzando un piccolo sorriso sul volto prima di realizzare - perché di solito non ti faccio venire?»

«Idiota, non venire in quel senso»

«Allora non ho capito»

«Mi hai fatto squirtare, tesoro – mi disse lei fissandomi estasiata- solo Samantha ci era riuscita» all’inizio non colsì bene, ma poi mi venne spontaneo rispondere

«Scusa?» alzandomi leggermente sui gomiti per fissarla per bene

Note finali:

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