i racconti di Milu
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Giulia e io frequentavamo la stessa facoltà.
E' una ragazza dotata di grande intelligenza ed estremamente simpatica e cordiale.
La sua caratteristica migliore è la grande capacità di farti mettere a tuo agio quando intavoli una conversazione con lei.
Riusciva a parlare sia di politica che di sesso anale con la stessa tranquillità con cui si ordina da mangiare al ristorante.

Giusto per fare qualche esempio, una volta stava sbucciando un'arancia davanti a me e nel modo di aprire il frutto il succo le finì sull'occhio. La cosa le suscitò in mente un ricordo che dunque mi raccontò.
Aveva visto su internet una GIF animata di una porno-attrice che spompinava furiosamente il ragazzo di turno. Ad un certo punto lei si fermò per ricevere il seme dirompente frutto dell'intensa fatica. Lo schizzo, tuttavia, le finì negli occhi accecandola e facendo crollare l'intera scena nel ridicolo più totale.
Non vi posso raccontare le risate che questa associazione di idee suscitava in lei. Non riusciva a smettere di ridere. Anche io ridevo e la cosa non mi imbarazzava per nulla perchè ero abituato a quel suo modo di scherzare.
E' anche vero che quella volta ebbi una erezione potentissima che non so come sia riuscito a nascondere. Forse la sua tecnica di racconto è stata per me una scossa elettrica importante!
Sesso e umorismo, connubio perfetto!

Quella volta in biblioteca capitò una cosa davvero singolare.

Studiavamo all'altra biblioteca già da un po' di tempo.
Veniva chiamata così perché la biblioteca canonica era sempre affollatissima e quindi gli intrepidi preferivano farsi qualche km in più per trovare un tavolo libero dove mettersi a studiare.

Io ero davanti al libro già da un po'.
Lei arrivò dopo, si chinò verso di me e mi salutò con un bacio sulla guancia (era impossibile non notare la parte superiore delle tette da quella posizione) e si andò a sedere qualche metro più in là nel tavolo di fianco.
La seguii con lo sguardo tutto il tempo, fin quando non prese il libro per cominciare a leggere.
Il vestitino lasciava scoperto un triangolino di schiena (quello a confine con i jeans) e proprio i jeans permettevano di apprezzare fino in fondo la forma delle natiche.
Che culo, signore e signori.

Veniva da svenire. I jeans, nel momento in cui si sedette, si tendevano e creavano delle curve perfette apprezzabili soprattutto di profilo, ovvero il punto da cui osservavo.

Cercai di tornare a studiare. Fu difficile.
Non riuscivo a concentrarmi poiché ogni 30 secondi il mio sguardo era di nuovo concentrato su quella schiena leggermente scoperta e quella posa gentilmente scomposta.

Ad un certo punto lei si girò a guardarmi.
“Cosa c'è?” chiese sorridendo.
“Niente... sono stanco morto!” Farfugliai io. Ritornai chino sul libro.

Ripetei l'operazione per altri 5 minuti. Dovevo sfogarmi da qualche parte altrimenti non avrei potuto riprendere a studiare.
Alternavo lo sguardo su di lei e sul libro.
Ad un certo punto accadde.
La sua mano si spostò fluida verso il bordo dei jeans. Il dito indice si infilò sotto e agganciò il filo del perizoma. Probabilmente le dava prurito o fastidio. Un gesto impercettibile e fin troppo naturale.
Riuscii a scorgere quel lembo di tessuto rosso per un istante e questo mi fece alzare la pressione immediatamente. Lo spostamento del perizoma scoprì per pochi attimi il chiaroscuro della fessura tra le chiappe. Il vedo-nonVedo più eccitante che mi sia mai capitato di osservare.
Il cazzo pulsava prepotente e quasi sfiorava il bordo del tavolo. Dovevo andare in bagno a masturbarmi. Era necessario.

Mi alzai, cercando di dissimulare l'erezione, proseguendo diritto verso i bagni.

“psst! Dove vai?” Udii alle mie spalle.
“Ehm... sto andando in bagno... ma prima ho bisogno di un caffè!” Inventai cercando di stemperare la discussione.
“ah, aspettami che me ne serve uno anche a me!” Rispose.

Di fronte la macchinetta del caffè. Lei teneva con entrambe le mani il bicchiere e mi guardava fisso. Io ero doppiamente imbarazzato, non mi era mai era capitato con lei, poiché quello sguardo sembrava intimidatorio e inoltre col bicchiere in mano riuscivo a coprire male il mio uccello eretto.

“Che c'è...perchè mi fissi?” chiesi io.
“Ma non dovevi andare in bagno?” Rispose in tono ironico.
“Si! Dammi il tempo di finire il caffè almeno...” Cercai di replicare.
“Ma se l'hai bevuto in due sorsi velocissimi!” Fece notare lei.

Cazzo. Per via dell'eccitazione avevo bevuto il caffè immediatamente e quindi avevo il bicchiere vuoto, il cazzo duro e rimanevo imbambolato senza muovermi e senza sapere cosa dire.

“Ahahah... Ora ci vado! Stai calmina!” Cercai di buttarla sull'ironico anche io.
“Guarda... se sono liberi entrambi ci vado anche io a questo punto” aggiunse lei.

I due bagni erano divisi da un muro che tuttavia non raggiungeva il tetto bensì lasciava un discreto spazio in alto.
Più di una volta mi ritrovai a fantasticare sulle possibili implicazioni di questa bizzarra caratteristica. Ad esempio arrampicarsi sul lavello e riuscire a scorgere il bagno accanto e dunque le persone all'interno.
Sembrava la situazione perfetta per attuare quel piano. Tuttavia ci ripensai.
Avevo il cazzo eretto davanti a me. I pantaloni calati. Giulia nel bagno accanto che faceva la pipì.
Era una erezione pazzesca. Non sapevo quasi che fare prima. Cercai di tenerlo in mano ma avevo timore che sentisse qualcosa.
Sentii che si asciugava le mani con il getto d'aria (la fessura in alto permetteva di sentire tutto) e ad un certo punto disse:
“Ma ancora non hai finito?”

Io ero stranito e anche terrorizzato. Ovviamente non dovevo fare pipì e quindi lei non aveva sentito alcun getto d'acqua.

“c.. cosa?” Cercai di rispondere facendo il vago.

“Non te la stai menando, vero?” Disse lei con leggerezza.
Io raggelai. Era fin troppo palese?
“Ahahah... macchè! Ora, sto finendo...!” Cercai di dissimulare io.

Silenzio.

“Oddio... stavi facendo davvero qualcosa? Cazzo scusami... perchè mi ritrovo sempre a fare gaffe allucinanti? Non volevo romperti i coglioni!” Cominciò a farfugliare quasi senza motivo.

“No tranquilla! Non mi impressiono mica!” Cercavo di fare il tipo alla mano.

Silenzio.

Sentii la porta del bagno accanto aprirsi e dei passi allontanarsi. Se n'era andata.
La cosa era diventata parecchio bizzarra, c'è da ammetterlo.
Non persi ulteriore tempo. Afferrai il cazzo con intensità e cominciai a masturbarmi frettolosamente.
Bagnai la mano con l'acqua per permettere uno scivolamento migliore. La mano umida su e giù sull'asta produceva quel tipo suono ritmico tanto caratteristico. Era probabile che venisse percepito da fuori. Cercavo di fare in fretta.

“Ti sento...” Disse una voce da dietro la porta quasi divertita.

Panico. Terrore puro. Indietreggiai e feci anche parecchio trambusto.

“...Giulia? Non te n'eri andata?” Non sapevo che altro dire.
“No. Lo sapevo che te lo stavi menando!” Era quasi un'accusa, la sua!

“Oh ma che modi sono? Ma poi non puoi dimostrarlo!” Cercai di rimanere sulla difensiva.
“Se lo stai facendo davvero ti picchio! Neghi pure l'evidenza!” Non avevo assolutamente idea di dove voleva arrivare.

La situazione si fece surreale. Cercai di adattarmi agli eventi.

“Non ho capito... vuoi entrare e vedere se hai ragione?” Accettai la sfida.

Silenzio.

“Ah ora vuoi pure che entro?” chiese lei.
“Se ti va...” risposi io.
“Ma tanto la porta è chiusa...!” Disse.

Allungai la mano e girai la chiave.

“Ora è aperta... se vuoi entra!” Il cuore palpitava.

Silenzio.

D'un tratto la porta si aprì. Le mie gambe quasi stavano cedendo.
Lei se la richiuse frettolosamente alle spalle.

Si trovava davanti a me. Io ero con il cazzo rizzato verso di lei. Le mani poggiate sui fianchi e i pantaloni calati.
Lei rimaneva fissa a guardarmi l'uccello. Inespressiva.
Sentivo una eccitazione smisurata pervadermi il corpo.
Ad un certo punto allungò delicatamente la mano e poggio la punta delle dita sul mio glande.
Avvertii il freddo di quelle dita e rabbrividii interamente.
Afferrò il cazzo con la mano e si inginocchiò.
Era rimasta immobile con il cazzo in mano. Fissava la mia cappella senza accennare un movimento.
Poi mi rivolse lo sguardo.

Era bellissimo. Credevo di stare per venire. Quello sguardo era qualcosa di sublime.
Ritornò con lo sguardo sul mio pene. Sentivo stringere forte la sua mano.
Aprì la bocca. Rimase con la bocca aperta e il mio cazzo davanti senza accennare ad avvicinarsi.
Riuscivo a sentire il suo respiro caldo sulla punta del pene. Era una sensazione indescrivibile.
Rimase con la bocca spalancata, senza muoversi, per quasi un minuto.
Dopodichè, Scoppiò a ridere e lasciò la presa.

“Stavo pensando alla scena della tizia sborrata in un occhio...ahaha! Non ce la faccio!” Era morta dalle risate.

L'eccitazione e il surreale della vicenda fecero scoppiare a ridere pure me. Come si poteva non ridere in una situazione del genere?

Io stavo quasi per cadere, le gambe le sentivo molli e non riuscivo a mantenere la posizione eretta per via delle risate compulsive.

Improvvisamente lei afferrò nuovamente il cazzo e lo prese in bocca. Cominciò a spompinarmi furiosamente, continuando a guardarmi negli occhi.
Io ero estasiato. La sua testa andava su e giù ad una velocità impensabile.

“Oddio, sto venendo.” Feci io.

“Dovremmo rifarlo qualche altra volta...!” Rispose lei tra una succhiata e l'altra.
“Direi proprio di si... magari non solo pompini” Aggiunsi io.

Lei si fermò. Guardandomi fisso.
“Ah quindi vuoi che smetta?” Chiese.
“No, ti prego! Intendevo le prossime volte...!” Implorai io.
“Sicuro? Se vuoi smetto subito...” Imperterrita cercava di sottomettermi rimanendo con la bocca aperta vicino alla cappella, senza toccarla.
“No continua pure...!” Facevo quasi il gentleman che chiedeva di farsi riempire il bicchiere di spumante a tavola.

Lo rimise in bocca e cominciò a far roteare la lingua attorno al glande. “Questo l'ho visto fare in un altro video...com'è?” Disse tra una leccata e l'altra.

“Dovresti farmi vedere questi video più spesso... oh mi sa che sta arrivando!” Dissi io in preda ad una goduria intensissima.

Il getto di sperma era prepotente. Beccai il labbro superiore e il naso. Il secondo getto centrò in pieno la bocca e la lingua.

“Ahahah... hai visto? Ho tenuto gli occhi chiusi!”
Note finali:
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