i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Note:
Ispirato a un racconto di The Wanderer
Ero atterrato alla Malpensa dopo un lungo viaggio notturno con la Qatar Airways da Doha. Era la vigilia di Ferragosto e il traffico sulla Milano Laghi era già spaventoso. Ci misi una vita a tornare a casa, a Milano.

Avevo dormito poco e male sull'aereo e Marisa, quando arrivai, mi chiese se volessi qualcosa per colazione.
Veramente avevo fame. La differenza di fuso con il Qatar, dov'ero rimasto due settimane per un progetto su una piattaforma petrolifera, faceva credere al mio corpo che fosse già ora di pranzo, anche se invece erano appena passate le dieci.
Quindi, sebbene sull'aereo ci avessero già preparato la colazione, chiesi a Marisa se le sarebbe dispiaciuto prepararmi un panino.

Ero stanco, accaldato, affamato, assonnato e di malumore. Non vedevo l’ora di farmi una doccia e di stendermi a letto per un sonnellino, sotto l’aria condizionata.

Mentre divoravo il panino con mozzarella di bufala e prosciutto crudo (ingredienti ben difficili da reperire nel Qatar), Marisa mi aggiornò sulle novità delle ultime due settimane. Ascoltavo, ma senza prestare molta attenzione e alle volte perdevo proprio il filo.

Poi sganciò la bomba.

- Cele, hai mai pensato allo scambio di coppie?
Cele sono io. Veramente mi chiamo Celestino, come mio nonno, ma naturalmente nessuno usa quel nome e abbreviano tutti in Cele.
Invece, per quanto riguarda lo scambio di coppie, avevo paura di aver capito benissimo, ma, nel dubbio, mi finsi ingenuo:
- Scambio di che?
- Di coppie. Sarebbe come scambiarsi il partner per fare del sesso.
- Sinceramente non ci ho mai pensato. Perché dovrei scambiarti quando sono soddisfattissimo di te? Perché me lo chiedi?
- Mah… Un paio di ragazze ne parlavano l’altro giorno nello spogliatoio della palestra. Mi chiedevo se tu ci avessi mai pensato.
- Tesoro, tu sei l’unica donna che mi interessi. Non ho nessuna curiosità per nessun’altra.
- Per te è facile. Quando ci siamo conosciuti ti eri già scopato mezza università… Per me invece non è così. Sai bene che le mie esperienze con gli uomini prima di te sono state davvero limitate. La prima volta che siamo stati insieme ero praticamente vergine. È naturale che mi chieda come sarebbe con un altro uomo, no?
- Non chiedertelo più, tesoro. Noi maschi siamo fatti tutti allo stesso modo e stai tranquilla che quelle donne con cui sono stato prima di te mi hanno insegnato tutti i trucchi. Non troverai nulla di meglio fuori dal nostro letto.
- Invece io sono curiosa. Ho cominciato davvero a pensarci dopo aver ascoltato quelle donne nello spogliatoio.
- Senti, comincia a non piacermi questa conversazione. E soprattutto mi chiedo dove tu voglia andare a parare. Mi stai dicendo che vorresti andare a letto con un altro?
- Chissà. Forse. Ti spiacerebbe?
- Certo che mi spiacerebbe, maledizione! Non è certo una cosa che possa permettere!
- Si tratterebbe solo di sesso. Senza amore, senza nessun sentimento. Senza coinvolgimento emotivo. Non ti fidi di me?
- Sinceramente sì, mi fido di te. Quello di cui non mi fido sono io. Non sono sicuro che riuscirei a non strangolare te e il tuo amante con le mie mani.
- Allora vuol dire che non mi vuoi bene. Altrimenti non saresti così preoccupato e saresti sicuro che non potrei mai innamorarmi di lui.
- Lui? Stai dicendomi che non si tratta di un discorso ipotetico, ma che hai già individuato un candidato?
- Beh, stavo pensando a questo Antonio Tiraboschi…
- Antonio? Ma se è un cretino! Uno zotico, volgare e sudicio, rozzo e maleducato. Un monumento alla banalità e al cattivo gusto. Proprio lui dovevi andare a pescare? Non s’è mai sposato e non ha una fidanzata. Ci sarà un motivo!
- Però le ragazze giurano che sia un vero stallone e che abbia un… affare enorme.
- Un affare enorme. È questo che vai cercando? Un affare enorme?
- Cerca di capire, Cele! L’unico “affare” che ho visto da vicino è il tuo! Le mie amiche dicono che il suo è davvero grosso e che nel rapporto sessuale arriva a toccare punti che normalmente non vengono raggiunti. Certo che sono incuriosita e che vorrei provare!
- Cioè, secondo te il mio “affare” quei punti non li raggiungerebbe?
- E come faccio a saperlo? Nella mia vita ho fatto l’amore solo con te! Come posso confrontarti con gli altri?
- Attenta, Marisa. Insistere a “confrontarmi con gli altri” è un grosso sbaglio. Te lo dico io.
- Cosa vuoi dire?
- Che a noi maschi non piacciono i confronti sulle prestazioni in camera da letto. Urta la nostra suscettibilità. Mette a dura prova il nostro fragile ego.
- Figurati! L’unica cosa che voglio è un esperienza con un altro maschio. Non vedo come ciò possa essere una minaccia per te, la tua suscettibilità e il tuo fragile ego.
- Ok. Ti avviso. Un’esperienza con un altro uomo può essere un grosso errore. Madornale addirittura. Potresti scoprire che l’altro ti piace di più e che non vorrai più stare con me. Che non potrai più fare a meno del suo affare enorme.
- Che sciocchezza. Io ti amo. Come potrei non volerti più?
- Beh, dopo che avrai provato il mostruoso uccello di Antonio il super stallone, potresti non accontentarti più della mia normalissima dotazione, che non arriva a toccare quelle parti che ti provocheranno i piaceri paradisiaci che invece lui ti saprà garantire.
- Non sarà che sei geloso di lui?
- Marisa, l’ultima cosa di cui sono geloso è l’uccello di Antonio. Io sono perfettamente soddisfatto del mio. Pensavo che anche tu lo fossi, ma vedo purtroppo che non è così.

Posi fine alla conversazione. Irritato e di pessimo umore me ne andai a dormire.

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Durante la settimana successiva Marisa ritornò sull'argomento in un altro paio di occasioni, ma ogni volta io le dichiarai con fermezza che una simile stupidaggine non avrebbe mai potuto contare sulla mia approvazione e che non avrei potuto tollerare uno sgarbo del genere.

Alla fine le cose si misero davvero male e lei mi informò che avrebbe vissuto quell'esperienza che io fossi d’accordo o no. Chi ero io per negarle il piacere di un grosso affare? In fondo il corpo era suo e solo lei aveva il diritto di usarlo come meglio le pareva, giusto? Quindi sarebbe toccato solo a lei decidere se provare o no quel “mostruoso arnese”.

La cosa buttava malissimo e vedevo nubi all'orizzonte.

Non dovetti aspettare molto, prima che la situazione precipitasse.

Quel venerdì, quando tornai a casa dal lavoro la trovai vestita di tutto punto, pronta per uscire.
- Andiamo da qualche parte?
- No. Io vado. Tu resti a casa.
- Scusa?
- Esco con le ragazze. Andiamo a ballare. Facile che ci si veda con Antonio Tiraboschi e chissà, se la fortuna gira potrei sperimentare quel suo mostruoso affare.

E se ne andò.

Furibondo. Così fu come mi sentii in quel momento.

Poi pensai che avrebbe potuto essere ben peggio: Marisa avrebbe potuto non dirmi nulla e tradirmi durante uno dei miei numerosi viaggi. Così invece per lo meno sapevo quando, come, con chi e perché.

Mi occupai delle mie cose, sistemai alcune pendenze e mi sedetti davanti alla televisione.

C’era la partita del Milan e rimasi a guardarla sbalordito nel constatare che la squadra che un tempo dava l’impressione di una perfetta coreografia, oggi arrancava senza costrutto e senza un’idea in testa per il campo.

Comunque alla una e mezza sentii la chiave girare nella toppa.

Era lei.

La donna che si stagliò nel vano della porta era davvero in condizioni disastrose: scarmigliata, il trucco spalmato sulla faccia, la camicetta abbottonata di traverso e i collant in mano.
- Ti sei divertita, Marisa?
- Neanche un po’, maledizione! Il pisello di Antonio è poco più della metà del tuo e in più lui è un vero maiale!
- Già. Me l’avevano detto. Ricordo che a scuola si vantava del suo uccello ma poi una volta nello spogliatoio della pallavolo ha visto il mio e non ha più aperto bocca.
- E perché non me l’hai detto!
- Detto cosa?
- Che il tuo è più lungo e più grosso! Le ragazze lo chiamavano tutte “Cazzone” e io ho creduto che fosse il più grosso di tutti, maledizione!
- No, Marisa! Lo chiamano Cazzone perché è un idiota, un incapace, antipatico e volgare, non per il suo uccello! Perché il suo cervello è così piccolo che potrebbe stare dentro la sua cappella!
- Ma tu non mi hai mai detto di avercelo più grosso del suo!
- Lo sai che non mi piace tirarmela, Marisa! L’unica cosa per cui mi vantavo era di quanto bella fosse mia moglie. Peccato che non potrò più dirlo.
- Perché? Mica sono diventata brutta di colpo…
- No, ma non sei più mia moglie. Le tue cose sono già da tua madre, le ho portate appena te ne sei andata. Ora tocca a te uscire da casa mia.
- Scherzi, vero? Non puoi buttarmi fuori: è anche casa mia!
La presi per un braccio e la accompagnai recalcitrante fino al portone d’ingresso e poi fuori, nella notte afosa.
- Chi ha detto che non posso? Ciao, Marisa. Fammi sapere se trovi qualche altro “grosso affare”.

Lei rimase sbalordita e senza parole fuori dal portone. Ci ripensai e riaprii un momento:
- Domani farò un salto alla tua palestra. Pare che lì i “grossi affari” come il mio siano grandemente apprezzati! Addio!

Qualche volta non sai cos'hai finché non l’hai perso.

Come dice un mio grande maestro, così è la vita.