i racconti di Milu
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(...)
Ci eravamo completamente smarriti in quella infinita passione dei sensi e di estrema estasi incestuosa, senza colpe e felici di vivere quella esperienza unica, di piaceri immensi, difficile da descrivere.
“oh, Denise sto per venire!”
“Sì, nonno sborrami dentro!”
In quei momenti intensi ci abbracciammo forte, mentre lei appoggiò il viso deformato dall’orgasmo tra il mio collo e la spalla. I movimenti alla fine divennero più convulsi bloccandosi nell’istante in cui scaricai dentro il suo utero, getti di sperma incandescente.
“Oh nonno, lo sento dentro è caldissimo!”
“Denise, sei un diavolo”
Proprio in quel momento la portiera posteriore si aprì.
“Ehi! voi due! che cavolo state combinando?”
“Ciao mamma! mi stavo coccolando il nonno!”
“Lo vedo, non sei un po’ cresciuta per certe cose!”
“No! Quando si ha un nonno fantastico!”
Denise mi strizzò un occhio mentre si levò dal grembo. Il cazzo intanto si era già sfilato dalla sua figa e pendeva giù, completamente afflosciato.
Mia moglie: “Tira avanti il sedile! Non riesco a sedermi!”
“Va bene! Va bene!”
Tutto filò liscio come l’olio.

Devo dire che fu una bella esperienza ed un inizio di una nuova ed entusiasmante avventura! benedetta tavoletta da surf!

++++++++++++

Due giorni dopo capitò ancora.
In un pomeriggio di brutto tempo, mia moglie e mia nuora vollero andare a negozi.
“Io non vengo. Sto a casa a fare compagnia al nonno” disse Denise.
“Va bene. Fai la brava, però. Non stancare il nonno con i tuoi discorsi” le disse la madre.
“Non farò niente di tutto ciò. Tranquilla. Ciao ciao.”
E se ne vanno lasciandoci soli.
“Bene. Abbiamo il pomeriggio per noi, nonno. Che ne dici di andare in camera a divertirci in po'? Continuiamo quello che abbiamo iniziato l'altro giorno.”
“Non vedo l'ora, amore di nonno.”
Ci spostiamo velocemente in camera. Ci baciamo e ci spogliamo rapidamente a vicenda.
Quando siamo nudi, la faccio distendere sul letto. Il mio cazzo è già in tiro e spunta voglioso dal mio ventre.
“Dai, dammelo subito. Lo voglio dentro. Fottimi, chiavami. Fammi sentire che mi vuoi.”
“Sì, puttanella. Adesso ti scopo a dovere. Allarga le gambe, troietta.”
Mi piace questo gioco.
Mi metto in mezzo alle sue gambe e senza troppe cerimonie comincio a sbatterle la fica. Il mio cazzo entra ed esce lucido dei suoi umori.
Mi sollevo con le braccia per vedere il mio cazzo sparire nella sua fica.
“Sì, troietta. Sei già bagnata a quanto vedo.”
Mi inginocchio e le appoggio il culo sulle mie cosce. Prendo le sue gambe e le tiro in alto, poggiandomele sulle spalle.
In questa posizione riesco a scoparle la fica fino in fondo.
“Uhm, che fica spettacolare che hai. Tutta nuda, come piace a me.”
“L'ho rasata apposta” riesce a dirmi ansimando. “Volevo goderti bene.”
“Sì, sei una puttanella. La mia troietta. Sì, ancora un po' e ti sborro dentro. Toh, prendi questo cazzo. Sentilo fino in fondo.”
“Sì, lo sento. Mi stai colpendo l'utero, sì fammi godere, nonno! Dammi la tua sborra! Voglio che mi riempi la fica di sperma. Sì, ancora, ancora, dai, dai, sborrami dentro. Sì, chiavami, fottimi, fammi godere.”
È un lago di umori dentro. Talmente bagnata che se c'è silenzio si sente distintamente lo sciacquettio dei nostri sessi.
“Sì, amore, adesso ti spruzzo dentro.”
Un potente getto di sperma parte dalla punta del mio cazzo e si infrange sul suo utero, getti di sperma incandescente la riempiono.
Nel contempo sento le pareti della vagina che si contraggono e che succhiano il mio uccello dentro di lei.
“Sei protetta, amore?”
“No”
“Ma sei matta? E se ti metto incinta?”
“E' quello che voglio. Un bambino da sbattere in faccia a mio padre, che non è capace di scoparmi come si deve! Non resiste neanche due minuti. Come mi vede nuda, viene.”
“Tuo padre ti scopa? Mio figlio?”
“Chi credi sia stato a sverginarmi? Avevo 13 anni. Non è riuscito a fare altro, però. E' venuto subito dopo. E neanche dentro, tra l'altro. Ora voglio fargli vedere che cosa significa scopare come si deve.”
“Ma, amore, mi stai usando come vendetta a mio figlio?”
“Sì e no, sì è una vendetta, no perché ti desidero e voglio sentirti dentro di me. Mi piace sentire quando mi vengono dentro. Finora l'ho fatto solo con due ragazzi, ma tu sei di un'altra categoria. Sei fenomenale. Sensazioni che non ho mai percepito dagli altri. I ragazzi li facevo venire dentro quando non ero fertile. Ma ora… ora sono in ovulazione. Tra nove mesi credo che avrai un altro figlio. Ti piace l'idea?”
“Altroché amore, aumentiamo le probabilità, allora. Vieni, amore, che ti spruzzo dentro ancora.”
In tutto il pomeriggio le vengo dentro sei volte. Non ho mai scopato così tanto con una donna.
“È tardi. Dobbiamo rifare il letto, altrimenti capiscono che abbiamo fatto sesso” le dico dopo che le sono venuto dentro per l'ennesima volta.
Rifacciamo il letto e ci rivestiamo. Si mette uno striminzito perizoma, un'ampia e corta gonnellina. Non mette il reggiseno sotto la canottiera. Si vedono i capezzoli spuntare dalla stoffa.
“Così possiamo scopare senza svestirci. Mi devi riempire per bene in questi giorni.”
Ci sediamo in cucina.
“Spiegami un po' la storia di tuo padre.”
“Cosa vuoi sapere?”
“Ti ha violentato?”
“Sì, avevo 13 anni ed ero vergine, naturalmente. È successo una domenica mattina che mamma non c'era. Mi ha chiamato e mi ha fatto andare nella sua stanza. Mi ha fatto sedere sul letto accanto a lui. Era già nudo e si è lanciato su di me. Mi ha detto: "Se racconti a qualcuno quello che faremo ora ti picchierò fino ad ammazzarti e butterò il tuo cadavere nella fogna. Sdraiati e apri le gambe". Aveva già il cazzo in tiro e mi ha sverginato, senza neanche farmi bagnare. Mi ha fatto un male cane. Ma dopo neanche due minuti mi è venuto sulla pancia e non è andato oltre. Dopo quella volta, ogni giorno veniva nella mia camera e cercava di scoparmi. Ma non aveva nessuna resistenza. Non è mai riuscito a vernirmi dentro o a farmi godere. Mi stava bene così. Mi ha sempre lasciato in pace, dopotutto. Questa è la storia.”
“Davvero non ti importa che ti abbia violentato?”
“No. È un incapace. Non ne vale neanche la pena di prendersela.”
“Ti scopa ancora?”
“Sì, lo ha fatto ancora prima di portarci qua. Ma tu nonno… sei davvero incredibile. Mi hai fatto godere un sacco. Sento il tuo sperma che mi cola sulle gambe. Guarda.”
E si solleva la gonna.
“Uhm, bambina mia. Sei arrapante con quel perizoma! Guarda il mio cazzo, ti vuole ancora.”
“Accontentiamolo allora.”
Mi abbasso la cerniera dei pantaloni e il cazzo spunta prepotente. Denise si siede in braccio a me, dandomi la schiena.
Senza neanche spostarle il filetto del perizoma, la penetro. Denise comincia a fare su e giù sul mio cazzo. Le infilo le mani sotto la maglietta e le torturo i capezzoli. Li strizzo forte, fino a quando Denise urla di dolore e di piacere. Con la destra scendo sotto la gonna e le massaggio il clitoride. Come lo tocco, lei viene. Le lascio godere l'orgasmo che l'ha raggiunta. Poi ricomincio a massaggiarlo.
“Amore mio, sto venendo… tra poco sborro ancora… sì… sì… prendi il mio cazzo voglioso. Sentilo fino in fondo.”
Mi alzo e faccio appoggiare Denise alla tavola. Mi espone il suo fantastico culetto.
“Ehi, ma che bel culetto che hai! È ancora vergine quel buchino?”
“Sì.”
“È un peccato che non ce n'è il tempo. Domani… sì domani lo facciamo. Adesso ti sborro nella fica. Sì ti riempio ancora. Toh, prendi, prendi… Ah, ah, sì, arriva… arriva…”
Continuo per pochi secondi ancora e dalla punta del mio cazzo partono immense bordate di sperma. Quattro lunghi e possenti getti che si infrangono sulla cervice uterina.
Anche lei viene. Sento le pareti vaginale spremere e mungere il cazzo.
“Sai amore? Credo davvero che ti metto incinta, questi giorni. Non vedo l'ora di vedere la faccia di mio figlio quando glielo dirai.”
Denise ansima ancora per la focosa cavalcata.
“Figurati se gli dico che sei tu il padre! No, non gli dico niente. Gli dico che è uno che non conosco e che mi sono scopata in discoteca.”
“E che vendetta è allora, se non sa neanche chi è il padre di tuo figlio… No, glielo devi dire. Solo a lui, però. A tua madre dille che ti sei scopata un tizio in discoteca al momento sbagliato.”
“Forse hai ragione. Morirà di invidia. Sì. Però glielo dico solo quando comincerà a crescere la pancia. Quando ormai sarà tardi per abortire. Voglio che veda il suo fallimento, come padre e come uomo. Da come si comporta con me, mi domando come abbia fatto a mettere incinta la mamma.”
“Devo raccontarti un segreto. Sono stato io a mettere incinta tua madre. Bruno non riusciva a concludere il più delle volte.”
“Tu… tu sei mio padre?”
“Sconvolta?”
“Direi… piacevolmente sconvolta, però. Chi ne è al corrente?”
“Solo tua madre. Mi ha chiesto un favore. Di inseminarla. Non siamo mai diventati amanti. Ho scopato con lei solo il tempo di ingravidarla. E solo nel periodo fertile. Mi ha usato come donatore di sperma… per così dire. È bastata una sola settimana a concepirti.”
“Allora devo chiamarti papà, non nonno! Non lo sa neanche mio padre?”
“No. Alessia l'ha convinto di essere stato lui a concepire in una delle rare volte che è riuscito a portare a termine l'atto. Forse violentandoti credeva di riuscire ad avere un rapporto completo come si deve.”
“Silenzio. Ho sentito la macchina di mamma. Corro in bagno a togliermi un po' di sborra, altrimenti mi cola tutta sulle gambe. Tu sistemati i pantaloni.”
Denise ha ragione. Poco dopo, entrano mia moglie e mia nuora cariche di borse.
“Trovato qualcosa di bello?”
“Sì e no. Già che c'eravamo abbiamo fatto la spesa. Alessia si è presa una bella camicetta. Dov'è Denise?”
“È andata in bagno. Tra poco arriva.”
“Cosa avete fatto di bello?” chiede mia moglie.
Abbiamo scopato, ho voglia di dirle. “Un po' di TV, giocato a carte, niente di particolare…”

Dopo quel pomeriggio non abbiamo avuto altre occasioni di rimanere soli per goderci a lungo. Solo delle snervanti sveltine.
Tre settimane dopo, Denise mi si avvicina. È raggiante.
“Sono incinta” mi sussurra all'orecchio.
“Congratulazioni, amore mio.”
“Sono io che ringrazio te, "papà". È stato un piacere, in tutti i sensi.”
“Ora dobbiamo solo aspettare. Speriamo che non ti venga subito la nausea e che la pancia non si faccia vedere per qualche mese.”
Mia moglie ci vede confabulare. “Cosa state facendo, voi due? Sempre a tramare qualcosa, eh?”
“Sì, nonna. Volevo convincere il nonno a venire a fare il bagno con me, ma non vuole! Convincilo tu, dai!”
“Ma dai Angelo, vai a fare il bagno con lei, che ti costa?”
“Il bagno non lo voglio fare. Che ne dici, invece, se ci prendiamo un pedalò?”
“Sì… è tanto che non ci vado…”
Ha capito subito l'antifona. Così possiamo parlare da soli, senza orecchie indiscrete. E chissà, magari riusciamo anche a scopare.
Lo affittiamo per un'ora. Appena ci siamo allontanati dalla battigia, Denise si toglie il costume e resta completamente nuda.
“Come ti senti? Niente nausea?”
“Per il momento sto bene. Ma è ancora presto. La nausea dovrebbe arrivare tra qualche settimana. Speriamo che non mi venga! La mamma mi sta sempre appiccicata e temo che possa sospettare qualcosa.”
“Ci stanno guardando?”
“Non mi pare. Ma non riesco a capirlo bene da qui. Dobbiamo allontanarci di più se vogliamo scopare.”
“Vuoi farlo davvero?”
“Sì. Perché non si può farlo mentre si è incinta?”
“Certo che si può fare. Ma non credevo che tu lo volessi fare ancora.”
“Guarda che io non sono come la mamma. Non ti considero affatto un donatore di sperma! Vorrei che tu mi considerassi la tua giovane amante. Dopotutto ho già tuo figlio dentro di me.”
“Già. Mio figlio. Speriamo che non sia un incapace come l'altro.”
“Dai per scontato che sia un maschio?”
“Io credo che lo sia.”
“Hai ragione nonno. Secondo un sito che ho trovato che parla di gravidanze, se mi riempi mentre ho l'ovulazione c'è la probabilità più alta che sia maschio. Però lo avevamo già fatto due giorni prima. Vedremo. Dai, adesso siamo abbastanza distanti. Vieni, scopami.”
“No, vieni tu in braccio a me. Aspetta che mi tolgo il costume.”
La scopo senza troppi problemi. Certo che farlo così non è il massimo. Ma siamo comunque soddisfatti entrambi. Poi ci rivestiamo e torniamo.

A settembre ritorniamo in città. Denise deve andare a scuola. Almeno un paio di volte a settimana, Denise viene a trovarmi. Quando mia moglie non c'è, la scopo. Sempre e solo sveltine. Non so mai quando potrebbe tornare a casa.
Quando la pancia diventa evidente, succede il disastro.
A mio figlio Bruno viene una crisi di nervi e cade in depressione. Fugge di casa e viene trovato morto dopo due settimane di ricerche. A quanto pare, quando Denise gli ha detto la verità e non ha retto.
Alessia si crogiola un po' nel dolore di avere perso un marito, ma si riprende subito, quando viene a sapere che la figlia è incinta.
Messa alle strette, Denise racconta la verità alla madre. I ripetuti stupri da parte del padre e della vendetta architettata col nonno.
Un giorno, viene a trovarmi Alessia.
“Come hai potuto mettere incinta Denise? È anche tua figlia! Hai abusato di lei?”
“No, niente di tutto questo. E comunque lo sa che sono suo padre. Le ho raccontato tutto. Comunque io e Denise siamo amanti, fin da luglio. Aveva voglia di scopare e voleva a tutti costi farsi mettere incinta, per sbatterlo in faccia a Bruno. Voleva farlo sentire una nullità. Non mi dire che tu non lo hai mai tradito perché non ci credo. Quando una donna non viene soddisfatta, ne trova un altro di uomo che possa farlo.”
“Certo che l'ho tradito. Parecchie volte. Ma non gli ho mai fatto pesare il fatto che non era in grado di portare a termine un rapporto sessuale. Lui lo sapeva. Ma ignoravo il fatto che ci provasse con Denise. Le voleva bene.”
“Non ha mai sospettato che non era lui il padre?”
“Non lo so. Forse, ma a me non ha mai detto niente.”
“Cosa intendi fare con Denise?”
“Che domande! Farà nascere il bambino, ovvio. Mica la faccio abortire adesso! È fuori tempo massimo. È quasi di cinque mesi. Tra poco dovrebbe vedersi il sesso del bambino. Tu, piuttosto, cosa intendi fare con lei?”
“Io? Io sarò un nonno premuroso che si occupa della nipotina. Maura non sospetta nulla. Non glielo hai detto, vero?”
“Certo che no! Non sono scema. Resterà tra noi tre. Ma ora che Bruno è morto dovrò trovarmi un lavoro per riuscire a mantenere Denise e il bambino.”
“Senti, perché non fai così. Vendi l'appartamento dove state e vi trasferite da noi. La casa è grande e possiamo dividerla in due appartamenti. Uno per noi e uno per voi. Il vostro appartamento vale molto, così avrete da parte un bel po' di risparmi per vivere bene per molti anni. E Denise non rimarrebbe sola.”
“E tu avrai tuo figlio da crescere, eh! Guarda che l'ho capito che desideri scoparti ancora Denise! L'hai detto tu stesso che siete amanti!”
“Beh, sì, è anche per questo. Ma staremo tutti insieme. Se c'è da dare una mano, una fica da riempire, io ci sono.”
“E come la metti con tua moglie?”
“Lei non si accorge mai di niente! Sta tranquilla! Lei pensa solo alle sue cose. Dai accetta, trasferisciti da noi.”
“Va bene, va bene! Ci vengo. Se non altro, per non lasciare da sola Denise.”

Così fa. Alessia mette in vendita l'appartamento e ne ricava un cospicuo gruzzoletto. Nel frattempo ho chiamato un'impresa che si occuperà dei lavori. Dividerà la casa in due appartamenti. Al piano terra ci starò io con mia moglie e Alessia e Denise al piano di sopra.
A maggio Denise da alla luce mio figlio Martino. Un bel bambino di tre chili.
Adesso mi scopo anche Alessia. A volte capita che madre e figlia mi accolgano insieme nel letto.
Che sballo! Una quarantenne focosa e un'adolescente vogliosa. Il mio cazzo va in brodo di giuggiole. Io sono sempre arrapato e il mio cazzo è sempre in tiro. Fortunatamente sia la madre che la figlia prendono la pillola, ora. Altrimenti avremmo messo su due squadre di calcio, come minimo.
L'anno dopo, mia moglie muore. Un malore improvviso la fa cadere dalla bicicletta e viene investita mortalmente.
Il lutto non dura tanto. Ci pensa Denise a consolarmi, smettendo di prendere la pillola e regalandomi un altro figlio. Anche Alessia smette di prendere la pillola e rimane incinta.
Con i soldi che l'assicurazione dell'investitore mi risarcisce, può smettere di lavorare.
Vivremo tutti insieme. Io e i miei figli. E le madri dei miei figli.
Non dovrei dirlo per rispetto ai nostri morti.
Per fortuna che sono morti, altrimenti non avrei mai avuto questa magnifica famiglia.