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Giada e il nonno

Ebbene sì. L'ho fatto con mia nipote!
C'è da dire però che era stato tutto un equivoco. Io voglio bene alla mia nipotina.
La farò breve, ma iniziamo dal principio.
Lei voleva delle "lezioni orali" ed io avevo capito tutt'altro. Nell'impeto del momento abbiamo perso la testa entrambi ed abbiamo finito per scopare. A complicare le cose poi, dovete sapere che Giada è il ritratto sputato di mia moglie Maria, ormai deceduta da un anno.
Mi direte: «Sei un vecchio sporcaccione!»
E qui vi sbagliate. Ho solo 54 anni. Ho messo incinta mia moglie quando avevo 18 anni, ed è nata Marinella. Poi lei, quasi a voler continuare la tradizione, a 18 anni è rimasta incinta… ed è nata Giada. Il colpevole ha pensato bene di darsela a gambe. Marinella, da allora passa da un compagno all'altro, con leggerezza, lasciando la bambina a me a mia moglie, fino a quando tre anni fa, Marinella si sposa. Ma il patrigno e Giada non si sopportano. Si può dire che Giada ha passato più tempo a casa mia che con la madre.

Tre settimane dopo il fattaccio, Giada ha saltato il ciclo. Dopo il test di gravidanza, risultato positivo, abbiamo ripreso a scopare liberamente senza alcuna protezione, ormai inutile, in ogni angolo della casa e del giardino.
Non ha mai detto a nessuno, neanche a sua madre, chi fosse il padre ed abbiamo continuato le sue "lezioni" ogni giorno.

Il 20 febbraio, poco dopo che ha compiuto 19 anni, Giada ha partorito una graziosa e sana bambina. L'abbiamo chiamata Maria.

Il giorno in cui nasce la mia bambina, Maria, modifico il mio testamento. Senza dire niente a nessuno; anche perché nessuno sa quanto possiedo. Giada diverrà la mia unica erede. Non si sa mai quello che può capitare nella vita. Per la piccola Maria ho invece creato un piccolo fondo di un milione di euro. Ne entrerà in possesso quando compirà ventuno anni. Per l'altra mia figlia Marinella, la madre di Giada, lascio solo una minuscola parte del mio capitale. Centomila euro. Neanche lo 0,1% di quello che possiedo.

Le cose nella famiglia di Giada iniziarono ad andare veramente male. Il nuovo marito della madre, non tollerava la neonata. Non andò oltre due mesi. Se Giada non si liberava della bambina, lui se ne sarebbe andato. Malvolentieri, la madre disse a Giada che forse era meglio se si trasferiva dal nonno con la bambina “almeno per qualche mese” e aggiunse a mo' di scusa “solo fino a quando non si calmano un po' le acque.”
“Non si calmeranno mai. Lui non lo sopporto. Me ne vado dal nonno e non torno più. Addio mamma.”
Giada mi telefonò e andai a prenderla, fece i bagagli per lei e per la bambina e traslocò. Non dimenticò niente a casa.

Visto che ormai Giada è maggiorenne, non ha vincoli di nessun tipo. Fa solo il cambio di residenza.
Giada era al settimo cielo, così pure io. Potevo prendermi cura della mia bambina con l'implicito benestare della legge.
Compro una cameretta per mia figlia. E Giada prende posto nel mio letto accanto a me.
A Giada compro una infinità di cose a cui finora ha dovuto rinunciare: biancheria intima, abiti eleganti e seducenti… Insomma le rifaccio il guardaroba. Provvedo poco per volta, due o tre intimi coordinati per volta. Ad ogni inizio stagione le compro un vestito, oltre ai soliti jeans, minigonne e magliette. Un vero abito da mettere nelle occasioni speciali. Mai niente di volgare. Sempre adatto alla sua età, ma elegante e seducente.
In casa lascio sempre dei soldi a sua disposizione. Li può prendere quando vuole per comprarsi qualcosa. Le do anche un bancomat.
“Giada, tesoro, questo è un bancomat. Te lo sto dando non perché voglio controllare quello che spendi. Hai a tua disposizione 1.500 euro al mese. Comunque in casa trovi sempre dei soldi che puoi prendere quando vuoi. Se invece vuoi qualche cosa di particolare, devi semplicemente chiedermelo e te lo darò.”
“Grazie, nonno” dandomi un bacio sulla bocca.

Giugno, liceo finito. Esami di maturità fatti.
Maria ha 4 mesi.
Voglio fare una vacanza al mare con Giada. Prenoto in un piccolo albergo in riviera. A giugno non fa troppo caldo e la riviera ligure è l'ideale per i neonati. Scelgo una camera con letto matrimoniale e una culla per la piccola. Carico i bagagli in auto e partiamo. Tre ore in auto e siamo arrivati. L'albergo è molto carino, ha la piscina e ha l'accesso direttamente sulla spiaggia. Le camere sono piuttosto ampie e ci danno una camera d'angolo con vista sul mare ed una bella terrazza.
La piccola Maria deve mangiare e restiamo per un'oretta in camera. Giada ha molto latte e la allatta al seno. Intanto disfo i bagagli e monto il passeggino. Quando finisco, mi sdraio in fondo al letto ad osservare Giada mentre allatta la bambina.
Mi si stringe il cuore da tanto sono entrambe belle. “Mi sto innamorando di te. Lo sai, vero?”
“Io invece ti amo già. Da ora in poi non ti chiamerò più nonno, ma solo amore o tesoro. La nostra piccola Maria ha finito. Che ne dici se ce ne andiamo a fare un giro? Tra qualche ora inizierà a fare caldo ed io dovrò rientrare in albergo.”
“Ma certo! Prendo il portafogli ed il cellulare ed andiamo subito.”
Detto fatto. Mettiamo Maria nel passeggino, la prendo per mano ed usciamo tutti e tre dalla camera.
Facciamo un lungo giro. Ho già in mente di fare una bella sorpresa a Giada. “Passiamo prima per le vie del centro e facciamo ritorno dal lungomare.”
Giada non sospetta nulla. Ho avuto l'idea mentre stavo guidando ed osservavo Giada appisolata.
Quando passiamo davanti ad una gioielleria, le dico “Dobbiamo fermarci qui un attimo. Devo prendere una cosa.”
Entriamo. Il negozio è vuoto ed il negoziante ci serve subito. “Desidera?”
“Vorrei vedere degli anelli con brillanti.”
“Certamente. Ha preferenze?”
Mi volto verso Giada. “Scegli quello che preferisci.”
È all'ottavo cielo non al settimo! Ne sceglie uno che è molto bello davvero.
“Vuole una confezione regalo?”
“No, non serve. Giada dammi la tua mano sinistra.” Lo bacio e glielo infilo all'anulare.
Pago e usciamo.
Giada è raggiante. Ha compreso il vero significato di quel gesto. In pratica l'ho sposata.
Ritornati sulla strada, Giada spinge il passeggino mentre io mi stringo a lei mettendole una mano sul fianco. Passiamo davanti ad un negozio che vende cose per la spiaggia. Entriamo e le dico di scegliersi un costume a due pezzi. La gravidanza non l'ha ingrassata, ma le sono cresciute le tette per l'allattamento. Ne sceglie due splendidi e le stanno una favola.
Riprendiamo la strada. Ogni tanto appoggia la testa sul mio torace ed io le bacio la testa. Ci fermiamo all'ombra di un pino. Maria continua a dormire tranquilla. Mi appoggio alla balaustra, prendo Giada tra le mie braccia e ci baciamo appassionatamente.
“Ti amo, amore mio” riesco a dirle tra un bacio e l'altro. “Voglio vivere il resto della mia vita con te e nostra figlia” le sussurro all'orecchio.
“Anche io ti amo, te l'ho già detto. E anch'io voglio vivere con te. Dalla mamma non ci torno più. Hai visto anche tu che non mi vogliono, anzi non ci vogliono.”
“Meglio così. Sono sicuro che avrei finito per mettere le mani addosso a quel tizio, per come ti ha trattata in questi anni.”
Ho fatto proprio bene a modificare il testamento e ad escludere la madre di Giada.
Restiamo lì per una mezz'oretta, a baciarci e a goderci la brezza.
“Torniamo in albergo. Comincia a fare caldo per Maria.”
Quando torniamo in camera Maria si sveglia. La prendo in braccio e la coccolo per un po', poi bisogna cambiarle il pannolino.
Prima di scendere per il pranzo, Giada la allatta ancora, poi Maria si addormenta. Così ci fa mangiare tranquilli.
La sala da pranzo non è molto affollata, ma chiediamo di poterci sedere in un angolo tranquillo per la bambina.
Finito il pranzo ritorniamo in camera. Fa ancora troppo caldo per uscire. Mettiamo Maria nella culla e anche noi ci sdraiamo sul letto.
Giada non fa che guardare l'anello che le ho appena regalato.
“Lo sai cosa significa, vero, amore?” le chiedo.
“Certo che lo so! Che sono diventata la tua donna.”
“Lo sei diventata già da quando ti ho messo incinta l'anno scorso. Questa è solo una formalità. Per far vedere agli altri che non sei libera. Ti ho sposata… Questo anello significa che ora sei mia… e non ti lascio più andare.”
Comincio ad accarezzarla. Il vestitino che indossa vola via in un attimo. Anche lei comincia a spogliarmi. In breve siamo nudi e cominciamo a scopare.
Poi mi fermo. Panico.
“Mi sono dimenticato di prendere i preservativi. Maledizione. Come facciamo ora? Ti vengo sulla pancia o in bocca?”
“Ma cosa stai dicendo!? Non se ne parla di usare contraccettivi. Mi devi venire dentro. Sono o no la tua donna?”
“Ma hai appena avuto una bambina! Non è bene che tu rimanga incinta di nuovo.”
“Non se ne parla. Pretendo il tuo seme nella mia fica.”
“Ma rimarrai di nuovo incinta!”
“E allora? Daremo un fratellino o una sorellina a Maria. Quale è il problema?”
“Il problema è che sei ancora giovane!”
“Ti fai scrupoli adesso? Dopo che hai già avuto una bambina da me?”
“L'altra volta è stato un incidente. Ma adesso? Ora lo faremo perché lo vogliamo.”
“Certo che lo voglio. Voglio altri figli da te. Cosa credevi? Adesso vieni qui e scopami.”
Sarà per l'ardore con cui mi ha detto queste parole, ma ormai non ci penso più. Sia quel che sia. E iniziamo a scopare.
Verso le tre, Maria si sveglia e dobbiamo smettere. Come prima, sto ad osservare la mia donna che, nuda, allatta mia figlia. Mi fa arrapare e il cazzo mi si rizza. Mi allungo verso Giada e mi metto a succhiare dal capezzolo appena lasciato libero da Maria. È come una grossa ciliegia nella mia bocca. E più ciuccio più esce latte. Le svuoto la mammella. Quando Maria finisce, Giada la adagia sul letto accanto a noi e io mi avvento sull'altro capezzolo, svuotando anche quello.
Poi faccio sdraiare Giada sotto di me ed entro in lei. È talmente duro che la impalo come niente. Il clitoride schiacciato contro le ossa pelviche le ha dato una scossa che per un breve lasso di tempo tremava tutta come se fosse presa da spasmi incontrollati. Ho cominciato a menare il cazzo avanti e indietro dentro di lei e un profondo piacere l'ha raggiunta.
Abbiamo scopato con calma, godendoci lungamente, per poi abbandonarci appagati, ancora stretti nelle braccia di uno dell'altro. Il cazzo è restato ben piantato dentro di lei e lei ha stretto le gambe dietro la mia schiena per percepire più a lungo possibile quella inebriante sensazione.
Si sentiva tutta umida, le avevo riempito la pancia di caldo sperma.
So che adora quella sensazione umidiccia e feconda. Per questo non volevo venirle dentro. Andrà a finire che la metterò incinta presto.
Il caldo è passato. Ora scendiamo in spiaggia. Giada con il bikini è splendida. In spiaggia la guardano tutti, ma il passeggino al suo fianco li fanno desistere. Si avvicinano solo le nonne, per guardare la piccola e per fare i complimenti a Giada.
È quasi ora di tornare, ma si sveglia Maria. Non c'è tempo per tornare in camera per l'allattamento. Per nulla imbarazzata, Giada si scopre una tetta e allatta la bambina lì in spiaggia, davanti a tutti. Quando ha finito, torniamo in camera. Facciamo la doccia e scendiamo per la cena. Ora la sala è un po' più affollata, ma ci hanno lasciato lo stesso tavolo di mezzogiorno.
Dopo cena facciamo ancora una passeggiata sul lungomare. Camminiamo abbracciati per il viale. Noto un negozio: vende abbigliamento femminile e biancheria intima. So che non ne ha bisogno, ma le compro un fantastico intimo coordinato color crema ed un abitino di morbida seta rosa antico. Poco più avanti c'è un'altra gioielleria. Osserviamo la vetrina. Guardo Giada e lei con l'indice mi mostra un delicato collier.
“Guarda che bello quello.”
“Dai. Entriamo.”
“Guarda che non desidero che me lo compri. Mi hai già regalato l'anello ed il vestito, oggi.”
“Fa niente. Te lo regalo lo stesso.”
“Mi stai viziando, per caso?”
“Sì, amore mio. Per quanto mi è possibile voglio darti quello che desideri.”
“Mi stai già dando quello che desidero” risponde mettendosi una mano sulla pancia.
“Non puoi essere già incinta. Abbiamo appena cominciato.”
“Lo so. Ma mi stai riempiendo di sperma. Prima o poi farà il suo dovere” mi dice sorridendo e dandomi un bacio.
Poi entriamo e le compro il collier. Starà benissimo con il vestito che le ho appena comprato. La brezza delicata rinfresca l'aria. Rientriamo in camera. Andiamo a letto nudi, perché tanto i pigiama non ci resterebbero addosso a lungo. Inutile metterli.
Verso le undici Maria si sveglia. Giada la allatta e la mette a dormire. Dormirà fin verso le sei. Poi, come ho fatto nel pomeriggio, mi avvento sui suoi capezzoli. Che fantastici sono quei bottoncini! Duri come possono esserlo solo certe caramelle, da sciogliere in bocca, succose e dolci. Ne prendo in bocca uno, lo schiaccio con la lingua sul palato e comincio a succhiare.
Sono eccitato ed il cazzo mi si rizza subito. Mi sdraio sotto di lei. Giada mi sale sulla pancia e si impala sulla mia verga. Si china in avanti e riprendo a succhiarle le tette. Ben presto il latte mi riempie la bocca. È buono, dolce come miele. Ne godo il sapore e mi riempio lo stomaco di quel favoloso nettare. Le svuoto completamente le tette. E più le svuoto, più se ne forma.
Il cazzo ormai è un pezzo di marmo. Appena finito con le tette, metto Giada sotto di me e comincio a scoparla con foga.
Ad un primo sconvolgente orgasmo ne è seguito subito il secondo e il terzo. Sudati, ansanti, ci siamo fermati, abbracciati strettamente, con il cazzo che le schizza sperma nel profondo del suo utero. Ho iniziato a sentire le contrazioni uterine spremere il cazzo e potevo sentire come la pancia fosse piena del mio seme.
Ho lasciato che il cazzo uscisse da solo dalla fica di Giada, per poi sdraiarmi sulla schiena respirando pesantemente.
Ritrovata una certa calma, abbiamo iniziato a coccolarci e a baciarci. Le nostre labbra si sono unite e pochi istanti dopo le lingue si sono intrecciate in un bacio passionale e sfrenato. Le mani di entrambi hanno palpato e accarezzato il corpo dell'altro, in un susseguente vortice di passione. Il cazzo mi ritorna duro.
La faccio mettere a quattro zampe e la impalo da dietro. Poi, prendendola per i fianchi, inizio a tirarla e spingerla alternativamente. Le strizzo le tette e i capezzoli facendola gemere, le massaggio il clitoride mentre non smetto di muovere il bacino. Ben presto gli orgasmi si susseguono in lei ed alla fine anche io, le sparo dentro la fica il resto del mio seme.
Giada, stanca, si sdraia sul letto. Ed io la seguo, sdraiandomi sopra di lei, perché ho ancora il cazzo dentro la fica che pulsa gli ultimi schizzi.
Va a finire che ci addormentiamo così.
Dormiamo fino al mattino dopo, quando Maria ci sveglia. Intanto che Giada la allatta, io vado in bagno e mi faccio la doccia. Poi, quando ha finito, Giada mette Maria accanto a me nel letto e va lei a fare la doccia. Poi scendiamo a fare colazione. Siamo entrambi molto affamati.

Ogni giorno scopiamo diverse volte, riempiendole la fica di sperma tutte le volte. Dopo due settimane, inizio a notare un cambiamento in Giada. È più rilassata e serena. Le ha fatto proprio bene questa vacanza. Maria dorme tutta la notte e non si sveglia più per mangiare.
Nel tempo che siamo stati via, la madre di Giada non ha mai chiamato per informarsi della figlia e della bambina. Ed io non la chiamo di certo. Se vuole sapere come sta Giada, il mio numero ce l'ha.
Restiamo in albergo per tre settimane. Poi torniamo a casa.

La routine famigliare si stabilizza e la frenesia che ci ha presi all'inizio comincia a scemare. Scopiamo ancora senza alcuna precauzione e mi sono meravigliato quando le è comparso il ciclo. Credevo di averla messa incinta ancora.
“È perché sto ancora allattando” mi dice. “Il ciclo ormonale è ancora sballato, ma non ti preoccupare. Sono sicura che capiterà presto.”
La mattina, Giada studia per prepararsi per l'università, ed il pomeriggio, dopo che sono passate le ore più calde, usciamo in giardino. Ci sono delle piante alte che ombreggiano e non fa mai troppo caldo. Ci sdraiamo sui lettini che ho comprato apposta per l'estate. Guardo mia figlia crescere e, di giorno in giorno, il mio amore diventa sempre più bella.
D'improvviso sento il cazzo che mi si gonfia negli shorts. Anche Giada lo vede e mi si avvicina. Mi abbassa i pantaloncini quel tanto che basta, si toglie il costume che indossa e si impala sulla mia verga che svetta vogliosa della sua fichetta. Ci vuole poco prima che lei raggiunga l'orgasmo e io le vengo dentro sparandole copiose bordate di sperma. Le contrazioni si susseguono una sull'altra, le sento tutte sul mio cazzo, e non fanno altro che spremere e aspirare tutto il seme che riesco a darle. Resta in quella posizione per qualche minuto ancora, poi si sfila e si sdraia sul suo lettino, senza neanche rimettersi il costume. Anzi, si toglie anche la parte sopra.
Nel vederla nuda, il mio amico si risveglia. Questa volta sono io che mi sdraio sopra di lei, ficcandoglielo dentro senza tante cerimonie. Scopiamo ancora e riesco di nuovo a sentire le contrazioni dell'utero sul mio uccello. Giada ha continuato a godere a lungo, anche quando ha percepito il cazzo pulsare dentro di lei. I fiotti caldi di sperma si sono riversati direttamente nel suo utero e il caldo bruciante sperma l'ha fatta godere per l'ennesima volta.

Quando inizia a fare veramente molto caldo, andiamo in montagna. Non troppo in alto però. Vicino casa ci sono dei bei posti dove passare il mese di agosto. Prendiamo un piccolo appartamento, due locali soltanto. Soggiorno con angolo cottura, una camera da letto e un piccolo bagno. Abbiamo comprato un lettino da campeggio per la piccola Maria e lo monto in camera.
Dopo una settimana il ciclo di Giada è in ritardo. Mentre stiamo passeggiando entriamo in farmacia e chiedo un test di gravidanza. Giada lo fa il mattino dopo. È positivo e me lo mostra orgogliosa. Mi riempie di tanti piccoli bacetti. Poi mi appoggia la mano sul cazzo, accarezzandolo, e mi dice “Hai visto che ha fatto il suo dovere, amore? Si meriterebbe un bacio. Ma visto che ci ha impiegato troppo tempo non glielo do” continua scherzando.
“Troppo tempo? Guarda che ci ho impiegato solo due mesi per metterti incinta! Se lo merita quel bacio.”
“No. Perché l'altra volta ci hai impiegato due giorni.”
“È vero tesoro. Ma ora stai allattando e il ciclo ormonale è sballato”.
Ci pensa un po'. “Forse. Ma non glielo do lo stesso. Deve farsi perdonare prima. Adesso andiamo a fare una passeggiata.”
“Che ne dici se prendiamo il sentiero a sud, oggi?”
“Sì, mi va bene. Quello lo possiamo fare anche con il passeggino. Vado a preparare la borsa termica. Tu vai in salumeria a comprare il prosciutto per fare i panini. Io preparo il resto delle cose.”
Quando torno, Giada ha già preparato tutto e ci avviamo.
“Sai amore. Sono veramente contenta di darti un altro figlio. Spero che sia un'altra bambina. Così potremo darci da fare ancora, per avere un maschio” mi dice ridendo e baciandomi.
Ci avviamo per il sentiero. Arrivati a metà, ci fermiamo perché Giada deve allattare Maria. Stendo una coperta sul prato, all'ombra di un grande pino. Non ci sono animaletti strani in giro. Io mi sdraio accanto a lei e le osservo. Attendo pazientemente il mio turno. Giada vede il bozzo negli shorts e sorride sorniona. Quando Maria ha finito, Giada la mette di nuovo nel passeggino, si toglie le mutandine, di pizzo azzurro, che porta sotto una gonnellina a pieghe, mi scopre il cazzo e si impala sulla mia verga entrando nel profondo della sua fica. In giro non si vede nessuno: le sollevo la maglietta, reggiseno a balconcino di pizzo azzurro, le scopro i capezzoli e comincio a succhiare dalle sue tette. Mi prendo un "aperitivo", prima di pranzare. Anche lei vuole l'aperitivo. Si sfila dal mio cazzo e comincia a leccarlo, facendolo sparire nella sua bocca. Ora è diventata molto brava e in cinque minuti la costringo a bere il mio seme.
“Hai visto amore? Il mio cazzo ti ha chiesto scusa.”
“Sì, tesoro. E ho accettato le sue scuse.”
Dopo l'aperitivo, mangiamo i panini che ha preparato.
“Tesoro, visto che sei incinta, ora dovresti fare attenzione a quello che mangi. La prossima volta porta anche lo yogurt.”
“No, amore. Lo yogurt me lo dai tu. Domani porto più frutta, va bene così?”
“Sì, è perfetto. Ma lo yogurt si prende a fine pasto, non come aperitivo” le rispondo ridendo. È ancora senza mutandine e le infilo due dita dentro la fica per raccogliere un po' di nettare che mi porto alla bocca.
“Ehi che fai! Non è il momento dell'aperitivo ora!” dice scherzando.
“Questo non è un aperitivo. Mi sto prendendo del miele per addolcire questi panini.”
Così dicendo le infilo ancora due dita nella fica e raccolgo ancora il suo nettare.
“Dai smettila tesoro, altrimenti vengo subito e non riesco a mangiare.”
“Non fa niente, amore” infilandole ancora due dita dentro per poi leccarle. “Mangerai dopo”. Ancora due dita dentro. Questa volta non mi limito a toglierle subito. Ma resto lì e col pollice le massaggio il clitoride.
Giada comincia ad ansimare e posa il suo panino nella borsa termica. Prende anche il mio e ripone anche quello.
Io continuo il massaggio al clitoride, poi faccio sdraiare Giada sulla coperta e le apro le gambe. Sempre con due dita dentro di lei, mi abbasso i pantaloncini alle ginocchia. In breve sostituisco le due dita con il mio cazzo. Comincio un delizioso dentro fuori dalla sua fica. Lo infilo dentro fino alla cervice, poi lo tiro fuori completamente e ce lo rimetto dentro. Questo andirivieni le piace un casino ed esplode il primo orgasmo.
Cominciavo a sentire le contrazioni dei testicoli. Ma il generoso slancio vitale di Giada meritava un premio speciale. Così, con sforzo smodato, cercai di resistere il più a lungo possibile offrendo alla mia nipotina amante il massimo godimento possibile.
“Oh, Giada amore mio, sì. Ecco! Ecco Giada, sto venendo, Dio sto venendo!”
“Oh! Amore mio, tesoro mio! Mi piace! Mi fa impazzire! Sì, scopami! Sto impazzendo! Sì, dammi il tuo seme.”
Alla fine stremato, quando percepii il movimento delle pareti vaginali che si stringevano come morse infuocate attorno al cazzo, l’afferrai dalle natiche e, imprimendo l’ultimo impulso, la tenni a stretto contatto del mio grembo liberando dentro di lei tutta la bramosia che si era accumulata.
Svuotai il seme dentro la sua vagina mentre lei continuava a muoversi. Era una sensazione incredibile, l’estasi estrema.
“Oh!!! Tesoro! E’ bellissimo! Mmmmm!” continua a ripetere.
Il suo viso di adolescente era completamente stravolto in una maschera di pura passione. Ed io all’unisono godevo di quello istante di assoluto piacere.
Il tempo si era fermato. Sono rimasto a contemplarla, con il cazzo ancora dentro di lei per parecchio tempo.
Quando il cazzo si sfila, ci rivestiamo, finiamo i panini lasciati a metà e torniamo lentamente a casa. Questa volta lo spingo io il passeggino.
Il 31 agosto torniamo a casa. L'afa è passata e non fa più caldo come prima.

Giada prenota i controlli dallo stesso ginecologo che l'aveva seguita per la gravidanza di Maria. Questa volta la accompagno io. Entriamo tutti nello studio del dottore. Maria dorme nel passeggino. Io mi presento come il nonno e non come il padre dei bambini. Gli riferisco che mi occuperò io di Giada perché la madre l'ha cacciata di casa. Il ginecologo annuisce. Ha già intuito tutto, ma non dice niente.
“Quando hai avuto le ultime mestruazioni?”
“Il 7 luglio. Non sono venuta prima perché sono andata in montagna con il nonno per tutto il mese di agosto.”
“Non ha importanza, ad agosto l'ambulatorio è chiuso. Calcolando le date possiamo stabilire la data presunta del parto per il 13 aprile dell'anno prossimo. Ora spogliati che ti visito.”
Quando Giada si mette sul lettino, io le tengo la mano. Il dottore la visita. “Cervice chiusa e ben conservata. Anche se vedo del residuo di sperma. È meglio che tu non esageri con il sesso. Un po' va bene, ma troppo rischi di compromettere la gravidanza. Gli assalti di un pene sulla cervice chiusa possono creare delle piccole lacerazioni. Soprattutto se il pene in questione è molto lungo. Le lacerazioni possono essere molto dolorose e infettarsi.”
Dicendo questo mi guarda, prima in faccia, poi al cavallo dei pantaloni. Ha davvero capito tutto. Anche io ho capito. Devo fare il bravo.
“Vedo che porti un anello di fidanzamento. Hai un compagno fisso?”
“Sì. È lo stesso padre della mia bambina. Lei ora ha 6 mesi. Anche questo è figlio suo.”
“Devo farti fare il test AIDS o sei sicura che il padre sia sano?”
“No sono sicura. Non ha nessuna malattia, vero nonno?”
Confermo. Nessuna malattia.
“Ora ti faccio una ecografia. È presto per vedere il bambino. Ma posso vedere se va tutto bene lo stesso. Devo farti una ecografia transvaginale, però.”
“Sì, lo so. L'avevo fatta anche quando ero incinta di Maria.”
“Ok. Tutto bene. Non vedo nulla per cui preoccuparsi. Puoi rivestirti.”
Giada mi stringe la mano.
“Questi sono gli esami del sangue che devi fare. Ci vediamo tra un mese. Mi raccomando l'alimentazione. E ricordati non esagerare col sesso. Con moderazione.”
“Grazie dottore. Lei è molto gentile. Visto nonno come è bravo?”
“Sì tesoro mio. È bravo per davvero. Ora vai a rivestirti però. Ricordati che dobbiamo fare la spesa.”
Giada va nello spogliatoio.
Poi il dottore si rivolge a me.
“Deve fare attenzione a sua nipote. Non deve stancarsi troppo. E non deve esagerare col sesso, come ho detto prima. Chi cura la bambina?”
“Ce ne occupiamo insieme. Io vivo di rendita e non lavoro. Mi posso occupare di tutte e due. Anzi tre ora.”
“Che lei sappia, sua nipote vorrà avere altri figli dal suo compagno?”
“Sì, ne avranno altri. Mi ha confessato che lo ama pazzamente.”
“Posso suggerire di farle prendere la pillola? Posso prescriverla senza problemi quando sarà nato questo bambino.”
“Ho provato ad insistere a fargliela prendere appena aveva partorito la bambina. Ma non ne vuole sapere. Non vuole usare nessun tipo di contraccettivo. Vuole restare incinta quando è la natura a deciderlo. E non sono riuscito a farle cambiare idea. È una ragazza molto decisa.”
“Posso suggerire la vasectomia? Tanto per stare certi.”
“No. Non lo permetterebbe mai. Vuole avere altri bambini e io non posso negarle questo.”
“Non ho altro da aggiungere allora. Mi raccomando signorina. Pensa alla tua salute e quella del tuo bambino. Arrivederci.”
Appena usciti dall'ambulatorio. Giada mi dice “Sai amore, credo che il dottore abbia capito tutto. Ti lanciava certe occhiate!”
“Certo che ha capito! Sapessi che discorso mi ha fatto mentre ti stavi rivestendo!”
“Perché? Cosa ti ha detto?”
“Mi ha suggerito di farmi sterilizzare. Ci credi! Io sterilizzare! Mai e poi mai!”
“Ben detto, amore. Anche perché voglio darti tanti bambini. E non puoi farlo se sei sterile.”

Giada inizia l'università, si è iscritta alla facoltà di lingue orientali. A dicembre Giada fa' una nuova ecografica. Questa volta si deve il sesso. È ancora una bambina, come desiderava. La chiameremo Martina.
Anche per Martina creo un fondo di un milione di euro.
Tra pochi giorni è Natale. Per farle una sorpresa ho prenotato in montagna, partiremo il 23 e torneremo il 7 per evitare il traffico del rientro. Ho scelto un tranquillo albergo in Trentino, nella Val di Non. Non mi piace sciare, ma possiamo fare lunghe passeggiate per i boschi, se non fa troppo freddo.
Quando lo scopre è eccitata. Il 23 partiamo verso le nove della mattina. Ci fermeremo a pranzare in autogrill. Non voglio arrivare troppo presto in albergo, perché tanto non ci danno la camera prima delle cinque. C'è traffico sull'autostrada, ma riusciamo ad arrivare per le due. Lasciamo l'auto nel parcheggio dell'hotel e tolgo il passeggino dal bagagliaio. Maria è ben imbottita nel suo piumino, non sentirà freddo. Per passare il tempo visitiamo i negozi del centro. Ho già preso il regalo a Giada. Ce l'ho in tasca, ma lei non lo sa. Questo sarà davvero una sorpresa. Le ho preso un altro collier, ma questa volta è impreziosito da quasi tre carati di brillanti. L'ho pagato un po', ma faccio questo ed altro per la madre delle mie bambine.
Ci fermiamo davanti ad un negozio che vende accessori per i bambini. Ci serve un seggiolino per tenere a tavola con noi la piccolina. Non so se l'albergo ne è fornito, per cui ne prendiamo uno piuttosto economico. Ci servirà solo per poco più di due settimane.
Ci fermiamo ancora davanti ad un negozio che vende artigianato locale. Non troviamo niente di interessante. Poi passiamo davanti ad una gioielleria. Giada mi indica un braccialettino per bambine.
“Guarda che carino quello! Ha degli orsetti appesi alle maglie. Andrebbe proprio bene a Maria.”
Ha ragione! Non ho proprio pensato alla nostra piccola! C'è da dire che non capisce ancora molto, però.
“Ti piace davvero? Dai entriamo. Te lo compro.”
“Ma amore! Ci hai già regalato questa vacanza! Non continuare a spendere soldi per noi! Non ne abbiamo bisogno. Noi ti amiamo lo stesso anche se non continui a farci regali.”
“Lo so che mi ami. Ma mi piace vederti felice e sorridente come lo sei ora.”
Torniamo in albergo. La camera che ci hanno dato non è grandissima, ma c'è spazio lo stesso per il lettino di Maria e in un angolo della camera c'è una specie di salottino davanti alla televisione. Due divanetti striminziti, ma comodi. Il bagno non è male. Doccia multifunzione. Wow. Abbastanza grande per starci in due.
Il letto è comodo, coperto da un piumino. Vera piuma d'oca, non sintetico! Questo non c'era su internet quando ho prenotato.

La notte della vigilia, l'albergo ha organizzato un cenone di Natale. Giada si veste elegante. Ho comprato per lei un abito da sera avorio, corto e senza spalline. Con il seno che si ritrova, le sta che è una bellezza! Io sono ancora in mutande e sto giocando con Maria sul lettone.
Quando vedo Giada, elegante, truccata, pettinata con una acconciatura seducente, il mio cazzo ha una immediata reazione. Dimostra molto più dei suoi anni! E la sua pancia tonda da' un tocco in più alla sua eleganza.
“Ehi! tesoro. Non dirmi che vuoi scopare adesso perché ti dico subito di no. Non voglio sciupare quello che ho fatto finora!”
“No, amore mio. Ma vorrei tanto! Sei molto seducente stasera. Non c'è tempo per amarci come vorrei. Lo faremo dopo, se non saremo troppo stanchi. Adesso mi faccio una sega in bagno non preoccuparti. Tieni tu la piccola. Le ho già cambiato il pannolino. La devi solo vestire. Ora vado io in bagno a prepararmi.”
In bagno mi faccio più di una di sega. L'amico non vuole ammosciarsi. Mi faccio la barba, mi regolo i capelli sul collo, poi esco dal bagno e finisco di vestirmi.
Sono pronte tutte e due. Giada mette Maria nel passeggino e scendiamo per la cena.
Le darò il mio regalo a mezzanotte. Ce l'ho in tasca. Sono sicura che rimarrà senza parole.

Il cenone si protrae. Non c'è caos nella sala da pranzo e Maria si addormenta tranquilla nel passeggino.
Poco prima di mezzanotte, c'è una pausa tra le portate. Ci alziamo da tavola, ma lasciamo Maria addormentata che tanto siamo a pochi metri di distanza, e andiamo nell'altra sala, davanti al caminetto. Do a Giada il mio regalo. Come previsto, quando lo apre resta senza parole. Si porta una mano alla bocca e inizia a piangere, talmente ne è felice. Tolgo il collier dal supporto e glielo allaccio al collo. Le sta un incanto. Mi bacia. Un profondo bacio appassionato.
Le accarezzo la pancia, dove cresce nostra figlia, mentre la bacio. Con l'altra mano le accarezzo il viso. Ci sediamo sul divano e restiamo lì davanti al camino a coccolarci. Non la bacio perché altrimenti va a finire che scopiamo, ma la abbraccio e continuo ad accarezzarle la pancia. Voglio farle sentire che le amo tutte, le mie donne.
Dopo dieci minuti ci chiamano, la cena continua.

Alla una torniamo in camera. Mettiamo Maria nel lettino. Giada, per non svegliarla, non le mette il pigiamino.

Appena torna da me, cominciamo a baciarci con passione. Ci spogliamo a vicenda, lentamente anche se siamo entrambi eccitati. Non voglio venire subito. Voglio godere della mia donna il più a lungo possibile. Mi tolgo la giacca e la camicia, senza badare a dove li lancio. Quando Giada mi slaccia i pantaloni, si inginocchia e mi prende in bocca il cazzo. Mi fa una delizia di pompino. Poi, prima che le venga in bocca, mi da una strizzata alle palle. La faccio alzare. Le sfilo il vestito. Non porta il reggiseno, ma le mutandine sì.
La pancia dove cresce mia figlia fa bella mostra di sé. Mi inginocchio io, stavolta. Do tanti bacetti alla mia bambina, poi lentamente sostituisco le leccate ai baci. Prendo i bordi delle mutandine, sono quelle che le ho comprato l'estate scorsa, e gliele sfilo.
Giada mi ha fatto una sorpresa e non lo sapevo!
“Sono stata dall'estetista stamattina. Hai visto?”
È completamente depilata! Nessun pelo da nessuna parte! La sua bella fichetta in mostra! Non lo aveva mai fatto prima. Aveva sempre lasciato un piccolo boschetto. Ma ora…!
Infilo tre dita nella sua fica e raccolgo il nettare che ne esce. Mi metto le dita in bocca. Lo faccio per tre volte, poi lecco direttamente dalla sua fica. Lentamente, leccandole la fica, la spingo dolcemente sul bordo del letto. Le tolgo le scarpe e le faccio appoggiare i piedi sulle mie spalle. Le lascio le autoreggenti. Così ho una vista spettacolare. La sua fichetta nuda e aperta. Continuo a leccarla alternando la fica e il clitoride, fino a quando esplode l'orgasmo. Raccolgo con la lingua le ultime gocce che escono.
Mi sdraio accanto a lei. Le lecco i seni. Mi metto in bocca un capezzolo e comincio a succhiare. Ormai non ha più latte, ma essendo incinta qualche goccia di colostro c'è. Passo da un capezzolo all'altro.
Giada continua a gemere. Me la tiro sopra. Ci baciamo ancora. Il cazzo continua a vibrare e glielo struscio sul clitoride. Poi Giada me lo prende in mano e lo indirizza alla fica. In un unico movimento entro in lei.
“Oh, sì, scopami adesso. Dai non resisto più. Dammi il tuo seme. Vieni in me. Appaga la mia fichetta vogliosa.”
E prendo a scoparla con gusto. I suoi seni sobbalzano ad ogni spinta. Giada ha gli occhi chiusi. È in estasi.
“Oh amore! Ti amo. Certo che ti do il mio seme. Eccolo tra poco arriva.”
Continuo con l'andirivieni ancora per un po', poi le sparo nella fica copiose bordate di sperma. Lei viene insieme a me e sto ancora godendo quando un rivolo di sperma le esce dalla sua fica strapiena del mio seme. Ci addormentiamo così. Abbracciati e con il mio cazzo dentro la sua fica.

Al mattino, quando ci svegliamo, riordiniamo un po' la stanza. Nell'euforia della notte abbiamo buttato abiti dappertutto. Le sue mutandine sono rimaste appese alla televisione. Le mie invece sono finite sulla lampada accanto al letto.
I vestiti non sono sciupati, li potremo mettere ancora per l'ultimo.
Anche per l'ultimo dell'anno l'albergo ha organizzato il cenone. A noi non serve altro. Non ci interessa andare in giro per locali. Abbiamo una bambina piccola a cui pensare. I fuochi artificiali li possiamo vedere anche dalla terrazza.
Restiamo in albergo fino al 7 per evitare il traffico del rientro. Infatti al TG hanno detto che si è formata una lunga coda. Chi è rimasto intrappolato in quell'inferno ci ha impiegato dieci ore per tornare a casa.

Giada riprende l'università e continua normalmente fino al parto, che avviene puntuale il 13 aprile. Martina sta bene. Giada è un po' affaticata ma in una settimana si riprende bene. Telefono alla madre di Giada per farle sapere che ha partorito ancora, ma in ospedale non si fa neanche vedere.
Poi a giugno, Giada mi dice una cosa che mi stupisce un po'. Non vuole più continuare gli studi.
“Voglio fare la mamma. La mamma dei tuoi figli. Mi hai sposato, no?” mi dice mostrandomi l'anello alla mano sinistra.
“Ma perche vuoi rinunciare all'università?”
“Non riesco a stare dietro alle bambine e insieme a studiare”
“Le bambine le curo io. Non ti preoccupare, continua a studiare.”
“No. Ho deciso, faccio la mamma. Se proprio vorrò laurearmi, più avanti farò più avanti. Ma ora voglio solo fare la mamma. Lo sai, vero, che devi darmi altri figli?”
“Sì, lo so che vuoi altri figli da me” rispondo abbattuto. “Ma anche la scuola è importante.”
Ma so già che non riuscirò a farle cambiare idea.

Ormai abbiamo già costruito il nostro ritmo insieme. Dopo qualche giorno partiamo per il mare, nello stesso albergo dell'anno scorso. Anche questa volta ci restiamo tre settimane.
Nelle passeggiate che facciamo, vedo che hanno appena finito di costruire delle palazzine. Sono solo due piani e ogni appartamento ha un bel terrazzo. Sono in una buona posizione, sul mare e lontane dalla strada principale. Ho adocchiato un piccolo appartamento. Non è grande. Due piccole camere, un bagno e un soggiorno con angolo cottura. Poco meno di 70 mq e la cifra che chiedono non è esorbitante. Lo compro già arredato. I mobili sono di qualità scadente ma per una seconda casa mi sta più che bene. Andiamo in un grande magazzino a pochi chilometri e prendiamo il necessario che manca. Due lettini da campeggio per le bambine. Un seggiolone economico per Maria. Il seggiolino da tavolo che ho comprato a Natale l'ho regalato all'albergo dove abbiamo alloggiato. Ci serve la biancheria da letto e da cucina, posate, bicchieri, pentole. E uno stendibiancheria. Le tendine ci sono già. C'è già anche una lavatrice e il climatizzatore.
Chiamo una ditta specializzata e faccio mettere una tenda da sole sul terrazzo. È abbastanza grande da metterci due lettini, tavolo e sedie.
Finiamo le tre settimane in albergo e ci trasferiamo nell'appartamento.
Ad agosto, Giada rimane incinta. Come al solito è al settimo cielo. Dal ginecologo ci andrà quando torneremo.
Restiamo lì fino alla fine di settembre.
Ai primi di ottobre rientriamo a casa. Molta roba in frigo è marcita perché non avevamo intenzione di stare via così a lungo. Le piante in casa sono tutte morte. Il giardino invece è sopravvissuto, qui c'è l'irrigatore automatico.

Mi sembra strano rientrare in questa casa. Non ci sono più abituato. Mi piace di più al mare. Lo dico a Giada.
“Anche a me non piace più stare qui. Preferisco la casa al mare. Lì le bambine si divertono di più.”
“Che ne dici allora se vendiamo entrambi gli appartamenti e ci compriamo una casa al mare? Facciamo le cose senza fretta. Quando vediamo una casetta che ci piace allora vendiamo tutto e ci trasferiamo.”
“Sì, amore mio. Mi piace questa idea. È fantastica.”

Ci impieghiamo diversi mesi a trovare la casa che ci piace. Affare fatto. Addio Brianza nebbiosa. Questa volta non avviso neanche mia figlia, la madre di Giada. Che vadano a farsi fottere. In due anni, da quando ha cacciato Giada, non ha mai chiamato e non l'ho nemmeno mai vista.
La casa che abbiamo acquistato fa parte di una serie di villette a schiera bifamiliari, già finite, sul fianco di una collina a circa un chilometro dal mare. Non ci sono frane in movimento nella zona ed è sicura. È lontana dall'Aurelia e al mare ci si può arrivare benissimo a piedi o in bicicletta.
Al livello della strada c'è l'accesso al garage. Sopra c'è il terrazzamento, un grande giardino due metri sopra il garage e l'accesso alla casa da una veranda ombreggiata dalle Bougainville. L'interno è composto da quattro camere da letto, soggiorno e cucina abitabile, due bagni e una lavanderia con un piccolo bagno. Ho fatto mettere anche l'aria condizionata in tutti i locali.
L'arredamento lo compriamo nuovo. Niente di design, ma mobili sobri e robusti.
Come mobili, dalla casa vecchia, portiamo via solo la cameretta delle bambine perche è nuova. La useremo per la nursery. Affido la vendita ad una agenzia immobiliare. La vendo così com'è, coi mobili. Che ci pensino chi la compra a buttare tutto se non li vogliono. La seconda casa al mare, invece, la teniamo. Ci guadagniamo di più affittandola che vendendola. Affidiamo la gestione dell'affitto alla stessa agenzia immobiliare che ci ha venduto questa casa nuova.

Non me la sento di fare il trasloco in questo momento. Ormai Giada è quasi al termine. Le mancano solo due settimane. Non saprei cosa fare se iniziassero le doglie durante il viaggio.
Preferisco aspettare. Infatti dopo dieci giorni dobbiamo correre all'ospedale. Dieci minuti di strada e siamo arrivati. Giada da alla luce un maschio e lo chiamiamo Matteo.
Quando poi la portano in camera, con un filo di voce mi dice: “Se credi che tu abbia smesso di darmi figli, solo perché è nato un maschio, ti sbagli di grosso. Il prossimo deve essere un'altra femmina. Sei avvertito.”
Mi bacia e si addormenta sfinita, con mio figlio nella culla accanto al letto.
Sorrido. “No, amore mio. Certo che non smetterò. Ti amo. Ci vediamo domani. Riposati adesso.”

Domani devo telefonare in banca per fare preparare i documenti per il fondo di Matteo. Ho deciso di aumentare il valore dei tre fondi da unmilione a cinquemilioni ciascuno.
Ne creerò uno anche per Giada. Per lei lo voglio fare di diecimilioni.
Tanto me ne rimangono altri trecento di milioni!!

Rimandiamo il trasloco di due settimane. Giusto il tempo di riprendersi. Le visite di controllo per Giada e Matteo le faremo poi.

Prima di entrare in casa, ho preso in braccio Giada ed ho attraversato la soglia. Poi sono uscito a prendere le bambine. Anche loro le portate dentro in braccio. Per ultimo Matteo. Siamo pronti a vivere una nuova vita insieme.
Ora io ho 56 anni, Giada ha 21 anni e tre figli. Tutti miei.

Nell'arco di dieci anni, da quando l'ho messa incinta la prima volta, abbiamo avuto otto figli, cinque femmine e tre maschi. E i soldi in banca, grazie ad investimenti azzeccati, sono passati da trecento a seicento milioni. Abbiamo di che vivere senza problemi, per altri vent'anni e per altri dieci figli!