i racconti di Milu
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Cammino avanti e indietro per la stanza, cercando di indovinare quando lui sarà di ritorno. Questa sera ha in serbo per me una sorpresa speciale. Sarà un’altra delle mie iniziazioni, un altro gradino verso questa discesa senza fine. Il cuore mi batte forte e mi chiedo se sarò all’altezza, se saprò soddisfarlo, se non deluderò le sue aspettative.
Mio zio è un uomo duro. Sa essere anche dolce e tenero. Ma è lui che comanda e su questo non si discute. Vivo in questa grande casa fin da quando ero bambina. I miei genitori sono morti in un incidente e devo la vita solo a lui, il fratello maggiore di mio padre, che mi accolta e allevata come una figlia per tutti questi anni. E’ sempre stato molto severo con me.
Non ha mai voluto che frequentassi ragazzi o che avessi troppe relazioni sociali, ma mi andava bene così. Andavo a scuola, facevo i compiti, ero una ragazzina svogliata e un po’ timida, e ho imparato presto le “regole” di casa.
Sono cresciuta nel timore, all’ombra di quell’uomo alto e robusto, dal volto duro e dallo sguardo magnetico. Non ho mai avuto un ragazzo, né un’amica particolare. Lo zio ha sempre voluto tenermi tutta per sé, anche se prima non immaginavo fino a che punto.
Il giorno del mio diciottesimo compleanno, tre mesi fa, mi ha detto che doveva parlarmi e che mi avrebbe fatto un regalo speciale. Aveva anche scelto per me il vestito che avrei dovuto indossare: rosso, aderente, di un tessuto leggero, molto scollato sul seno sodo e generoso (ho una quarta misura, ma mi ero sempre vergognata di mostrare le mie grazie) e sulla schiena. Per piacere allo zio avevo anche raccolto i miei lunghi capelli biondi e dipinto di rosso acceso le mie labbra carnose. Sembravo una donna, non più una ragazzina con i grandi occhi azzurri sognanti e le trecce bionde. Eravamo seduti a cena, nella grande sala da pranzo di casa e lui mi ha allungato un pacchettino.
“Aprilo, Fabienne” mi ha ordinato. L’ho scartato con mani tremanti. Dentro c’era uno strano gioiello. Un piccolo collare di cuoio rosso, ornato di brillantini. Ho guardato lo zio senza capire, anche perché fino a quel giorno ero stata un’adolescente ingenua, del tutto ignara dei pensieri morbosi che lo zio aveva su di me.
“Fabienne, ragazza mia” cominciò a spiegarmi lentamente “Tu sai che ti ho accolta in casa e mantenuta per tutti questi anni, e ho fatto di te una ragazza con la testa sulle spalle. Ora è tempo che tu diventi una donna e ti metto davanti a una scelta. Sei maggiorenne, sei libera di andartene e cercarti un lavoro da qualche parte, oppure puoi restare e dimostrarmi di essere davvero la nipotina ubbidiente che credo…”
Il suo sorrisetto era inquietante. “Cosa vuol dire, zio?” gli chiesi, tremando leggermente.
“Vuol dire che è arrivato il momento per te di ripagarmi per tutto ciò che ho fatto, e di sottometterti completamente a me. Io ti farò donna, Fabienne, così come nessuno dei ragazzetti che tu conosci potrebbe fare. Sei ancora vergine, vero cara?”
“Sì zio” dissi abbassando gli occhi per la vergogna.
“Bene. Se resti in questa casa tra poco non lo sarai più. Ti insegnerò qual è il vero ruolo di una donna, sarai il mio giocattolino, ti terrò con me e ti proteggerò e tu in cambio ti sottometterai completamente alla mia volontà”
Ascoltavo lo zio con un misto di paura, schifo ed eccitazione.
Come avrei potuto andarmene? Lui era tutto per me. Ma che voleva dire che mi avrebbe fatta donna?
“Insomma mia cara, se vuoi che proceda alla tua iniziazione, indossa il collare e seguimi in camera da letto. Altrimenti vai via, sei libera”.
Sentivo i suoi passi allontanarsi e il mio cuore battere forte. Con le mani tremanti indossai il collare. Volevo essere ubbidiente, ripagarlo di tutto ciò che mi aveva dato, anche se mi sarebbe costato umiliazione e dolore.
Percorsi i pochi passi che mi separavano da lui, spinsi la porta pesante ed entrai. “Sono a tua disposizione, zio. Sarò la tua nipotina ubbidiente”.
Lui si avvicinò a me con un sorriso. “Ero sicuro che avresti scelto bene, Fabienne” mi disse, accarezzandomi il viso e i capelli. Poi le sue mani cominciarono a esplorarmi tutto il corpo, come nessuno aveva mai fatto.
Mi afferrò un seno, tirandolo fuori dall’ampia scollatura del vestito.
“Bene, vedo che la mia nipotina non porta reggiseno… Per punizione d’ora in poi ti sarà proibito indossare anche le mutande” mi sussurrò strizzandomi il capezzolo fino a farmi male.
Le sue mani forti palpavano la mia pelle morbida, stringendola e graffiandola a volte. Una lacrima mi rigò il viso, anche se quello che lo zio mi stava facendo mi piaceva molto.
“Non piangere Fabienne. Una vera donna deve saper soffrire un pochino, per dare piacere all’uomo. Questa notte ti insegnerò molti modi per farlo. Sii ubbidiente e fai come ti dico. Da brava, tira su il vestito e cammina davanti a me… Sì, mostrami le tue cosce stupende. Sì, tiralo ancora più su, così, da brava”
Camminavo davanti a lui sui miei sandali con il tacco alto, il vestito sollevato fino a che si intravedevano il culo e l’orlo delle mie mutandine di pizzo. Un seno era ancora completamente nudo ed esposto. Mi sentivo oscena, ma provavo anche uno strano compiacimento nel vedere l’eccitazione e la contentezza di mio zio.
“Vieni qui, fammi vedere la tua fichetta, nipotina adorata, fammi controllare che sia ancora vergine”.
Così dicendo mi aveva allargato le cosce, insinuando la sua mano sotto le mutandine e poi strappandomele via con violenza. “Mmmm sì, sei stata brava, l’hai conservata per tuo zio, per il tuo padrone… è ancora ben stretta”.
Mi ordinò di spogliarmi completamente, lasciando solo il collare e i sandali alti, e nel frattempo anche lui si spogliò. Un uomo di 47 anni, forte e vigoroso, con un membro turgidissimo e dalle dimensioni enormi.
Non riuscivo a staccare gli occhi dal suo cazzo. Le mie amiche mi avevano indicato, usando il righello di scuola, le misure che un cazzo poteva avere. Ma quello di mio zio era enorme e superava tutte le mie fantasie.
Avevo paura, perché sapevo che di lì a poco quel cazzo enorme avrebbe straziato la mia fichetta e che avrei dovuto penare e sanguinare parecchio per accoglierlo tutto.
Mio zio, indovinando le mie paure, mi disse di non preoccuparmi: “So io come sverginarti, Fabienne, tu fa’ come ti ordino. Se mi disobbedisci sarà peggio per te e la tua prima volta sarà più dolorosa di quanto ti puoi immaginare”.
Mentre mi parlava, aveva iniziato a passarmi tutta la mano di taglio sulla fessura, strofinando sempre più forte.
Mi fece sedere sulle sue ginocchia (sentivo il suo cazzo dietro, premermi pericolosamente in mezzo alle natiche, sempre più duro e grosso) e con una mano mi teneva aperta, cercando di infilarmi un dito dentro.
Quando mi lasciai scappare un gridolino di dolore, mi rise in faccia: “E’ solo un dito, ora assaggerai un cazzo dalle dimensioni poderose. Ritieniti fortunata. Poche ragazze perdono la verginità con un uomo così dotato. Ti farà male, ma ti abituerai più in fretta a prendere cazzi e ti piacerà, ti aprirò ben bene, vedrai”
Così dicendo mi fece alzare e girare di schiena, con le mani appoggiate al letto. Mi guardò, eccitandosi sempre di più. Ero piegata in avanti, con i seni offerti, il culo alto, perfettamente rotondo, le gambe aperte e tutti i miei buchini, ancora vergini, in vista. Non resistette ancora.
Mi afferrò i fianchi con violenza: “Apri di più le gambe, così. Brava… Ben aperta che ti farò meno male” spinse il suo cazzo con forza nel mio buchino, tirandomi verso di sé, e cominciando a pompare in modo sempre più violento. Avevo il ventre in fiamme, gemevo per il dolore e poi anche un pochino di piacere.
Il cazzo di mio zio mi aveva sverginata, mi stava aprendo la figa con forza, mi sembrava dovesse sfondarmi tutta.
“Bene, Fabienne, così, brava, apri ancora di più la figa, prendilo tutto. Lo senti com’è grosso e duro?”
“Sì zio, lo sento, fa male”
“Bene, non muoverti, ti apro ben bene, brava la mia nipotina…”
Era entrato tutto dentro, era enorme, sembrava fatto d’acciaio, tanto era duro. I miei gemiti erano sempre più imploranti ma lui spingeva sempre più in fondo, sempre più dentro, affondando tutta l’asta nella mia fichetta, per la prima volta aperta e dolorante. Sentivo le palle sbattermi contro e intanto si aggrappava alle tette, strizzava i capezzoli, poi mi tirava di nuovo con forza contro il suo ventre, come a volermelo mettere ancora più dentro, fino a bucarmi la pelle tesa e morbida del ventre.
“Sì, ho sempre sognato di sverginare la mia nipotina, ho sempre sognato di scoparmela così, brava piccola, stai buona, fammi godere”
Venne urlando di piacere e stringendomi forte i capezzoli, fino a farmeli diventare violacei. Sentii dei getti caldi nel ventre e poi il cazzo afflosciarsi e il dolore e il bruciore nella mia fichetta diminuire. Sanguinavo e non riuscivo a camminare. Ma lo zio era soddisfatto.
“Brava Fabienne, questo è solo l’inizio. D’ora in poi ti insegnerò tutto ciò che fa una nipotina obbediente, ci saranno molte nuove regole da rispettare in questa casa, ma sono sicuro che ci divertiremo”.

Così è iniziata la mia nuova vita accanto a mio zio. E ora lo aspetto, con indosso solo le calze e il reggicalze neri, e un bustino molto stretto che strizza la vita e con un balconcino per sostenere i seni, lasciando liberi i capezzoli. Ho i capelli sciolti e una lunga catena al collo. Passeggio per la stanza, ormai da puttana esperta. Aspetto lo zio…

Guardo fuori dalla finestra, tra le tende spesse che lo zio ha fatto mettere per proteggere la sua intimità, ma ancora non vedo nessuno. Mi lascio andare ai miei pensieri, seduta sulla poltrona rivestita di velluto rosso che mi accarezza la pelle nuda delle natiche e delle braccia.
Ripenso a quanto la mia vita sia cambiata in questi mesi, da quando sono diventata quella che sono: la nipotina devota, l’amante dello zio, una giovane donna lasciva e provocante, una piccola puttanella sempre pronta a soddisfare le voglie del suo padrone.
Non vado più a scuola. Lo zio preferisce così e io sono d’accordo. Non mi è mai piaciuta la scuola del resto. Preferisco stare qui ad aspettarlo, vivere nell’attesa di lui, dei suoi capricci, delle sue voglie estreme ed esigenti. Passo le mie giornate in casa, con indosso i vestitini leggeri e scollati che lo zio sceglie per me, e senza biancheria intima, in modo da poter essere più pronta e disponibile quando mi cerca. Può succedere sempre. Al mattino, di giorno, di notte.
“Fabienne…” lo sento ansimare.
“Eccomi zio!” rispondo e in cuor mio mi chiedo cosa mi aspetterà questa volta.
Dal giorno del mio diciottesimo compleanno, quando ho perso la prima delle mie verginità, non ha mi mai lasciato passare più di tre o quattro ore di quiete.
“E’ per il tuo bene, nipotina mia. Devi imparare ad essere sempre a mia disposizione, devi vivere in funzione delle mie esigenze e saperle soddisfare a dovere”.
“Si, zio, grazie” rispondo docile.
Questa vita mi piace in fondo. Sono prigioniera della volontà di un uomo che ha quasi trent’anni più di me e a volte mi sento soffocare nel chiuso di queste stanze. Ma so che sto imparando ad amarle, ad accettare il mio ruolo, ad essere la nipotina sottomessa che lo zio desidera.
Il mio corpo è sempre più bello, sempre in mostra, sempre aperto e disponibile. I miei seni sodi, dai capezzoli sempre tesi per l’eccitazione o la paura, la mia bocca morbida e sensuale, sempre oscenamente dipinta di rosso, la mia fichetta depilata, non più chiusa e nascosta sotto i vestiti, ma libera e aperta, pronta ad accogliere le sue mani, la sua lingua, la sua verga dura ed enorme o gli oggetti osceni con cui ama giocare.
E niente è troppo per me. Accetto ogni dolore e ogni umiliazione con gioia, mi piace essere il suo giocattolino, la sua schiavetta disponibile 24 ore su 24. Lo zio si occupa di tutto, non devo lavorare per mantenermi, non devo uscire di casa e affrontare il mondo. Lui si prende cura di me e io lo ricambio dandogli tutto ciò che vuole, dandogli il piacere che, in quanto uomo, gli spetta.
La notte dopo il mio diciottesimo compleanno mi ha scopata per ore. Ero una verginella ingenua e mi ha trasformata in una piccola puttana, aprendo tutti i miei buchi con perizia, iniziandomi a tutti i piaceri del sesso, senza riguardo per la mia stanchezza, per la mia giovane età, per il dolore.
Dopo avermi sverginata, mentre ancora avevo sangue e bruciore dentro la mia fichetta, mi ha ordinato di fare un bel bagno caldo, di rilassarmi e poi di raggiungerlo in cantina, con indosso un lungo manto nero, che copriva la mia completa nudità e i segni lasciati dalle sue mani aggressive sulla pelle lattiginosa e delicata delle mie tette e delle mie natiche.
Ho eseguito gli ordini, ancora con il cervello in fiamme e il ventre dolorante per la penetrazione violenta di poco prima. Non ero mai scesa in cantina. Non sapevo cosa ci fosse, perché lo zio mi aveva sempre proibito di andarci. Scesi lentamente le scale e mi trovai in un ambiente in penombra, illuminato solo da fiaccole. Lo zio, rivestito di tutto punto, mi aspettava in poltrona.
Nella stanza c’erano un grande letto, un tavolaccio di legno grezzo, fissato con delle catene al soffitto, in modo da poter essere inclinato secondo le necessità, delle poltroncine rosse basse e morbide, un tappeto nero davanti alla grande poltrona di pelle su cui sedeva lo zio. Sulle pareti erano appesi vari strumenti di cui non capii subito il significato. Si trattava di verghe di ogni dimensione e di frustini, messi in bella mostra, insieme a una serie di catene e ganci ancorati ai muri o al soffitto.
“Guarda là” mi disse lo zio, indicandomi uno strano oggetto nell’angolo. Si trattava di una sedia molto bizzarra, con delle cinghie sui braccioli e altre in basso, montata su un meccanismo reclinabile.
“Ma… ma cos’è zio?” chiesi meravigliata.
Lui si alzò e si avvicinò a me, baciandomi sulla bocca con avidità, mentre apriva il mio mantello sul davanti e chiudeva gli artigli sui miei seni, stringendo i capezzoli tra le unghie.
Sentii degli umori bagnare la mia fichetta, ancora dolorante e gonfia per l’amplesso di poco prima.
“Vieni” mi disse slacciandomi il mantello e lasciandolo cadere per terra “La proverai subito e capirai come funziona. Si tratta di un gioiello, di uno strumento utilissimo all’educazione di una ragazza come te”. Mi spinse sulla strana sedia. Notai che avevo la schiena appoggiata, reclinata leggermente all’indietro, ma il sedile era invece molto sottile e le mie parti intime restavano libere, scivolando in avanti, mentre lo zio mi divaricava le gambe e legava le mie caviglie in alto agli appoggi della sedia. Anche i polsi furono legati e poi lo zio regolò l’altezza e l’inclinazione, in modo che il suo cazzo si trovasse all’altezza delle mie cosce oscenamente e forzatamente divaricate.
Capivo la pericolosità di quella situazione.
Non avrei potuto oppormi a lui in nessun modo. Portò gli appoggi per le mie gambe ancora più alto, quasi all’altezza delle sue spalle, e poi mi bendò.
“Fa parte della tua iniziazione mia cara, devi fidarti e accogliere qualsiasi cosa vorrò metterti dentro. Questa sedia speciale mi permette di tenerti nella posizione che più mi piace per ore, di insegnarti cosa vuol dire stare sempre aperta, di educarti a tenere delle verghe nella tua fichetta per lungo tempo, finché non sarà tutta aperta e accogliente, come piace allo zio”.
Mentre diceva così, mi sentii di nuovo il ventre invadere da un bruciore indescrivibile. Non riuscii a trattenere un gemito.
“Da brava, puttanella, questa verga è più corta del mio cazzo, la prenderai con facilità” mi rassicurava, penetrandomi con questo nuovo durissimo oggetto. Me lo mise dentro con due affondi secchi e decisi, poi cominciò a muoverlo ritmicamente, come aveva fatto prima col cazzo.
“Ecco, vedi che alla mia nipotina piace? Si è tutta bagnata… bene, così, non opporre resistenza, rilassati e non ti farà troppo male”.
Quando la mia fichetta in fiamme si era abituata alle dimensioni dell’oggetto, lo zio lo estrasse e me lo mise in bocca, accarezzandomi il viso: “Assaggia, senti il sapore dei tuoi umori, lecca questa verga… più tardi le tue belle labbra sentiranno il sapore del mio cazzo”.
Mi lasciò con quell’enorme verga parzialmente inserita in bocca (non riuscivo a tenerla tutta dentro, mi sembrava di soffocare), ordinandomi di non lasciarla cadere.
Sentii che si avvicinava di nuovo alla mia fichetta. Ero legata, immobile, non potevo neppure parlare, ero completamente sua, stava usando il mio corpo a suo piacimento.
Un altro dildo, questa volta dal diametro più grosso, cercava di forzarmi la fichetta. Non potevo nemmeno urlare di dolore, per non far cadere la verga che avevo in bocca. Gemevo piano e mi lamentavo ma lo zio, anziché impietosirsi, sembrava eccitato dalla mia paura e dalla mia sofferenza. Voleva farmi sua, un oggetto malleabile nelle sue mani esperte, un corpo totalmente offerto e sottomesso ai suoi vizi e ai suoi piaceri.
“Questo è più grosso Fabienne, brava, così, lasciati aprire ben bene”.
Non potevo farcela, mi sembrava che la pelle intorno al mio buchino si stesse per squarciare, e sentivo un dolore sempre più forte nel ventre, mentre lo zio mi spingeva dentro quella grossa verga dura, facendo forza con tutto il braccio e usando l’altra mano per torturarmi il clitoride.
“Questo ti aiuterà, vedrai, ti stai bagnando tutta, entrerà meglio. Fabienne come sei bella, dovresti vedere com’è bella la tua figa tutta rossa, aperta, con un palo che la squarcia ad ogni affondo”. Così dicendo mi spinse dentro il dildo con violenza, fino a farlo sbattere contro l’utero.
Non potevo vederlo, ma sentivo che era grossissimo, forse ancora più grosso del cazzone dello zio.
“Ecco, questo devi tenerlo qui, non farlo scivolare via”, mi disse sciogliendomi una caviglia, in modo che potessi serrare le cosce per trattenere quel grosso fallo.
Con le gambe chiuse faceva ancora più male, ma ero felice di essere lì con lui, felice di essere la sua bambina ubbidiente. Girò attorno alla sedia e mi tolse il fallo che avevo in bocca, poi sentii che si apriva i pantaloni e un forte odore di uomo mi fece capire cosa stava per succedere.
Lo zio reclinò la sedia, in modo da avere la mia bocca a portata di cazzo e mi mise la cappella tra le labbra. Ero quasi a testa in giù, con la figa pulsante e piena e lo zio dietro la mia testa, che mi tirava i capelli per impadronirsi meglio della mia boccuccia.
“Ti piace Fabienne? Su, da brava, lecca, usa la lingua, succhia pian piano, sì, apri la boccuccia ancora un po’, prendilo”
Mi tirava a sé con le mani, scopandomi la bocca come aveva fatto con la fichetta e ad ogni affondo, mi sembrava di soffocare, perché mio zio ha un cazzo molto grosso e lungo e mi arrivava in gola, non riuscivo a prenderlo tutto. Lo sentivo ansimare, mentre la mia fichetta torturata era ancora impalata a quel modo e non osavo allargare le gambe per far cadere il dildo.
“Due dei tuoi buchi sono pieni, nipotina, la verga ti tiene larga la figa, mentre io mi godo la tua tenera boccuccia… Lecca tutta l’asta, sì, muoviti così, tra poco assaggerai il sapore del tuo padrone… Sì”.
Ero tesa nello sforzo di non deluderlo. Trattenevo la grossa verga nel ventre, cercavo di aprire la bocca, anche se non riuscivo a respirare. Nel momento in cui lo zio venne, inondandomi la gola di sperma caldo, dal sapore forte e inaspettato, non so se per il dolore, per l’emozione o per la mancanza di ossigeno, svenni.

Al mio risveglio, mi ritrovai adagiata sul tavolaccio, con una catena alla caviglia, avevo ancora il sapore dello sperma in bocca. Aprii gli occhi (la benda mi era stata tolta) e vidi accanto a me le due verghe che lo zio aveva usato di cui una spaventosamente grossa, ancora sporca del mio sangue. Toccai la mia fichetta. Era calda e aperta. Potevo far scorrere le dita lungo la fessura.
Il buchino strettissimo di prima era stato forzato e non c’era più. Ora allo zio sarebbe piaciuto. Pian piano avrei imparato a prendere il suo grosso cazzo senza svenire, pian piano sarei diventata la sua schiavetta ubbidiente.
Mentre mi passavo le mani sul seno, sfiorandomi i grossi capezzoli scuri, sentii una presenza alle mie spalle: “Ti sei ripresa nipotina? Hai perso solo due delle tue verginità, sei pronta per la terza sessione?”
Questa volta si dedicò al buco del mio culo. Ho preso dentro di me prima la verga piccola e poi la verga grossa. Contemporaneamente mi ha di nuovo impalata sul suo grosso e duro cazzo, godendo e riempiendo di nuovo la mia fichetta di sperma.

Poi salimmo di nuovo di sopra e mi portò nella sua camera da letto.
“Ora, mia piccola Fabienne, sei una vera donna, la mia schiava. Ti trasferirai in questa stanza e continueremo a scopare tutti i giorni. Dovrai essere sempre pronta a scopare per cui niente mutandine e niente reggiseno. Terrai il collare perché sei la mia cagna e la mia schiava. Indosserai questo (mostrandomi il bustino che indosso ora) o quello (indicando con l'indice uno strano reggiseno senza coppa ma con una specie di appoggio per le tette che le tengono sollevate dal busto), senza nient'altro addosso. Scoperai con me ogni volta che lo riterrò opportuno e ogni volta che ne avrò voglia. E lo sai quanto spesso mi eccito!! Se non mi obbedirai, ti picchierò con il frustino che vedi là. Non useremo anticoncezionali perché il mio obbiettivo è di metterti incinta. Solo allora sarò più delicato con te, perché venderemo il bambino ad una coppia che conosco. Sarai la mia fattrice. Avrai tanti figli e li venderemo tutti. Saremo ricchi. È gente disposta a pagare anche centomila euro per un figlio sano. Sei contenta che avrai tanti bambini?”
“Sì zio. Voglio avere tanti bambini. Ma li potrò allattare o me li porteranno via subito?”
“No, tesoro mio. Allatterai me. I bambini li porteranno via subito. Così non potrai affezionarti a loro. E potrai restare di nuovo incinta. Ti farò diventare una mucca da latte che dovrò continuamente mungere! Ahahahahah. Sì, una vacca con tanto latte!”
Il cuore mi batte forte e mi chiedo se sarò in grado di soddisfarlo, se non deluderò le sue aspettative.
“Ora vieni qua, che sono arrapato. Voglio scoparti di nuovo. Vedrai come godrai adesso!”
Mi avvicino a lui. Ora non ho più paura. Tutti i miei buchi sono aperti e non sentirò dolore.
Mentre mi scopava, mi disse: “Sai tesoro mio, mi è venuta un'idea. Domani inviterò quel mio amico a scopare con te. Scoperai con lui tutto il giorno a partire da domani. Anzi ti scoperemo insieme, prima lui e poi io; ci alterneremo. Ti scoperemo insieme nel periodo fertile fino a quando saremo certi che sei incinta. Visto che da domani sarai in ovulazione (teneva sempre conto del mio ciclo), può anche darsi che il figlio che avrai potrebbe anche essere il suo. È la moglie che è sterile. Sì potrebbe essere una soluzione. Pagheranno per scoparti e pagheranno quando avranno il figlio che forse è il loro o che forse è mio! Grande idea. Doppio guadagno. Mille euro per ogni giorno di scopata! E centomila euro per i bambini. Tre giorni fertili, tremila euro!”
Intanto era entrato tutto dentro, e mi scopava con foga. I miei gemiti erano sempre più ravvicinati ma lui spingeva sempre più in fondo, avanti e indietro, avanti e indietro, affondando tutta l’asta nella mia fichetta. Mi stava prendendo da dietro. Sentivo le palle sbattermi contro il clito e intanto si aggrappava alle mie tette, strizzava i capezzoli, mi strapazzava il clitoride per eccitarmi di più, poi mi tirava di nuovo con forza contro il suo ventre, come a volermelo mettere ancora più in fondo.
Venne urlando di piacere e stringendomi forte a lui. Sentii i suoi violenti getti caldi di sperma nel mio ventre. Poi mi cadde letteralmente addosso, schiacciandomi contro il letto. Era ancora dentro di me e continuava a sborrare. Ma lo zio era soddisfatto. Anche io avevo goduto.
“Sì zio. D'accordo. Sono la tua schiava e puoi fare di me ciò che vuoi. Ma non sono una troia, non mi vendere a chiunque. Ti prego. Finché si tratta di avere i bambini con altri, va bene. Ma solo loro. Ti prego, non mi vendere come una puttana di strada”, riuscii a dire ansimando.
“No Fabienne. Non ti vendo come una puttana. Solo come fattrice. Adesso zitta, e fammi un pompino che ti vengo in bocca. Sono ancora arrapato.”

La notte è passata ed è passato anche il giorno. Mi ha già riempita di sperma tre volte. Ora lo aspettando, con indosso solo le calze e il reggicalze neri, e un bustino molto stretto che strizza la vita e con un balconcino per sostenere i seni, lasciando liberi i capezzoli. Ho i capelli sciolti. Passeggio per la stanza, ansiosa. Avevo il permesso di togliere la catena e l'ho tolta per non impressionare l'ospite. Aspetto lo zio… deve arrivare con quel suo amico speciale. È andato a prenderlo alla stazione. Ho visto la foto è giovane ed è un bell'uomo.
Sono contenta che avrò un figlio con lui.