i racconti di Milu
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Sono Betta (39 anni, 1,65 di altezza, 65 kg), sposata da 20 con Luigi, 42 anni. Sono una tipa normale… in sovrappeso, ma tutto sommato non sono proprio da buttare.
Da qualche mese c'è maretta tra me e mio marito, ma avendo prenotato la vacanza al mare da tempo, ci vado da sola.
Come ogni anno, la mia famiglia e quella di mio fratello Michele ci ritroviamo a Jesolo. Come si diceva una volta "stessa spiaggia, stesso mare".
Decido di andarci in treno, però. Di solito guidava mio marito, con la macchina carica di bagagli e di giochi del bambino.
Solo che ora mio figlio Ivan, 1,90 di altezza, ha 20 anni e va in vacanza coi suoi amici.

A una settimana dalla partenza…
— Ma dai, mamma, ti porto io, vengo io al mare con te… Ho proprio voglia di vedere la baraonda.
Li chiama così i miei quattro chiassosi nipoti.
Mio fratello è rimasto in Veneto, mentre io ho seguito il lavoro di mio marito… dove lo mandavano, ci toccava seguirlo. Così potevo vedere mio fratello solo alle feste o nelle vacanze.
— E i tuoi amici?
— Quest'anno sono tutti accoppiati… mi sentirei comunque escluso. Vengo con te.
— La camera però è una matrimoniale, non ti imbarazza?
— Ma dai… che dici? Perché dovrei imbarazzarmi?
— Non so… dovremo dormire nello stesso letto…
— Tranquilla, mamma, nessun problema.
— Allora va bene. Fortuna che non ho ancora fatto il biglietto del treno.
Sabato mattina partiamo alle 5. Siamo fortunati a non trovare traffico e alle 10 siamo in albergo.
Anche mio fratello è già arrivato. Lo vedo nel parcheggio, che sta trafficando con la macchina. Appena Ivan ferma l'auto, scendo e mi lancio tra le sue braccia.
C'è sempre stato molto affetto tra di noi. Michele ha un anno in più di me.
— Ciao Betta. È meraviglioso vederti, come al solito. E Luigi, dov'è?
Abbasso lo sguardo.
— È rimasto a casa. Non è un bel periodo per noi.
— Mi spiace per te, davvero. E il resto? Tutto bene?
— Oh sì, a meraviglia. E i tuoi? Dove sono?
— Sandra è su a disfare i bagagli e i ragazzi non è neanche da chiedere, sono in spiaggia. Ciao Ivan, vedo che mia sorella ti ha reclutato come autista.
— No, affatto. Mi sono offerto io. Non mi andava di reggere il moccolo ai miei amici e allora sono venuto qui con mamma.
— Hai fatto bene. Vedrai, ti divertirai ugualmente. I ragazzi sono già in spiaggia. Perché non li raggiungi?
— Poi, magari. Prima aiuto mamma con i bagagli. Ci vediamo a pranzo, zio.
— Va bene. Ciao allora. Ci vediamo dopo.
Andiamo alla reception e ci registriamo. La camera che ci danno è bella grande. C'è un bel terrazzo che da sul mare.
— Ivan, ti lascio la parte vicino alla finestra.
— Per me è uguale.
Tolgo i vestiti dal borsone e li appendo con cura, così le pieghe che si sono fatte se ne vanno da sole. Ivan pensa ai suoi. Non ha bisogno del mio aiuto.
Metto da parte uno dei costumi, vado in bagno e lo metto subito.
Quando esco e Ivan mi vede, fischia.
— Che figa che sei mamma! Ti sta benissimo quel costume.
Sono imbarazzata.
— Ivan!!
— Scusa ma è vero. Guardati allo specchio! Sei stratosferica…
— Ma che dici! Non è vero! Smettila!
— Sì invece. Te ne accorgerai in spiaggia…
— Dai, cambiati anche tu, che scendiamo.
Lui si mette i pantaloncini da bagno.
— Sono pronto… andiamo.
Prendo la borsa con l'asciugamano e la crema solare. La spiaggia appartiene all'albergo ed è già tutto compreso nel prezzo. Ci facciamo dare l'ombrellone accanto a mio fratello.
Sotto l'ombrellone ci sono Sandra, mia cognata, e Gioia, 15 anni.
— Ciao ziaaaaaaaa! — dice mia nipote, esuberante come al solito. Si alza e mi abbraccia.
— Ehi, cosa fai qui? Sei già in castigo?
— Oh no… ho il mestruo —sussurrandomi all'orecchio — uno fa due settimane al mare e loro arrivano a rovinare tutto.
— Ah! È il supplizio di ogni donna. Ma pensa, se non lo avessi non potresti mai avere un figlio.
— Beh zia, vorrei almeno che non mi venissero in vacanza. È una rottura!
Ci mettiamo a ridere tutti.
— Zia, dove sono andati gli altri? — chiede Ivan.
— Non so, han detto che andavano in avanscoperta. Per cosa poi! — risponde mia cognata.
Poi Ivan si rivolge a me.
— Mamma, io vado a farmi un giro.
— Ok.
— Aspettami Ivan! Vengo con te! — urla Gioia correndogli dietro.
Io e mia cognata restiamo sole.
— Dov'è Luigi? — chiede quasi subito.
— È rimasto a casa. Da qualche mese c'è tensione tra noi. Non so come andrà a finire.
— Sai che ti dico, allora? Goditi la vacanza e divertiti più che puoi.
— Era proprio quello che volevo fare, ma si è aggregato Ivan. Vado a bagnarmi i piedi. Dai tu un'occhiata alle borse?
— No problem. Tanto devo restare all'ombra, lo sai!
— Grazie.
Sul bagnasciuga c'è casino. Gente che passeggia senza ordine tra attrezzature abbandonate.
Poi vedo Ivan. Si sta dando da fare con una ragazza. Sorrido, perché so già che andava a finire così. Ovunque va, ci sono stuoli di ragazze che ci provano.
Mi volto e vado dall'altra parte. Non voglio essere invadente.
Entro in acqua e resto senza fiato. È freddissima. Come reazione mi si rizzano i capezzoli.
— Che fai tutta sola? — dice una voce conosciuta.
Sorrido.
— Aspetto qualcuno che mi faccia compagnia.
— Beh, ora l'hai trovato — continua mio fratello. — Allora, tra te e Luigi va così male?
— Sì, lo vogliono trasferire ancora ed io mi sono stancata di quella vita raminga. Siamo in quella casa da 13 anni. Mi sono fatta delle amicizie, ho un lavoro. Finalmente una vita mia. Gli ho detto che io non mi muovevo. E lui si è arrabbiato. Mi ha detto che penso solo a me stessa, che non penso alla famiglia… Io? Io non penso alla famiglia?! Ma se non ho fatto altro in 20 anni! Mi sono sempre inchinata al suo volere! E sai una cosa? Mi sono stufata di lui e dei suoi capricci!
— Ehi! Sorellina, calmati, eh. Stai parlando con me, non con lui.
— Scusa, ma avevo bisogno di sfogarmi. L'avevo sul gozzo da un pezzo. Non ti preoccupare, ne verrò fuori.
Michele mi abbraccia.
Ho ancora i capezzoli ritti e lo sento reagire al mio contatto.
— Ti faccio ancora questo effetto? Dopo quasi 25 anni?
— Le vecchie abitudini sono dure a morire.
Mi prende per mano e ci allontaniamo dall'albergo. Più avanti ci sono delle cabine abbandonate e ci chiudiamo dentro una di queste.
— Ah, Betta… sei sexy con questo costume… lasciamelo dire. — mi dice mentre mi accarezza un seno.
— Me lo ha detto anche Ivan.
— È un buon intenditore.
Con un rapido movimento mi slaccia il reggiseno, che cade a terra.
— Ah, quanto le ho sognate queste stupende mammelle. Belle grosse e piene. Sono ancora una 5^?
Mi struscia il palmo della mano sui capezzoli ritti.
— Già.
Mi stringe una tetta e se la mette in bocca.
Lecca, succhia, morde. E poi ancora succhia… succhia forte… come se lo stessi allattando.
Infatti un po' di latte ce n'è ancora. Per tenermele così sode, ogni sera prima di andare a dormire, mi attacco il tiralatte. In questo modo, me lo sono fatta venire. Il latte, intendo. A mio marito piace che lo allatti.
E ora vedo che piace anche a mio fratello.
— Ma che bella sorpresa! Questo non me lo aspettavo proprio — mi dice quando si stacca, per poi passare all'altro.
Intanto mi sento la fica che si bagna.
Prendo i bordi del costume di Michele e glielo abbasso. Il suo cazzo è in tiro e lo sego intanto che si disseta col mio latte.
Si stacca con un plop dal seno, ormai vuoto.
— Sei dolce, sorellina. Il tuo latte è fantastico. Ma ora pensiamo anche alla tua micetta.
Mi abbassa lo slip e mi si inginocchia davanti.
— Ah, che meraviglia. È tutta nuda!
Mi sospinge indietro, fino a farmi sedere sul bordo di una panca. Mi alza una gamba, appoggiandola sulla sua spalla.
In questo modo mi si apre la fica.
— Sì, meravigliosa… — la sfiora con il naso, odorandola — profumata — leccandola — e dolce come miele…
Ormai non capisco più niente e lo lascio fare. L'ultima volta che Michele mi ha toccata così, avevo 15 anni.
Lecca tutto, a lungo, mi succhia i succhi che ne escono, mi fa un pompino al clitoride, fino a quando mi fa venire.
Poi si alza. Il cazzo in tiro è proprio davanti alla mia bocca. Continuo a masturbarlo poi avvicino la bocca per baciarlo e poi infilarmelo in bocca e iniziare un pompino.
Michele inizia a godere.
— Sì brava, sorellina mia, ciuccia il cazzo, dai fammi godere.
Inizio a spompinarlo più forte, mi prega di non smettere, simulando una chiavata.
Poi Michele mi ferma. Mi fa alzare, stacca la panca dalla parete e ci si sdraia sopra, offrendomi il suo bel cazzo eretto.
Mi metto a cavalcioni e mi impalo sopra quella meraviglia. Michele mi afferra ancora per le tette e le strizza forte. Io intanto vado su e giù su quel prodigio della natura.
Dovete sapere che il cazzo di mio fratello è molto lungo e molto grosso. 25 cm di lunghezza per 6 cm di diametro. Quando una bestia del genere ti entra dentro è devastante.
— Sto per venire sorellina.
Aumento il ritmo e alla fine veniamo insieme.
Mi accascio su di lui, con il cazzo ancora nella mia fica.
— Avevo dimenticato quanto sei dotato. Mi hai distrutto la fica.
— Ma va… Sandra non si lamenta mai.
— E mi hai anche riempita col tuo seme…
Il suo cazzo ormai è uscito, lasciandomi una voragine al posto della fica.
— Grazie, Michele. Ne avevo proprio bisogno.
— A tua disposizione. Quando vuoi.
Ci rivestiamo.
— Sai mi hai fatto davvero una sorpresa. Non mi aspettavo che ci fosse del latte in quelle belle tette. Tra l'altro è davvero molto buono e dolce. Esco io per primo. Tu aspetta un po' prima di uscire.
Mi da un bacio sulle labbra e se ne va.
Io resto lì ancora una decina di minuti, poi esco e vado in acqua.
Sulla via del ritorno incontro Ivan.
— Dove sei stata? Ti cercava la zia. Ti suonava il cellulare.
— Sai chi era?
— Papà.
— Allora non fa niente. Non ci voglio parlare.
— Non vuoi sapere cosa vuole?
— Sicuramente si lamenterà, come al solito. Non trovo questo, dov'è quello. Ne ho abbastanza. Ho due settimane tutte per me e intendo divertirmi.
— Sicuramente hai già iniziato — mi dice toccandomi il mento con il pollice.
Lo guarda e me lo mostra. Tracce di sperma.
— E allora? — gli chiedo.
— Nulla. Chi era?
— E credi che lo venga a dire a te?
— Perché no! Sono qui apposta — dice ambiguo.
— Cosa vuoi dire? Che dovrei fare un pompino a te?
— E se anche fosse?
— Smettila! Dai, torniamo È quasi la mezza.
A pranzo ci facciamo mettere in tavoli vicini. I miei nipoti si fanno sentire, come al solito.
Il pomeriggio scendo ancora in spiaggia. Anche Ivan viene con me e si sdraia sulla sabbia accanto al mio lettino.
— Sai mamma — dice all'improvviso — fai bene a divertirti. Ma stai attenta a non farti vedere dalla zia. Lo sai che chiacchiera molto.
— Sì, la conosco bene. Lo so che è invadente. Ma non si azzarderebbe mai a chiamare di proposito papà per dirglielo.
Poi alza lo sguardo verso di me e mi fissa a lungo.
Si alza, e levandosi la sabbia di dosso — Vado a farmi un giro.
Dopo dieci minuti arrivano i miei nipoti Luca 20 anni, Simona 19 anni e Tommaso,18 anni.
— È già a caccia mio cugino? — dice Tommaso.
— Si è allontanato già da un po'.
— Andiamo anche noi? Ce le guardi tu le cose zia? - chiede Simona.
— Andate. Non mi muovo di qui.
E ritorno ad essere sola. Manco a dirlo, dopo cinque minuti arriva Michele.
— Uhm, vedo che sei di nuovo sola…
— Faccio la guardia al castello… I ragazzi sono in giro e mi hanno chiesto di curare i loro tesori.
— Per stamattina… non vorrei… - dice Michele abbassando la voce.
— Tranquillo, non è successo nulla che io non volessi.
— Allora è tutto a posto? Anche se ti sono venuto dentro?
— Sì, non preoccuparti.
— Lo rifaremo?
— Quanto prima — gli dico stringendogli le mani che si stava torturando.
Michele annuisce e si sdraia sul lettino.
Dopo mezz'ora arriva Sandra e Michele le lascia il posto.
— Vado al bar. Volete qualcosa?
— Caffè — dico io.
— Acqua — dice Sandra.
Torna dopo un bel po' con le nostre richieste. Poi ci lascia sole.
— Cosa farai con Luigi?
— Per adesso non ci voglio pensare. Voglio passare queste due settimane senza pensare a lui. E ora ti informo che vado a fare un bagno. Ci vediamo più tardi.
Questa volta vado per davvero a farmi il bagno in mare. Quando esco c'è ancora Michele.
— Ti ho visto e ti ho aspettato. Andiamo?
Ci chiudiamo ancora nella stessa cabina. Questa volta il pavimento è ricoperto di materassini come quelli che si usano in palestra.
— Come vedi ho arredato il nostro pied-a-terre.
— Molto intimo…
— E domani sarà ancora meglio, vedrai. Ora ho improvvisato un po'.
Sdraiati sul pavimento non è molto comodo, ma sempre meglio di niente. Almeno non è sporco e non ci facciamo male. Ci baciamo, ci tocchiamo, ci amiamo… in tutte le posizioni consentite dalla situazione, scaricando la sua dose di sperma per tre volte dentro la mia fica.
Dopo quelle che mi sembrano ore, torniamo. Questa volta esco io per prima. Mi rituffo in mare per bagnarmi e per togliermi eventuali sbaffi di sperma, poi torno all'ombrellone.
Poco dopo arriva Ivan, taciturno, e si sdraia ancora sulla sabbia. Lo becco un paio di volte a guardarmi sottecchi, ma non mi dice niente.
Alle sei torno in camera per lavarmi e prepararmi per la cena. Dopo un'ora arriva anche Ivan.
— Io ho finito. Ti lascio solo per preparati. Io scendo sotto, mi trovi ai salottini.
— Va bene mamma.
Dopocena, io resto in albergo, mentre Ivan se ne va in giro e torna verso mezzanotte. Io sono già a letto, ma sto guardando la tv. Si vede lontano un chilometro che ha la luna storta e lo lascio in pace.
Subito dopo che è uscito dal bagno, spegniamo la luce e dormiamo.
È notte fonda. All'improvviso, mi accorgo che Ivan mi tiene stretta abbracciata a sé, mentre io gli do le spalle. Ho la testa appoggiata al suo braccio e la sua mano è posata sul mio seno.
Dovete sapere che quando vado a letto, sotto il pigiama (ampia maglietta e pantaloncino corto), non metto niente.
L'altra, invece, è posata sul mio ventre e sento il suo respiro dietro il mio orecchio. Inoltre c'è il suo cazzo che preme contro il mio sedere.
Che situazione assurda! Sapevo che era un errore acconsentire che venisse con me.
Quando cerco di liberarmi, Ivan mi stringe di più a sé. Mi tocca far finta di niente e cercare di dormire.
Ma la situazione è troppo sensuale. Mi sento la fica bagnarsi. Mi sto eccitando.
Il respiro di Ivan si fa un attimo più veloce, proprio nel momento in cui sento il suo cazzo muoversi, poi rallenta.
Cerco ancora di liberarmi, ma Ivan non mi lascia andare.
— No, mamma, stai ferma così. Non ti muovere.
— Lasciami andare, visto che sei sveglio.
— Non se ne parla. È troppo bello stare così.
— Non è una cosa da fare, sei mio figlio.
— E allora? Tanto scopi già con tuo fratello, perché non farlo anche con tuo figlio?
Avvampo per l'imbarazzo di essere stata scoperta.
— Ci hai visto?
— Sì, sia stamattina che questo pomeriggio. Ti tenevo d'occhio da lontano.
Intanto sposta la mano dal ventre e la infila all'interno dei pantaloncini, arrivando al clitoride.
— E adesso mi ricatti?
— Nient'affatto, voglio amarti anche io.
Dicendo questo mi infila un dito dentro la fica, facendomi un dolce ditalino.
— Lo sento… sei già bagnata… Lasciati amare anche da me, non te ne pentirai.
L'altra mano la infila sotto la maglietta, arrivando direttamente al capezzolo.
— Sì, senti come sei eccitata, mamma… hai il capezzolo che sembra un bottone, da tanto è duro…
Sento il suo cazzo libero che mi si infila tra le gambe, poi con la mano struscia la cappella contro il clitoride, eccitandomi sempre di più. Subito dopo lo spinge all'entrata della fica.
— Allora, cosa hai deciso? Posso, mamma?
Rispondo con un languido sì.
Ivan entra subito, chiavandomi dolcemente, senza fretta. Continua per qualche minuto, poi si sfila.
Si mette seduto, accende la luce notturna e mi toglie maglietta e pantaloncino.
— Voglio poterti vedere, mamma.
Lui è già nudo. Sicuramente si era già tolto tutto mentre io dormivo. Lo osservo bene, spalle ampie, addominali scolpiti, sedere sodo e un signor cazzo.
Non è grosso come quello di Michele, ma comunque è ben messo anche lui.
Si piega in avanti, fino a raggiungere un capezzolo con la bocca, che aspira immediatamente. Sento il latte che esce dal capezzolo e si riversa nella sua bocca. Si sdraia al mio fianco. Continua a succhiare fino a quando la mammella è vuota, poi si sposta sull'altra e svuota anche quella.
— Sublime… Hai dei capezzoli stupendi… un bellissimo ciuccio.
Poi entra di nuovo in me. Mi chiava ancora per una decina di minuti ed esce di nuovo.
Mi fa cambiare posizione. Mi fa mettere su un fianco, mi solleva una gamba ed entra. Chiava per poco ed esce.
Mi fa mettere di nuovo supina, mi si sdraia sopra ed entra di nuovo. Mi bacia, un profondo e sensuale bacio. Da innamorato. Questa volta ci resta per parecchio a martellarmi la fica.
Ormai ho smesso di contare gli orgasmi che ho avuto. Dopo quello che mi sembra un'eternità, sento il suo seme invadermi la fica.
— Tanto so già che anche lo zio ti è venuto dentro…
Il tempo di riprendere fiato e si ricomincia. Ivan riversa il suo seme in me per ben cinque volte, prima di addormentarci sfiniti.

Quando ho detto a Michele che Ivan ci ha visti, alza le spalle senza commentare.
Poi però — Ti ha scopata anche lui?
— Tutta la notte!
— Sono contento che si è deciso. L'avevo capito fin dal momento in cui l'ho visto, che ti voleva.
Ogni giorno è la ripetizione del precedente. Michele mi scopa la mattina e il pomeriggio e Ivan la notte.
Mi dividono tra loro senza recriminazioni né inimicizie. Ed io ho sempre la fica piena. Se Michele è potenza, Ivan è passione. Qualche volta ho persino visto cenni d'intesa tra loro.
Le due settimane volano in un baleno, tanto che non me ne accorgo.
Prima di partire, prometto a Michele di chiamarlo più spesso.

Il ritorno mi aspetta una amara sorpresa. Trovo una busta sul tavolo. È di Luigi. Lui ha deciso di trasferirsi e mi informa che vuole chiedere la separazione. Cosa che accetto senza troppi problemi.
Tanto c'è Ivan a scaldarmi la notte.

Due settimane dopo il rientro dalle vacanze, noto che il mio ciclo non è ancora ricomparso. Lascio passare ancora due settimane, poi inizio a preoccuparmi. È troppo presto per essere in menopausa. E inoltre ho altri sintomi.
Decido di andare dal dottore.
— Cominciamo col fare gli esami del sangue e delle urine. Se c'è qualche valore è fuori scala, vedremo poi il da farsi.

Una settimana dopo ritorno dal medico con i risultati degli esami.
Li guarda, legge con attenzione i risultati, accenna con la testa, come per dire che ha capito.
— Gli esami sono perfetti. Non c'è nulla che non va. Lei è semplicemente incinta.
Mi crolla il mondo.
— Incinta? Come posso essere incinta? Sono sterile!
— Le assicuro che è incinta, invece. Ha per caso avuto rapporti non protetti?
— Beh, sì. Ad essere sincera, ho avuto due amanti il mese scorso.
— Si è risposta da sola, signora. È stata fecondata da uno dei due uomini.
— Ma ho avuto rapporti regolari con mio marito, fino a due mesi fa e non ho mai concepito. A parte mio figlio Ivan.
Il dottore sbianca.
— Cosa c'è dottore! Non mi faccia stare in ansia ancor di più di quello che sono!
— Non potrei parlarne, a causa del segreto professionale medico/paziente… Io credevo che ne era al corrente… che glielo avesse detto… mi aveva detto che eravate d'accordo.
— Detto cosa? Chi?
— Suo marito. Beh, secondo quanto mi ha raccontato, subito dopo aver concepito vostro figlio Ivan, si è sottoposto ad un intervento chirurgico. Si è fatto fare la vasectomia, in modo da non aver altri figli.
Sono senza parole. E pensare che Luigi dava la colpa a me perché non riuscivo ad avere altri figli.
— Maledetto figlio di puttana, bastardo, stronzo, coglione…
— Signora… non le permetto di parlarmi in questo modo! La prego se ne vada e si trovi un altro medico.
— No, no, mi scusi! Non mi riferivo a lei. Ma a quel bastardo di mio marito. Lui, il figlio di puttana, dava la colpa a me perché non riuscivo a rimanere incinta! E invece era lui ad essere sterile!
— Ah. A me aveva detto che lo avevate deciso di comune accordo — dice il medico, quasi scusandosi.
— D'accordo un corno. Glielo avevo detto che volevo almeno tre figli. E invece lui si è fatto sterilizzare… Uhm che rabbia!
— Si calmi ora, signora. Non le fa bene.
— Va bene, cercherò di calmarmi. Comunque secondo lei va tutto bene? I malesseri sono solo dovuti alla gravidanza?
— Sì, secondo me, sì. Comunque, prenda appuntamento con un ginecologo il più presto possibile. La sua età è un fattore di rischio. Deve essere seguita più delle altre gestanti. Ha già un ginecologo di fiducia?
— Sì, prenderò appuntamento domani mattina, per prima cosa. La ringrazio, arrivederci.

A casa.
— Che bastardo, figlio di puttana, stronzo! Che Dio ti maledica! Coglione… — urlando tutta la mia frustrazione. È un peccato che non ci sia in giro qualcosa di Luigi da spaccare, da fare a pezzi, da ridurre in briciole, in atomi.
Ivan è già a casa e arriva di corsa.
— Che è successo, mamma?
— Tuo padre… mi ha colpevolizzato per vent'anni e invece lui lo aveva fatto apposta.
— Fatto cosa?
— Avere figli.
— Cosa c'entra papà, se tu non puoi avere figli?
— Beh, sai la novità? Sono incinta! Il bastardo si era fatto fare la vasectomia, per non avere altri figli! E lui dava la colpa a me perché non restavo incinta!
— Cosa? Sei incinta!? Aspetti un bambino? E di chi è?
— Mi stai prendendo in giro, per caso? Non certo dello Spirito Santo! Siete stati o tu o lo zio. Ricordi cosa abbiamo fatto per due settimane al mare? Ero nel periodo dell'ovulazione, ma tanto sapevo che ero sterile… e non ho preso precauzioni. Infatti a che serve prendere precauzioni se sei sterile e non puoi avere figli?
— Davvero porti in grembo mio figlio?
— Sì certo. Te l'ho detto. Potete essere stati solo voi due. O tu o lo zio. E adesso cosa faccio?
— Che domande… lo partorisci e lo facciamo crescere. Posso abbracciarti e farti le mie congratulazioni, mamma?
— Certo vieni qua. Lo devo dire a Michele. Anche lui crede che io sia sterile…
Ivan si fionda tra le mie braccia, stritolandomi. Poi mi bacia, un bacio dolce e sensuale allo stesso tempo.
— Fallo domani. Adesso festeggiamo. Dai ti porto fuori a cena. Vai a farti bella, che intanto io cerco un ristorante.
— Va bene tesoro.
Vado in bagno e mi faccio la doccia. Quando esco, con un asciugamani addosso per nascondere la mia nudità, vado in camera. Scelgo con cura l'intimo da mettere (un baby-doll e slip di pizzo), scelgo l'abito, un semplice tubino che mette in risalto le mie forme.
Poi mi accorgo che Ivan è sulla porta ad osservarmi. Ho addosso ancora solo l'asciugamani.
Ivan mi si avvicina. Mi prende per mano e mi porta davanti alla specchiera lunga. Lascia cadere l'asciugamani e mi gira verso lo specchio, mettendomi le mani sulle spalle.
— Guardati quanto sei bella, amore… — mi dice Ivan sussurrandomi all'orecchio che poi mi bacia.
Sposta le mani verso la mia pancia, schiacciandomi contro il suo corpo.
— Ora qui dentro hai mio figlio — mi dice accarezzandomi la pancia con entrambe le mani.
— Non so se sia tuo, te l'ho già detto. E lo sai anche tu che facevo l'amore anche con Michele. Lui di giorno e tu la notte.
— Sì, ma io ho continuato anche qui a casa… — mi dice infilandomi un dito nella fica.
— No, è successo al mare. Ero in ovulazione tre giorni dopo essere arrivati. Può essere stato anche lo zio Michele.
Ivan mi bacia il collo. Lentamente. Sento la sua lingua scorrere il profilo delle spalle.
Una delle sue mani mi lascia. Sento che si abbassa la zip dei pantaloni e un attimo dopo vedo il loro riflesso a terra. Li seguono anche i boxer.
Sento il cazzo di Ivan premere sul solco tra le natiche.
— Andiamo a letto, mamma.
— E il ristorante? Avevi detto che mi portavi fuori a cena.
— Andremo dopo. Ho prenotato per le nove e trenta.
Ivan mi prende per mano e ci spostiamo sul letto. Mi fa sdraiare e lui si mette accanto a me. Riprende a farmi il ditalino, mentre la sua bocca si avventa sul mio seno.
Ora ho molto più latte, perché Ivan mi succhia appena può. Da quando siamo tornati non facciamo altro che fare l'amore come due ragazzini. Solo che Ivan ha scoperto anche la passione per le tette. Appena si sveglia la mattina, fa colazione come un neonato, attaccandosi alle mie mammelle, succhiando tutto il latte contenuto in esse. Poi, a mezzogiorno, quando torna per il pranzo, e anche la sera appena tornato dal lavoro. Per non parlare poi della notte, quando facciamo l'amore per ore.
Naturalmente non può fare a meno di scaricare la sua dose di sperma dentro di me ogni volta che mi si attacca alle mammelle. Lo eccita un casino essere allattato.
Come dicevo prima, Ivan si avventa sul mio seno, fino a svuotarlo. Poi, col suo meraviglioso cazzo, mi scopa per un tempo infinito.
— Tranquilla mamma. Voglio solo farti godere un po', non faremo tardi al ristorante. Voglio festeggiare anche io il concepimento del nostro bambino.
— Dai per scontato che sia tuo…
— Lo sarà. In ogni caso sarà mio figlio. Anche se a concepirlo potrebbe essere stato zio Michele. Lo faremo crescere come se fosse nostro figlio.
Il suo movimento, dentro e fuori dalla mia fica, è un dolce e delicato massaggio. Poi quando sente che sta per raggiungere l'orgasmo aumenta il ritmo. Veloce, sempre più veloce, fino a quando anche io godo assieme a lui.
Resta fermo così, dentro di me, fino a quando riprende fiato ed il cazzo gli si smolla ed esce da solo.
— Credi che sia prudente continuare a scopare mentre sei incinta?
— Sì non ci saranno problemi, vedrai. L'importante è che tu sia delicato, proprio come hai fatto ora. Passami l'asciugamano, per favore.
Me lo passa e mi tampono la fica per non sporcare il copriletto.
— Adesso devo prepararmi. Anche tu, cambiati.
Vado in bagno e mi faccio un bidet. Mi levo quanto più sperma posso. Poi ritorno in camera e mi vesto.
Metto il baby-doll e l'abito che avevo scelto, mi trucco, e in quindici minuti sono pronta.
Anche Ivan è pronto. Usciamo di casa. L'auto è già per strada. Ivan mi apre lo sportello e mi aiuta a salire perché l'auto è un suv e le sedute sono più alte del normale.
Il ristorante che ha scelto è molto intimo. Ci accompagnano in una saletta appartata. La cena è ottima e la compagnia sublime. Parliamo del nostro futuro.
— Ti avevo già detto che pensavo trasferirmi nella vecchia casa dei nonni. Beh, ora ho deciso di farlo per davvero. Così potremo essere più vicini allo zio. Potremmo vendere la casa e trasferirci a casa dei nonni. So per certo che lo zio l'ha mantenuta bene in questi anni. Ci sarà solo da attivare i contatori del gas e della luce. Se tu ti trovi un buon lavoro anche là, coi soldi ricavati dalla vendita della casa, io potrò restare a casa a curare il bambino.
— Sì, dai mamma. Facciamolo… andiamo ad abitare nella casa dei nonni. Quanto è lontana la casa dello zio?
— Vicino, mah, saranno due o tre chilometri…, perché a cosa pensi?
— Lo zio vorrà venire a trovarti spesso… ed io dovrò trovarmi una ragazza… Nessuno avrà da ridire se frequento una mia cugina.
— Simona o Gioia?
— Gioia, Simona è di Luca.
— Ma cosa dici?
— Credevi di essere l'unica col vizietto dell'incesto, mamma?
— Simona e Luca non hanno fatto altro che scopare per tutto il periodo delle vacanze. Come credi che ti abbia scoperto? Sono stati loro a farmi vedere il capanno dove ti rinchiudevi con lo zio.
— E la zia non dice nulla?
— Non credo che nemmeno lo sappia.
— Allora è deciso ci trasferiamo.
Finiamo la cena e torniamo a casa. La notte io ed Ivan scopiamo ancora per parecchie ore.
Il giorno dopo prendo appuntamento con la ginecologa. Mi dice che ha tempo mezz'ora dopo.
Mi vesto di corsa e ci vado, prima di andare al lavoro.
Mi visita e mi fa un'ecografia.
— Ma tu guarda! Non concepisci per vent'anni e quando lo fai sono gemelli!
— Gemelli?
— Sì, vedo due battiti. Uno qua, e l'altro è qua — dice indicandomeli. — Uhm sono parecchio distanti… Saranno sicuramente eterozigoti. Può rivestirsi ora — mi dice passandomi la carta per asciugarmi.
— Sa dottoressa… ho scoperto il perché non restavo incinta… È tutta colpa del mio presto ex marito. Si era fatto fare la vasectomia ed io non lo sapevo. Mi ha incolpata tutti questi anni e invece…
— Quindi, questi bambini non sono di suo marito.
— Oh no. Diciamo che mi sono divertita un po' in vacanza. Tutto quello che le dirò ora rientrerà nel segreto professionale vero?
— Ovviamente.
— Beh, i bambini possono essere i figli di mio fratello o di mio figlio. O di tutte e due, a questo punto.
— Ah. Non mi era mai capitato un caso di incesto dichiarato. Lei è la prima. Di qualcuna ho avuto il dubbio, ma nessuna me lo ha mai detto apertamente.
— Mio marito se ne è andato di casa mentre ero in vacanza con la famiglia di mio fratello e con mio figlio.
— Visto l'età avrei dovuto comunque ed in ogni caso farle l'amniocentesi. Lo sa che è un fattore di rischio l'età e la consanguineità?
— Sì sono al corrente. Li voglio comunque tenere. Li farò crescere e li partorirò.
— Bene allora, programmiamo le visite. Secondo il calendario il termine è previsto per il 29 di aprile. Lei ora è di dieci settimane. Fra due mesi programmiamo l'amniocentesi. Non è obbligatorio, ma io le consiglio di farla.
— Certo che la faccio. Non sono sciocca. Conosco bene i rischi.
— Io vorrei che stesse a riposo, per cui le ordino la maternità anticipata. Dovrà solo presentare questa carta all'INPS. Questi, invece, sono gli esami che dovrà portare il mese prossimo.
— C'è un'altra cosa. Con mio figlio avrei deciso di trasferirmi nella casa che era dei miei genitori. È in un paese a una decina di chilometri da Treviso. Ha per caso il nome di un buon ginecologo da quelle parti?
— So che presso l'ospedale di Treviso ci lavorano degli ottimi medici. Le consiglio di prendere contatto con uno di loro e seguire i loro consigli. Poco prima che lei si trasferirà le darò una copia della sua cartella clinica da dare al nuovo medico. C'è altro?
— No. È tutto.
— Bene, allora arrivederci tra un mese.
Uscita dal dottore, vado al lavoro. Faccio la contabile presso un'azienda meccanica.
Mi tocca dirlo al mio capo… deve trovare una sostituta. È felice per me. Un po' meno per il lavoro. Il mio capo è un lagnone, come lo era il mio quasi ex marito. Lavoro 10, comprensione 0.
Quando arrivo a casa a mezzogiorno, Ivan mi sta già aspettando.
— Allora? Come è andata dalla ginecologa?
— Tutto bene. Oh, sono due gemelli, eterozigoti.
Ivan sorride a trentadue denti. Si vede che è contento.
— Davvero? Gemelli?! Avrò due figli!
Mi abbraccia e mi bacia con passione.
— Grazie, amore mio. Mi stai facendo un meraviglioso regalo. Avrò due figli! Lo hai già detto allo zio Michele?
— No, non ancora.
— Vorrei farlo io, se non ti spiace.
— E perché mai?
— È una cosa tra uomini.
— D'accordo, allora.
Ivan prende il telefono e chiama mio fratello sul cellulare.
— Pronto? Ciao zio, sono Ivan… Sì stiamo bene… Ti chiamo per un'altra cosa. È per la mamma… No, no sta benissimo, anzi. È solo che è incinta… No, non è affatto sterile. Abbiamo appena saputo che era colpa di mio padre. Il bastardo si era fatto la vasectomia, proprio per non avere figli… Già è quello che ho pensato anche io… Sì, ci è stata stamattina… Comunque mamma aspetta due gemelli eterozigoti… Sì è vero, potremmo essere entrambi… Vedremo. E per l'altra cosa a che punto è?
Sta zitto per un bel po' ad ascoltare mio fratello. Poi si salutano e riattacca.
— Ha detto che è felice per te, di tenerlo informato e che papà è un figlio di puttana.
— E l'altra cosa? Che cosa è?
— No, niente. È una cosa che lo zio sta facendo. Andiamo a mangiare, ora. È già tutto pronto.
Il pomeriggio ritorno al lavoro. L'INPS è aperto solo la mattina.

Dopo qualche settimana vengo contattata dal mio avvocato per la separazione. Luigi vuole la casa, visto che è intestata a lui. L'avvocato mi consiglia di metterla in vendita e di dividere il ricavato.
Anche a me sembra una buona idea, visto che ho già deciso di ritornare in Veneto.
Quando lo viene a sapere Ivan, si infuria.
— Che razza di bastardo, ci vuole buttare in mezzo alla strada!
— Non preoccuparti, tesoro mio. Lo avevamo già deciso, no? Vendere qua e trasferirsi dai nonni.
— Sì, ma non è ancora pronta!
— Che dici? Cosa non è pronta?
— Era una sorpresa per te. Ho chiesto allo zio di farla ristrutturare. E manca ancora qualche settimana prima che venga pronta.
Resto a bocca aperta.
Ivan continua. — La casa è vecchia e ha bisogno di riparazioni prima di essere abitata. Tieni presente che ha più di 50 anni. Quando ho detto allo zio che volevi trasferirti lì ha incaricato un'impresa di ristrutturarla. Hanno rifatto gli impianti ed i pavimenti, sostituito gli infissi, cambiato la caldaia e sistemato il tetto. L'ha fatta rimettere a nuovo. Vedrai che bella che è diventata! Non la riconoscerai più.
— Davvero avete fatto questo per me?
— Che ti aspettavi, mamma? Che ti lasciassimo al freddo in quella vecchia casa?
— Chissà quanto avrà speso!
— Nessuna spesa è troppo ingente per la madre dei miei bambini. Gli sto restituendo i soldi che ha anticipato, un po' ogni mese.

Quando ricevo il responso dell'amniocentesi vengo a sapere che sono un maschio ed una femmina. Decidiamo di chiamarli Filippo e Sara.
Col nuovo anno, riesco a vendere la casa. In due settimane imballo tutto, faccio smontare i mobili da una ditta che si occupa di traslochi e ci trasferiamo alla mia vecchia casa. Ivan aveva ragione. Quando la vedo, non la riconosco. L'ho sempre vista vecchia e decadente, ma ora, rimessa a nuovo, è davvero splendida.

Il 26 aprile devo correre in ospedale con le doglie. Il travaglio è breve e dopo solo tre ore partorisco.
Quando le infermiere stanno lavando i bambini, riesco a sentire i loro commenti nella saletta accanto.
— Questo bambino, quando crescerà, farà felici molte ragazze!
Quando me li portano li osservo bene. Già ha proprio ragione. Filippo è dotato come mio fratello e Sara ha il mio stesso angioma, che Ivan ha ereditato.

Il rientro a casa non è facile. Mi stanco facilmente, con due neonati a cui badare. Però Ivan mi da una mano. È un padre fantastico. Anche Michele passa a trovarmi tutte le sere.
Poi le routine di stabilizzano. I bambini crescono regolarmente.
Michele e Ivan continuano a far visita alla mia fica, tanto che dopo sei mesi dopo sono ancora incinta. Ancora gemelli eterozigoti.