i racconti di Milu
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Note:
Da un'idea di DG Hear
La vita mi sorrideva.

Avevo un ottimo lavoro, in una grande azienda multinazionale che mi copriva di soldi, un bell'appartamento a Milano che i miei mi avevano regalato in occasione delle nozze, nel quartiere Isola, che aveva raddoppiato il suo valore dopo che erano stati costruiti tutti quei grattacieli.
La mia famiglia, poi, era perfetta: una brava ragazza come moglie e due bambini svegli ed esuberanti… Cosa desiderare di più?

Eppure gli inizi non erano stati dei più facili. Prima di trovare quel lavoro ne avevo affrontati di colloqui infruttuosi, ne avevo fatti di stage sottopagati!

Dal punto di vista sentimentale, poi, quando mi ero messo con Gabriella la gente sorrideva: “Guarda quei due, Dio li fa e poi li accoppia!”.
Infatti non eravamo proprio bellissimi, all'epoca. Io ero scheletrico, ossuto, rachitico di torace, con un gran nasone e i denti sporgenti, del tutto negato per gli sport e i piedi quasi piatti.
Gabriella invece era grassottella, afflitta da una ferocissima acne e da una miopia che la obbligava a portare occhiali spessi e che le dava una insicurezza nei movimenti e un’espressione sempre spaventata.

Nessuno di noi due aveva avuto esperienze significative, né dal punto di vista sentimentale né sessuale. Insomma due imbranati, dediti allo studio e senza vita sociale.

Dopo due gravidanze, però, Gabriella era molto cambiata: l’acne era sparita e il seno aveva preso forma. Si era fatta operare agli occhi per la riduzione laser della miopia ed aveva acquistato sicurezza, conscia del suo aspetto molto migliorato. Il suo peso si era ridotto, grazie a una dieta che finalmente pareva funzionare e ad un assiduo ricorso alla vicina palestra.

Anch'io avevo fatto progressi: avevo cominciato con la bici e presto ne avevo sviluppato una vera passione. Non passava domenica senza che mi sciroppassi quei novanta o cento chilometri che mi facevano sentire in gran forma.
E gli effetti si vedevano. Avevo messo su qualche muscolo, la mia figura aveva guadagnato peso e presenza. Naso e dentoni si notavano meno.
Nel reparto scopereccio, senza volermela tirare, ero sempre stato ben dotato e l’allenamento e la acquistata sicurezza mi consentivano prestazioni di sempre migliore qualità con Gabriella. Il fatto poi che lei fosse diventata una donna molto più carina non nego che aiutasse parecchio.

Quindi non avrei mai immaginato di dover affrontare una litigata come quella di quel venerdì.

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Avevamo da poco celebrato il nostro settimo anniversario di matrimonio. Gabriella aveva appena messo a letto Matteo e Ginevra, i nostri piccoli. Da quando aveva smesso di lavorare in genere pensava a lei a queste cose, anche se spesso, quando non ero troppo stanco o preoccupato, amavo molto leggere loro qualche storia prima di spegnere la luce.

Quando tornò in sala, si sedette di fronte a me e spense la televisione. Io stavo seguendo la partita del Milan e la guardai irritato. Sorpreso, anche. Per spegnermi la tele in faccia proprio mentre giocava il Milan doveva avere un motivo ben serio: sapeva che mi sarei incazzato come un bufalo.
- Ale, ti devo parlare. - Ale sono io, Alessandro Benfatti, ingegnere elettronico e capo del servizio di manutenzione per il Nord Italia di una enorme multinazionale americana.
- Che c’è? - Prima di mettermi a gridare volevo sentire di che si trattava.
- Hai presente, quando facciamo l’amore, che alle volte ci raccontiamo le nostre fantasie?
- Sì. E allora?
- E che ci capita di fantasticare su altre persone?
- Ah, sì! Io con Jennifer Aniston e tu con Keanu Reeves.
- Non si tratta di Keanu Reeves, Ale. Si tratta di qualcun altro. - Stupidamente non capivo ancora. Eppure, a quel punto, avrei dovuto.
- Cosa stai cercando di dirmi? Che hai fantasie con un altro uomo?
- Beh, qualcosa del genere.
- Cosa significa “qualcosa del genere”? Ce le hai o no? E chi sarebbe questo tizio?
- È l’istruttore di pilates in palestra. L’altro giorno mi ha afferrata per i fianchi per correggere la mia posizione mentre ero piegata in due e da allora non faccio che pensare…
- Ah! E che altro ha fatto? Ti ha toccata?
- No, no! niente di sconveniente. Ma mi chiedevo…
- Gabriella! Cosa stai cercando di dirmi, maledizione! - Ormai avevo dimenticato il Milan.
- Ale, perdonami. Lo sai che ti amo alla follia, che sei tutto per me. Ma se avessimo un’esperienza con qualcun altro, una sola volta, che male ci potrebbe fare?
- E tu vorresti che io ti dessi il permesso di farti fottere da un altro? Sei impazzita? - Stavo proprio alzando la voce. Non potevo credere di star vivendo una situazione come quella.
- No, Ale, stai calmo! Sai bene che tu sei stato l’unico uomo per me, come io sono stata l’unica donna per te. Ho pensato che se per una volta, una sola, facessimo sesso con un partner diverso non potremmo che guadagnarci in esperienza e avremmo senz'altro delle cose nuove da imparare che potremmo replicare tra di noi, no?
- Palle! Stai cercando una scusa per pulirti la coscienza e non avere sensi di colpa mentre ti scopi il tuo palestrato del cazzo! Ma io non ci sto! Gabri, mi oppongo! Mi hai sentito?
- Ale, no, ascoltami. Ragioniamo. Ti giuro, una volta sola. Una volta e poi basta, mai più per il resto della mia vita. Io non so come sono fatti gli altri uomini, capisci? E vorrei davvero che anche tu provassi con qualcun'altra. Sicuramente diventeresti un amante migliore.
- Adesso mi accusi di non essere un buon amante?
- Non intendevo questo, Ale, tu sei il miglior amante del mondo, per quanto ne so. Ma ascoltami…
- No, ascoltami tu! - la interruppi - Possibile che tu non capisca? Io non ci tengo a scopare in giro. Le altre donne non mi interessano. Quello che ho imparato nella vita è che ciò che conta sono i sentimenti. Certo che quando ero uno studente mi sarebbe piaciuto fare sesso con qualche ragazza e ci ho anche provato, ma nessuna mi ha voluto. Poi ho conosciuto te e tutto è cambiato. Sono un uomo realizzato ora, ho una bellissima famiglia, una moglie adorabile e due fantastici bambini. Ti sembra che voglia mettere a rischio questa straordinaria ricchezza per togliermi uno sfizio (che sinceramente non ho) con qualche baldracca?

Mi guardò intensamente senza parlare, come se stesse per piangere. Continuai, con più calma stavolta:
- Vedi, Gabri, io ci parlo con i miei colleghi. E qualche volta si tocca anche il tema del sesso. C’è qualcuno che si scoperebbe qualsiasi donna, che non pensa ad altro e che qualche volta ci riesce. Ma queste persone sono le più infelici, le più disastrate in famiglia, con le relazioni matrimoniali gravemente compromesse. Sono sempre in cerca di nuove avventure e non trovano mai la ragazza giusta. Io, invece, l’ho trovata. E mi sento una cosa sola con te. Non potrei mai rinunciare alla complicità, alla confidenza, alla sensazione di essere felici insieme, al fatto di sapere quello che pensi e quello che provi ancora prima che tu lo dica… C’è amore tra di noi e non credo proprio che andare a letto con un’altra donna mi renderebbe più felice o migliore. O che mi piacerebbe di più. Anzi.

Visto che Gabriella rimaneva in silenzio, continuai:
- E poi: che succederebbe se invece fare l’amore con un’altra mi dovesse piacere un sacco? E ne volessi ancora e ancora? Che ne sarebbe di noi, del nostro rapporto? E di tutto ciò che abbiamo costruito insieme, la famiglia, i figli… Lo stesso vale per te: se questo Adone ti facesse impazzire, mi vorresti ancora? Ti accontenteresti di me, povero sfigato, senza tutti quei pettorali? Guarda, facciamo così: fammi sapere se vuoi farlo a tutti i costi, anche contro il mio parere. Io non posso impedirtelo, ma posso cominciare a fare le valige e trovarmi qualche altro posto in cui vivere.
- Ale, non potrei mai amare nessun altro! Tu sei il miglior marito del mondo! Volevo solo che tu provassi con un’altra, tanto per toglierti la curiosità!
- Credevo di aver capito che il problema fosse che tu volessi provare il tuo istruttore. Invece quello che vuoi è che io me la faccia con qualche altra?

A quel punto Gabri scoppiò a piangere e si chiuse in bagno. Non capivo cosa fosse successo, così, all'improvviso. Ma certo qualcosa non quadrava. Avrei fatto bene a tenere gli occhi ben aperti da quel momento in poi.

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Il giorno dopo, però, tutto pareva essere tornato normale. Affezionata come al solito, ci scambiammo baci e abbracci e giocammo con i bambini come sempre.

Niente fuori dell’ordinario.

Però ero diventato sospettoso e ogni volta che usciva a far la spesa o a trovare un’amica ero in allarme. Anche quando squillava il telefono di casa entravo in ansia, eppure non notai nessun significativo cambiamento né nel suo atteggiamento, né nel suo comportamento.

Finché un martedì sera le chiesi come mai fosse a casa. Di solito infatti il martedì e il giovedì erano i giorni della palestra.
- Perché me lo chiedi? Sono a casa, con la mia famiglia. Dove dovrei essere?
- Non hai il corso di pilates?
- Ah, quello! Ho lasciato perdere. Posso allenarmi a casa ora che comincia la bella stagione. Inutile buttare soldi per avere qualcuno che mi dica come devo fare i piegamenti.

Questo fu l’unico cambio che notai in lei, il fatto che non andasse più in palestra. Che, tra l’altro, a me non dispiaceva affatto. Mi aveva infastidito anche solo il fatto che il suo istruttore l’avesse afferrata per i fianchi, figuriamoci con quale apprensione l’avrei aspettata al ritorno dal suo corso.
Meglio così, mi dissi.

Tutto parve ritornare normale fino a che due mesi dopo il mio piccolo mondo felice non crollò improvvisamente e completamente attorno a me.

Quando tornai a casa, quella sera, infatti la trovai scarmigliata, gli occhi rossi come se avesse pianto, che camminava per la casa senza scopo torcendosi le mani.
- Che succede, Gabri? Cos'hai? Stai bene? Siediti un momento…
- Mi vuoi bene, Ale? Me ne vuoi tanto, eh, Alessandro?
L’abbracciai e la guidai verso il divano, su cui la feci sedere. Mi sedetti accanto, tenendole le mani.
- Sicuro che ti voglio bene. Lo sai benissimo.
- Ho un problema, Ale. Un problema grosso, ma grosso…
- Ci sono io, sono qui per aiutarti. Di che problema si tratta?
- Sono incinta, Ale.
- Caspita! Che sorpresa! Ma non è un problema grave, stai tranquilla. Ne abbiamo già due, ci stringiamo un po’ e troviamo lo spazio anche per il terzo. I soldi non ci mancano. Ce la facciamo senza problemi, non vedo perché tu ti debba preoccupare così.
- Ale, non capisci. Forse non sei tu il padre.

M’avesse colpito con un ferro da stiro in testa non mi avrebbe fatto più male. Rimasi ammutolito per un minuto, poi sentii la rabbia montare:
- Ma come?! Dopo il tuo discorso di due mesi fa credevo che fossimo rimasti che non ci avremmo provato con altri partner! Invece tu dopo ti sei fatta sbattere ugualmente da qualche stronzo?
- No, Ale, non l’ho fatto! - C’era disperazione nel suo sguardo.
- Ma cosa dici!? Se non mi hai tradita come fa il bambino a non essere mio? Io non capisco più niente!
- Sì, ci sono stata con quell'istruttore! - Piangeva ormai con grossi lacrimoni, il mento arricciato. Io però non la volevo consolare finché non avessi capito la situazione. - Ma non dopo il nostro discorso. Mi ha presa prima, proprio quel giorno, in palestra!
- Basta! Non posso sentire queste cose! Bugiarda! Troia! Me ne vado! Per non spaccarti la faccia! Ti odio, non ti posso vedere!
- Aspetta, lascia che ti spieghi…
- ‘Fanculo, troia! Mi farò vivo quando mi sarà passata l’incazzatura. Occupati tu dei bambini, se riesci a non farti fottere dai maschi del vicinato per qualche giorno. - E me ne andai sbattendo la porta.