i racconti di Milu
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Erano alcuni anni che continuavamo a scopare ininterrottamente. Le scopavo la fichetta e venivo dentro il suo culo.
Ogni notte ci ritrovavamo uno nel letto dell'altro. I voti a scuola calarono un po', ma niente di esagerato e comunque nessun esame a settembre.
I nostri genitori non si accorsero mai di quello che facevamo.

Le cose cambiarono quanto io compii diciannove anni. Festeggiai con i miei amici la sera in discoteca. Tornai a casa ubriaco.
La notte Nicole venne nel mio letto. Voleva festeggiare a modo suo. Si sdraiò sopra di me.
Le afferrai i seni sodi ed eccitati la strinsi a me baciandola sul collo, lei muoveva il bacino strofinandolo sulla verga… Si girò supina.
Aprì le gambe, mi aspettava, scesi… leccandola, assaporavo i suoi sapori così generosi. Poi afferrò il membro e se lo infilò dentro la sua fichetta vogliosa, la strinsi a me con passione, lei incrociò le gambe attorno alla mia schiena, i suoi fianchi iniziarono dolcemente a roteare, afferrai i seni baciandoli e ciucciando forte, affondando sempre di più in lei, sentivo le pareti della fichetta avvolgere la mia verga, il calore dei suoi umori.
Seguiva i miei movimenti, le mie spinte la facevano gemere di piacere, affondavo con dolcezza in quella deliziosa fichetta stretta e morbida, senza peli che le coprivano le grandi labbra rosse dall’eccitazione.
Era bellissima e mi lasciai andare alle sensazioni mentre scopavo mia sorella.
I corpi sudati si muovevano come un’onda, l’odore di sesso era forte, la nostra eccitazione ci aveva portato in uno stato di estasi. Entrai tutto scopandola con forza, con una mano le afferro i seni e le strizzo i capezzoli, mentre l’altra l'ho infilata sotto la schiena, bloccando la sua posizione.
Piaceva a entrambi sentire il mio cazzo dentro la sua fichetta. Nicole era bloccata sotto di me e si prendeva tutte le spinte che le davo. Chiuse gli occhi mentre l'orgasmo la raggiunse.
Io invece resistevo, perciò spinsi di più, oscillando il culo, e aumentando il ritmo dei miei colpi. Poi, all'improvviso, sentii che stavo per venire. Diedi gli ultimi colpi forsennati e assaporai quell’attimo divino prima di schizzare il mio seme nella fica della mia sorellina, nello stesso momento inarcò la schiena e venne pure lei… di nuovo.
“Ti amo, sorellina” riesco a sussurrare ubriaco.
Mi addormento subito dopo. Non mi accorgo nemmeno che Nicole se ne era tornata nel suo letto.
Il mattino dopo ero in trance. Non riuscivo a svegliarmi e avevo mal di testa. Avevo bevuto davvero troppo in discoteca.

In un attimo di pace, dopo che mamma e papà erano usciti per andare a trovare dei parenti, Nicole venne ancora da me, nuda.
“Che ne dici del secondo round?”
“Perché quando c'è stato il primo?”
“Ma amore! Non ti ricordi? Stanotte mi hai riempito la fichetta col tuo seme!”
“Sei sicura? Te lo sarai sognato.”
“No bello mio. Cosa vedi? Metti due dita dentro. Cosa senti?”
Mette una gamba sul letto, aprendosi la fichetta. Era ancora impiastricciata di sborra secca. Le misi due dita dentro. E lì c'era davvero il mio seme.
“Scusami Nicole. Ero ubriaco e non mi ricordo di niente. Scusami anche per non aver usato il preservativo.”
“Datti da fare allora. Devi farti perdonare.”
Lì com'era cominciai a leccarle la fichetta, mettendole dentro due dita e stuzzicando il suo clitoride. Poi la tirai sopra di me per un 69. La feci mettere in ginocchio e le leccai il culo, per poi arrivare di nuovo alla fica. Stavo per venire, lei prese in bocca il mio uccello. Ingoiò tutto. Ricominciai a baciarla. Aveva in bocca il sapore del mio sperma, eccitante.
Ci mise poco a riprendersi, il mio cazzo. Svetta di nuovo voglioso di una fichetta da penetrare. Faccio ancora mettere Nicole a quattro zampe, avvicino la punta del cazzo alla fica e in un unico movimento mi fiondo dentro. È così improvviso che Nicole lancia un urlo assordante.
“Ahia, mi fai male, fermati! Luca fermati, per favore!” mi supplica.
Non ne ho alcuna intenzione e dopo un paio di colpi, Nicole passa dalle urla di dolore ai gemiti di piacere. La mia verga comincia a scorrere con più facilità dentro il canale vaginale. Sempre con maggiore impeto, affondo il cazzo fin dentro il suo utero con ritmo cadenzato e regolare. Poi mi tolgo e passo all'altro buchetto. La inculo senza problemi, visto che è abituata a prenderlo. La scopavo sino a sfinirla. Ebbe due orgasmi e godette soffocando le urla nel cuscino.
“Sorellina, sto per venir…"
Finalmente, dopo una lunga cavalcata, sentii il mio cazzo sparare bordate di sperma nel suo intestino.
Le gambe mi cedono e mi accascio su lei. Il mio peso associato allo sfinimento degli orgasmi, fecero cadere anche lei, sdraiandomici sopra con mio cazzo che faceva gli ultimi schizzi. Siamo rimasti fermi così per quasi dieci minuti, poi il cazzo si rilassa ed esce dal suo culo.
Mi sdraio supino, ancora ansante e sudato per la folla cavalcata.
“Cavoli, che goduria, eh? Fenomenale!”
Nicole non è in condizioni migliori. La rude scopata di fica e la folle inculata, l'ha sfinita per davvero.
Si avvicina a me e posa la testa sul mio torace. Io la abbraccio e le bacio la testa.
“Amore mio, mi hai perdonato per quello che ti ho fatto stanotte?” le chiedo.
“Non ancora, amore. Ora voglio che mi vieni dentro la fica ancora.”
“Ma sei sicura? Non è pericoloso?”
“Non me ne frega più niente. Ormai ho 18 anni. E voglio scopare con te, sempre.”
“E se resti incinta?”
“È questo il bello. Il rischio. Non voglio più che usi i preservativi. E da oggi mi devi venire nella fica. Ho deciso di farti questo regalo di compleanno. E se resto incinta, sarà tuo figlio e di nessun altro.”
“Fammi alzare. Vado in bagno a lavarmi il cazzo. È un po' sporco di cacca.”
“Vengo anch'io. Vedo se riesco a togliermi un po' di sborra dal culo. Così non sporco troppo il letto.”
Poi ritorniamo in camera. Ci sdraiamo abbracciati e ci baciamo ancora.
Nicole prende ad accarezzarmi il cazzo, che si sveglia subito. Man mano che si allunga, prende a menarmelo lentamente. Mi piace molto quel particolare movimento che mi fa. Chiude pollice e indice ad anello e lo fa scorrere per tutta l'asta. Mi fa impazzire. Io intanto le metto due dita nella fica e col pollice le massaggio il clitoride.
Quando il cazzo torna bello duro, apro le gambe di Nicole e mi metto sopra. Punto l'entrata della fica col il mio membro.
“Sei sicura che mi vuoi dentro, amore?”
“Più che sicura. Vai.”
Con un unico colpo di reni mi fiondo dentro di lei. La fica è già bagnata e stavolta non sente dolore. Comincio a chiavarla lentamente, le lecco i capezzoli, ne prendo in bocca uno e comincio a succhiare forte. Nicole ansima, sta già godendo. Passo voracemente da uno all'altro, mentre non risparmio di colpi la fica. È un lago di umori, dentro. Tiro fuori completamente il cazzo per poi ricacciarlo dentro all'improvviso.
Questo movimento a Nicole piace molto, e quasi viene. Poi mi fermo dentro perché voglio che goda insieme a me. La faccio rilassare per qualche minuto, poi ricomincio da capo. Una decina di colpi, mi fermo dentro, un'altra decina di colpi, e poi mi fermo dentro. Vado avanti così per quasi venti minuti, poi sento che mi sta arrivando l'orgasmo.
“Sto per venire. Ancora convinta?” dico ansimando.
“Sì” mi risponde languida anche lei sulla soglia dell'orgasmo.
Allora riprendo a chiavarla con foga e ci vuole poco prima che lei raggiunga l'orgasmo e io le vengo con lei sparandole dentro copiose bordate di sperma. Le contrazioni si susseguono una sull'altra, le sento tutte sul mio cazzo, e non fanno altro che spremere e aspirare tutto il seme che riesco a darle. Resto dentro per qualche minuto ancora, poi mi sfilo e mi sdraio accanto a lei.
“Grazie amore.”
Sapevo che averle riempito la pancia di caldo sperma, umidiccio e fecondo era un rischio. Per questo non volevo mai venirle dentro. Andrà a finire che la metterò incinta presto.

Tre settimane più tardi Nicole ha saltato il ciclo. Aveva già comprato un test di gravidanza in farmacia ed ora stiamo aspettando il risultato. Ancora due minuti… Ancora un minuto… Tempo scaduto.
“Sì!!!! Sono incinta!!!! Sì!!!!”
Nicole sta saltando dalla gioia. È incontenibile. Mi corre incontro e mi si lancia addosso. Mi abbraccia, mi bacia. Tanti piccoli baci nervosi.
“Sì, sono incinta! Sono incinta! Sono incinta!” continua a ripetere estasiata. “Grazie. Grazie. Grazie.”
“Come? Sei incinta!!! Lo hai fatto apposta? Ti sei fatta scopare nel periodo fertile?”
Un'unica sillaba: “Sì.”
Sono allibito.
“Ma che ti salta in testa? Sei scema o cosa? Lo sai che sono tuo fratello? Come pensi che faremo ora! Con un bambino in arrivo?”
“Calmati, amore” mi dice.
“Calmarmi! Non ci penso proprio. Ti sei fatta mettere incinta apposta!”
“Calmati, amore” mi dice ancora.
Ma stavolta mi calmo. Non ho più voglia di litigare con lei.
“Sei davvero incinta. Come faremo ora?”
Non sono più arrabbiato con lei. Come si fa ad esserlo? La mia stupenda sorellina. Ora che lo shock è passato sono felice anche io e sorrido.
“Sei davvero incinta! Sì! La mia donna aspetta un figlio da me! Amore, ti amo tanto!”
“Non sei più arrabbiato con me?”
“Arrabbiato? E come potrei! Stai per avere mio figlio! Cosa si può volere di più dalla donna che si ama? Prima era solo una reazione di paura, ma ora è passata. Ma lo hai fatto davvero apposta? Rimanere incinta?”
“Sì l'ho fatto apposta. Aspettavo solo il momento e l'occasione giusta. E si è presentata prima di quanto avessi sperato. Sapevo che ero in ovulazione il giorno del tuo compleanno e ne ho approfittato. Volevo farti questo regalo.”
“Per il mio compleanno hai voluto regalarmi una tua gravidanza? Non ci credo!”
“Credici perché è vero. Infatti aspetto tuo figlio, no?”
“Già. Mio figlio! Chissà se sarà maschio o femmina.”
“Mi spiace. Dovrai aspettare almeno quattro mesi prima di saperlo. Io preferirei che fosse un maschietto.”
“Io invece preferirei una bambina.”
“Sai che ti dico? Speriamo siano gemelli. Maschio e femmina. Così ci accontentiamo tutti e due.”
“C'è davvero questa possibilità? Gemelli, intendo?”
“Boh. Vedremo.”
“Vieni qua, fatti abbracciare e baciare, ora. Un figlio! Mi darai un figlio!”
La prendo tra le mie braccia, cullandola. Sono in estasi. Non ci potevo credere. La mia donna mi darà un figlio!
“Cosa diciamo a mamma e papà?” chiedo serio.
“Niente. Cosa dobbiamo dire? Che mi hai messo incinta? Mi farebbero abortire. Non dirò niente. Quando si comincerà a vedersi la pancia dico loro che chi ha fatto questo se ne scappato a gambe levate. E chi s'é visto, s'é visto. Non dirò mai il nome dell'infame. Lo voglio solo dimenticare. Ma questo bambino non ha nessuna colpa e non lo voglio uccidere. A sentire queste parole non diranno più niente, vedrai.”

Passano quattro mesi, poi crolla il cielo. La mamma nota che Nicole è un po' "ingrassata". Poi nota che anche il seno le è cresciuto. Nota anche che non mangia più certe cose che prima era golosa. E che tutte le mattine prende le vitamine. Che ogni tanto ha la nausea. In ultimo nota che gli assorbenti non ci sono nel bidoncino della spazzatura. Somma tutto insieme, ed ecco l'unica soluzione ai problemi. Incinta.
La prima reazione di papà è darle un ceffone. Nicole ha cinque dita roventi impresse su una guancia. Poi papà esce di casa e va in giardino a spaccare un po' di legna per il caminetto. Quando torna è più rilassato, ma sempre arrabbiato.
“Chi è il colpevole?” chiede papà.
“Un mio amico che se l'è data a gambe levate quando lo ha saputo. Non dirò mai il nome dell'infame. Lo voglio solo dimenticare. Ma questo bambino non ha nessuna colpa e non lo voglio uccidere.”
“Ma sei sicura che lo vuoi tenere, questo bambino?” chiede mamma.
“Cosa dovrei fare? Abortire? Non me la sento, mamma. È innocente, non ha fatto niente per meritarselo.” risponde Nicole.
“Quando dovrà nascere?” chiede papà.
“Ora sono di quindici settimane, quindi tra poco più di cinque mesi.”
“Sei già stata dalla ginecologa qualche volta?” chiede mamma.
“Sì, due volte. Mi ha spiegato cosa aspettarmi, cosa devo fare e quando lo devo fare. Ho scelto la dottoressa Negrini. Era disponibile e mi ha accettato.”
“Tu lo sapevi?” mi chiede papà.
“Io? No! Che c'entro io?” facendo il finto tonto.
“Credevo che lei ti avesse detto qualcosa. Scusa.” Poi rivolto a mia sorella “Beh, ormai l'hai fatta. Ne accetterai tutte le conseguenze. Dovrai occuparti tu del bambino. Cosa fai con la scuola?”
“Come, cosa faccio?”
“Continui o ti ritiri?”
“No, continuo. A settembre inizio l'ultimo anno e poi la maturità. Non ha senso fermarmi adesso. Mi darete una mano?”
“Per quanto possibile, lo faremo. Scusa per lo schiaffo. Non volevo. Davvero, scusa. È stata una reazione sciocca da parte mia” le dice papà.
“Posso dire qualcosa anche io?” faccio io.
“Sì, perché?”
“Volevo solo dire che, visto che tra poco più di un mese farò la maturità, mi cercherò un lavoro e contribuisco anche io al mantenimento del bambino.”
“Lo faresti? Davvero?” dice mamma.
“Questo ed altro per il mio nipotino!”. Avrei tanta voglia di dire figlio, ma non posso. “Comunque, visto che ho la patente, posso accompagnarla io dalla dottoressa per le visite. E posso anche portarla a scuola e andare a riprenderla. Non credo che sia il caso che prenda l'autobus col pancione. Almeno non dovrà portare uno zaino pesante per molto tempo.”
“Farai attenzione, vero? Non farai lo spericolato al volante?” chiede mamma, già in fase chioccia.
“Fidatevi di me. Non li metterò in pericolo.”
“Grazie fratellone.” E mi da un bacio sulla guancia.

La notte Nicole viene da me.
“Hai visto? È filato tutto liscio.”
“Sì. Ma mi sono preso un bello spavento quando papà ti ha dato quella sberla. Avevo paura che continuasse. Ti ha fatto male?”
“Un po'. E anch'io ho avuto paura. Comunque è andata bene.”
“Vieni qua a farti coccolare. Fammi salutare mia figlia come si deve.”
“Sei davvero convinto che sia femmina, eh? Fammi posto.”
Prima di entrare nel mio letto si toglie la camicia da notte. I pigiama non le vanno più, sono stretti. Da quando l'ho messa incinta non abbiamo scopato molto spesso. Non perché non mi ecciti. Anzi. È perché ho paura di farle male, con i miei assalti. I nostri amplessi sono sempre stati molto impetuosi e sfiancanti per lei. Ora mi devo sempre trattenere.
“Aspetta un attimo, fermati qui in piedi accanto al letto.” Poi do un bacio alla pancia dove cresce mia figlia. “Bentornata tesoro mio” do un altro bacio alla pancia. “Adesso devo prendermi cura della mamma. Buonanotte. Amore, vieni qui, tra le mie braccia. Sdraiati accanto a me.”
Le metto un braccio attorno alle sue spalle e con l'altra le accarezzo la pancia. È una strana sensazione, quella pancia. È dura al tatto. Ma la pelle tesa è molto morbida.
“Sai, domani devo fare l'ecografia. Mi accompagni?”
“Certo che ti accompagno. Ma mi farà entrare la dottoressa?”
“Se glielo chiedo io, sì. Basta che non dici che sei tu il padre, perché non gliel'ho detto che è il figlio di mio fratello.”
“Per tornare a quello che hai detto a papà e mamma. Vuoi davvero trovarti un lavoro e mantenerci?”
“Certo. Ho delle responsabilità verso di te e nostra figlia. Fino a quando non finirai la scuola non possiamo fare niente. Poi ci penseremo. Girati, appoggiati a me con la schiena. Voglio entrarti dentro.”
“Fai piano però. Ricordati quello che mi ha detto la dottoressa. Sesso con moderazione.”
“Sì, me lo ricordo. Sarò delicato, vedrai. Sto imparando, no?”
Le tolgo le mutandine ed il reggiseno, poi con delicatezza le entro dentro e comincio a scoparla lentamente. Sto imparando per davvero. Qualche volta non riesco a trattenermi, ma accade sempre più raramente.
Con la mano sinistra le accarezzo il seno e la pancia, e con la destra le massaggio il clitoride. Intanto continuo a menare il cazzo nella sua fica. Nicole ansima e si sta gustando la lenta chiavata. Sento che si irrigidisce e sospira. Poco dopo anche io vengo. Lascio che il mio cazzo si rilassi e scivoli fuori.
Poi Nicole si gira verso di me, faccia a faccia. Ci baciamo con tenerezza.
Dopo dieci minuti di altre coccole, do un bacio alle mie donne, si riveste e ritorna nel suo letto.

Il pomeriggio accompagno Nicole a fare l'ecografia. Nicole dice alla dottoressa che sono suo fratello e che desidera che io sia presente. Mi lascia entrare senza problemi.
“Può restare anche quando mi visita?”
“Se non ti imbarazza, non ci sono problemi da parte mia” dice la dottoressa.
Nicole le fa vedere gli esami del sangue e delle urine che ha fatto.
“Gli esami vanno tutti bene. Continua così. Ora vai a spogliarti che ti visito.”
E va nello stanzino. Io mi metto da parte per non disturbare. La dottoressa la visita. “Pressione sanguigna nella norma. Il tuo peso va bene. La misura della pancia è corretta. Cervice chiusa e ben conservata. Anche se c'è del residuo di sperma. Vedo comunque che mi hai ascoltata. Non ci sono lacerazioni. Brava. Ora ti faccio l'ecografia. Stenditi qua.”
“Vieni Luca. Vieni a vedere tuo nipote. Dammi la mano.”
“Mi spiace doverti correggere. Sua nipote. È femmina” dice la dottoressa.
“Evvai! Ho vinto io! Avevamo scommesso. Io dicevo che era femmina, lei che era maschio. Poi ha detto che erano gemelli, per accontentare tutt'e due.”
“Ha vinto tuo fratello. Un solo feto. Femmina. Ecco questa è la testa, questo è l'addome, queste sono le gambe e qui in mezzo non c'è il pisellino. Comunque le misure sono nella norma e sono coerenti con la settimana di gestazione. Tutto bene direi. Ti piacerebbe provare l'ecografia 3D? Il macchinario è nuovo e non l'ho mai usato prima.”
“Mi piacerebbe molto. Purtroppo però oggi non ho tempo devo andare a casa a studiare. Magari la prossima volta” le risponde Nicole.
“Allora puoi rivestirti. Intanto ti scrivo gli esami che devi fare per il prossimo mese. Ti avverto già che tra qualche giorno comincerai a sentire i suoi movimenti. Ma li sentirai soltanto tu per il momento. Ecco questi sono gli esami. Ti ho aggiunto quello del diabete gravidico. Ci vediamo il mese prossimo.”

“Hai visto che avevo ragione io. Le mie donne!”
Sono felice. Volevo tanto che fosse femmina. Ci fermiamo in un angolo appartato e la bacio. “Grazie, amore mio. Grazie. Ti amo.” accarezzandole la pancia arrotondata da mia figlia e coperta da un leggero vestito. “Grazie ancora, amore. Ti va se ci fermiamo a prendere un gelato?”
“Sì, ne ho voglia.”
In gelateria ci sono delle persone che conosco. Sono degli idioti. Quando mi vedono mi prendono in giro, "perché faccio il babysitter a una puttana".
“Ehi imbecille. Guarda che stai parlando di mia sorella. Chi sei tu per parlarne in questo modo? Che cosa ti ha fatto?”
“Niente. Non la conosco neanche. Ma a quanto vedo la stronza si è fatta mettere incinta. Non è neanche capace di scopare senza rimanerci!”
Questo è troppo e gli mollo un pugno.
“Andiamo via Nicole. Questo posto non è salubre per le persone normali. Va bene solo per gli idioti.”
Prendo per mano Nicole e ci allontaniamo. Le mie mani tremano, non ho la forza di mettermi a guidare.
“Ti chiedo scusa. Non sono amici miei, ma li conosco. Sono degli stupidi senza cervello. Non hanno nessuna idea di cosa significhi amare una donna. Per loro le ragazze sono solo degli oggetti da usare e poi buttare senza pensarci due volte. Mi spiace davvero per quello che ti hanno detto. È colpa mia se sei incinta.”
“Non è vero! Non ti ricordi? Sono stata io che ti ho obbligato a farlo. Tu non lo volevi. Avevi paura delle conseguenze.”
“Sì, mi ricordo. Ma ho cominciato io, anni fa. Sono stato io che ti ho sedotta, che ti ho sverginato. E ora sei incinta. Mi dispiace di averlo fatto.”
“Non farlo. A me non dispiace. Sono entusiasta all'idea di darti questa bambina. Comunque ora ho diciotto anni. So quello che faccio. Ho voluto che tu mi mettessi incinta perché ti amo e non potrei trovare un padre migliore per i miei figli. Non dare importanza a quello che degli idioti possano dire di me. Quello che per me conta, è quello che pensi tu. Degli altri me ne infischio.”
“Ritieni davvero che io possa essere un buon padre?”
“Sì. Il migliore.”
E mi bacia. Io le accarezzo la schiena. Il tremore alle mani è passato. Ora sono più calmo.
“Mi spiace per il gelato che ti ho promesso, ma è meglio se andiamo a casa. Non ce la faccio a tornare là.”
“Sì, andiamo a casa.”
Il mio umore è ancora un po' giù. Una stupenda giornata rovinata da degli idioti.

Arriva giugno e mi diplomo. 80/100. Non male come voto, ma sapevo che non potevo fare di più.
A luglio trovo lavoro in una importante azienda della zona. Vengo assunto in prova per tre mesi. Il lavoro non è male e gli orari accettabili.

A causa del caldo, ad agosto, Nicole e la mamma vanno in montagna. Staranno via per tutto il mese. Mi mancano terribilmente le mie donne. Ma sono andate qua vicino. Ci posso arrivare in un'ora di macchina. Io lavoro anche ad agosto, ma sabato e domenica li passo in montagna con loro. Papà rimane a casa. Non gli piace andare via.

A settembre, Nicole ritorna perché deve tornare a scuola per l'ultimo anno.
È diventata grossissima. Non è ingrassata. Il peso è corretto. È solo a me che sembra grossa. Non ho parametri di paragone. Fa fatica a muoversi, soprattutto alzarsi dal divano. La devo aiutare sempre. Per scherzare le dico che devo assolutamente comprarmi una gru per sollevarla. E ride sempre a questa battuta.
A scuola i professori sono tolleranti. Non ci sta più nel banco. Le hanno dato un banco in fondo all'aula, in modo che possa essere più libera nei movimenti e tenere sollevati i piedi, perché le si gonfiano le caviglie.
Ancora un mese di supplizio, poi la bambina nascerà.

Il 17 ottobre nasce mia figlia Sabrina. Tre chili tondi tondi di peso e undici ore di travaglio. Sembra una bambolina, nella sua culla. Purtroppo in ospedale non posso prenderla in braccio. Solo i padri possono entrare nella nursery. E io sono lo zio. Mi tocca guardarla dal vetro.
Quando non sono al lavoro, il mio tempo lo passo in ospedale accanto a Nicole. Le sono accanto quando la allatta. Che meloni le sono venuti! Per fortuna ha latte a sufficienza per sfamarla. Ho visto al supermercato il costo del latte artificiale. Che prezzi assurdi!
Nicole resta in ospedale per quattro giorni, poi mamma e bambina vengono dimesse.
Mamma e Nicole avevano comprato il necessario per tempo. Il giorno in cui vengono dimesse vado io a prenderle. Mi sono fatto dare un giorno di ferie per questo. Passo da casa a prendere la carrozzina e poi subito in ospedale. La struttura del seggiolino è già montata sull'auto, per cui prendo solo l'ovetto.

Sabrina dorme in camera con noi. Non c'è spazio in casa per fare una cameretta per la bambina. Per il momento dorme ancora nella carrozzina, ma abbiamo già preso il lettino. Quando Nicole la allatta, io mi fermo ad osservarle. Non voglio perdermi niente dei primi mesi di vita di mia figlia. Voglio imprimermi bene nella mente le sensazioni che ho provato e tutte le ridicole smorfie che mi fa Sabrina quando la prendo in braccio.
Nicole ha molto latte e Sabrina non lo prende tutto. Allora Nicole se lo toglie col tiralatte e lo mette in frigo per darlo alla piccola mentre lei è a scuola.

Con mamma e papà abbiamo scelto di mettere Sabrina al nido, la mattina mentre Nicole è a scuola. Vado io a prenderla al nido quando esco dal lavoro e se ha fame devo solo togliere il biberon dal frigo. Poi ci penserà la mamma a curarla fino a quando non rientra Nicole.

A novembre finisco il periodo di prova e mi assumono. Cominciano a circolare voci che dicono che la direzione ha intenzione di aprire una sede anche in Olanda. Cercano volontari che si trasferiscano là per almeno cinque anni. A chi accetta offrono un appartamento e una diaria di trasferta pari a mille euro mensili, oltre lo stipendio normale. C'è da pensarci seriamente. L'Olanda è un'ottima nazione, con bassa criminalità, bassa inflazione. Insomma è un ottimo posto per viverci e far crescere dei figli.
Ne parlo a Nicole.
“Io vorrei trasferirmi. È un'ottima soluzione. Nessuno ci conosce. Potremmo amarci senza problemi. Per tutti saresti la mia compagna.”
“Ma cosa farò io? Non parlo neanche un po' l'olandese! E neanche tu.”
“Sappiamo parlare l'inglese. Per cominciare va bene. L'olandese lo impareremo col tempo.”
“E come facciamo con Sabrina?”
“Che domande! Lei verrà con noi. Ma dovremo dire a mamma e papà che sono io suo padre, altrimenti non vi lasceranno venire. Comunque per ora devi finire la scuola. Io vado avanti e voi mi raggiungerete. E potremo sentirci tutti i giorni tramite internet.”
“Quanto tempo abbiamo per pensarci?”
“Ancora due mesi, credo. Io comincio a dare il mio nome. Al massimo mi ritiro prima del termine ultimo.”
Ne parlo a mamma e papà. Non dico ancora nulla di Nicole e Sabrina, però. È ancora troppo presto. Mamma non nasconde di essere preoccupata che vado lontano. Papà da il suo consenso. “Sei maggiorenne. Puoi decidere tu della tua vita.”
E così faccio. A febbraio parto per l'Olanda. Il posto è una meraviglia. Non solo il paese dove stiamo, ma anche l'appartamento. Mando delle foto a casa con la e-mail. Così stanno tutti tranquilli.

Una sera mentre sono collegato con Nicole.
“Mi mancate terribilmente, tu e Sabrina. Mi sento solo, qui.”
Nicole è seduta davanti alla telecamera e sta allattando la bambina.
“Anche tu mi manchi tanto. C'è un vuoto nella mia vita e nel mio letto. Dovresti essere qui a prenderti cura di noi.”
“Lo sto facendo. Sto mettendo da parte un sacco di soldi. Qui è tutto spesato dalla ditta e la sera non esco mai. Mi compro solo da mangiare, il resto lo paga la ditta. Devo solo fare l'elenco delle cose che servono per avere l'autorizzazione a comprare. Finora non mi hanno negato nulla.”
“Come faremo quando verrò lì?”
“Questo non lo so ancora. Devo informarmi. Tu intanto finisci la scuola. Ad agosto rientro per tre settimane e ne riparliamo. Intanto sento la direzione su cosa si può fare. Fammi vedere la bambina ora.”
Lo so che non può capire quello che vede, ma sente la mia voce.
“Ciao tesoro mio. Lo sai che mi manchi tanto? Ma ci vedremo presto, e allora ti darò tanti bacetti. Buonanotte amore mio. Mettila a letto, ti aspetto.”
Nicole torna dopo dieci minuti.
“Eccomi amore. Raccontami dell'Olanda.”
Stiamo collegati a parlare per più di un'ora, poi la mando a dormire. Si vede benissimo che è stanca, ma non mi vuole lasciare.
“Buonanotte, amore mio. Mi manchi tanto. Vorrei averti qui, accanto a me.”
“Anch'io vorrei essere lì accanto a te. Resisti. Ancora tre mesi, poi torno. Ci sentiamo domani. Buonanotte amore, dormi bene. Immagina che io sia lì a riempirti la fichetta di sperma, che quando torno lo farò per davvero. Buonanotte amore.”
E chiudo il collegamento.

A giugno Nicole si diploma, 95/100. Un'ottima votazione.
Ad agosto rientro. Baci e abbracci da tutta la famiglia riunita. Anche Sabrina mi riconosce. A quanto pare il fatto di essermi fatto vedere da lei tutti i giorni è servito.
Ho una voglia matta di scoparmi Nicole. Appena l'ho vista, il mio cazzo ha reagito di conseguenza. Ora è due ore che è in tiro e non si smolla. Sento un dolore pazzesco perché è confinato nei jeans. Per fortuna ho scelto l'ultimo volo della giornata ed essendo quasi mezzanotte, tra poco mamma e papà andranno a dormire. Sabrina dorme già da ore.
Vado a farmi la doccia, mentre Nicole si prepara per la notte. Mi aspettavo una notte di fuoco e di scopate, invece appena la bacio il bramoso desiderio ardente che provavo prima, si trasforma in una notte di passione e di amore totale per la mia donna. Nessuna cavalcata furiosa. Ma un lento e profondo godere uno dell'altra.
Come le avevo promesso le riempio la fichetta col mio sperma per quattro volte prima di addormentarci abbracciati.
Nicole si sveglia alle prime luci dell'alba. Per fortuna i nostri genitori dormono ancora. Sapessi che casino se ci avessero visto dormire nudi e abbracciati!
Vogliamo rinviare quel discorso al più tardi possibile.

Poi, la mattina, vengo letteralmente bombardato di domande da parte di papà e mamma. Vogliono sapere tutto, come mi trovo, chi frequento, ho trovato degli amici. Per quanto mi è possibile rispondo sinceramente.
Poi visto che rimango per tre settimane, li spedisco al mare. Non sembrano molto contenti di lasciarmi dopo essere stato via per sei mesi. Compromesso! Faranno solo una settimana di vacanza.
“Così potremo salutarti prima che riparti” dice mamma.
E partono.
Finalmente soli, io e Nicole, ne approfittiamo per scopare a tutto spiano mentre Sabrina dorme. Ovviamente le riempio la fichetta di sperma ogni volta, come le avevo promesso.
Sabrina ora ha dieci mesi e Nicole non la allatta più. Peccato! Volevo assaggiare il suo latte, abbeverandomi al suo seno! Fa nulla. Sarà per un'altra volta.
Quando la piccola è sveglia, cerco di stare con lei il più possibile. Ci gioco, la cambio, le do da mangiare. Insomma, faccio il papà.
Nicole è sempre al mio fianco. E possiamo discutere in pace.
“Cosa ti ha detto la direzione?” mi chiede Nicole.
“Hanno detto che puoi venire con me. A loro ho dovuto dire che sei mia sorella. Ma una volta che siamo là potremo fare quello che vogliamo. Ho un appartamento, l'hai visto no? Ci stiamo tutti. Il problema è che non potranno assumerti. In questo momento non ci sono posti di lavoro disponibili. Preferisco così almeno non ci saranno chiacchiere se nessuno ti riconosce come mia sorella. Potremo comunque cercare altri posti. Lavoro ce n'è. Troveremo qualcosa di adatto a te. E poi ci sono tantissimi asili nido dove mettere Sabrina mentre siamo al lavoro. E non costano tanto come in Italia.”
“Quindi dobbiamo parlare solo con mamma e papà.”
“Sì. È arrivato il momento di fare quel discorso. Non voglio aspettare l'ultimo giorno a dirglielo, però.”
“Glielo diremo appena rientrano dal mare.”
“Io devo ripartire domenica. Potremmo dirglielo, che so, mercoledì o giovedì.”
“Sì direi di sì.”

Giovedì mezzogiorno, dopo il pranzo, prendo il coraggio a due mani.
“Papà, mamma. Io e Nicole vi dobbiamo parlare.” Nel dire questo nascondo le mani sotto il tavolo perché mi tremano.
“Ho chiesto a Nicole di seguirmi in Olanda con Sabrina. E lei ha accettato.”
“Che cosa? Non se ne parla! Loro restano qui. E poi che cosa ci vengono a fare con te in Olanda? A raccogliere i tulipani?” dice papà, aggressivo.
Non mi aspettavo una reazione del genere.
“No, Nicole troverà un lavoro. Può fare la traduttrice, per esempio. Si è diplomata in lingue, dopotutto. Deve solo imparare l'olandese. Se l'ho imparato io in sei mesi, lei lo può fare in metà tempo.”
“Sì, ma perché Sabrina?”
“Vuoi che la piccola stia senza la madre?”
“No, ma… non so… mi sembra…” non sa come continuare. “Ma perché devono venire con te?”
Ahia. È arrivato al punto.
“Perché Nicole è la mia donna e Sabrina è mia figlia.”
Sono entrambi esterrefatti, senza parole. Papà guarda alternativamente me e poi Nicole. Diventa sempre più rosso in faccia. Sembra una pentola a pressione. Poi esplode.
“Che cazzo hai fatto?! Imbecille! Testa di cazzo!!! Ti sei scopato tua sorella e l'hai messa incinta? Ti sei bevuto il cervello?”
“Sì, hai sentito bene. Sabrina è mia figlia. E Nicole è la mia donna. Quando ci trasferiremo vivremo come una coppia, marito e moglie.”
“No! Tu te ne vai e basta! E qui non ti fai più rivedere! Hai capito?”
Papà è davvero arrabbiato. Mamma non ha ancora aperto bocca. Sta piangendo.
“Papà…” inizia a dire Nicole.
“Sta zitta, puttana! E tu glielo hai lasciato fare? Troia!”
“Papà adesso stai zitto tu! Mi hai capito? Zitto! Non ti devi permettere di rivolgerti a me in questo modo. Sono una donna che ha scelto il suo uomo con cui vivere. Non ti azzardare mai più a darmi della puttana! Hai capito bene?”
Papà è ammutolito dalla veemenza di Nicole. È arrabbiata anche lei.
“Se proprio proprio lo vuoi sapere, sappi che tra nove mesi Sabrina avrà un fratellino. Sì! Un fratellino o una sorellina! Ho fatto il test stamattina! Sono incinta. E non lo avevo ancora detto a Luca. Complimenti. Hai rovinato tutto!”
E va in camera sbattendo la porta.
“Scusatemi, vado dalla mia donna” dico loro infastidito.
Quando arrivo in camera, la trovo che piange sul mio letto. Mi avvicino e le accarezzo la schiena.
“Davvero sei incinta?” le chiedo dolcemente.
“Sì.”
“Oh, amore! È fantastico! Un altro figlio! Mi stai dando un altro figlio! Che gioia!”
E la bacio appassionatamente.
“Smetti di piangere ora. Non fa bene né a te né al bambino. Su asciugati le lacrime e andiamo di là. Aspetta, prima ti voglio dare una cosa. Mettiti seduta, dai. Smettila di piangere.”
Vado alla mia cassettiera e prendo un pacchetto.
“L'ho comprato in Olanda prima di partire. E ora è il momento di dartelo. Su, aprilo.”
Nicole traffica con l'incarto. Quando lo apre e vede il contenuto, si rimette a piangere. Di gioia stavolta. Sono due anelli. Uno per me e uno per lei. Prendo il più piccolo dalla scatoletta.
“Leggi quello che c'è scritto sull'anello.”
Nicole legge. “Tuo per sempre. Luca.”
“Dammi la tua mano sinistra.” Tende la mano. “Con questo anello, io ti sposo.” E glielo infilo all'anulare.
Poi prende l'altro e legge l'interno. “Tua per sempre. Nicole.” Allungo la mia mano sinistra e, mentre me lo infila all'anulare, ripete anche lei “Con questo anello io ti sposo.” E ci baciamo di nuovo.
La prendo per mano. “Su, andiamo a finire quel discorso.”
E ritorniamo in cucina. Papà sembra essersi sgonfiato. Fa sempre così. Si arrabbia per un nonnulla, ma gli passa anche subito. Sembra invecchiato di colpo. Mamma piange sommessamente. Non ha la forza di parlarne.
Appoggiamo le mani sulla tavola. Voglio che vedano bene gli anelli.
“E così ve ne andrete! In Olanda. Lontano, dove non vi conosce nessuno. E in una nazione libertina e per niente bigotta come l'Italia.”
“Sì, è così. Ce ne andremo. Se non vorrete più parlarci, rispetteremo la vostra decisione. Ma a noi piacerebbe potervi chiamare almeno una volta a settimana per farvi sapere che stiamo bene” dice Nicole. “Vorremmo che i nostri figli conoscano i loro nonni. Anche solo tramite internet.”
“Noi partiamo domenica sera. Ci faremo spedire da un corriere la carrozzina, perché ci servirà. Provvederò io stesso a inscatolarla e spedirla. Le altre cose le lasceremo. Il lettino ce l'ho, l'ho comprato” dico io. “Avete tempo fino ad allora per decidere cosa fare con noi.”
Prendo Nicole per mano. “Andiamo. Usciamo a fare una passeggiata. Ho sentito Sabrina che si è svegliata.”
“Sì. Andiamo.”
Siamo rimasti fuori a mangiare. Quando torniamo è già mezzanotte e i nostri genitori dormono.
Facendo meno rumore possibile, andiamo in camera. Metto a letto Sabrina. Non si sveglia neanche quando le metto il pigiamino.
Poi noto una busta sul letto. La apro. È la calligrafia di mamma. La faccio vedere a Nicole e poi leggo.
“Miei cari ragazzi. Io lo sapevo già da tempo. Da quattro anni per l'esattezza, ma non ho mai detto niente a vostro padre. Vi vedevo, e vedevo il vostro amore. Non badate a noi. Fuggite. Amatevi e datemi altri nipotini. Solo, mandatemi le foto, vi prego. Voglio vedervi crescere. Tutti quanti. Mamma.”
“La mamma lo sapeva!” dice Nicole, con le lacrime che le scorrono sulle guance. “E noi che pensavamo di essere stati prudenti!”
“Vieni qua. Abbracciami.” E si lascia cullare.

Venerdì impacchetto la carrozzina e la spedisco col corriere in Olanda. Ci vorrà quattro o cinque giorni prima che ce la consegnino.
Sabato prepariamo le valigie. Papà non si fa vedere, ma mamma entra un attimo in camera.
“Quello che dimenticate ve lo spedisco io, non preoccupatevi. Ci terremo in contatto, vero?” dice mamma preoccupata.
“Ti ringrazio mamma. Certo che ci terremo in contatto. Se ci vuoi vedere non hai altro da fare che collegarti con noi tramite internet. Penso che Nicole ti abbia spiegato in questi mesi come fare, no?”
“Sì tesoro, so come fare. Fatevi abbracciare. Non vi vedrò per molto tempo.”
E si rimette a piangere.
“Dai mamma. Non piangere” le dice Nicole. “Vado a vivere con il mio uomo, dopotutto. Non vado via da sola.”
“Lo so. Ma sono sempre vostra madre e mi preoccupo per voi. Non pensate a vostro padre. Penserò io a lui.”
“Perché non ci hai mai detto niente, se lo sapevi?”
“Perché anche io amavo mio fratello e lui amava me, ma abbiamo dovuto rinunciare al nostro amore. Erano altri tempi allora. Ho dovuto accontentarmi di vostro padre. Anche io stavo per dare un figlio a mio fratello, ma ho avuto un aborto spontaneo alla decima settimana. Non l'ha mai saputo nessuno, a parte lui.”
“Amavi lo zio Francesco? Non ci credo! Per questo non si è mai sposato? Io pensavo che fosse omosessuale.”
Lo zio Francesco è il gemello di mamma.
“Certo che lo è. Omosessuale, voglio dire. Ma allora eravamo ragazzini. Poco più che quindicenni. Non aveva ancora le idee chiare allora. Ogni volta che mi vedeva, gli si formava un bozzo nei pantaloni. E alla fine ho acconsentito. È stato il periodo più bello della mia vita. A parte quando siete nati voi. Avrei tanto voluto che foste i suoi figli! Ci siamo amati per sette anni, prima che si innamorasse di un uomo.”
“Lo sa papà?”
“Certo che no! Ne morirebbe. Una vergogna secondo lui. E anche voi lo siete, per lui. Ma non preoccupatevi. Come ho scritto nella lettera, amatevi e datemi tanti nipotini. Ora finite. Vi saluterò domani, prima che prendiate il bus per l'aeroporto.”
“Grazie mamma. Per avere condiviso la tua esperienza” le dice Nicole, abbracciandola. “Non ti preoccupare, ti darò altri nipotini. Sono incinta, dopotutto.”

Domenica, dopo aver salutato la mamma, prendiamo la navetta per l'aeroporto. Papà non si è fatto vedere. Pazienza.
L'Olanda ci aspetta.