i racconti di Milu
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Il fatto è che lui è molto più grande di lei. Venticinque, forse trenta anni più grande di lei. Anche di più.

Il fatto è che è stata lei che ha chiesto di tornare.

La prima volta, ne era consapevole, era stato un mezzo fallimento.

Il fatto è che quella volta lei si era tirata indietro, sopraffatta dalla paura.

Tuttavia, anche in quel caso, era stata lei a fare la prima mossa, quando si erano conosciuti.

—————-

- Quindi sei tu! Scusa, ti posso dare del tu?

Roberto si era voltato, praticamente sicuro che quella voce alle sue spalle non stesse parlando a lui. E invece gli occhi scuri di quella moretta dai capelli lunghi e sciolti sulle spalle stavano fissando proprio il suo iPhone.

Era una ragazza carina, piccolina, sicuramente giovanissima.

- Perdonami, non ho resistito a spiarti mentre scrivevi il tuo nick sul cellulare… Sei tu che scrivi quei racconti… Scusa lo so che sembra impossibile, ma io ti leggo sempre… Quasi non ci credevo neanche io, ma sei tu, no?

Roberto l’aveva osservata con un misto di sorpresa e fastidio, come se fosse stato colto sul fatto. Poi aveva ammesso:

- Sì, sono io.

- Mamma mia che culo, ho letto tutti i tuoi racconti.

Il fatto è che, per l’appunto, Roberto non sembrava entusiasta di conoscerla, e che Luna aveva dovuto esporsi e sparare tutte le sue cartucce.

- Mi posso sedere? Aspetti qualcuno?

Roberto, quasi travolto dalla sfacciata intraprendenza della ragazza, si era scoperto improvvisamente a giocare sulla difensiva.

- No, accomodati. Prendi qualcosa? Un caffè, una Coca?

- Una Coca va benissimo, grazie. – aveva risposto la ragazza.

Dal tono della risposta e dal sorriso che aveva accompagnato quel “grazie” Roberto aveva potuto registrare di non trovarsi di fronte né a una matta né a una coattella. E ciò non aveva fatto che accrescere le sue perplessità.

- Io mi chiamo Luna, tu?

- Io? Ah, già… Roberto…

- Lo sai che i tuoi racconti mi hanno colpita? Sembri davvero un uomo appassionato. Ho letto anche il tuo blog, è bello, mi scombussola, dice molto di te e di cosa desideri, e a che livello di forza. – gli aveva detto Luna dopo pochi convenevoli. Glielo aveva detto prendendo un gran respiro e lanciandosi in una raffica di frasi. Avrebbe voluto chiudere gli occhi.

Roberto ascoltava la ragazza con uno sguardo stupefatto. Sempre più incuriosito.

- Grazie. No, davvero, i complimenti fanno sempre piacere. Mi hai un po’ preso alla sprovvista, ma… comunque grazie.

- Ti posso chiedere una cosa intima?

- Oddio, beh… dipende dal grado di intimità…

- Quello che scrivi è fantasia e basta o c’è anche del vero?

Roberto aveva riflettuto un po’ prima di rispondere. E aveva deciso di essere sincero, ma di puntare soprattutto sulla teoria. Teoria letteraria.

- Non sono dotato di tutta questa fantasia, me l’hanno già fatta questa domanda. Tuttavia sai come si dice per la narrativa: “non è proprio tutto vero ma non è nemmeno tutto falso”. In genere mi mantengo vicino al vero, ma poi alcune cose le cambio, le taglio, le cucio…

Luna l’aveva fissato e, senza sapere nemmeno lei dove avesse trovato la sfacciataggine di fare quella confidenza, si era lasciata andare e aveva rivelato qualcosa che diceva molto di lei, in quel momento:

- Mi puzzi di uomo molto maschile, subisco vagamente il tuo fascino. Quando leggo i tuoi racconti fantastico di fare sesso con te. E ora che ti ho conosciuto…

Il fatto è che Roberto non le aveva lasciato terminare la frase, obiettando che forse un ragazzo della sua età avrebbe fatto più al caso suo.

Ma il fatto è anche che lei non si era lasciata scoraggiare, e non aveva esitato a raccontargli tutto. Tutto quello che c’era da raccontare in quella situazione, almeno.

- Ce l’ho avuto un ragazzo, un braaaavo ragazzo, insulso come la plastica. Incapace e incontinente. Non è che ne voglia parlare male, ora, ma insomma… Quello “andava bene”. Era ciò che il mondo si aspettava, ciò che la mia famiglia si aspettava. Chiaramente mia madre non è scema, e se lo sarà immaginato che ci scopavo. Che problema c’è, l’avrà fatto pure lei, ai suoi tempi. Ma non ce l’ho mica con lei: ho una famiglia molto bella, un nido caldo, avvolgente. Il prezzo da pagare è la poca libertà, per questo corro con la fantasia.

- E che fantasia hai? – le aveva chiesto Roberto.

- La fantasia di scoprire ogni lato del piacere. E’ la mia parte oscura. Una volta pensavo di essere sbagliata, ora penso di essere Dexter Morgan.

- E per questo il tuo ragazzo non andava bene?

- Il mio ex era vergine come me. Durava dai 30 secondi ai 2 minuti e non ha mai osato fare niente di “strano”, probabilmente perchè pensava che io fossi la madonna che dico di essere. Ovviamente gli ho sempre detto che mi piaceva. Sì, “ovviamente”, non criticare, non mi conosci. Ho finto, sempre finto tranne forse un paio di volte che sono venuta davvero. Sono diventata brava come Meg Ryan.

- E chi ti critica? Figurati. Io nemmeno ti giudico…

Roberto non ci poteva credere che una ragazzina che cinque minuti prima nemmeno conosceva ora le stesse raccontando tutte quelle cose. E con quella aggressività sciorinata a piene mani per sconfiggere la timidezza.

- Dopo 6 mesi l'ho piantato come un chiodo e ora punto su una ragazza. Domani chissà, forse starò con lei, che è splendida, credimi. Ci siamo già baciate una volta. E mi sentirò molto furba e appagata perchè lo faremo di nascosto, il che mi dà gusto. O forse mi faccio solo un film, e lei mi dirà no. Ma questa un'altra storia, vero?

- Sì, direi di sì – aveva risposto Roberto.

Si erano scambiati i numeri di cellulare, delle email non c’era bisogno. Lei quella di Roberto l’aveva già, era indicata al termine di ogni capitolo dei suoi racconti.

————

E il fatto è che lei lo aveva contattato.

“Ho riletto un tuo racconto, e ho pensato a questo passaggio:
- Roberto ti prego, MI AMMAZZI COSIIIIIIII’!!!!!
- Non sognavi di essere impalata? Eccotelo un palo, dimmi quanto lo senti!
Giulia tornò a strillare per la centesima volta quel giorno, serrava e digrignava i denti.
- Mi fai male, mi fai male così! Mammaaa, mammaaaaa, MAMMAAAAAAAA!
Scoppiò a piangere implorando basta e pietà, maledicendo il fuoco che aveva tanto desiderato e che adesso la sbranava dall'interno.
Mi fa paura, ma lo desidero, e lo desidero come tu lo descrivi.
E tu, come arrivi a farle una cosa del genere? Perché sai che le piacerà? Perché? Come lo sai? Tu descrivi le anime, i pensieri. Ma ottieni anche urla, lacrime, bestemmie e sofferenza. Eppure lo fai, come fai a sapere che finirà bene? Sei violento, cattivo e sai quello che fai. Non ti è mai andata male? Mai? Mi piaci e mi emozioni, Roberto”.

E Roberto le aveva risposto che sì, nel sesso c’è anche quello, ci può essere anche quello. Non c’è necessariamente sempre e solo quello. E che dipende da un sacco di cose. E che se per esempio lei avesse voluto la sua ragazza probabilmente quelle cose non ci sarebbero state (“ma poi io che cazzo ne so? – aveva aggiunto – non sono un esperto in materia”). Ma che comunque tra due persone che fanno sesso c’è anche spazio per la tenerezza, per il dedicarsi al piacere della persona con cui si sta.

“La descrizione clonata del mio ex, guarda – le aveva risposto lei un po’ stizzita – io voglio essere sopraffatta. Arrivare al piacere e guadagnarmelo soffrendo… serve un uomo un po’ bastardo, dai, e io non posso stare con un bastardo. Meglio stare con una ragazza e scappatellare con un ragazzo ogni tanto, uno un bel po’ bastardo perché altrimenti se una urla e piange lui si ferma. Ma se prosegue è un bastardo. Ooh… divago e sono sconnessa!!”.

“Non è proprio in questi termini la cosa”, aveva risposto Roberto di getto in un momento in cui il lavoro lo stava portando via, ma ripromettendosi comunque di ritornare sull’argomento.

“Ah no? Dipende da cosa intendi per bastardo, forse. Non dare troppo peso quando vado di getto con parole in libertà… Però se una strilla piange e chiama la mamma… non devi essere almeno un po’ bastardo per proseguire? Non è proprio così?”.

“Ok. Ma ci sono tantissime cose – aveva replicato Roberto, che iniziava a non capire cosa stesse cercando di dirgli Luna - C'è sbattersela con violenza su un tavolo, ma c’è anche tenerezza, ci sono le risate… Ci stanno un sacco di cose, perché ti attrae solo la brutalità?”.

Il fatto è che alla fine Roberto aveva ricevuto una email che proprio non si aspettava di ricevere.

“Uff… è dura dirlo ma mi piace come tratti le ragazze. La tenerezza va bene… soprattutto per un rapporto serio. Ma se devo pensare di incontrare Roberto francamente preferisco che mi sbatta su un tavolo senza perdere tempo. Incontriamoci, Roberto, organizza tu”.

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E il fatto è che si erano incontrati davvero. E che davvero Roberto dopo un bacio che prometteva tutta la violenza del mondo l’aveva sbattuta su un tavolo senza nemmeno pensarci su e le aveva abbassato i leggins e le mutandine.


Mentre lui contemplava brevemente la fresca bellezza di quel sedere appena denudato, Luna ansimava come un animale braccato. Alle sue spalle le giungeva il rumore della cinghia dei pantaloni di Roberto che si scioglieva.
Poi aveva sentito la mano di Roberto passarle tra le gambe, e entrambi si resero conto che sì, Luna si era eccitata. Lei si chiese se anche lui lo fosse, senza osare voltarsi indietro per guardare. Perché sapeva cosa avrebbe significato di lì a poco quell’eccitazione.

Il fatto è, però, che quando Luna aveva sentito la mano di Roberto allargarle le natiche e la punta del suo cazzo appoggiarsi al suo buco mai violato era crollata. “Oddio, oddio sto per essere inchiappettata”, aveva pensato in preda al panico. E quando aveva sentito la prima spinta aveva iniziato a urlare:

- No… noooo… NOOOOOO! Non voglio… NON VOGLIO! ESCI, ESCI CAZZO!

E il fatto è che Roberto, per un motivo che nemmeno lui avrebbe saputo spiegare, si era fermato davvero. “Non c’è un protocollo per queste cose, non ce l’ha ordinato il medico, né a me né a lei”, aveva pensato.

Allora l’aveva presa e trascinata su un divano, con una forza leggera che a Luna non dispiacque per nulla, a essere proprio sinceri. E aveva iniziato a penetrarle la vagina con due dita.

E poiché tutto si può dire di lui, ma non che quello non lo sappia fare più che discretamente, Luna aveva iniziato a sentire soddisfazione in quel gonfiore liquido e sensibile che era ormai diventato il suo ventre.

E il fatto è che Luna era venuta, e anche molto duramente, pochi secondi dopo che Roberto le aveva infilato anche un pollice nel culo.

Luna aveva tremato a lungo, prima di calmarsi.

E a quel punto, del tutto inattesa, era arrivata una violenta sculacciata che l’aveva fatta strillare dal dolore:

- AHIA! CHE CAZZO FAI?

- Ho invertito l’ordine dei tuoi fattori, piccola. Ti ho portata al dolore attraverso il piacere, spero che vada bene lo stesso.

Il fatto è che Luna si era resa conto di avere voluto qualcosa che alla fine non era riuscita a sopportare. Era stata sconfitta dalla paura, e questo la mandava in bestia. Ma quello che le dava più fastidio era il timore di avere fatto la figura della ragazzina presuntuosa.

- Ti ho deluso, Roberto, vero?

- No, non lo pensare, non mi hai deluso – le aveva risposto lui accarezzandole i capelli.

- Non mi vuoi nemmeno scopare? – aveva domandato lei in modo incosciente, come se fosse un modo di aggiustare le cose.

Il fatto è che non c’era nulla da aggiustare.

Roberto l’aveva presa e se l’era messa a sedere sulle ginocchia. Con un gesto che non gli era costato il minimo sforzo, vista la differenza di corporatura e di forza tra i due.

Poi le aveva afferrato il viso con una mano e l’aveva baciata. Ma il bacio non era stato violento e passionale come quello che le aveva dato in precedenza.

A Luna parve di trovarci dentro dell’amore, ma poiché sarebbe stata una cosa eccessiva parlare d’amore, almeno un bacio che le comunicava che lui le voleva bene. E se anche “voler bene” era troppo, beh… Luna non riusciva a trovare una definizione appropriata.

- Che significa questo bacio, Roberto?

- Significa che avevo voglia di baciarti, Luna.

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Il fatto è che poi Luna e Roberto avevano continuato a scriversi. Ognuno dal profondo delle proprie vite.

E il fatto è anche che Luna aveva meditato a lungo, e aveva deciso di prendersi un’altra chance.

“Ieri notte ho fatto un sogno. Ho sognato che lo facevamo e che non mi facevi male”.

Roberto lo sapeva che non c’era stato nessun sogno. Era, come dire?, un’immagine, una costruzione retorica, una specie di captatio benevolentiae.

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Il fatto è che stavolta Luna era venuta animata dalle migliori intenzioni. Tant’è che quando lui le chiese di spogliarsi e di stendersi prona sul letto aveva raccolto tutte le forze disponibili per farsi coraggio, per non fare la figura della volta precedente.

Era rimasta persino un po’ delusa quando Roberto aveva iniziato a toccarle la fica, le sembrava un replay, non era quello che si attendeva. Non era lì per questo.

E tuttavia Luna era così eccitata della situazione che non ci aveva messo nulla a venire. Venti secondi, forse meno. Non le era mai successo così in fretta in vita sua. Era venuta contorcendosi intorno alle dita di Roberto che la penetravano, e che sembravano essere diventate il fulcro dell’universo. Era venuta frignando i suoi “sì, Roberto, sì” che la avevano accompagnata lungo la serie di contrazioni che la devastavano, lasciando la fica aprirsi e richiudersi come la bocca di un pesce rosso.

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- Non sono qui per questo, Roberto – trova il coraggio di dire quando il respiro ritorna regolare.

- Ssshhhht… – risponde lui – ti piace se ti tocco così?

Ciò detto le stringe il clitoride tra l’indice che lo comprime e il pollice che entra nella sua vagina bagnata come una bacinella.

Luna si lamenta, mugola, e poi viene di nuovo, con il fuoco nel ventre che non ne vuole sapere di spegnersi, con le contrazioni che non l’abbandonano.

Non è lì per quello, ma deve ammettere che non ha mai provato tanto piacere in vita sua.

Ma senza nemmeno lasciarle il tempo di riprendere fiato Roberto inizia a percorrere con le sue dita le natiche, il taglio tra esse. La tocca dove nessun altro all’infuori di lui l’ha mai toccata, finché il suo dito non trova il buchino.
Lo stuzzica un po’, Luna si irrigidisce. Non sa esattamente cosa aspettarsi. Ed essere privata di qualsiasi controllo la rende nervosa.

Ancora più nervosa lo diventa quando le mani troppo più forti di lui la sollevano per le anche, mettendola nella posizione a squadra. Con la testa sul lenzuolo e il culo per aria.

Poi Roberto infila il dito in un vasetto sul comodino, mentre Luna lo segue con lo sguardo, sollevando suo il volto grazioso. Ma non può seguire il ritorno di quel dito tra le sue natiche. Avverte solo una pressione un po’ più scivolosa, più fresca.

- Chiedimi di non farlo – le dice Roberto.

- No, davvero, fai piano, ti prego… oh ROBERTO! non… pianooo…!

Lui toglie il dito e torna ad affondare le dita nel vasetto.

- Forse è meglio se mi chiedi di non mettere due dita dentro….

Luna ha appena finito di trasalire e di cercare di divincolarsi da quell’unico dito che non può pensare di raddoppiare la dose.

- No! Due no, Roberto, no…! Oddio, mi fai male…

Il fatto è che Roberto, incurante dei lamenti di Luna, spinge le sue dita lubrificate fino in fondo, fino a strappare un urlo alla ragazza:

- Ah! Non così, ti prego! NON COSI’! Ahia! … le tue dita sono così grosse… Non così… NON TUTTE DENTRO! AAAAHHHH!

Luna si lagna ed implora pietà. Si contorce piangendo dal dolore quando lui, senza darle nemmeno il tempo di abituarsi, affonda ancora di più. La ragazza strepita, si appiattisce sul materasso come a voler sfuggire a quella pressione che la sta squartando, che la sta aprendo, che la spalanca.

“Dio che male”, pensa Luna. Ma immediatamente, dopo: “Dio che bel dolore”. Il contrasto tra le sensazioni è fortissimo: un momento dopo vorrebbe gridare a squarciagola “basta basta basta”, ma non finirebbe nemmeno la frase prima di passare a pensare “mamma mia quanto è bello”. E così anche il suo corpo che si dimena, cercando ora di scappare via, ora di andare incontro a quelle dita.

Battere e levare. E’ il ritmo di Roberto. Luna ne è prigioniera. Lui la osserva e la ascolta, e in un certo senso è ammirato dalla determinazione con cui la ragazza sta cercando il suo piacere.

- Basta, Roberto, basta – piange infine Luna. E’ travolta da queste sensazioni. Il dolore le sembra troppo, ma anche il piacere diventa insopportabile.

Il fatto è che Roberto, a questo punto si ferma davvero.

Luna ha un senso di sollievo, ma allo stesso tempo di delusione. Ancora una ritirata disonorevole.

Ma capisce che non è così quando sente il rumore della chiusura lampo di Roberto che si abbassa, e poi vede la mano dell’uomo raccogliere una generosa manciata di crema dal vasetto.

Vorrebbe voltarsi, ma decide di non farlo. Ha capito che Roberto ha un programma in testa, e lo sta eseguendo. E questa consapevolezza le provoca un brivido lungo la schiena.

Sente un rumore che le ricorda uno sciaccquettio, ma non lo è. Ricorda piùttosto quello che producono le mani quando ti spalmi la crema da sole in spiaggia e ne hai usata troppa.

Poi anche quel rumore cessa e cala il silenzio, per momenti interminabili. E’ la voce di Roberto a romperlo. Una voce che Luna avverte come tranquilla, sì, ma che non ammette discussioni.

Una sola parola:

- Implorami.

Il fatto è che Roberto conosce l’effetto di questo imperativo sulla ragazza. E’ come se un’enorme mano le avesse afferrato il sesso stringendolo, come se qualcuno le avesse gonfiato le piccole mammelle portando i capezzoli quasi sul punto di schizzare via. Come se l’aria intorno fosse stata risucchiata improvvisamente via.

- Cosa? – chiede Luna per guadagnare tempo.

- Lo sai. – replica Roberto.

- Ok, fallo…

- Fallo cosa? – incalza Roberto.

Luna si sente tormentata da quella domanda. Per lei è fuoco liquido. Sente la paura, il terrore, è sicura che non potrebbe mai sopportarlo, rimpiange di essersi spinta sino a questo punto. Non lo vuole.

Eppure sente quel fuoco che le scende nello stomaco, e non sa che fare. E’ davvero possibile una cosa del genere? Cosa proverebbe a sentirsi morire, a morire di paura, dolore?

Poi, di colpo, si butta. Come le capita spesso. Prende un respiro profondo e si butta:

- Inculami. Fammi il culo, Roberto. Mettimi il cazzo in culo.

Il fatto è che all’inizio il glande scivoloso di Roberto non ha difficoltà a entrare in quello sfintere appena allargato dalle sue dita. E nemmeno Luna ha difficoltà ad accoglierlo. “Credevo peggio”, pensa tra sé e sé la ragazza.
Ma appena arriva la spinta successiva Roberto sente il piccolo corpo sotto il suo che si irrigidisce. Luna invece prova un bruciore insopportabile, unito a una sensazione di cui non ha esperienza precedente. Come se qualcuno avesse appena iniziato a gonfiarla.

- AH! Ahhhh…. AHIA! AAAAHHHH… – grida invasa da quel bruciore.

Ma questa volta non succede nulla, tutto continua come prima.

Roberto le scorre dentro. Con lentezza esasperante, ma progressiva. Sente i muscoli della ragazza che si contraggono, il suo budello che gli serra il cazzo, ma continua ad avanzare. Anche perché il budello di Luna che gli serra il cazzo gli piace. Tanto.

- AAAHI… NO! Basta, Roberto… BASTA! Non voglio… FERMATI TI PREGO!
Luna grida, ma sa che Roberto non si fermerà. E nemmeno lei sa se vuole davvero che si fermi.

Grida un grido continuo di pietà, aggrappata con le mani al lenzuolo, strappandolo via, mentre istante dopo istante si sente aperta, divaricata, imbottita, ripiena. Gonfia di quell’asta che sente in ogni cellula del suo corpo, che sente in pancia, nello stomaco, in gola, che sembra quasi stia per uscirle dalla bocca.

Grida e piange, Luna, e Roberto l’ascolta piangere e gridare, iniziando allo stesso tempo ad oscillare avanti e indietro dentro il corpo di lei. Sentendo che si allarga piano piano, che sta per cedere, per arrendersi.

Sta per concedersi totalmente da un punto profondo di se stessa. Roberto lo capisce dai suoni e dai movimenti, da quella specie di urlo rilassato dopo il quale anche la tensione si allenta e i muscoli si ammorbidiscono, e il cazzo di Roberto è libero di scivolare avanti e indietro in quel canale.

E io che sono il narratore classico, ottocentesco, che tutto vede e tutto sa del racconto che sta narrando, posso dirvi che in questo momento Luna è una ragazza completamente posseduta dal maschio dietro e dentro di lei, che sta rovesciando gli occhi all’indietro e svuotando i suoi polmoni dall’aria, restando nell’apnea più completa.

Il fatto è che quel ruggito ha aperto a Luna la strada al piacere primitivo e incontrollabile, l’ha spinta a gridare oscenità e a indirizzare il suo sedere verso Roberto.

Il fatto è che quel bruciore doloroso che prima avvertiva si è trasformato in una specie di calore denso che la pervade ovunque.

Il fatto è che a Luna questo calore piace, piace in modo inverecondo.

E’ un piacere che l’ha resa diversa da sempre e per sempre, e che l’ha fatta godere al solo pensiero che non sarebbe mai tornata come prima. Ma non come la prima volta che ha fatto l’amore, quando ha pensato “adesso non si può più tornare indietro”. Non si è fatta infrangere l’imene, si è fatta infrangere una soglia del piacere. Qualcosa che sta più nel cervello che altrove.

Quando Roberto la afferra per i capelli e la tira all’indietro può osservare se stessa nello specchio, lo sguardo perso e lascivo, da cagna in calore. Può sentire i suoi duri capezzoli vibrare con forza, può vedere lui dietro di lei, che non la sta solo prendendo, scopando, inculando. In questo momento Roberto è diventato letteralmente colui che la possiede, il suo padrone.

E il fatto è che Luna non vorrebbe mai che questo momento finisse.

- Sì, sì Roberto.. sì..siiì…. FAMMI… FOTTIMI… SFONDAMI!!!… – urla adesso.

E le sue urla eccitano ancora di più Roberto, che la tiene ferma per le anche e la tira a sé ritmicamente per affondare meglio il cazzo e poi tirarlo fuori, e riaffondare ancora.

Il fatto è che Luna adesso sente questa sensazione velocissima di pieno-vuoto-pieno che la fa urlare di piacere, sbandare, girare la testa. Sente il rumore che fa il cazzo di Roberto ogni volta che le ritorna dentro, il plop che produce ogni volta che esce fuori, sente il rumore delle carni che sbattono.
Il fatto è che Roberto ora sente i suoi coglioni vibrare e formicolare, e sa che lo sperma si appresta a lasciare il suo corpo più velocemente che può per precipitarsi nel tunnel ormai definitivamente spalancato della ragazza.

- Ti sborro dentro, piccola – le annuncia ansimando.

- SI’ IIIIIIHHHHHH! – lancia un acutissimo strillo Luna – SCHIZZAMELA DENTRO!!!!

Il fatto è che la ragazza sente l’asta vibrare dentro di lei e immediatamente dopo dei getti densi e caldi che la invadono, che si spalmano sulle pareti del suo intestino.

Calore che si aggiunge a calore.

Non vi dirò se Luna raggiunge o no l’orgasmo in quel modo, o se abbia bisogno di far correre la sua mano tremante a sfregarsi il clitoride o a penetrarsi la vagina. Anzi, nemmeno vi dirò se alla fine Luna lo raggiunga proprio, l’orgasmo. E’ una cosa sua.

Quello che vi posso dire è che l’immagine successiva è quella del corpo di Roberto che schiaccia ansimante quello di Luna distesa sul letto. Della sua bocca che la cerca e la bacia.

E poi dei baci che seguono.

—————-

Quello che vi posso dire è che, dopo, hanno scelto di ricominciare a divertirsi facendo una doccia insieme. Insaponando ed esplorando i propri corpi. E che dopo averla asciugata Roberto l’ha presa in braccio e riportata sul letto.
E che poi l’ha baciata ancora, ma con dei baci ansiosi di sesso.

- Mi scopi? – gli chiede Luna.

- Certo – risponde Roberto – ma prima ti bacio, ti lecco, ti strappo i capezzoli a morsi, ti mangio il clitoride. E quando il mio cazzo deve riprendersi ti scopo con le dita. E ti faccio gridare “basta” e “ancora” per un paio di ore. E in generale ti faccio quelle cose che mi passano per la testa quando sono a letto con una ragazza. Questo più o meno è il programma. Può subire delle variazioni improvvise, ma più o meno è questo.

Luna avverte un tono vagamente canzonatorio nelle parole di Roberto. Ma lui le dice che no, che è solo rilassato. Anzi, è felice in questo momento.

- Quindi era solo questione di quella? – chiede Luna indicando il barattolo di crema che è rimasto aperto sul comodino.

- No – risponde Roberto – non era solo questione di quella. E non è nemmeno che adesso che hai fatto sesso anale tu sia una persona migliore o peggiore di prima. Non è che sei malata o cosa. Non è niente di tutto questo. E’ che certe cose succedono. A volte lo vogliamo altre no, ma non c’è da dargli grande importanza.

- E adesso? – chiede Luna.

- Adesso fammi un pompino, perché mi va e perché sono curioso di vedere come li fai.

- Non sono un granché – risponde Luna quasi imbronciata – prima però posso chiederti una cosa?

- Tutto quello che vuoi, piccola.

- Mi dai un altro paio di sculaccioni come l’altra volta?

FINE

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