i racconti di Milu
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L'avevo davanti: una vacca dalle forme sfatte e traboccanti che mi invitava a montarla subito.
Si era spogliata in un baleno e messa carponi. I pantaloni impigliati a un piede, la maglietta rossa sul pavimento in cotto. Ancheggiava invitandomi a prenderla e fotterla (diceva proprio così) prima che rientrasse il marito.
Le mie labbra amoreggiavano con il bordo di una bottiglia di birra scura mentre, buttato sul divano, la osservavo come se stessi guardando la scena di un porno in Dvd.
Ero eccitato da quelle enormi mammelle pendenti. Ero sul punto di cedere. Mi passavo indeciso il palmo sulla mandibola. Guardai di nuovo l'orologio a muro poco sopra l'enorme schermo piatto, mi chiesi a che ora finissero le partite. Lei doveva saperlo, non era la prima volta che il marito andava a vederla, quindi conosceva i tempi.
Una smorfia, un altro sorso di Bud e avevo deciso. Mi sono portato sul bordo della poltrona e ho allargato le gambe. L'accarezzavo su un gluteo enorme e cadente, e le toccavo un fianco spingendola. Sempre carponi si spostava girando su se stessa, ogni forma ballava pesante. L'ho guidata fino a farle mettere il muso davanti il sesso, lo avevo tirato fuori e iniziato a massaggiarlo, poi lo ha preso in bocca.
Succhiava veramente bene. Luisa non sapeva farlo meglio. Da Luisa, a dire il vero, non lo pretendevo nemmeno. Troppo per bene la mia ragazza. Laureata in Scienze Religiose con specializzazione in Storia della Spiritualità Orientale e con genitori osservanti nonché dirigenti di Azione Cattolica. No, il paragone con lei era del tutto fuori luogo. Trovavo molto più indicato farlo invece con Adele, la sorellina; una sbarazzina futura cognata di 23 anni con cui andavo d'accordo, molto d'accordo. Il respirare spiritualità e regole francescane fin da piccolissima a lei fece l'effetto contrario che a Luisa: venne su una gran bella zoccola.
Lei sì sapeva fare stupendi pompini, i migliori. Ne ero convinto, fino ad allora. Fino a quando non ho sentito la bocca di Sally ingoiare più della metà della mia asta e ritrarsi lasciandola inumidita, per poi riprenderla e succhiarla. Per un paio di minuti ha ripetuto quell'azione; lavorando lentamente e nei punti giusti. Sapeva dosare alla perfezione le pressioni della lingua, le carezze delle guance e il tocco dei denti. Lo ammisi: la mia insegnante di Lingue a liceo era di una classe superba.
Lingue...
Ho sorriso, tra un sospiro e l'altro, trovando assai ironica la cosa. Se ci avessero scoperti avremmo potuto giustificarci dicendo che ero lì per prendere ripetizioni; che stavamo ''ripassando''.

Sally, ovvero Salvatrice Nisticò, era stata la mia prof per cinque anni, poi ci eravamo persi di vista. L'avevo rincontrata un mese prima nel parcheggio sotterraneo dell'associazione benefica di cui era direttrice, quando ci ero andato per accompagnare Luisa e per montarle i cartelloni per la relazione.
Non ci vedevamo da più di dieci anni. Lei era diventata una tardona: più grassa ma truccata, ingioiellata ed esuberante come sempre. Dovevo essere cambiato anch'io però, dato che, al contrario del decennio precedente, mi sono ritrovato a fissarle la generosità dei seni e sentirne la morbida consistenza quando ci stringemmo in un abbraccio da amarcord.
Negli anni del Liceo non mi ero mai interessato a questa vecchia professoressa (perché, per noi adolescenti, una di cinquantanni era vecchia sì), tutte le seghe erano per la Salvetti di Educazione Fisica e due-tre studentesse del quinto.
In quel momento, dopo quell'abbraccio e vedendola allontanarsi con la mia ragazza, non ho spostato lo sguardo da quel culone insaccato in un paio di jeans stinti.
L'ho poi rivista la domenica successiva. Aveva indosso la maglietta dell'associazione, di un rosso sgargiante, di cotone e così stretta da farle sobbalzare le tette a ogni movimento, enormi e costrette in un reggiseno di sesta. Stava smontando una bancarella, raccoglieva cianfrusaglie invendute rammaricandosi di quanto alla gente non freghi più niente di fare beneficenza.
Era una di quelle giornate in cui la voglia di scopare la avverti forte, come fosse nell'aria, e tiri su col naso e sfreghi le mani, cercando un qualsiasi buco dove infilarlo. Io avevo solo voglia di quello.
Le ho detto che non si fa più beneficenza perché non si ha fiducia in chi la raccoglie. Mi ha guardato e mi sono accorto di aver fatto una gaffe. Ha notato che ero in imbarazzo e ha sorriso alleggerendo la chiacchierata. Ha poi parlato del gran caldo di quel maggio che sembrava piena estate. Io la stavo aiutando a rimettere tutto nella sua macchina e una volta finito mi ha invitato a bere qualcosa di fresco a casa.
Quando ci siamo ritrovati lì, da soli, il mio cazzo ha preso a indurirsi, stimolato dalle fantasie che nel tempo mi avevano portato a rivalutare il concetto su fino a che età una donna può attrarre sessualmente. E lei, dieci anni dopo averla lasciata come insegnante e con venticinque in più di me, mi eccitava parecchio.
Quella voglia di fica che mi accompagnava dal mattino non si era per nulla affievolita, e lei l'aveva percepita. Credo avesse notato il gonfiore della patta nell'avvicinarsi per darmi la birra. Gli occhi le caddero in basso e non trattenne l'accenno di un sorriso goloso. Nel prendere la bottiglia le ho sorriso a mia volta, sbirciando il solco tra le tette e facendo in maniera che lo notasse.

Tra ammiccamenti, ricordi scolastici e battute via via più maliziose erano passati una decina di minuti e le mie mani, a turno, la accarezzavano sui capelli, scendevano sul collo e le spalle con affetto, o la palpavano decise. A quel punto mi è scappata la bugia che ha rotto definitivamente gli indugi, scatenando la voglia della Prof.
Le avevo detto che era dai tempi del Liceo che la desideravo; che mi masturbavo sotto il banco ogni volta che la vedevo dietro la cattedra a spiegare e, soprattutto, quando ci dava le spalle per scrivere alla lavagna. Mi masturbavo guardando il suo culo ammiccare ad ogni movimento.
Stavo opportunamente deviando su di lei tutto l'interesse che, in realtà, avevo nutrito per un'altra insegnante, e quando, quasi intimidita, mi ha chiesto proprio un paragone con la Salvetti le ho detto che a quella neanche la ricordavo più e, mentre mi abbassavo la zip, le ho ripetuto che per tutti quegli anni non ho desiderato nessun'altra.
Credo avesse sopportato e sofferto davvero il divario con la prof di Educazione Fisica, la cui avvenenza era esaltata sia dai ragazzi, attraverso scritte anonime sulle lavagne e lungo i muri dell'istituto che dagli sguardi, le impressioni (per non dire delle battute maliziose) dei colleghi.
Quella mia falsa rivelazione le fece illuminare gli occhi. Finalmente, dopo tanti anni, incontrò chi non la riteneva meno bella e desiderabile della collega. Soddisfatta e liberata da un deprimente fastidio si concesse alla sua voglia e, sorridendomi, alla mia. In un attimo si è liberata degli indumenti e offriva l'enorme culo alla mia vista.
E così mi godevo il pompino rilasciandomi sul divano e confrontandolo con quelli delle altre che, prima di lei, si erano date a tale cimento. Le ho chiesto se ne avesse mai fatti ai suoi studenti. Senza sfilarsi l'uccello di bocca mi ha risposto guardandomi con un brillio negli occhi. Allora ho chiesto se ne avesse fatti a quelli della mia classe e lei, continuando a succhiarlo, è tornata a fissarmi con gli occhi sorridenti. Tra un sospiro e l'altro, e con la voce roca per l'eccitazione, le ho confessato lo stupore e l'amarezza per gli anni persi a non averci provato.

Avevo appena affondato una mano nella chioma cotonata per spingerle la testa contro l'incavo delle mie cosce quando una figura si è stagliata sulla porta. Una sagoma bassa e tozza, con un cappuccio che, quando ho messo a fuoco l'immagine, si è rivelato essere una bandiera avvolta in testa.
Naturalmente è rimasto di sasso. La trombetta da stadio gli è caduta di mano e la bomboletta d'alluminio a cui era attaccata ha sobbalzato un paio di volte risuonando metallica sul pavimento. Anch'io ho guardato l'uomo senza che mi venisse di dire nulla, sono rimasto impietrito quanto lui.
Sally, quando ha sentito il rumore, si è voltata, ma non di scatto e senza trasalire. Si è sfilata il mio arnese di bocca dopo averlo fermato alla base con la mano, mantenendolo verso l'alto e leggermente obliquo, come un missile in rampa di lancio, pronto per rificcarselo in gola. Ha guardato il marito come se fosse entrato mentre lei ripiegava il bucato dopo il lavaggio.
Ho tolto le mani dalla prof e ho puntato i palmi sul divano, pronto a scattare in piedi e guadagnare l'uscita se la situazione fosse degenerata. Non era certo la stazza dell'uomo a impensierirmi (anche se non va mai sottovalutato un soldo di cacio che trova la moglie in quello stato), ma l'asta del vessillo che impugnava a mo' di bastone da pellegrino.
Beh, fa poi Sally con disinvoltura, finita in anticipo la partita? Non ti va di fare un tempo supplementare? Si porta le mani al culo, divaricando le natiche e mostrandogli la fica aperta e lucida. Le mie pupille rimbalzavano frenetiche da lei a lui come le palline di un flipper. Quando l'uomo emette qualcosa a metà tra uno sbuffo e un grugnito, e stringe di più la presa sull'asta della bandiera, mi sporgo in avanti per darmi la spinta e alzarmi ma lei mi ferma, si volta verso di me con uno sguardo rassicurante e fa l'occhiolino.
E' sempre stata una sua fissa. Si rigira verso lui. Vero, caro? Beccare la tua mogliettina farsi scopare da un estraneo. Da un mio allievo dicevi, giusto? Sì lo so, è un 'ex' allievo ma che vuoi farci... alla soglia dei sessanta non posso pretendere di 'procurarmi' dei freschi adolescenti direttamente dai banchi di scuola. Torna a guardarmi lanciando una smorfia tranquillizzante. Ho sentito il respiro dell'uomo 'trasformarsi'; gli sbuffi di incredulità e rabbia diventare rantoli di eccitazione. Ho visto la mano afferrare la patta e iniziare a strofinarsela, con forza. Succhiaglielo ancora, brutta troia. Ha sibilato a denti stretti.
Visto? Sally mi ha poi rivolto un altro occhiolino d'intesa. E' tutto a posto. E ha ripreso il pompino.
Il marito, dopo un sussulto (come si fosse reso conto che stava impalato da troppo tempo), ha lasciato cadere a terra l'asta della bandiera e si è mosso veloce verso di noi. Quando, con fare frenetico, ha tirato fuori un uccello alquanto modesto (nonostante fosse tirato), ho pensato lo infilasse nel buco che lei gli teneva ancora bene aperto.
Ha iniziato a menarselo con una foga sempre più crescente. Le ha poggiato una mano sulla fronte e l'ha allontanata dal prelibato boccone cui si stava dedicando.
Succhiamelo! Ha intimato. Ho fissato la scena per la trentina di secondi nei quali è durata. Per un attimo ho avuto la tentazione di chiederle sarcastico cosa provasse nel passare da un cazzo duro che le riempiva la bocca, ad uno tenero e ridotto; ho preferito poi lasciar perdere.
Alzati e ficcatelo dentro! Ha indicato il mio arnese. Tu non muoverti. Resta seduto.

I suoi modi si facevano più decisi, l'idea di esser lui a dirigere le cose doveva avergli mitigato la rabbia e adesso pareva piacergli sempre più. Ha fatto alzare la moglie e l'ha fatta mettere a cavallo delle mie gambe. Lei ha preso il mio cazzo e se l'è infilato tra le labbra grandi e aperte, turgide e dilatate dall'eccitazione; non ha trovato ostacoli la cappella rosso bruno nell'infilarsi in quello sbocco lubrificato per bene. Ha iniziato a dondolarsi e ansimare, ha poggiato le mani sulle mie ginocchia reclinandosi quel po' che le permettesse di godere la verga ancor più in profondità. Era uno spettacolo osceno e penoso vedere quella tardona dimenare mammelle e rotoli di grasso sul mio corpo, a pochi centimetri dai miei occhi, eppure incredibilmente eccitante. E per assurdo più la guardavo e più sentivo il cazzo (che poco prima ritenevo essere alla massima estensione) crescere ancora dentro di lei.

Lui ha continuato a masturbarsi. Io non mi muovevo. Sono rimasto fermo, con le braccia sui cuscini, la schiena dritta e il collo teso. Sembravo un estraneo lì, un soldato sugli attenti, accalorato ma allo stesso tempo paralizzato dalla presenza di quell'uomo, mentre la prof gemeva come se stesse girando la scena di un porno e il marito la incalzava riempiendola di insulti.
L'ha poi fatta alzare e girare (dava ordini come se fosse il regista sgarbato dello stesso porno che la moglie stava immaginando di interpretare). Mi dava la schiena e sedendosi di nuovo sulle mie gambe ha ancora infilato il cazzo dentro di sé. Non ha fatto su e giù come poco prima ma ha rilasciato il suo enorme e pesante fondoschiena, strusciandomelo sul pube e agitando il bacino.
E' stata una mossa azzeccatissima; il cazzo era avviluppato e sospinto da quel movimento, mi stimolava la base ed ho ripreso ad eccitarmi. Il marito le si è piazzato davanti, le ha fermato la testa tenendola tra le mani e le ha messo l'uccello in bocca. Non avevo la visuale sulla scena, vedevo solo la testa cotonata fare avanti e indietro ma potevo facilmente immaginare quel cazzo davvero modesto scomparire e riapparire dalle avide fauci di questa troia che, muovendosi in maniera lenta e circolare, con tutto il suo peso di sopra, mi stava davvero facendo godere.
Quando lui mi ha visto eccitato ha inteso farmi partecipe del suo 'film' invitandomi ad insultarla. L'ho fatto, con la voce bassa e roca l'ho incalzata di 'troia', 'vacca', 'culona' e quant'altro mi veniva in mente. Mi sono finalmente smosso e le ho afferrato le tette. Strizzavo pelle e capezzoli e godevo a piene mani di tutta quella matura e carnosa bontà, mentre sentivo avvicinarsi l'orgasmo.

L'ho messa all'erta mormorandole l'imminente venuta, avvisandola di alzarsi, ma Sally invece ha preso a ondeggiare con più trasporto. Si è dimenata su di me e allo stesso tempo ha abbracciato il marito, all'altezza dei fianchi. Tra gli ansimi ha ripetuto di volerla tutta dentro la sborra. Ha supplicato il marito affinché mi incitasse a svuotarmi in lei e a farlo anche lui, venirle in bocca.
Inondata da due orgasmi, contemporaneamente. Si rilasciò sul divano, ansimante e pienamente soddisfatta. Il marito si sedette accanto e passò a coccolarsela con carezze sulla testa cotonata.
Mi licenzio, dopo essermi sistemato, e li lascio sul divano, a tubare come teneri piccioncini mentre io, dopo la rimpatriata scolastica, ho solo voglia di riabbracciare la mia dolce e virtuosa Luisa.