i racconti di Milu
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È una sera come tante. Ma non del week end, è una sera infrasettimanale. Ed il giorno dopo, purtroppo, si lavora. O si studia, dipende da cosa avete deciso di fare nella vita. Io e la mia ragazza decidiamo di uscire. Lei si chiama Sara. Io? Beh, io sono Ronin. Un giro veloce di telefonate e alle venti, minuto più minuto meno, si fissa il ritrovo con la compagnia. Abbiamo in programma di andare a Bologna, fino ad un localino tranquillo in cui siamo stati altre volte, dov'è in programma un concertino di musica tranquilla, leggera, nulla che sia troppo impegnativo, così da non fare troppo tardi.
«Ok, dico io, non è il mio genere musicale preferito, ma per una serata in buona compagnia ci sto volentieri.»
Mi preparo ed esco, passando a prendere Sara con un discreto anticipo sull'ora di ritrovo con il gruppo, così che ci sia la possibilità di stare qualche istante per i fatti nostri. Arrivo da lei, parcheggio sotto gli alberi del viale e le faccio uno squillo. Da quando hanno inventato i telefoni cellulari, i campanelli sono passati di moda. Scendo e mi appoggio all'auto in attesa che arrivi da me. Sento il rumore metallico della serratura del portone che scatta.
Eccola che arriva, bellissima come sempre: si presenta con una gonnellina plissettata scozzese rossa e nera che le arriva a metà coscia, camicetta bianca (anche se sul finire, siamo ancora in estate) e autoreggenti. Un paio di scarpette con un poco di tacco completano l'abbigliamento. No, la gonna non è abbastanza corta da lasciar vedere l'orlo delle calze, ma io so che sono autoreggenti perché le ho chiesto io, poco prima, di indossarle. Così come, per lo stesso motivo, sono quasi certo che non indossi intimo.
Siamo fatti così io e lei, da quando ci conosciamo ci provochiamo e ci stuzzichiamo senza risparmiare colpi. A volte in maniera sottile e fugace, altre volte in modo diretto e sfacciato, ridendo, in seguito, delle facce di chi si era accorto di qualcosa.
Quando esce dal portone, con la luce alle spalle a disegnarne la sagoma, sembra quasi una creatura proveniente da un altro pianeta. Io la guardo, affascinato. Il suo sorriso mi disarma e mi stupisce ogni volta, come se fosse la prima. Penso che potrei non stancarmene mai. Questa ragazza... è incredibile come sia capace di continuare a farmi ribollire il sangue ogni volta che la vedo, nonostante siano anni che ci conosciamo. Si avvicina a me, mi abbraccia e mi bacia, le mie mani sui suoi fianchi. Le nostre bocche si aprono e le nostre lingue giocano tra loro. Annuso il suo profumo agrodolce, le mie mani scivolano sul suo corpo. Odio la mia dannata curiosità.
«Allora? Hai fatto tutto come ti ho chiesto?»
Mi guarda con quella luce negli occhi da discola bimba che mi ha fatto innamorare.
«Ti fidi di quello che ti dico?»
«Ne dubiti?»
Sara muove il bacino strusciandosi contro di me, guardandomi con quel viso... quell'espressione da fanciulla innocente. E fatico a restarle indifferente.
«Perché magari sono stata poco brava e non ho fatto come hai chiesto...»
La guardo negli occhi. Sento un brivido di eccitazione diffondersi nel mio corpo. Ho sempre adorato questo suo modo di provocarmi, di sfidarmi.
«Se è questo che vuoi...»
Le nostre lingue tornano ad intrecciarsi in un impeto di passione e desiderio reciproco. Le mie mani non stanno più ad aspettare il “dopo serata” per esplorare il suo corpo, come avevo in mente di fare. Hanno un compito preciso ora. Lentamente scivolano dai suoi fianchi, alle sue cosce. Posso sentire il tessuto delle calze sotto i miei polpastrelli. Scendo ancora sulle sue gambe, prima di iniziare una lenta risalita.
Non mi interessa se qualcuno ci sta guardando. Lasciamo pure che guardi. La mia mano risale, lentamente, gustandosi le curve del suo corpo. Arriva all'orlo della calza, ne segue il contorno e gioca con il disegno del pizzo che lo decora. Posso sentire il tocco del tessuto della gonna contro il mio avambraccio.
Se alzassi ancora la mano... inevitabilmente anche il suo indumento salirà. Anche lei se ne rende conto e interrompe il bacio, guardandomi con espressione interrogativa. Le sorrido. Senza aggiungere altro, salgo. Le mie mani incontrano la sua pelle morbida e delicata, seta sotto il mio tocco. Lei continua a guardarmi, con gli occhi spalancati, un po' eccitata un po' intimorita. Arrivo all'inguine. Le passo un dito sul sesso, bagnato. No, niente mutande. È stata brava. Mi chiedo se mi diverta più io ad esibirla o lei ad essere esibita.
La bacio. Alla francese.
«Andiamo, gli altri ci aspettano.»
Le sussurro, togliendo la mano e aggiustandole la gonna.
«Peccato, iniziavo a divertirmi...»
Sorrido, le accarezzo una guancia.
«Non sei la sola.»
Mi sposto da lei e aggiro l'auto, salgo a bordo. Abbiamo voglia l'uno dell'altra, ma sappiamo prenderci il tempo per godere dei momenti che ci separano dal finire a letto. O in auto. O ovunque capiti.
Nel gruppo c'è una ragazza single, si chiama Eleonora, che tutti noi chiamiamo Nora. Studia danza da una vita, da quando la conosciamo, e questo ha contribuito a darle un fisico veramente impressionante (mi è capitato di averla tra le mani prima che iniziassi la relazione con Sara) e di testarlo in prima persona. Tuttavia, lo ammetto, di viso non mi piace troppo. Non è certo una brutta ragazza, ma ha un qualcosa che non riesce a convincermi appieno.
Quando ci incontriamo sono saluti, baci e abbracci per tutti e tutte. Ridendo e scherzando decidiamo di fare tappa al McDonald`s mangiandoci un panino e facendo gli stupidi, scherzando e facendo i matti. Sara, vestita com'è, attira gli sguardi di molti, non solo dei nostri amici ormai abituati alle sue performance, e lo notiamo entrambi.
Torniamo alle auto. Salgono con me Nora e Massimo, oltre che Sara, ovviamente. Per tutto il tempo le ragazze, sedute dietro, spettegolano mentre io e Max parliamo di motori, di Valentino e di Ducati. Siamo quasi due universi paralleli, loro due perse nel loro mondo e io e Max persi nel nostro. l'andata si rivela tranquilla. Trovare il locale non è difficile. Anche se non ci veniamo spesso, è pur sempre un posto che conosciamo e dove veniamo volentieri. Al nostro arrivo, la band sta ancora sistemando gli strumenti e abbiamo tutto il tempo per sederci ad un tavolino leggermente defilato e metterci comodi.
La serata, al pub, trascorre molto piacevolmente tra le note jazz, un long drink e l'altro, e le chiacchiere tra gli amici (senza contare i commenti da "esperti" del mio amico musicista). Sara è sempre vicino a me e certe volte ho l'impressione che si strusci un po' troppo... ma come negarle qualcosa?
Al secondo giro di cocktail non si tira indietro nessuno. Sara avvicina al mio orecchio e mi sussurra:
«Amore... ho voglia di te. Adesso.»
Non ci sono parole più destabilizzanti per me. Il battito del mio cuore traballa.
Sorrido e la bacio. Siamo in otto, seduti attorno ad uno dei tavolini del locale, con il concerto ancora in esecuzione. Un concerto che mi aspettavo noioso e che si rivela più interessante di quanto avessi immaginato. Stiamo chiacchierando tra noi, l'atmosfera è tranquilla e leggera. Mi guardo attorno. Le cingo la vita con un braccio e la costringo a stringersi a me.
«Riesci sempre a scegliere i momenti migliori, sai?»
Sara sorride maliziosa e il bacio accompagnandolo con un sussurro.
«Non è colpa mia se tu prima hai allungato le mani... e mi hai fatto venire voglia.»
Il nostro bacio interrompe, forse in modo poco elegante, il discorso con Davide, uno dei nostri amici. Il suo sguardo passa da me a lei, soffermandosi sulla ragazza, ovviamente.
Le metto una mano sulla coscia, scivolando chiaramente sotto la gonna. Non ne ho la certezza, ma ho il sospetto che il nostro amico possa intuire i nostri movimenti. Per un momento, tra di noi, cala il silenzio.
Dal canto suo, Sara si stringe ancor di più a me e la mia mano finisce inevitabilmente oltre l'orlo dell'autoreggente, a contatto con la sua pelle nuda.
«Allora bisognerà rimediare...»
E mentre dico così, allungo un dito a sfiorarle il sesso, che trovo decisamente bagnato. Quando la trovo in queste condizioni è fantastico. Scivolo sul clitoride, provocandole un brivido di piacere a cui lei risponde chiudendo gli occhi e appoggiando la testa sulla mia spalla.
«Scusate ragazzi...»
Di colpo Sara si alza, si ricompone la gonna e si avvia verso il bagno. Lo sguardo di Davide cade sul suo fondo schiena fino a quando non scompare oltre la porta dei servizi.
Il gruppo che suona ha il tempo per suonare ancora un paio di brani prima che la mia ragazza ritorni, sorridente e felice. Mi guarda con quel suo sguardo, tipico di quando ne ha combinata una delle sue. Le sorrido di rimando e aspetto di vedere cos'abbia in mente. Quando arriva al tavolo si siede, come prima, accanto a me.
«Posso assaggiare il tuo cocktail?»
Chiede tranquilla al nostro amico. Davide mi guarda un poco perplesso e, ad un mio cenno di assenso, glielo porge senza problemi. Io non capisco il suo gioco. So che ha in mente qualcosa, ma ancora non capisco cosa. Sara mi guarda, furbetta, e beve. La osservo mentre appoggia il drink sul tavolo, davanti a sé e, facendo finta di nulla, lascia che le sue dita scivolino sull'orlo del bicchiere. Lascio correre fino a quando il nostro amico non si accorge del gesto di Sara e quasi si arrabbia. E allora, solo in quel momento, comprendo il piano della ragazza.
«Sara! Spero che almeno tu ti sia lavata le mani!»
Lei fa la viso angelico, porgendogli il bicchiere.
«Oh... scusami, davvero! Non ci stavo pensando... però sì... un po' me le sono lavate...»
Un po'?! Che risposta è mai? Rido. Mi stupisco sempre di quanto possa essere provocante quanto vuole. Io continuo ad osservare, mentre lui beve il suo cocktail. E l'occhiata che le rivolge un attimo dopo è inequivocabile. Sara non ha fatto nulla per caso. Quel gesto, con le dita, l'ha fatto di proposito. Rido. Ha fatto avere al nostro amico un poco dei suoi umori. Rido divertito, eccitato, e la bacio.
Il concerto finisce, noi restiamo lì finché non si fanno le due. Ci aspetta ancora quasi un'ora di viaggio per tornare a casa e domani si lavora. Raccogliamo le nostre cose e via, verso casa.
Per il viaggio di ritorno, Massimo sale con i ragazzi che abitano vicino a lui, così da non costringere me ad allungare il giro. Davide ha la proposta di salire con me e le ragazze, ma le sue parole non vengono accolte da nessuno e cadono nel vuoto.
Il viaggio è tranquillo, nulla di eccezionale. Parliamo tra noi della serata e del concerto, il traffico è pari a zero. Quasi a casa propongo alle fanciulle il bicchiere della staffa in un baretto che fa il 24/7 (ci venivo spesso ai bei tempi dei giri in moto). È un posticino tranquillo, di passaggio, con alcuni tavolini e panchette laterali (ma non per questo fuori dalla vista di chi entra) e una saletta slot (non ci ho mai visto più di cinque persone). Quando ci arriviamo le tre del mattino sono già passate e di gente ce n'è ben poca. Il ragazzo dietro al banco, giovane, in camicia, coi capelli corti e pieni di gel, ci guarda entrare con poco entusiasmo (nel grande televisore alla parete stanno trasmettendo Discovery Channel). Ci serve da bere, Jägermeister per tutti, e decidiamo di sederci dieci minuti ad uno dei tavolini.
Vuoi l'ora, vuoi gli ormoni impazziti, vuoi le mie mani che si allungano su Sara, vuoi lo Jäger, vuoi che non ci sia nessuno nel locale, ma l'atmosfera si scalda subito e, chiacchierando, Nora ammette candidamente che finirebbe volentieri a letto con Sara. Alle sue parole, la mia ragazza non si tira indietro, anzi, sembra apprezzare. Se ne parla (troppo forse) fino a quando le fanciulle iniziano a sbadigliare. Qualcosa, nella mia testa, mi dice che se non rompo il ghiaccio e metto in contatto le ragazze ora, l'occasione sfumerà, diventando solo un vuoto “What if...”
Non ho tempo da perdere. Chiedo a Sara di andare a prendere un altro giro di bevute (l'ultimo, poi si va a casa) e ci lascia un attimo per andare in bagno. Nora ne approfitta per stirare la schiena ed alzarsi per dare uno sguardo alla televisione.
Quando Sara torna, io sono seduto sul tavolo e Nora è in piedi, poco distante da me. Abbraccio Sara da dietro e la stringo a me, quasi costringendola ad appoggiare il sedere al tavolo. Chiacchieriamo alcuni minuti fin quando Nora ci porge i bicchieri. Beviamo.
Mentre parliamo, io inizio a mordicchiare l'orecchio di Sara, le mie mani scorrono sul suo corpo, sopra i vestiti. La voglio eccitata. Davanti a Nora, slaccio un bottone della camicia di Sara. Cerca di opporsi, inutilmente. Nora ci guarda, le brillano gli occhi. Sara cerca di mantenere la conversazione con lei, mentre io provoco il suo piacere, le mie mani scivolano sulle sue cosce. Continuo a morderle il collo, questa volta un po' più forte, come so che le piace. Lei sospira e non nasconde un brivido.
«Adesso smettila...»
«Scommetto che sei bagnata.»
Lo dico così, senza problemi. Nora si guarda attorno, imbarazzata e nervosa. Sara non dice più nulla. La mia mano scivola tra le sue gambe, gliele faccio allargare un po', di fronte alla nostra amica. Mentre io punto direttamente al sesso della mia ragazza, Nora non perde un solo movimento. Sta fissando la mia mano. Una mano che sparisce sotto le pieghe della gonna e sale lungo le gambe di Sara. La gonna si alza, vien su. Nora non può non vedere l'orlo delle calze. Forse involontariamente, fa un mezzo passo avanti, si avvicina a noi. La mia mano raggiunge il sesso della mia ragazza e due dita spariscono dentro di lei, senza trovare difficoltà. Sara si lascia andare ad un lungo sospiro di puro piacere. La sua carne non è umida. È proprio bagnata. Le due ragazze si scambiano uno sguardo.
Tiro fuori le dita umide degli umori di Sara e le porgo a Nora. È la fine. Un attimo dopo siamo stretti l'uno alle altre, con Sara nel mezzo. Le mie ragazze si stanno baciando con passione, con trasporto, ma si vede che Nora esita a toccare la mia ragazza. Io mordo il collo di Sara (so che la fa impazzire) e le mie mani scorrono sul suo corpo. Accarezzo le gambe, scivolo sulle autoreggenti. Poi salgo. Slaccio la camicia. Le tiro fuori un capezzolo e lo stuzzico.
«Guarda cosa c'è per te, Nora.»
Dico sorridendo. Un attimo dopo, Sara si trova la mia mano tra le cosce e i capezzoli torturati da Nora. Sento un rumore in cucina, ma non ci do peso. Faccio salire meglio Sara sul tavolo, le faccio allargare le gambe, gliele spalanco. Dopo questa breve interruzione, le due ragazze tornano a baciarsi con passione. Io potrei esplodere dentro i pantaloni.
Prendo una mano di Nora e la guido sulle gambe di Sara. Lentamente, gliele faccio accarezzare e lei si lascia guidare docilmente. Nel momento in cui le tocca il sesso, c'è un momento di stasi. Le ragazze si bloccano. Nessuno si muove. Per un attimo ho paura che la magia si possa interrompere. Sara si aggrappa a me con le mani. È la nostra vittima ed è così eccitata come raramente lo è stata. Voglio che goda e non posso permettere che si fermi tutto.
Senza esitare, allargo il sesso di Sara con la mano libera e ci guido dentro due dita di Nora. La mia ragazza sta colando. Raramente le ho visto così tanti umori. Non appena la nostra amica è dentro il suo sesso, lascio la presa. Nora pare aver trovato il coraggio e affonda le dita dentro Sara. È piacere allo stato puro. L'essenza della Lussuria. Inizia una lenta masturbazione di Sara. Io sul clitoride, Nora dentro la carne. Mentre si baciano con passione. Sara mette le mani sulle spalle di Nora. Stringe i pugni. Sta godendo.
«Vengo»
Dice. Nora spinge più veloce. Spinge più a fondo. Io le mordo il collo.
È questione di un attimo. Sara chiude le gambe, stringe le cosce, intrappola la mano di Nora, tenendo le dita ferme dentro di se. Agita il bacino, le scappa un urletto. Prende fiato. Ansima.
Lentamente, le cosce di Sara si allargano e lasciano andare la mano di Nora. Io bacio dolcemente il collo di Sara. Piccoli baci di approvazione. Lei lo sa.
«Baciala.»
Ordino a Nora. Le loro labbra si avvicinano, si sfiorano, si toccano, si cercano per qualche istante. Io alzo lo sguardo e vedo il barista che ci sta fissando. Gli sorrido. Lo faccio notare alle ragazze che gli sorridono. Nessuno di noi si era accorto di lui.
«È tempo di andare a casa ragazze, si sta facendo tardi e abbiamo dato abbastanza spettacolo.»
«Aspettate un attimo.»
Nora si stacca da noi e va dal barista, porgendogli le dita che sono state dentro il sesso della mia ragazza. Lui le lecca. Sara si alza e si ricompone, tenendo la testa basta, imbarazzata.
Ridendo tra noi usciamo dal locale, con le ragazze che si tengono per mano. Mi giro a guardarle. Sono belle. Si scambiano un altro bacio.
Quando siamo in auto, Nora si sporge in avanti tra i nostri sedili.
«Ma se andassimo tutti a casa tua, Ro?»
Note finali:
Questo e altri racconti nel mio blog:
http://roninmoonlight.blogspot.it/